Alt-right, bomberismo e comunicazione politica 1.

Dopo la sconfitta elettorale alle Politiche  del PD e della Sinistra in generale , qualcuno ha cominciato a chiedersi se per caso fra le cause di questa sconfitta non vi fosse anche un problema di “comunicazione politica”, in particolare sui social. In un articolo recente su Wired , “I tre grandi problemi riguardo la comunicazione del Pd”,  ( https://www.wired.it/attualita/politica/2018/10/09/problemi-comunicazione-pd/ ), l’autore, Marco Romandini, scrive di aver appurato, dopo un giro di telefonate, che il PD non ha un responsabile politico della comunicazione, né tantomeno una società di comunicazione specializzata alle spalle come lo sono la Casaleggio Ass. (M5S) e Morisi/Sistema Intranet (Lega), ma soltanto un capo ufficio stampa, Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi, e qualche ragazzo per la comunicazione social. Ma nella guerra del web il PD è rimasto indietro.

 

Secondo lo stesso Agnoletti M5S e Lega hanno una comunicazione centralizzata, che assomiglia molto a una caserma, mentre quella del PD è dispersiva e occasionale, pur essendoci stato un tentativo parziale di correggere la rotta fra il 2015 e il 2016, con l’arrivo dello spin doctor di Obama, Jim Messina. Ma il fallimento del referendum per la riforma costituzionale  ha rovinato tutto.  Secondo un altro noto spin doctor, Marco Maturano, non è soltanto un problema tecnico,

Se voglio funzionare sulla rete non mi basta avere i migliori tecnici del mondo, ma devo usare il linguaggio che va bene su quel mezzo. La Lega e il M5s funzionano perché hanno liberato il linguaggio, e sulla rete vince il messaggio emotivo… E la passione, per guadagnare il consenso, oggi con la rete pesa al 90%”.

Le passioni, le emozioni.  Per riconquistare l’elettorato perduto, continua Maturano, serve una svolta pop, bisogna riavvicinarsi al popolo, ripartendo ad esempio dalle periferie, “dove le cose non funzionano”, migliorando la situazione delle fasce più povere, con iniziative che hanno un ritorno sociale ma anche economico e una forte presenza sui social, con un linguaggio rivolto alle persone comuni (l’”uomo comune”, di cui parla anche Luisi), e non agli “intellettuali”.  Che è poi quanto affermava lo sceneggiatore Fabrizio Luisi nel suo post su Ribelli e Saggi (https://artobjects.wordpress.com/2018/09/27/il-ribelle-il-guerriero-il-saggio/),

la  “capacità di parlare alla pancia, al cuore, e alla testa della popolazione, attribuendo pari dignità a queste differenti esigenze”.

 

Secondo Luisi la Sinistra in generale, radicale e non, dovrebbe rispolverare le Grandi Narrazioni del passato, del Ribelle e del Rivoluzionario, ma narrando un Ribelle di tipo nuovo, che tiri fuori la Rabbia e non si limiti a enunciare un elenco di Valori, come fa LeU.

E come abbiamo detto, il Ribelle ha bisogno di un nemico interno; ha bisogno di mettere in discussione il sistema dalle sue fondamenta; la sua voce è arrabbiata. Ma non c’è traccia di nemico nel racconto di LeU. Non c’è una visione del futuro. Non c’è rivolta. Non c’è rabbia. Il risultato è stato regalare alla destra peggiore la sana rabbia di tanti italiani…. Se si continua a guardare ai “valori” e non al “racconto” non si comprende il comportamento dell’elettorato…”.

E la sinistra radicale è attrezzata per farlo, da sempre. Nonostante la loro eccezionale preparazione teorica, i bolscevichi hanno conquistato il consenso nel paese con due slogan elementari: «pace, pane, terra» e «tutto il potere ai soviet». Pancia, pancia, e ancora pancia. Mica andavano in giro citando i Grundrisse. Redistribuire ricchezza e potere alla popolazione dovrebbe essere il punto di partenza di ogni movimento di sinistra radicale…I valori e le istituzioni (antirazzismo, antifascismo, i diritti civili, i sindacati) ne sono solo un’emanazione. La sinistra italiana ha commesso l’errore di aggrapparsi ai valori e alle istituzioni, e non si è accorta che la terra che la sosteneva non era più sotto i suoi piedi, come un Willy il Coyote qualsiasi.”.

 

Sia Luisi che Maturano ritengono centrali l’economia, il sociale, parlare al popolo, alle periferie, etc, insomma potenziare il “populismo di sinistra”. Solo che la “comunicazione politica” attuale sul Web e sui social passa forse più attraverso la conquista dei cuori e delle menti che delle pance – passa attraverso l’”egemonia culturale”, o sottoculturale nell’ infinita proliferazione di Pagine, Gruppi, profili Instagram che acchiappano milioni di followers egemonizzando il loro immaginario “anti-intellettuale”, la rivolta cinica e “ironica” da tastiera,  dell’ “ignorante” e dell’ “analfabeta funzionale”,  dello sfigato e  del macho di provincia  contro lo snobismo degli intellettuali e dei radical chic.  Ed è su questo terreno che trionfa la cosiddetta alt-right , la “destra alternativa” filo-trumpiana negli Stati Uniti, e dei suoi proseliti in Italia, e adesso anche in Brasile, che promuove la resurrezione di  “valori”, o meglio “emozioni” e stili di vita dichiaratamente reazionari, unpolitically correct, razzisti, xenofobi, misogini, e “immorali”.

 

In un articolo di due anni fa su Vice, il giornalista Vincenzo Marino si chiedeva appunto se esista anche in Italia una alt-right sul modello americano. Ai vertici dello schema interpretativo Marino pone quattro fenomeni:  i provocatori reazionari mainstream, la cultura troll, il bomberismo, e le bufale e il populismo online. (, https://www.vice.com/it/article/7b55vy/alt-right-italiana-provocatori-fake-news-bufale-troll-bomberismo-populismo. ). Di troll, bufale e populismo si è detto già così tanto che ormai riteniamo la loro presenza sul web di default. Più interessante invece il percorso che porta dai “provocatori mainstream”  o “opinionisti estremi” , tipo Vittorio Sgarbi, Vittorio Feltri, Giuseppe Cruciani, etc.  fino a tendenze particolarmente virali e diffuse nei social come il bomberismo e il suo analogo al femminile, l’ Alpha Woman, passando per gli apripista del fenomeno, cioè i bomber sciupafemmine come Vieri, Balotelli, Moscardelli, e, sul piano del linguaggio e dell’immaginario, i maestri del bomberismo: la Gialappa’s Band, Sandro Piccinini, Federico Buffa: “una tendenza che esalta comportamenti, linguaggi o personaggi un po’ abbietti solo perché veracemente abbietti. “. In parole povere, figa-calcio-alcol e cazzate. E su tutto questo poi arriva a metterci il cappello l’endorsement di Salvini.

Ma di bomberismo, Alpha Woman e simili tornerò a parlarne in un secondo post…

 

  1. continua

 

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Margaret Atwood, Fantasie di stupro (Racconti Ed., 2018)

Da come ne parlano sulle riviste c’è da pensare che sia l’ultima trovata, e non solo, ma che sia qualcosa di eccezionale, una specie di vaccino contro il cancro. Lo sbattono a caratteri cubitali in copertina, e dentro pubblicano questionari come quelli in cui ti chiedono se sei una brava moglie o se sei endomorfa oppure ectomorfa, te li ricordi? con il risultato capovolto a pagina 73, e poi questo cosi fai-da-te, hai presente? STUPRO, DIECI COSE DA FARE, come se fossero dieci acconciature nuove o qualcosa del genere. Insomma, dove sarebbe la novità?”.

Nell’incipit del racconto “Fantasie di stupro” , la scrittrice canadese Margaret Atwood chiarisce subito che certamente il problema non è nuovo solo perchè riceve maggiore attenzione dai media

La cronaca purtroppo riporta spesso casi di stupro agghiaccianti in contesti di degrado sociale e morale. Come se non bastasse,  violenza sessuale, stupro, degrado associato ad alcolismo e droghe, machismo e sessismo di una violenza inaudita vengono rivendicati palesemente su Pagine e Gruppi social che si ispirano al cosiddetto “bomberismo”, tendenza fascistoide, razzista e xenofoba che si ispira all’ alt-right americana. A volte le Pagine e i Gruppi vengono chiusi da Facebook, ma poi rinascono con nuovi nomi.

Il racconto della Atwood è stato pubblicato per la prima volta nel 1977. Apparso in Italia nel 1991, viene adesso riproposto da Racconti Edizioni nella raccolta di 14 racconti dal titolo omonimo (aprile 2018; nella raccolta originale in inglese il titolo era Dancing Girls and Other Stories). Purtroppo questi racconti restano di estrema attualità. Allora le statistiche riportavano che “negli Stati Uniti c’è un omicidio ogni ventisette minuti. Una violenza sessuale aggravata si verifica ogni otto secondi» (Uniform Crime Report, 1977, in Eleanor Wachs, Crime Victim Stories: New York City’s Urban Folklore).

Nel Rapporto Istat sulla violenza sessuale del luglio 2018 si afferma chiaramente cherestano stabili le quote di donne vittime di violenza estrema (stupri e tentati stupri) e delle forme più efferate di violenza (uso o minaccia di usare una pistola o un coltello) e soprattutto è aumentata la gravità delle violenze sessuali e fisiche. Nel complesso (dato Istat 2014) quasi una donna su tre (31,5%), ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 3% (652mila donne) ha subito stupro e il 3,5% (746mila) tentato stupro. Più dell’80% degli stupri sulle donne italiane è stato commesso da un italiano. Gli stupratori stranieri sono il 15,1%.”

Mediamente ci sono, in Italia  negli ultimi anni, 12-13 stupri al giorno, circa 4000 l’anno, denunciati. Ma le denunce sono troppo poche. Sempre secondo l’ISTAT, nel 2014 hanno fatto denuncia di violenza sessuale solo l’11,4% delle donne italiane e il 17% delle straniere. Ben ¾ degli omicidi del 2016 sono stati commessi in ambito familiare.

” (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/07/28/la-violenza-le-denunce-gli-stupri-italia-numeri-la-propaganda/).

Dati impressionanti, come si può ben vedere, che rendono estremamente attuale anche il racconto della Atwood.

 

Certamente la Atwood è una scrittrice che non si tira indietro rispetto a temi così drammatici, in cui sono così presenti paura e ansia. Estelle, la protagonista principale del racconto afferma:

«Mia madre dice sempre che non bisogna soffermarsi sulle cose spiacevoli e in genere concordo con lei, cioè, soffermarsi sulle cose spiacevoli non le fa scomparire. Tuttavia, a pensarci bene, anche non soffermarsi su mica le fa scomparire

Anche alla scrittrice piacerebbe smettere di pensarci e “osservare le ninfee”:

Sfortunatamente, non posso permettermelo. Non sarebbe bello se avessimo un mondo in cui tutto ciò che dobbiamo fare fosse contemplare la natura? Invece questo è il mondo in cui viviamo. Ed è tutto molto bello per qualche tizio che va per conto suo a spasso nei boschi. Una donna ci pensa due volte prima di farlo. O ci pensa due volte o è fuori di testa». (http://www.altrianimali.it/2018/04/15/perche-leggere-fantasie-stupro-margaret-atwood/).

Minimizzare il problema, non parlarne, per evitare l’ansia e le cose spiacevoli, significa ricondurlo alle fantasie di stupro delle colleghe di Estelle, che si immaginano lo stupratore come un bellissimo sconosciuto che entra dalle loro finestre, mentre spesso in realtà è qualcuno che conosci, e l’atto sessuale come un poetico momento di erotismo e non per quello che è in realtà, un atto di coercizione, di violenza, di ansia e di potere. Estelle si forza di rispondere alle colleghe suggerendo che le loro fantasie erotiche e la realtà brutale dello stupro sono ai poli opposti. Chi confonde le due cose lo fa a proprio rischio e pericolo.

Estelle offre allora alle sue colleghe “fantasiose” alcuni scenari, in modo da immaginare come poter reagire in una situazione di emergenza, e potersi difendere dallo stupratore.

Da Berlusconi a Grillo – 4 anni di post sull’ascesa del populismo nel periodo 2011-14

L’altro ieri mi sono accorto che questo blog ha ormai 7 anni, infatti è stato “fondato” il 2 ottobre 2011!  Quando dalla moribonda Splinder mi spostai su WordPress, la crisi economica internazionale apertasi nel 2008 era ormai dilagante e inevitabili le sue ricadute in Italia, così anche l’arzillo Cav. “Bunga Bunga” Berlusconi dovette dimettersi, il 12 novembre 2011. Le antenne o il sismografo  “interiori” cominciarono a captare nuovi segnali minacciosi, fin allora confinati nel pittoresco, e fra i primi post di quel fine anno ne comparvero alcuni dedicati alla Lega di Umberto “Donato” Bossi e alla cosiddetta “nuova destra”, “fantasy” o “radicale” – se ne occupava, all’epoca anche Wu Ming (a proposito di Tolkien), il “sociologo di strada” Valerio Marchi,  e qualche raro giornalista d’inchiesta .

 

Da quel momento in poi ho pubblicato parecchi post dedicati alla crisi economica e politica, con un picco nel 2013, anno delle elezioni politiche che portarono il M5S al 25 %, e il PD di Bersani al governo. I filoni d’indagine sono stati principalmente 3:

  1. La virulenza del fenomeno “estrema destra”, in Italia e in Europa, con relativi agganci storici a fascismo, nazismo, e temi come ecologia fascista, razzismo, xenofobia, caccia alle streghe;
  2. Il populismo, sotto tanti aspetti, compresi ovviamente il grillismo e l’antipolitica;
  3. La comunicazione politica e il rapporto col sistema mediatico nel suo insieme, compresi i nuovi social.

Curiosamente, all’emergere di questi filoni corrispondeva la quasi completa assenza di Berlusconi, (ma non del berlusconismo), e della cosiddetta “sinistra radicale”, in declino anche elettorale. Il populismo mediatico si è venuto definendo sempre più come l’argomento dominante. Non è un “pensiero politico” che si possa definire attraverso un’ideologia o una teoria critica, come in passato, ma un insieme confuso di risentimenti e mugugni che potremmo ricondurre alla cosiddetta ribellione delle masse (J.Ortega y Gasset), dell’”uomo comune” o qualunque, senza distinzioni sociali, ma comunque “in basso”, in un contesto di avanzato sviluppo della “società dello spettacolo” e del sistema mediatico. Non a caso in uno dei primi post al riguardo citavo un articolo del prof. Michele Prospero, “Da Grillo a Berlusconi, la politica delle barzellette”, tratto dall’Unità del 10 o 11 giugno 2011 (due anni prima il prof.Prospero aveva pubblicato il libro “Il Comico della politica. Nichilismo e aziendalismo nella comunicazione di Silvio Berlusconi“). Praticamente un passaggio di consegne fra i due comici dell’antipolitica, il nulla berlusconiano ereditato dalla seduzione antipolitica grillista.

Questo nulla si è venuto arricchendo, nella successione dei post, attraverso numerosi tags divenuti nel tempo ormai dei meme di inevitabile riferimento in questi anni, e tuttora validi, anzi trionfanti:

Comunicazione  politica , Cospirazionismo, complottismo, Social network , Stupidità  di massa,                 Pseudoscienze, Antipolitica , Bufale, fake news, Ciarlataneria, Marketing politico, Creduloneria,           Primitivismo, Giustizialismo, Nichilismo, Leadership carismatica, e tanti altri orbitanti attorno a questi.

Quel magma o mucillagine di massa (definizione del Censis) non si è canalizzato in rivolte, manifestazioni di piazza, assalti al palazzo, fatta eccezione di una ridicola rivolta dei Forconi nel 2013 (che ne fu la dimostrazione a contrario), ma attraverso l’assalto ai social e ai media mainstream, in un clima di campagna elettorale permanente, favorita peraltro da un succedersi ininterrotto di elezioni amministrative, politiche, europee, in cui il marketing politico, non solo grillino, ha potuto dimostrare il “meglio e il peggio” di sé.

Qui trovate l’elenco di alcuni post politici fra i più significativi nel periodo 2011-2014, con relativi tags principali. Nel 2015 l’attenzione è dedicata principalmente ad alcuni eventi internazionali: guerra in Siria, crisi greca, attentato al Bataclan. Buona lettura, per chi vorrà, e grazie di eventuali commenti, suggerimenti, e consigli.

 

2011

  • Alessandro Bresolin, “Quella camicia verde che fu nera”, 2.10.11, tratto da Carmilla/Fédéchoses Lega Nord
  • Cronaca (Wu Ming, Tolkien), “La destra fantasy: Tolkien e i Campi Hobbit”, 15.12.11,                                                                                Tolkien, Razzismo, CasaPound
  • Valerio Marchi, “La destra radicale dai Campi Hobbit a Casa Pound” (video) 12.11                                                                                         idem come sopra, naziskin

 

2012

 

  • Michele Prospero, “Da Grillo a Berlusconi”, 11.6.12 grillismo, media, comunicaz.politica
  • Ortega y Gasset, “Tecnica e primitivismo”, 12.6.12 masse, pseudoscienze
  • Perniola, “Idiocracy”, 4.8.12 stupidità, comunicazione di massa
  • Tozzi/J.Baudrillard, “Terremoti e Giustizia talebana”,23.10.12,
  • pseudoscienze, giustizialismo
  • Valerio Lucarini, “Terremoto de L’Aquila e Grandi rischi”, 1.12.12 media, giustizialismo

 

 

 

2013       

 

  • Gramsci, “Il popolo delle scimmie”, 23.2.13 grillismo, fascismo
  • Canetti, “Defezione dalla massa”, 25.2.13 massa, fascismo
  • Umberto Eco, Ur-fascismo, 5.3.13 fascismo, grillismo
  • “I meet up…”, 14.3.13                       grillismo, social network
  • Perniola, “Il governo dei peggiori”, 20.3.13 grillismo, filosofia
  • “Il metodo Kaizen”, 2.4.13 grillismo, psicologia
  • Sternhell, “C’est Boulanger…”, 17.4.13 grillismo, populismo
  • Baudrillard , “Il debito mondiale”, 22.5.13 economia
  • “Treviso tolleranza zero”, 10.6.13                                     fascismo, razzismo
  • Robert Kurz, “Populismo isterico”, 25.7.13 grillismo, populismo
  • Ecologia fascista, Staudenmeier , dal 11.8 al 30 settembre ecologia, fascismo
  • L’onda (film), 1.9.13 fascismo, cinema
  • Caldiron, Estrema destra, 8.9.18                             fascismo, populismo, razzismo
  • Ortega y Gasset, “Primitivismo”, cit. 6.10.13                           massa, primitivismo
  • Mario Perniola, “Oltre il nichilismo e il populismo” 22.10.13 nichilismo, populismo
  • “Il lato oscuro della leadership” 10.13                                  leadership carismatica
  • Sterling, “Panico morale” 2.11.13                        giustizialismo, capro espiatorio, media
  • Morozov, “L’algoritmo di Morozov” 15.11.13 internet, media
  • Ginsberg/Shefter, “La politica con altri mezzi” 11.13               isteria, media, populismo
  • Art “Fascismo 2.0” 12.13                                                fascismo, grillismo, media
  • Art “L’insurrezione di FN e Forconi” 7.12.13 fascismo, populismo, xenofobia
  • Bronner, “La democrazia dei creduloni” 11.12.13 populismo, media
  • Anselm Jappe, “Romanticismo e Rivoluzione”, 21.12.13 populismo, rivoluzione

 

 

 

2014

  • Perniola, “Miracolismo mediatico”, 1.1.14                                     comunicazione, media
  • “Il rogo dei libri”, 2.2.14        fascismo, grillismo, populismo
  • M5S, Lo stile paranoico della politica”, 25.2.14 cospirazionismo, complottismo, media
  • Collective Misinformation (bufale e complotti) , 22.3.14 complottismo, bufale
  • Dal Lago, “Il marketing politico-virtuale”.16.3.14 Casaleggio, Internet, marketing politico
  • Quit the Doner, “Il patriarca paranoico”, 29.3.14, grillismo, antipolitica
  • Feynman, “Culto del Cargo”, 3.5.14                        tecnologia, magia, creduloneria
  • Baudrillard, “Il mito del Cargo”, 25.5.14 tecnologia, magia, consumismo
  • “New Miracle Elixir – Adolfo Pirelli & Grullum Circus”, 13.6.14   grillismo, populismo, ciarlataneria
  • Wu Ming, “Renzi e la comunicazione politica”, 17.11. 14  politica, media, populismo
  • Mind Invaders, Alieni e complotti, 1.12.14 complottismo, cospirazionismo
  • McLuhan, Tribal Sound of Politics, 12.14                       media, tribalismo
  • Savonarola e Grillo – Carisma e spettacolo, 7.12.14           carisma, spettacolo, media

 

Il Ribelle, il Guerriero, il Saggio

Ribelli 5 stelle contro saggi PD!

https://not.neroeditions.com/ribelli-5-stelle-saggi-pd/

Fabrizio Luisi, sceneggiatore per il web, la televisione e il cinema.

 

Interessante articolo che mette a confronto le ragioni per le quali la comunicazione politica delle due forze al governo, M5S e Lega, è risultata vincente rispetto a quelle del PD e della sinistra in generale, che in materia si sono rivelate scarsamente incisive o subalterne.

La comunicazione politica è anzitutto “storytelling”,  scontro di storie, ossia una vera e propria guerra per l’egemonia degli archetipi: il Ribelle (M5S e Sinistra radicale), l’Uomo Comune (M5S), il Guerriero o Soldato  (Salvini), il Saggio (PD), il Mago (Renzi), il Guaritore (Merkel), il Sovrano (Berlusconi). Si potrebbe aggiungerne altri, come ad esempio il Giudice (LeU), il Rivoluzionario (Potere al Popolo), il Seduttore, il Padre, la Madre, l’Amazzone, etc. L’archetipo si traduce in una narrazione attraverso una voce singolare, unica, una leadership: una voce per una storia, un solo Guerriero, un solo Saggio, un solo Sovrano, etc.

 

 

Gli archetipi attualmente vincenti al Governo sono un mix del Ribelle e dell’Uomo comune per quanto riguarda il M5S, e del Guerriero per la Lega. Mentre la storia del M5S sembra giunta al culmine, quella della Lega, del “Guerriero” sembra appena iniziata e in ascesa. Il ribellismo dell’Uomo Comune “trova compimento nella rimozione dello status quo. Arrivato al governo, il Ribelle ha compiuto il suo arco narrativo. La sua storia è finita. Al contrario, l’archetipo della Lega – il Guerriero – è ancora al primo atto: l’Invasore alle Porte, la Richiesta d’Aiuto, l’Investitura da parte della Comunità. Adesso inizia la guerra. La storia della Lega è appena iniziata.”.

Nonostante i successi apparentemente repentini, una narrazione richiede tempo per affermarsi. Soltanto dopo una lunga contesa con Fratelli d’Italia e Casapound Salvini e la sua Lega hanno potuto ottenere l’egemonia narrativa sull’archetipo del Guerriero, grazie all’intensità e alla coerenza con cui l’ha incarnato. Fratelli d’Italia ha creato una sua figura di amazzone ma anche madre (la Meloni), e le due cose non si combinano bene insieme; CasaPound è stata costretta a darsi un’apparenza di rispettabilità, meno bellicosa, per farsi accettare dal mondo degli adulti.

Per quanto riguarda il PD post-Renzi l’autore non può non rilevare anzitutto un’incredibile incompetenza comunicativa, e anche un arretramento rispetto alla storia , alle grandi narrazioni della sinistra, in cui si fondevano “strategia e tattica, visione su lungo termine e soddisfazione dei bisogni primari delle persone… In sintesi quella capacità di parlare alla pancia, al cuore, e alla testa della popolazione, attribuendo pari dignità a queste differenti esigenze”. In mancanza di una narrazione coerente la comunicazione PD è diventata puramente reattiva, e si è risolta in invettive contro il “populismo”, in difesa delle “istituzioni”, percepita come difesa dello statu quo, o della “competenza” (in senso altezzoso).

Fino alla crisi economica apertasi nel 2008 il PD,  il centro-sinistra in generale,  ha basato la sua narrazione sull’archetipo del Saggio (competenza, serietà, affidabilità, responsabilità), caratteristica della Prima Repubblica e in parte della Seconda (Fanfani, Moro, Ciampi, Prodi, Monti..).  La figura del Saggio, dominante nella narrazione europea post-bellica, è comunque entrata in crisi da molto tempo, principalmente a causa del crollo della reputazione degli esperti. In reazione a questo declino è stata proposta la narrazione del Mago, Renzi, in grado di riassumere e rivitalizzare le figure del Saggio e del Guaritore, grazie alla sua capacità di  “trasformare rapidamente la realtà, violando le leggi naturali “. Con la sconfitta al referendum la magia renziana della velocità è svanita, e con essa anche la voce narrativa del PD, che non ha più espresso alcun racconto, consentendo alle contro-narrazioni avversarie di straripare. Il ritorno al Saggio, Gentiloni, non è stato sufficiente, non ha avuto spazio narrativo, e la comunicazione del PD è diventata sterile e semplicemente reattiva, non più dominante. A meno di individuare una figura di Saggio o di Sovrano credibile, riconosciuta e ben raccontabile, il PD potrebbe far ricorso alla narrazione del Guaritore dei mali prodotti dall’attuale governo, in vista di un eventuale dopoguerra, che lascerà “ferite e macerie”. Ma, appunto, occorre che la guerra in corso faccia tutto il suo percorso.

Nel frattempo il PD ha perso per strada quel che era rimasto dell’anima sociale, e socialista, PCI o post-PCI.  E qui vengono i dolori della Sinistra nel suo insieme, da quella moderata a quella “radicale”, da quella ex PCI a quella rivoluzionaria. Secondo l’autore, la sinistra radicale dovrebbe incarnare l’archetipo del Ribelle, e forse, ancor più l’archetipo del Rivoluzionario (pancia, cuore, e testa), che però scompare sullo sfondo, come una generica Grande Narrazione che fu, e che è stata ormai archiviata. Non resta allora che narrare un Ribelle di tipo nuovo, che tiri fuori la Rabbia e non si limiti a enunciare un elenco di Valori, come fa LeU, che “invece si è presentata in giacca e cravatta, con il rispettabile e molto poco ribelle volto di Grasso” (il Giudice).

“E come abbiamo detto, il Ribelle ha bisogno di un nemico interno; ha bisogno di mettere in discussione il sistema dalle sue fondamenta; la sua voce è arrabbiata. Ma non c’è traccia di nemico nel racconto di LeU. Non c’è una visione del futuro. Non c’è rivolta. Non c’è rabbia… Il risultato è stato farsi superare a sinistra non solo dal M5S (per esempio su ecologismo e reddito di cittadinanza), ma anche dal Papa (che usa senza vergogna la parola capitalismo, al contrario della sinistra italiana). Il risultato è stato regalare alla destra peggiore la sana rabbia di tanti italiani…LeU non è esistita. Non ha espresso alcun racconto coerente con l’archetipo della sinistra, che è il Ribelle, e che, lo ripetiamo, prevede un Nemico e una radicale messa in discussione dello stato di cose presente. Se si continua a guardare ai “valori” e non al “racconto” non si comprende il comportamento dell’elettorato”.

Non a caso Potere al Popolo, quasi assente nella maggior parte d’Italia, ha ottenuto un risultato importante, offrendo una versione del Ribelle sganciata dalla narrazione dell’Uomo Comune. Questo spazio politico c’era, c’è, anche se nessuno, a parte Potere al Popolo, si è degnato di occuparlo per tempo.

“E la sinistra radicale è attrezzata per farlo, da sempre. Nonostante la loro eccezionale preparazione teorica, i bolscevichi hanno conquistato il consenso nel paese con due slogan elementari: «pace, pane, terra» e «tutto il potere ai soviet». Pancia, pancia, e ancora pancia. Mica andavano in giro citando i Grundrisse. Redistribuire ricchezza e potere alla popolazione dovrebbe essere il punto di partenza di ogni movimento di sinistra radicale…I valori e le istituzioni (antirazzismo, antifascismo, i diritti civili, i sindacati) ne sono solo un’emanazione. La sinistra italiana ha commesso l’errore di aggrapparsi ai valori e alle istituzioni, e non si è accorta che la terra che la sosteneva non era più sotto i suoi piedi, come un Willy il Coyote qualsiasi.”.

 

Silvia Milani, Universal Robots, Delos Digital, nov.2016

dagli albori delle prime civiltà all’epoca del GPS, gli androidi hanno sempre avuto un ruolo all’interno delle più diverse tradizioni culturali e hanno compiuto un emozionante cammino evolutivo con l’uomo.Docili feticci imbambolati o crudeli macchine di sterminio? Dotte entità fluttuanti o cataloghi antiquari del corpo umano?

“Quelli di Čapek non erano più i tempi dei meccanismi a orologeria, delle bambole perturbanti, dei servitori magici e delle anatre da salotto: mentre l’autore concepiva i suoi robot, l’umanità scivolava sulle rapide del progresso, trasportata dai sistemi automatici industriali, dall’elettricità, dall’aviazione, dalla radio e dal telefono. Funzionalità, efficienza, semplificazione e soprattutto velocità, plasmavano e, per alcuni, assoggettavano lo spirito di una nuova civiltà.”

In una recente conversazione un mio amico nerd mi ha illustrato la sua curiosa idea di voler realizzare un’immagine 3D della sua “ragazza perfetta”, una combinazione virtuale di alcune caratteristiche a lui gradite di una ragazza vera di cui si è invaghito con le possibilità offerte da programmi di animazione o DAZ. Senza escludere una versione robotica o tramite stampante 3D, come quelle offerte da realdoll.com. Non so cosa ne verrà fuori, forse mi nasconderà tutto o quasi, ma non senza continuare a parlarmene enfaticamente.

Mi sono ricordato che Silvia Milani accenna a realdol.com nel suo saggio intitolato Universal Robots – La civiltà delle macchine, subito dopo aver parlato della mitica androide (o meglio, ginoide) Hadaly (dal romanzo Eva Futura di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, 1886) e del manichino Cynthia dei Magazzini Saks, divenuta poi, oltre che regina dei salotti newyorkesi,  anche conduttrice di una rubrica giornalistica e di un programma radiofonico e, nel 1938, attrice nel film Artists and models abroad.

Il termine androide, creatura artificiale dalle sembianze umane,  divenne popolare proprio con il romanzo di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, che racconta la storia della ginoide  Hadaly, progettata e costruita da Thomas Alva Edison (!) “allo scopo di dar vita a una nuova Eva, o meglio, a una seconda progenie di creature in grado di riscattare l’Eva decaduta e restituire così nuove speranze “scientifiche” all’umanità”. Il confronto uomo/androide  ci riporta non solo a Olimpia, la bambola meccanica dell’Uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann (1815), ma anche, inevitabilmente, alle più recenti ginoidi, (la Rachael di Blade Runner) fino alle partners ideali che oggi si possono acquistare sul sito realdoll.com, “scegliendo in un catalogo molto ricco il volto, il corpo, il tono dell’incarnato, la lunghezza delle unghie, il colore dei capelli, degli occhi, la carnosità della bocca, la conformazione dei genitali e altri dettagli anatomici personalizzati”. Create come oggetto sessuale,

finiscono spesso per ornare e accompagnare l’intera quotidianità del proprietario. Sembra infatti che proprio nel momento in cui l’immaginario si realizza iperrealisticamente nel corpo della bambola, esso perda la sua carica dirompente, diventando un feticcio imbambolato della routine.”.

Su bambole perturbanti, Eve future, automi e robot dall’antichità ad oggi ci eravamo già confrontati a inizio decennio sui nostri rispettivi blogs di allora, Dead Channel Surfing (il mio) e alleedelisleadam (il suo). Fra il 2008 e il 2010 avevo pubblicato una serie di post dedicati alla robotica e all’automatizzazione in generale, con le sue vaste implicazioni di tipo sociale, economico, storico, psicologico, etico, nell’ambito più generale dell’immaginario fantascientifico, in particolare quello cyberpunk e steampunk. Fra vecchi e nuovi films (The Day The Earth Stood Still, Die Puppe, The Mechanical Man, etc.), cortometraggi, articoli sugli automata di P. Jaquet-Droz  o sui robot nell’Era Vittoriana, strani oggetti steampunk, comics ed eventi, figuravano appunto anche alcuni contributi di Silvia Milani, studiosa attentissima del fenomeno, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo. Fra questi ricordo un paio di post su R.U.R (Rossum’s Universal Robots) di Karel Čapek (1921)., uno su futuro e letteratura e un quarto su Il robot nell’uomo.

Già in questi post era evidente l’interesse dell’autrice per i continui rimandi  storici e culturali. Così i robots di Čapek vengono confrontati con la leggenda del Golem, l’Introduzione alla cibernetica di Norbert Wiener, le riflessioni di Jean Baudrillard sui simulacri e sul virtuale. col Progetto Genoma Umano di Craig Venter, ma anche con la Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo (1860), in cui lo scrittore parla della Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066- 2140). Senza dimenticare gli automi di Jacquet-Droz, il taoismo o i pensieri di Blaise Pascal.

 

In questo suo saggio intitolato giustamente Universal Robots, l’autrice si muove agilmente fra automata e androidi, robot e replicanti, fra passato e futuro, fra immaginario e realtà, riassumendone i passaggi fondamentali con un brioso stile narrativo che sollecita la curiosità del lettore ad andare avanti e a approfondire ulteriormente l’argomento, anche dal punto di vista filosofico.

 

L’Introduzione in questo senso è già fatale, perchè ci conduce con mano sapiente dai primi automata di Alessandria d’Egitto (IV e III sec a.C.) agli orologiai del Sei-Settecento, dall’oca di Vaucanson agli studi sul corpo e sull’anatomia (Vesalio, Susini) fino a Galvani, Volta, lo steam man ottocentesco e, dulcis in fundo, le visioni futuristiche di Ippolito Nievo, del sociologo Mario Morasso (La nuova arma: la macchina, 1905), e “naturalmente” di Filippo Tommaso Marinetti con  il suo “universo meccanico di locomotive, aeroplani e automobili, destinato ad accrescersi al ritmo delle industrie e dei cantieri”.

Alcuni decenni dopo, nel 1950,  il teorico della cibernetica Norbert Wiener pubblicò la sua Introduzione alla cibernetica sottotitolata  L’uso umano degli esseri umani. Il passaggio dal futuristico Regno della Divina Luce Elettrica (Marinetti) ai rischi concreti dell’abitudine all’automatismo mette naturalmente i brividi. Di mezzo ci sono evidentemente due guerre mondiali. All’ottimismo fino ad allora rivolto ad automi e civiltà delle macchine subentrano le prime riflessioni critiche, e dal perturbante analizzato da Freud si passa ai replicanti di Blade Runner, il film diretto da Ridley Scott (1982) ispirato al racconto di Philip Dick “Il cacciatore di androidi”. Nel frattempo l’ingegnere cibernetico giapponese Masahiro Mori aveva pubblicato i risultati delle sue analisi sperimentali sulla percezione umana di robot e androidi, in uno studio intitolato La valle perturbante (in inglese The Uncanny Valley, 1970).

Il capitolo  su “La macchina umana: dall’omuncolo al robot”  ci introduce all’odierna tematica della robo-etica,  ovvero delle “implicazioni morali di un possibile uso criminoso delle macchine intelligenti” (robot, droni, armi “autonome”). Lo spunto iniziale è la Storia filosofica dei secoli futuri fino all’anno 2222 di Ippolito Nievo. Gli omuncoli, “detti anche uomini di seconda mano, o esseri ausiliari”, costituiscono il precedente ottocentesco dei robot di R.U.R.  Secondo Nievo verranno costruiti a Liverpool nel 2060 da due costruttori di macchine per cucire. Il famulus (“servitore”) sarà un calzolaio, un automa che riproduce non soltanto i movimenti meccanici del corpo, ma anche la capacità di sentire “la differenza e il valore degli ostacoli in cui si abbattono”, ottimizzato per essere il più possibile produttivo. I due soci finiscono per litigare, e l’uno fa uccidere l’altro da un altro omuncolo creato allo scopo. Come si regoleranno i giudici su questo delitto? Il mandante dell’omicidio verrà condannato a morte. Ma cosa fare dell’artificial man che è di fatto l’assassino, seppure “sprovvisto della capacità di comprendere”? La giuria di Nievo non ha dubbi, e fa decapitare anche lui “come reo di materiale omicidio premeditato e consumato”.

Ma come comportarsi nel caso in cui un drone, oggi, ad esempio un drone fattorino di Amazon,  dovesse commettere un crimine? E nei confronti delle armi cosiddette autonome  (Lethal Autonomous Weapon Systems)?  Il dibattito sulla robo-etica investe anche l’ONU, che dovrebbe stilare una lista dei dispositivi da bandire o limitare in caso di conflitti. Sono preferibili droni che vanno in guerra senza controllo umano, o droni pilotati  in remoto?

Queste e altre questioni che investono diverse discipline (informatica, sociologia, diritto, teologia etc.) riguardano inoltre non soltanto gli eventi bellici ma sempre più “diversi ambiti delle relazioni sociali, della politica tra Stati, dell’ambiente, dell’economia e della giustizia, sempre più vicini all’uomo”, a causa dell’impatto di congegni “sempre più invasivi e sostitutivi”. Quali saranno le ricadute “sociali” delle sperimentazioni belliche?

Questo sempre più è stato anticipato, ci ricorda l’autrice, in film come Crash o Tetsuo, che ricordano l’elettricità sessuale di Marinetti:

“In queste rappresentazioni i protagonisti rispondono unicamente al richiamo d’una corrente vitale che comunica con il mondo gelido delle forze e dei meccanismi; quel mondo che Gregory Bateson (1903-1980) ha definito, con un prestito da Jung e lo gnosticismo, il Pleroma.”

A questo livello non è facile stabilire le differenze fra androidi ed esseri umani (immaginari e reali). Bisognerebbe affidarsi, secondo Pascal, ai sentimenti, che però sono falsificabili. Al contrario, l’amore fra Primus ed Elena, i robot amanti di RUR, potrebbe essere considerato autentico. Di conseguenza “la geografia ufficiale, in un prossimo futuro, avrà il dovere di segnalare l’esistenza di una sempre più estesa Valle perturbante tra il mondo del Pleroma e quello della Creatura”.

 

 

Nella Terza e conclusiva parte del saggio, la Milani rivisita dunque alcuni dei fondamenti, sia classici che meno noti, di questa “geografia ufficiale”, alcuni dei quali abbiamo avuto modo di conoscere in precedenza: i robot di Čapek, naturalmente, l’estetica della velocità futurista, Mario Morasso e il suo wattman (La nuova arma: la macchina, 1905) e le teorie cibernetiche di Norbert Wiener e Masahiro Mori. Lasciamo qui al lettore la curiosità e la responsabilità di approfondire per proprio conto questa nuova geografia del futuro, non senza un messaggio di speranza e di amore   🙂

 

 

A questo punto Alquist ha la prova certa che i due robot si amano. Spalanca la porta del laboratorio, ordina loro di uscire e di stare insieme per sempre. Si siede poi alla scrivania, fa cadere tutti i libri che ha di fronte e raccoglie da terra una Bibbia:

E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse e disse loro: Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo…

Quando l’uomo si allontana dalla scena e il sipario sta per calare, in cima al cumulo di volumi sul pavimento troviamo aperto il libro di Mario Morasso. Tra quelle righe che vibrano e sbuffano il gas di un motore a scoppio, leggiamo:

E non ci sembrerà più impossibile che in un avvenire lontanissimo sia sparsa per il mondo una specie vivente, nuovissima e chimerica, una folla strana di individui metallici, di automi invulnerabili, mostruosi e docili, genitura vera dell’uomo e forse sua erede e continuatrice sul nostro pianeta assiderato. (Mario Morasso, op.cit.)

 

Amen.

Silvia Milani, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo, insegna lettere e si occupa da freelance di editing, scrittura creativa e editoria. Ha curato numerosi contenuti per la sezione “letteratura italiana” di Oilproject, sito di e-learning. Vive e lavora a Pesaro

 

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

Gallipoli

 

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

 

L’estate del 2017 verrà ricordata non solo come una delle più calde degli ultimi decenni, ma anche come quella dell’emergenza di frizioni connesse all’invadenza del turismo di massa, agevolato dalle tariffe low cost di viaggi, affitti e prenotazioni on line. Mi vengono in mente Gallipoli (LE), Dubrovnik (dov’è stato introdotto il numero chiuso), Barcellona (con la protesta degli abitanti), ma anche spiagge, porti, per esempio in Sardegna, senza dimenticare la Fontana di Trevi a Roma o le navi da crociera a Venezia. Ai già notevoli problemi di affluenza, traffico, controllo, sicurezza, sanità pubblica (che poco interessano naturalmente alle compagnie aeree e agli affittuari) si aggiunga il fatto che le località oggetto di questo iperturismo di massa diventano anche obiettivo privilegiato dei terroristi. Ma anche senza terroristi, occorre aggiungere ormai la problematicità di gestione di movide e manifestazioni di massa in genere: non dimentichiamo quello che è successo a Torino in piazza Statuto , dove si è sfiorata la strage per panico derivante da motivi probabilmente molto futili, per un fenomeno collettivo di autosuggestione. Peraltro le stesse considerazioni erano già state fatte in occasione dell’attentato al Bataclan di Parigini: Libération infatti intitolava un suo articolo “Génération Bataclan : la jeunesse qui trinque –  En s’attaquant aux lieux festifs de Paris et Saint-Denis, les terroristes ont ciblé le mode de vie hédoniste et urbain d’une génération déjà marquée par «Charlie». ». 

Tralascio qui quel che le singole amministrazioni faranno o non faranno per arginare il problema, e ricondurre le mandrie a più miti consigli. Forse introducendo il numero chiuso da una parte, le mandrie si trasferiranno da un’altra, dove gli affittuari saranno ben contenti di ehm, fornire loro un recinto o una movida ancora più stracciona. Forse qualcuno farà ricorso al TAR o all’ONU o al Papa per violazione del principio umanitario sacrosanto di pascolare, pisciare, scacazzare e scopare ovunque, non lo so. Jean Baudrillard ci aveva visto giusto già nel 1977, quando scrisse un suo saggio sul Beaubourg, visto come anticipazione  degli attuali fenomeni degenerativi (consiglio di leggerlo per intero, ovviamente, e senza pregiudizi moralistici) :

 

L’EFFETTO BEAUBOURG

Jean Baudrillard, 1977

 

Animazione. Rianimazione.

Implosione irreversibile in profondità.

L’unico contenuto di Beaubourg è la massa stessa, che l’edificio tratta come un convertitore, come una camera oscura o in termini di input/output…Non è mai stato così chiaro che il contenuto – qui la cultura, altrove l’informazione o la merce – è solo il supporto fantasma di quanto viene compiuto dal medium stesso, la cui funzione è sempre quella di indurre una massa, di produrre un flusso umano e mentale omogeneo.

Ipermercato della cultura,  già il modello di qualsiasi forma futura di socializzazione controllata: ritotalizzazione in uno spazio-tempo omogeneo di tutte le funzioni disperse del corpo e della vita sociale (lavoro, tempo libero, media, cultura), ritrascrizione di tutti i flussi contraddittori in termini di circuiti integrati…

Qui si elabora la massa critica, oltre la quale la merce diviene ipermerce e la cultura ipercultura…una specie di universo segnaletico totale, o di circuito integrato, transito incessante di scelte, letture, referenti, marchi, decodifiche…

Dovunque nel “mondo civile” la costruzione di stocks di oggetti ha comportato il processo complementare degli stocks di uomini: la coda, l’attesa, l’imbottigliamento, la concentrazione, il campo di concentramento. Questa è la “produzione di massa”, non nel senso di una produzione massiccia o ad uso delle masse, ma la produzione della massa. La massa come prodotto finale di ogni socialità, che pone fine di colpo alla socialità; giacchè questa massa, di cui ci si vuol far credere che è il sociale, è al contrario il luogo dell’implosione del sociale.

Ma se gli stocks di oggetti implicano lo stoccaggio degli uomini, la violenza latente nello stock di oggetti implica la violenza inversa degli uomini. Qualunque stock è violento, e c’è una violenza specifica anche in qualòunque massa umana, poichè implode – violenza propria alla sua gravitazione, al suo addensarsi intorno al suo punto (foyer) d’inerzia…

Massa critica, massa implosiva…la massa calamitata dalla struttura diventa una variabile disrtuttiva della struttura stessa…Fate piegare Beaubourg” Nuova parola d’ordine rivoluzionaria: inutile incendiarlo, inutile contestarlo, andateci! E’ il modo migliore per distruggerlo. Il successo di Beaubourg non è più un mistero: le persone ci vanno per questo, si riversano su questo edificio, la cui fragilità respira già la catastrofe, con il solo scopo di farlo piegare…mirano espressamente, senza saperlo, a questo annientamento. L’irruzione è il solo atto che la massa possa compiere in quanto tale – massa proiettile che ribatte con il suo peso, cioè con il suo aspetto più stupido, più spoglio di senso, meno culturale, alla sfida di culturalità lanciata da Beaubourg…Alla dissuasione mentale la massa risponde con una dissuasione fisica diretta. E’ la sua propria sfida, la sua astuzia…ipersimulazione distruttiva.

La gente ha voglia di prendere tutto, di azzannare tutto, di abbuffarsi di tutto, di manipolare tutto. Vedere, decifrare, imparare non la emoziona. La sola emozione “massiccia” (di massa) è quella della manipolazione. “

 

 

 

 

 

 

Groove Armada friends, e nerds sfigati

“Tre ragazze, in vacanza in un’assolata località marina, la sera vanno in discoteca vestite del minimo sindacale. Una di loro, la più carina, protagonista del video, rimorchia un ragazzo, balla con lui, pomicia su un divanetto, poi se ne torna in albergo con le amiche senza curarsi minimamente, la stronza, di quel povero cristo che ha sedotto e abbandonato. Ha avuto un’ulteriore, pleonastica, dimostrazione della sua avvenenza e questo le basta; non pensa che il maschietto a cui ha permesso di carezzarle il pancino, quella sera dovrà ingaggiare una lunga e faticosa serpesmachìa per molcire e ricondurre alla ragione una specifica parte del suo corpo. Asservita ai dettami della moda e alle usanze del suo tempo, la femmina della specie ha messo in mostra le sue piume, ma al momento di “finalizzare il gioco”, come direbbe un commentatore sportivo, ha applicato la strategia della femmina ritrosa e, novella Cenerentola, ha lasciato in Nasso il suo principe azzurro, senza nemmeno il buon gusto di lasciargli una scarpina d’argento come souvenir.”
http://blog.canaro.net/2012/01/04/penetrazione/

 

a proposito di femmine ritrose e femmine sfacciate (Richard Dawkins, Il gene egoista), e di nerds sfigati

consiglio ovviamente di leggere l’intero articolo, un po’ lunghetto, sul blog di Canaro.net

Il neofascismo repubblichino di sinistra – FattoQuotidiano, laRepubblica, HP e altri disastri

Convergenze parallele

  • 17 maggio 2017

http://www.wittgenstein.it/2017/05/17/convergenze-parallele/

 

“Roma Fascista”, periodico il cui caporedattore era Eugenio Scalfari

Sul Foglio di ieri il direttore Claudio Cerasa ha scritto una cosa lunga in risposta a un articolo di Eugenio Scalfari: un po’ per difendere la rilevanza del suo quotidiano, diminuita da Scalfari, un po’ per controaccusare Scalfari di una cosa molto fondata: di essere stati – lui e un grosso pezzo di persone cosiddette di sinistra (“la sinistra scalfariana”, dice Cerasa) che si sono fatte rappresentare e guidare negli anni passati da Repubblica – in sostanza “i cattivi maestri” del grillismo, predicando e praticando per anni uno sventato giustizialismo demagogico e missionario che ha coltivato il consenso successivo per gli slogan del M5S.

È inutile girarci attorno ed è inutile cercare perifrasi. La sinistra alla Scalfari – quella cioè che considera come moralmente inferiore tutto ciò che non fa parte del pensiero progressista – non è solo una sinistra che ha incatenato il pensiero progressista rendendolo irrilevante per una vita, ma è anche una sinistra che ha disseminato in giro per l’Italia un concime che oggi ha prodotto i suoi frutti e che in un certo modo costituisce il terreno che ingrossa i fusti del populismo italiano. Scalfari oggi stenterà a crederci, ma il grillismo è un derivato limpido e chiaro della sinistra scalfariana. Di una sinistra, per capirci, che ha scelto per una vita di trasformare la questione morale nella sua stella polare. Di una sinistra, per intenderci, che ha scelto per una vita di delegare ai magistrati il compito di moralizzare un paese. Di una sinistra, per continuare, che ha scelto di far diventare la parola moralismo e la parola giustizialismo facce della stessa medaglia e che, per una vita, si è specializzata in una serie di attività culturali, che queste sì hanno avuto una rappresentanza culturale di assoluto rilievo, che si sono contraddistinte per avere una serie di caratteristiche chiare. La tendenza a utilizzare la magistratura per conseguire obiettivi politici. La tendenza a risolvere per via giudiziaria la complessità dei problemi della politica. La tendenza ad attribuire un aprioristico favore ai magistrati dell’accusa. La tendenza a far proprie tutte le battaglie combattute dalla magistratura. La tendenza a considerare i magistrati figure sempre più mitizzate, come giustizieri senza macchia e senza paura, custodi dei valori etici di una società civile, idealizzata e contrapposta a una politica corrotta. La tendenza ad alimentare la corsa a chi era il più puro tra i più puri. La tendenza, come disse Enrico Berlinguer nella famosa intervista concessa a Eugenio Scalfari il 28 luglio del 1981, a issare sul galeone della sinistra la bandiera della questione morale, “diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”.
L’educazione siberiana scalfariana ha avuto involontariamente il “merito” di asfaltare la stessa strada che oggi stanno percorrendo i grandi (e veri) demagoghi italiani ed è una strada dove per viaggiare veloci si utilizzano gli stessi mezzi spicci consigliati per una vita dalla sinistra scalfariana: la presunzione di innocenza è un optional; il moralismo è il giusto surrogato del riformismo; le battaglie politiche è legittimo combatterle anche per via giudiziaria; la gogna è uno strumento accettabile per far fuori un avversario politico; e inevitabilmente il rispetto della pubblica morale diventa il criterio principale con cui valutare i soggetti della politica. Un tempo, l’approccio scalfariano, poi ereditato da Ezio Mauro, oggi rinnegato da Mario Calabresi, coincideva con l’Italia anti berlusconiana dei Palasharp. Quell’Italia però non ha prodotto un’alternativa al centrodestra (a meno che non si consideri il movimento 5 stelle o Articolo 1 una grande alternativa di governo) ma paradossalmente ha prodotto un’Italia che non aveva altra alternativa se non quella di scaricare l’agenda Scalfari – il moralismo come strumento di lotta politica – per provare a rimettere insieme i cocci di una sinistra grillizzata prima ancora
dell’arrivo in politica di Beppe Grillo.

 

L’analisi è accurata e condivisibile, e chiarissima la sintesi finale: “una sinistra grillizzata – da Repubblica (e da derive del PD) – prima ancora dell’arrivo in politica di Beppe Grillo”, è l’aggiornamento di quello che andiamo dicendo da tantissimi anni sulla “sinistra che è uguale alla destra“. Il M5S ha radunato – depoliticizzandole – le attrazioni fasciste di destra e quelle di sinistra (è un paese fascista culturalmente, dice Michele Serra oggi).
Quello che avrei aggiunto all’analisi di Cerasa è la sua dimostrazione matematica più palese: ovvero che ciò di cui “la sinistra scalfariana” è stato un più educato incubatore – il fascismo “di sinistra” del Fatto Quotidiano – e Repubblica un imbarazzato tentativo di imitazione quando ha capito che ne sarebbe stata usurpata, ha oggi naturalmente trovato il suo nuovo nido nel M5S, assai più confortevole di quello della sinistra, che qualche resistenza a quegli eccessi antidemocratici ogni tanto continua a manifestarli. Il Palasharp è diventato vaffanculo leggendo il Fatto, prima che Repubblica. E se è vero che indubbiamente hanno vinto loro – la predicazione giustizialista della “sinistra scalfariana” è diventata la cultura di mezzo paese, il M5S quasi il primo partito, il Fatto il suo cantore (leggete con quale rivendicazione antidemocratica viene democraticamente ospitato a Torino) – è anche vero che il sequestro di quei temi da parte di Grillo ha permesso a una più benintenzionata parte del PD di liberarsene (su Repubblica forse è presto per dirlo) e di essere oggi per questo – al contrario di quel che si racconta – più di sinistra di ieri, sui diritti, sul garantismo, sul progresso civile, su un’idea di comunità condivisa invece che divisa. Ma perché questo sviluppo abbia un futuro bisogna non darlo mai per ottenuto, che le inclinazioni alla demagogia violenta e capricciosa non mancano per niente – lo chiamano già “grillorenzismo” o simili –  tra i seguaci dell’attuale segreteria del PD, né i “populismi” vili in certe scelte della maggioranza (non parliamo poi di quanto fattoquotidianismo permanga a Repubblica).

 

p.s. del giorno dopo. C’è un intervento di Michele Serra, esatto e sacrosanto, ma che non attenua di una virgola la contestazione di cui si parla, e anzi rischia di suonare come un “non accetto lezioni”, o “avete cominciato voi”.

Bruce Sterling, Panico morale e caccia alle streghe nell’era di Internet

Un tempo si chiamava caccia alle streghe, ricerca del capro espiatorio, pogrom, maccartismo, etc. Nell’epoca dei mass-media e di Internet si chiama moral panic, panico morale, secondo la definizione datane dal sociologo Stanley Cohen nel suo libro Folk Devils and Moral PanicsThe Creation of the Mods and the Rockers, 1972

La differenza attuale consiste nel fatto che gli episodi di moral panic costituiscono per molte parti politiche, in particolare quelle cosiddette “populiste” (Trump, Putin, Farage, Le Pen, MSS etc.) una strategia politica quotidiana, che sostituisce completamente i programmi politici e le strategie tradizionali (come si vede appunto nel caso della Casaleggio-MSS Associati)

“Alle volte la politica di tutti i giorni viene interrotta con violenza da un evento perverso e odioso, talmente inaccettabile da mettere in crisi l’intero sistema. A quel punto la corruzione palese, il cinismo e la corrosione degli ideali divengono improvvisamente intollerabili. Come l’infedeltà all’interno di un matrimonio, si tratta di una trasgressione così volgare ed esasperante, un affronto così grave da non poter essere risolto con la ragione o con la burocrazia. Anni di indefesso servizio pubblico e di stabilità tecnocratica non possono porvi rimedio. Intimidazioni, recriminazioni, tintinnio di sciabole, singhiozzi istrionici e un collettivo torcere di mani sono all’ordine del giorno: è il panico morale.

Il panico morale non comporta una riforma politica. Lo si capisce dai risultati politici che ne conseguono: non ve ne sono, non cambia nulla di ciò che conta veramente. Generalmente durante l’episodio di panico un gruppo o una persona vengono usati come capro espiatorio e puniti severamente. Tuttavia, quando il panico finalmente si riassorbe, nessuno si sente più felice, più sicuro, più rassicurato o più a suo agio. Il governo che ha sofferto il panico non diventa più giusto o più efficiente, non si pone rimedio a nessuna ingiustizia; niente funziona meglio o diventa più logico, e nessuna delle crisi incalzanti viene risolta, regolata o chiarita. C’è stata solamente una breve orgia catartica pubblica con strappo di capelli…

 

Il panico morale è il leitmotiv politico doc dell’era dell’informazione.

Se il mondo dell’era dei network è perseguitato da episodi di panico morale c’è una buona ragione: non esiste nient’altro che scuota l’indifferenza generale.

Provocare un episodio di panico morale è una tattica che promette bene. Un tecnocrate che ha esaurito le proprie risorse preme il bottone del panico. E’ meglio accendere un fuoco diversivo e magari dare avvio a qualche utile e precipitosa fuga di massa che dichiararsi completamente irrilevanti rispetto al corso degli eventi.

Quel che passa per regolamentazione e politica di Internet è solo sensazionalismo, battage pubblicitario, disastri, scandali, sussulti improvvisi e un lontano, soffocato, martellamento.”

(Bruce Sterling, Tomorrow Now, Mondadori, 2004, p.138)

 

BIZZARRO POPOLO GLI ITALIANI….

BIZZARRO POPOLO GLI ITALIANI….

(New York Times e stelle schizoidi)

by Ipazia

 

http://movimentocaproni.altervista.org/blog/bizzarro-popolo-gli-italiani/

 

Certi fenomeni della situazione politica italiana sono come i quadri. Bisogna guardarli da lontano per vedere meglio l’insieme perchè a vederli troppo da vicino si rischia di farsi sfuggire particolari importanti.
Forse è per questo che la stampa estera nota, e con molta chiarezza evidenzia, che il Re Beppe Grillo è nudo, come il famoso bambino della fiaba. Cioè quello che tutti qui in Italia vedono ma in pochi osano dire per paura di ritorsioni o per essere dalla parte della ggente.
Nel giro di pochi giorni è accaduto che R.S.F. ha detto a chiare lettere che in Italia l’informazione è condizionata e intimidita dal Movimentocinquestelle e tutto il suo purtroppo ormai enorme seguito.
Il N.Y.T. ha scritto che il Movimento di Beppegrillo continua a fare propaganda antivaccini, cosa che è sotto gli occhi di tutti da sempre.
Ciò che stupisce non è ciò che all’estero viene affermato ma la reazione degli adepti e del loro Guru che con incredibile faccia di bronzo dichiara di non essere mai stato contro i vaccini.
Basta digitare sul motore di ricerca ‘Beppe Grillo e vaccini’ per trovare decine di filmati e articoli che dimostrano il contrario. Ma come tutti i cialtroni il pluripregiudicato grida al complotto contro di lui, addirittura sarebbe un complotto internazionale e tutti i suoi seguaci si uniscono a lui nel coro di proteste. Hanno paura….stiamo vincendo…. Ho letto qualche commento secondo il quale si sarebbe addirittura scomodata la CIA perchè le elezioni si avvicinano e vogliono mettere in cattiva luce Beppe. La cosa che sarebbe comica se non fosse triste è che scorrendo i commenti si evince un forte spirito antivaccinista e allo stesso tempo gli adepti negano che il Movimentocinquestelle sia antivaccinista.
E’ difficile sostenere sia una cosa che il suo contrario, ma è quello che succede quando un Movimento cerca di raccattare consensi ovunque e comunque, quando si è ‘Nè a destra, nè a sinistra ma avanti’ quando si sfrutta il malcontento per il proprio tornaconto, quando si parla alla pancia della gente.
E quindi si è antieuro ma anche no, antivaccinisti ma anche no, capo di un movimento politico che annulla le votazioni, da e toglie il simbolo ma anche no, anche solo portavoce.
Quindi si nega che gli articoli del Sacro Blog siano stati visti e approvati dal Capo quando si rischia una querela: io non c’ero e se c’ero dormivo.
Nel Belpaese, invece, quello che ha dato i natali a Benito Mussolini e alla sua follia perchè in tanti, troppi, erano accecati dal suo populismo e non ne percepivano l’enorme pericolosità, i nuovi fascisti vengono coccolati e assecondati dalla stragrande maggioranza dei giornalisti, in parte per paura di ritorsioni, in parte per assecondare quella che pare essere la ‘volontà popolare’.
Non si spiega in altro modo il fatto che un giornalista si faccia umiliare da un pagliaccio lasciandosi dire ‘Se vuoi l’intervista dammi prima il numero di telefono di tua mamma che voglio parlare di te con lei’ senza reagire.
Non si spiega che il pagliaccio possa dire ‘Guardate, questi sono giornalisti, ricordatevi le loro facce’ senza che gli stessi reagiscano quantomeno alzandosi e mandandolo dove lui è abituato a mandare chiunque non la pensi come lui.
Ricordo le lettere senza risposta di Paolo Flores D’Arcais che ritenevo un giornalista intelligente, umiliato dall’esaltato di Genova.
Questo clima di accettazione dell’assurdo, questo assecondare la follia e le contraddizioni di uno psicopatico solo perchè piace alla gente, da parte di buona parte della stampa ma anche da parte di molti politici privi dei necessari attributi, mi fa pensare allo stesso clima che immagino ci fosse in Italia nel periodo che precedette la nascita del fascismo.
Quando tutti coloro che ora fingono di non vedere ciò che è evidentissimo, e cioè che questo è un teatro dell’assurdo nel quale un pazzoide può affermare qualunque sciocchezza e poi negare di averla detta, allora sarà troppo tardi. Allora tutti negheranno di essere mai stati grillini, com’è successo con Mussolini, com’è successo con Berlusconi.
^^^^
“Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti.
Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani.
Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.”
– Winston Churchill –