Tatooine

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sembra un’architettura messa su con la plastilina…

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ma è nientemeno che Tatooine, il pianeta natale degli Skywalker, e forse dello stesso Anakin Skywalker (o perlomeno dove visse da ragazzo)

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ed è un posto che esiste davvero, in Tunisia, e si chiama Ksar Ouled Soltane, un granaio fortificato su una collina nel distretto di Tataouine, con i suoi granai multilevel a volta, chiamati ghorfas, come una delle popolazioni che abitavano (nella saga) Tatooine, raccolti attorno a due corti.

Ah, che fantasia questo Lucas!

Sveglia! sta per tornare la Forza!

(con J.J.Abrams – Lost, Fringe, Revolution…)

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QS(A)R , in generale

insieme di case addossate con sottoportici coperti contro il caldo. Protetto da cinta muraria, ha una sola porta un tempo sorvegliata da uomini armati. Le abitazioni al suo interno in genere sono su tre piani: quello a terra per stalle e magazzini, al primo livello per cucina e servizi vari, al secondo piano per ospiti e padrone di casa: infine vi e il tetto terrazzato per dormire quando e caldo, seccare legumi e frutta, e comodo passaggio da un’abitazione al|`altra. Ciascuno qs(a)r ha una moschea con uno spazio comune davanti alla casa della persona di riguardo che la governa. e si sviluppa da un apporto costruttivo di crescita non pianificata. Gli qs(a)r si trovano di solito al confine tra le aree urbanizzate e gli spazi desertici nomadici; non diversamente dalle case torre sudarabiche.

I materiali con cui vengono realizzati questi tipi di abitazioni sono in genere reperiti sul posto, usando terra pressata su fondamenta in pietra. In terra viene realizzato ciascun elemento: pareti. tetti. pavimenti. sostegni. La miscela è di terra ben dosata con sabbia; altrimenti l’eccesso di terra porterebbe alla formazione di crepe, mentre quello di sabbia allo sgretolamento. Vi si aggiungono paglia o fieno per l`elasticità, ghiaia per la solidità, succhi vegetali o urina per l’impermeabilità.

La costruzione avviene con casseforme di legno dove la terra viene ben lavorata e lasciata riposare per circa un’ora. Le casseforme poi vengono inserite in un impalcatura di legni con l’aggiunta di travi. La decorazione comporta la realizzazione di semplici motivi geometrici, che insieme alla copertura esterna è fatta in mattoni crudi.

Tratto da Anna Spinelli, Arte islamica – La misura del metafisico, Ed.Fernandel, Ravenna, 2008

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Oceano – B.Sterling, 1977

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Involution Ocean (ed.it. Oceano, 1977) è il primo romanzo di Bruce Sterling, forse il meno noto in Italia, pubblicato successivamente da Perseo Libri. All’epoca fece parlare di “raro capolavoro” , “opera geniale”, “lettura di sorprendente bellezza”, ed è sicuramente uno dei più visionari dell’autore, senza il peso della successiva retorica estetico-politica del cyberpunk. Come Fuoco sacro del 1996, il romanzo ha per tema e titolo un elemento fondamentale, l’acqua, con tutto il suo carico simbolico, onirico e psicanalitico – ma come elemento mancante. In entrambi i casi il protagonista intraprende un viaggio-iniziazione al cui termine vi è una sorta di catarsi e di consapevolezza grazie alla quale egli affronta, fortificato, il proseguio della sua avventura umana.

Sul pianeta di Nullacqua vi è un enorme cratere largo e profondo centinaia di km che ne costituisce l’unica parte abitabile, in quanto il 90 % dell’atmosfera è raccolta lì. Al fondo del cratere vi è un oceano non di acqua, ma di polvere quasi monoatomica, la cui profondità e i cui abitanti sotterranei costituiscono un mistero religiosamente custodito dalla rigida e conformista civiltà di fanatici religiosi che aveva colonizzato il pianeta 500 anni prima. Il protagonista, John Newhouse, s’imbarca sulla nave baleniera Lunglance, un trimarano per la caccia al capodoglio della polvere comandato da un certo Nils Desperandum, per procurarsi la sincofina, o Lampo, una potente droga allucinogena ricavata dall’olio intestinale del capodoglio della polvere, ora messa fuorilegge dai burocrati della Confederazione galattica. Dagli abitanti di Nullaqua la sincofina era ritenuta velenosa; ma per Newhouse e i suoi amici del pianeta Reverie (che ritroviamo nel secondo romanzo di Sterling, Artificial Kid) ai quali la rivendeva, era invece una droga assai preziosa. Veniva chiamata Lampo per il suo tipico effetto, una scossa azzurro-elettrica:

Ci fu un improvviso formicolio gelido alla base della mia spina dorsale. Bruscamente una sopraffacente ondata come un fulmine diretto saettò dalla mia spina dorsale e scoppiò nel mio cranio. Lo sentii distintamente. La cima del cranio si sollevò chiaramente, e una fredda fiamma azzurra saettò dal centro della mia testa. I miei occhi si spalancarono di scatto e la fiamma si ridusse a un continuo e deciso fuoco, come il lampo di una fiamma ossidrica. La cucina, gli utensili sporchi, il viso estatico di Calothrick, tutto possedeva una lucentezza innaturale, come se ogni oggetto avesse cominciato improvvisamente a rilasciare energia da qualche serbatoio interno. Rombi e macchie d’un azzurro elettrico fluttuavano ai margini della mia vista. Guardai le mie mani. Anch’io brillavo”.

Questa specie di olio santo, che si versa a gocce sulla lingua, è a tutti gli effetti un veleno, un pharmakon temuto dai bucolici abitanti di Nullaqua:

Era strano, ma comodo, che il sangue umano dovesse essere un veleno mortale per il capodoglio della polvere. Ma non era più strano del fatto che il cetaceo produceva il Lampo. Come tutte le cose buone, la sincofina in quantità sufficienti è un veleno letale”.

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Tenendo conto del duplice significato del termine pharmakon, veleno e rimedio allo stesso tempo, (Plutarco, kathartikon pharmakon *), non è casuale che i protagonisti principali siano degli alieni, dei paria (pharmakos). E’ quindi un alieno proveniente dal pianeta Reverie che sfiderà le convenzioni puritane del posto, e amerà di un amore profondo la donna aliena mutata chirurgicamente, la bellissima donna-pipistrello Dalusa, desiderosa di lasciare il pianeta:

Mi chiedo se lei ha mai pensato al tipo di motivazione che può aver costretto una persona a cambiare pianeta, corpo, perfino specie…Era un errore di natura…Era un mostro. Nessuno della sua tribù voleva toccarla o parlarle. Era una paria”.

Lo stesso capitano Desperandum è un alieno, che si rivelerà essere Ericald Svobold, il leggendario scopritore della sincofina. Citazioni mitologiche si fondono con citazioni letterarie-cinematografiche (Moby Dick, Conrad, Dune, Nautilus, etc) e fumettare. L’allegoria è costruita sul rapporto che intercorre fra droga visionaria, considerata “veleno” e dunque proibita, tabù, e religione istituzionale, conservatrice, attraverso l’iniziazione/viaggio sottomarino che porterà Newhouse a lasciare dietro di sé sia Nullaqua che il Lampo. Ma ciò accadrà solo grazie al sacrificio del pharmakos (capro espiatorio), cioè sia di Dalusa, ‘elemento femminile alieno e misterioso, che del capitano Desperandum, il quale spinge all’estremo il suo desiderio di vedere oltre l’opacità del mare di polvere, in profondità, contro tutte le restrizioni culturali e le superstizioni di Nullaqua. La droga non è altro che un mezzo per simulare, nel sacrificio, la qualità di pharmakos da parte di Newhouse. Niente di romantico: “Erano soltanto un modo per fare funzionare in modo diverso la mente…”.

Una volta attraversato il “significato del dolore”, fortificato dal sacrificio, non vi è più alcuna ragione di indulgere, al contrario dei suoi sfortunati amici, nella debolezza verso le droghe. Il viaggio interiore o sciamanico di Newhouse termina con “la scoperta di una forma di catarsi così vasta e annichilente da gratificarlo al punto da indurlo a rinunciare alla più blanda catarsi della droga Lampo” (Ugo Malaguti). Il vero riscatto, lascia intendere Sterling, è nella capacità di sognare.

Alla fine del romanzo Newhouse si ritrova in transizione verso qualcos’altro:

Sicuramente era soltanto una questione di tempo, finchè non avessi trovato qualcosa d’altro per riempire quel doloroso vuoto: una verità o un dovere, onore, bellezza, amore o saggezza, qualcosa…”,

(*) “Accanto all’uso religioso e a quello sciamanico, intermedio tra i due, c’è un uso propriamente medico del termine katharsis. Un rimedio catartico è una potente droga che provoca l’evacuazione di umori o di materie la cui presenza è ritenuta nociva. Il rimedio è spesso concepito come partecipante della stessa natura del male o perlomeno suscettibile di aggravarne i sintomi e di provocare, facendo ciò, una crisi salutare da cui emergerà la guarigione” (R.Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, 1980).

La diabolica invenzione (Vynalez Skazy, r. Karel Zeman, 1957)

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LA DIABOLICA INVENZIONE

r. Karel Zeman, 1957 (cech. Vynalez Skazy)

Il cinema come invenzione, o la reinvenzione del cinema.

b/n, in lingua originale, dal romanzo di Jules Verne, Face au drapeau (Di fronte alla bandiera).

Distribuito in America come The Fabulous World of Jules Verne.

Realizzato impiegando attori veri e disegni, pupazzi animati e incisioni ottocentesche nello stesso fotogramma.

Incisioni di Edouard Riou e Lèon Benett, illustratori delle edizioni originali di Verne.

Uno dei più inventivi film di fantascienza mai realizzati, un film di illustrazioni animate e incisioni del XIX secolo con attori veri.

Premio Oscar 1957 per il miglior film straniero.

Sempre in tema di cinema d’animazione cecoslovacco, uno dei primi esempi di steampunk cinematico. Basato sui romanzi di Jules Verne, futuristici quando vennero scritti, il film di Zeman immagina un passato (basato su questi romanzi) che non fu, una storia alternativa

La diabolica invenzione è considerato unanimemente un capolavoro del cinema fantastico. Karel_Zeman, il Disney cecoslovacco, si formò a contatto con la tradizione del teatro di marionette ed esordì in Francia nel settore pubblicitario. Tornato in Cecoslovacchia diventò ben presto il maggior esponente del genere di animazione. Premiato a Cannes nel 1945 con Sogno di Natale,. mescolò attori e fantocci in Viaggio nella preistoria (1955), e raggiunse l’apice delle sue produzioni verso la fine del decennio con La diabolica invenzione, in cui più trucchi vengono usati contemporaneamente nella stessa scena: stop-motion, animazione delle pitture e delle illustrazioni, ritagli, retini, filtri, dissolvenze, miniature e modelli, doppia esposizione,  sovrimpressioni, immagini ferme, travelling –  tutt’insieme in una magistrale miscela delle tecniche di animazione. Sottomarini, treni, balloons, velocipedi, palombari, auto a vapore, aeronavi e fabbriche alla Méliès prendono vita, si animano, come se uscissero letteralmente dalle illustrazioni di Verne. E di Méliès in effetti Zeman eredita la passione per la magìa, per i trucchi e gli effetti speciali, per il cinema fantastico e di fantascienza. Come Melies, Zeman non ha creato la fantascienza…Ha ricreato i romanzi scientifici genuini. Il cinema, come invenzione straordinaria, come ultima meraviglia.

 Bibliografia:

Person, Lawrence and Waldrop, Howard. “Fabulous World of Jules Verne”,LocusOnline. http://locusmag.com/2004/Reviews/10_WaldropPerson_Verne.html.