Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

Gallipoli

 

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

 

L’estate del 2017 verrà ricordata non solo come una delle più calde degli ultimi decenni, ma anche come quella dell’emergenza di frizioni connesse all’invadenza del turismo di massa, agevolato dalle tariffe low cost di viaggi, affitti e prenotazioni on line. Mi vengono in mente Gallipoli (LE), Dubrovnik (dov’è stato introdotto il numero chiuso), Barcellona (con la protesta degli abitanti), ma anche spiagge, porti, per esempio in Sardegna, senza dimenticare la Fontana di Trevi a Roma o le navi da crociera a Venezia. Ai già notevoli problemi di affluenza, traffico, controllo, sicurezza, sanità pubblica (che poco interessano naturalmente alle compagnie aeree e agli affittuari) si aggiunga il fatto che le località oggetto di questo iperturismo di massa diventano anche obiettivo privilegiato dei terroristi. Ma anche senza terroristi, occorre aggiungere ormai la problematicità di gestione di movide e manifestazioni di massa in genere: non dimentichiamo quello che è successo a Torino in piazza Statuto , dove si è sfiorata la strage per panico derivante da motivi probabilmente molto futili, per un fenomeno collettivo di autosuggestione. Peraltro le stesse considerazioni erano già state fatte in occasione dell’attentato al Bataclan di Parigini: Libération infatti intitolava un suo articolo “Génération Bataclan : la jeunesse qui trinque –  En s’attaquant aux lieux festifs de Paris et Saint-Denis, les terroristes ont ciblé le mode de vie hédoniste et urbain d’une génération déjà marquée par «Charlie». ». 

Tralascio qui quel che le singole amministrazioni faranno o non faranno per arginare il problema, e ricondurre le mandrie a più miti consigli. Forse introducendo il numero chiuso da una parte, le mandrie si trasferiranno da un’altra, dove gli affittuari saranno ben contenti di ehm, fornire loro un recinto o una movida ancora più stracciona. Forse qualcuno farà ricorso al TAR o all’ONU o al Papa per violazione del principio umanitario sacrosanto di pascolare, pisciare, scacazzare e scopare ovunque, non lo so. Jean Baudrillard ci aveva visto giusto già nel 1977, quando scrisse un suo saggio sul Beaubourg, visto come anticipazione  degli attuali fenomeni degenerativi (consiglio di leggerlo per intero, ovviamente, e senza pregiudizi moralistici) :

 

L’EFFETTO BEAUBOURG

Jean Baudrillard, 1977

 

Animazione. Rianimazione.

Implosione irreversibile in profondità.

L’unico contenuto di Beaubourg è la massa stessa, che l’edificio tratta come un convertitore, come una camera oscura o in termini di input/output…Non è mai stato così chiaro che il contenuto – qui la cultura, altrove l’informazione o la merce – è solo il supporto fantasma di quanto viene compiuto dal medium stesso, la cui funzione è sempre quella di indurre una massa, di produrre un flusso umano e mentale omogeneo.

Ipermercato della cultura,  già il modello di qualsiasi forma futura di socializzazione controllata: ritotalizzazione in uno spazio-tempo omogeneo di tutte le funzioni disperse del corpo e della vita sociale (lavoro, tempo libero, media, cultura), ritrascrizione di tutti i flussi contraddittori in termini di circuiti integrati…

Qui si elabora la massa critica, oltre la quale la merce diviene ipermerce e la cultura ipercultura…una specie di universo segnaletico totale, o di circuito integrato, transito incessante di scelte, letture, referenti, marchi, decodifiche…

Dovunque nel “mondo civile” la costruzione di stocks di oggetti ha comportato il processo complementare degli stocks di uomini: la coda, l’attesa, l’imbottigliamento, la concentrazione, il campo di concentramento. Questa è la “produzione di massa”, non nel senso di una produzione massiccia o ad uso delle masse, ma la produzione della massa. La massa come prodotto finale di ogni socialità, che pone fine di colpo alla socialità; giacchè questa massa, di cui ci si vuol far credere che è il sociale, è al contrario il luogo dell’implosione del sociale.

Ma se gli stocks di oggetti implicano lo stoccaggio degli uomini, la violenza latente nello stock di oggetti implica la violenza inversa degli uomini. Qualunque stock è violento, e c’è una violenza specifica anche in qualòunque massa umana, poichè implode – violenza propria alla sua gravitazione, al suo addensarsi intorno al suo punto (foyer) d’inerzia…

Massa critica, massa implosiva…la massa calamitata dalla struttura diventa una variabile disrtuttiva della struttura stessa…Fate piegare Beaubourg” Nuova parola d’ordine rivoluzionaria: inutile incendiarlo, inutile contestarlo, andateci! E’ il modo migliore per distruggerlo. Il successo di Beaubourg non è più un mistero: le persone ci vanno per questo, si riversano su questo edificio, la cui fragilità respira già la catastrofe, con il solo scopo di farlo piegare…mirano espressamente, senza saperlo, a questo annientamento. L’irruzione è il solo atto che la massa possa compiere in quanto tale – massa proiettile che ribatte con il suo peso, cioè con il suo aspetto più stupido, più spoglio di senso, meno culturale, alla sfida di culturalità lanciata da Beaubourg…Alla dissuasione mentale la massa risponde con una dissuasione fisica diretta. E’ la sua propria sfida, la sua astuzia…ipersimulazione distruttiva.

La gente ha voglia di prendere tutto, di azzannare tutto, di abbuffarsi di tutto, di manipolare tutto. Vedere, decifrare, imparare non la emoziona. La sola emozione “massiccia” (di massa) è quella della manipolazione. “

 

 

 

 

 

 

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Banca del seme, problemi di liquidità

angiest & dumbest

V.M. minori anni 8

Prosta (TA) – “Abbiamo problemi di liquidità”, afferma il vicepresidente Pier Luigi Selve con l’espressione di chi sa di aver fatto una battuta del cazzo. Ma la verità è che la crisi che ha colpito alcune banche italiane non ha risparmiato nemmeno la Banca del Seme Cooperativo di Prosta, vicino Taranto. “Una situazione difficile a cui sto cercando di rimediare io stesso depositando nuova liquidità – continua lo smunto dirigente– ma non posso andare avanti per molto, la politica deve aiutarmi, mi aspetto almeno forniture governative di zabaione”.

E gli aiuti non si sono fatti attendere. Sarà perché – come dicono i maligni – la figlia del vicepresidente è molto vicina al Presidente del Consiglio, sta di fatto che il governo è prontamente intervenuto con il cosiddetto “Decreto Salva-Sperma”, che se da una parte mette al sicuro decine di posti di lavoro, i depositi dei correntisti e il culo dello stesso vicepresidente, dall’altra azzera gli spermatozoi degli azionisti.

“Ho perso la sborra di una vita – afferma in lacrime il 74enne Pietro Nordmi sono fatto ingolosire dalla prospettiva di guadagnare il 15% di spermatozoi in più, ma adesso non mi è rimasto più nulla”.

 

continua:

http://www.lercio.it/banca-del-seme-a-rischio-crack-abbiamo-problemi-di-liquidita-e-arriva-il-decreto-salva-sperma/

 

 

Roba Chic, Cost’ Picch

roba chicHomo Oeconomicus on the Beach

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Stasera, rincasando, incrocio un “nero”, un “vu cumpra’” con il suo carico straripante di merchandise, che sorridendo a 36 denti (che su un volto completamente nero fa un certo effetto!), mi fa “ROBA CHIC, COST’ PICCH!!!!”, (“ROBA CHIC, COSTA POCO”), e mi supera senza fermarsi o tentare di vendermi qualche “sciccheria” a poco prezzo. Gli rispondo sorridendo, poi lui passa, e la cosa finisce lì, lo perdo di vista. Alla fin dei conti, rifletto, a lui di Boko Haram o di Al Qaeda della Penisola, che cacchio gli frega? A modo suo, partecipa della grande festa “occidentale” del merchandising e della pubblicità, sicuramente più divertente di Kas-al-Eghion e SS-al-Vini,  Al-Fan o Al-Ban o Al-Dibbh….

La politica con altri mezzi: l’isteria mediatica e l’istigazione al linciaggio

LA POLITICA CON ALTRI MEZZI: L’ISTERIA MEDIATICA E L’ISTIGAZIONE ALL’ODIO  DAL GABIBBO AL FATTO

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LA TELEFONATA

“Imprenditori, banchieri, presidenti del consiglio, ministri, esponenti dell’opposizione, amministratori locali. Le intercettazioni sono diventate una parte importante della vita politica italiana. Un fatto che non ha uguali, in termini di ampiezza e sistematicità, in nessuno dei paesi europei e occidentali a cui ci piace confrontarci.

Le intercettazioni sono strumenti d’indagine, mezzi per la ricerca di prove. Passarle ai giornali è illegale ed è illegale pubblicarle quando le indagini sono ancora in corso o, peggio, quando le intercettazioni non hanno alcuna rilevanza penale. Senza entrare nel merito dei contenuti (è ovvio che se vengono pubblicate è perché spesso viene detto qualcosa di sbagliato), dovremmo chiederci chi decide di darle ai giornali e perché. In nome di una presunta trasparenza, le intercettazioni forniscono in realtà un quadro estremamente parziale, quindi opaco. Sono frammenti decontestualizzati e accuratamente selezionati. Viene fatta trapelare una telefonata ma non quella prima, o quella dopo, in cui magari il protagonista dice cose di segno opposto. Oppure non si fa trapelare la telefonata di un altro, che sullo stesso argomento può aver detto cose ben peggiori.

Pubblicare indiscriminatamente le intercettazioni non è giornalismo, è un commercio a scopo politico. Ma soprattutto è uno dei modi con cui si stanno liquidando le garanzie costituzionali. Non c’è più dibattito o scontro sui programmi e sulle scelte: basta la manciata di secondi di un’intercettazione per annullare il processo democratico e il confronto pubblico.”  (G.De Mauro,internazionale.it/giovanni-de-mauro/2013/11/22/telefonata/)

***

E’ evidente che in Italia non c’è bisogno dell’avvento di un regime neo-fascista o populista, perché di fatto i media si sono già fatti regime forcaiolo e giustizialista, assecondando da tempo le pulsioni reazionarie  e populiste attraverso una deriva scandalistica e sensazionalistica grazie alla quale per “ giornalista” si intende  l’epigono latrante e chiassoso del Gabibbo. Dalla dittatura della tv-spazzatura alla dittatura di Internet,  l’atteggiamento più diffuso sui media e sui social è il rancore, il livore, l’ottusità, la vendetta.

Per i Gabibbi del Fatto Quotidiano, de la Repubblica e di tutti gli altri media, con poche eccezioni,  scrivere di argomenti politici o di cultura è ormai sinonimo di pratica poliziesca , voyeuristica e stalkeristica, del tutto simile alla terza colonna piena di immagini e gossip  “erotiche”,   attraverso gli inseguimenti di  sedicenti “inviati” tipo Iene  incaricati di delegittimare l’obiettivo e renderlo oggetto di una persecuzione da diffondere viralmente attraverso la Rete della fognatura. In confronto la Stasi o Ministerium für Staatssicherheit, “Ministero per la Sicurezza di Stato” dell’ex DDR, famosa per la sua rete di spie e delatori,  sembra un giocattolo artigianale.

Finita l’era delle illusioni cyber-ottimistiche (E.Morozov), la “politica” dei media e di Internet si rivela soprattutto  isterìa mediatica condita di sensazionalismo, voyeurismo, pubblicità,  scandali, improvvisi attacchi, rutti e buffonate che mirano a far colpo su un pubblico sempre più stordito e rincoglionito.

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Secondo Benjamin Ginsberg e Martin Shefter, autori di Politics by Other Means, lo scandalismo domina quasi completamente i media ormai da tempo, come suggerisce il sottotitolo,   – Politicians, Prosecutors and the Press from Watergate to Whitewater. Da quando gli scandali dominano l’agenda politica, gli Stati Uniti, e quindi l’Europa, sono entrati in un’era post-elettorale, con le rivelazioni dei media e i processi giudiziari che sostituiscono la tradizionale competizione elettorale come principale strumento di competizione politica. In questo selvaggio scenario adesso i contendenti cercano di discreditare o di prendere in ostaggio i loro avversari, piuttosto che competere in altri modi per ottenere i voti. Travolti dal declino e dalla furia mediatica, gli elettori si ritrovano sempre più alienati, l’efficienza dei governi peggiora e l’intero processo democratico è minacciato.

In un paese profondamente degradato democraticamente come l’Italia, ormai la vera agenda politica è dettata dall’isteria mediatica che colpisce alla cieca. In un articolo dedicato al caso Cancellieri, ma facilmente estendibile a tutti gli altri casi precedenti, presenti e a venire, Piero Sansonetti scrive:

La vendetta, come tutti noi, ha due genitori: la giustizia e l’odio. La vendetta è la fusione perfetta tra queste due “entità”. Bisognerebbe riuscire a capire perché due personalità così diverse, come giustizia e odio, si siano sposate. Altrimenti è difficile capire perché la vendetta, nel 2013, sia tornata ad essere uno dei sentimenti guida dello spirito pubblico. Nelle élite e nel popolo. Soprattutto tra i maestri di pensiero che guidano i mass media.

Partiamo da qui: dai mass media. Come si spiega il loro innamoramento per il sentimento della vendetta? L’impressione è che oggi, nei mass media, l’idea di vendetta sia l’unica idea che davvero unifica, che “fa nazione”. La vendetta guida nello stesso modo la costruzione “culturale” che sostiene un giornale come il Fatto e la costruzione “culturale” che sostiene Libero, o il Giornale, o anche organi di sinistra come il manifesto, il Tg3, la Sette; ma soprattutto la vendetta ha largamente conquistato l’egemonia nei grandi giornali centristi e moderati, e cioè il Corriere della Sera, o la Repubblica, o La Stampa. Un trotzkista come Paolo Flores, un liberale illuminato come Ezio Mauro un giornalista di estrema destra come Maurizio Belpietro, si ritrovano in questa idea: la punizione, possibilmente la punizione del nemico, è la chiave di volta per realizzare una società ordinata e moderna. Sul tema della vendetta – sulla sua legittimità, sul suo essere il motore e la ragione profonda di ogni forma di impegno civile – destra e sinistra, forcaioli e presunti anti-forcaioli si unificano. Perché?”. (http://www.glialtrionline.it/2013/11/15/cosa-insegna-il-caso-cancellieri-le-ideologie-cadute-sostituite-dalla-vendetta/)

Ecco, basta questo perché per aprirci gli occhi sulla “politica della paura”, inculcata dai media: la paura e la politica dell’emergenza come forma di governo, per due ragioni principali, come spiega il blogger Quit the Doner nella sua magistrale analisi delle bolle mediatiche, come per esempio il femminicidio (http://www.quitthedoner.com/?p=1716):

  1. La paura, come lo scandalo, come il rancore,  è “un tipo di informazione emozionale che funziona in termini di ascolti”, che si è evoluta nella “comunicazione emozionale e ultra-semplificata di Internet”;il ricorso all’”emergenza” consente di semplificare brutalmente i problemi, privandoli delle sue cause, della sua storia, della sua complessità;
  2. È un tipo di informazione che fa comodo ai progetti politici reazionari, autoritari e autocratici.

La cosa più inquietante della bolla mediatica del femminicidio è che certifica come probabilmente per la prima volta l’universo politico di sinistra abbia sdoganato, con una nonchalance che fa venire i brividi, le strategie comunicative tipiche della destra conservatrice.” (Quit the Doner)

La fine delle ideologie storiche del Novecento non ha prodotto il loro superamento critico consapevole ma la ricerca spasmodica di un qualche sostituto o surrogato: da un lato il culto berlusconiano dell’arricchimento, dall’altro “l’idea del giustizialismo e di conseguenza il totem della vendetta”:

“Tutta la cultura liberale di un secolo è stata di colpo annullata, ed è stato anche cancellato quanto di questa cultura aveva fatto breccia nel cattolicesimo (col Concilio e il ritorno al Vangelo) e nella sinistra storica…I giornali – in sostituzione dei partiti, perché i partiti erano nati con ideologie e sono morti con le ideologie – sono stati gli alfieri e il laboratorio intellettuale di questa re-ideologizzazione…In questo clima i giornali hanno imposto al mondo politico “il pensiero unico” della vendetta.”.

Isteria  mediatica e populismo mediatico sono ormai fusi in uno stesso regime di comunicazione che fonde pulsioni arcaiche e regressive con il mediatico, avendo  relegato l’azione politica propriamente detta in polverosi libri di storia e al cinema. L’algoritmo della paura sta sostituendo definitivamente l’era basata sul media hype. Quando il cosiddetto “sogno” diventa incubo e persecuzione.

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Da New York a Parigi – Bill de Blasio e Christiane Taubira

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“Potremmo, appena un po’ forzando le parole, riassumere la politica di De Blasio in modo paradossale: più tasse e meno sicurezza. Vale a dire l’esatto opposto di qualunque politica o di qualunque campagna di propaganda nel nostro paese. In Italia chiunque, a prescindere da ogni altra considerazione, prima di presentarsi a qualunque tipo di competizione elettorale, deve giurare che diminuirà le tasse e aumenterà la repressione. De Blasio fa il contrario, vince le primarie e poi – salvo errore- vince o forse addirittura stravince le elezioni sbaragliando l’avversario repubblicano.”  (Piero Sansonetti, Gli Altri, 6 novembre 2013)

 

 

Mentre i media italiani celebravano l’elezione di Bill de Blasio a sindaco di New York quasi come una specie di folclore politico (l’altezza, i nonni beneventani, la moglie attivista nera, scrittrice e lesbica, i figli Dante e Chiara, etc.) (oltretutto dovrebbe essere considerato italo-tedesco-americano, ma vabbè…), in Francia il ministro della Giustizia Christiane Taubira, originaria della Guyana, è attualmente oggetto di violenti attacchi razzisti dello stesso tenore di quelli subiti in Italia dal ministro Cécile Kyenge (liberation.fr/societe/2013/11/05/des-inhibitions-disparaissent-des-digues-tombent).taubira-fred-kihn

Da notare che la Taubira è stata relatrice della legge sui matrimoni gay, approvata nell’aprile del 2013. Al fondo c’è la sfida per una società più mista, più eterogenea di quella europea tradizionale. In ciò, osservava il sociologo Jean Baudrillard nel suo reportage dall’America, quest’ultima è assai più avvantaggiata:

“L’America si è trovata in posizione di rottura e di modernità radicale…Del decentramento iniziale resterà sempre, nella sfera politica, un federalismo, un’assenza di centralità e, al livello dei costumi e della cultura, una decentralizzazione, una eccentricità che è la medesima del Nuovo Mondo in rapporto all’Europa. Gli Stati Uniti non hanno problemi insolubili di federazione (certo, c’è stata una guerra di Secessione, ma stiamo parlando dell’attuale insieme federale) perché sono fin dall’inizio della loro storia una cultura della promiscuità, del mixage, del rimescolamento nazionale e razziale, della rivalità e dell’eterogeneità. E’ così evidente a New York, dove successivamente ogni building ha dominato la città, dove volta per volta ogni etnia ha dominato la città alla sua maniera, e dove pertanto l’insieme dona un’impressione non eteroclita, varia, ma di convergenza nell’energia, non di unità o di pluralità, ma di intensità rivale, di potenza antagonista, che crea così una complicità, un’attrazione collettiva, al di là della cultura o della politica, nella violenza o nella banalità stessa del modo di vivere.

Nello stesso ordine di idee, c’è una profonda differenza di tonalità razziale, etnica, fra l’America e la Francia. Laggiù, il mix violento di molteplici nazionalità europee  prima, poi di razze esogene, ha prodotto una situazione originale. Questa multirazzialità ha trasformato il paese e gli ha dato la sua complessità caratteristica.

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In Francia, non vi è stato né rimescolamento originale né soluzione autentica, né sfida di un gruppo con l’altro. La situazione coloniale è stata semplicemente trasferita nella metropoli, al di fuori del suo contesto originale. Tutti gli immigrati sono in fondo degli Harkis, sotto il protettorato sociale dei loro oppressori, ai quali non hanno nient’altro da opporre che la propria miseria o la propria segregazione di fatto. L’immigrazione è senz’alcun dubbio una questione rovente, ma di per sé la presenza di parecchi milioni di immigrati non ha affatto segnato il modo di vita francese né alterato la configurazione di questo paese.

E’ questo il motivo per cui, quando si torna in Francia, si ha soprattutto l’impressione viscosa di piccolo razzismo, di situazione falsa e vergognosa per tutti. Sequela di una situazione coloniale, in cui persiste la malafede del colonizzatore e del colonizzato.

Mentre in America, ogni etnia, ogni razza sviluppa una lingua, una cultura competitiva, a volte superiore a quella degli “autoctoni”, e ogni gruppo prende volta a volta simbolicamente il posto superiore. Non si tratta di uguaglianza o di libertà formale, ma di una libertà di fatto, che si esprime nella rivalità e nella sfida, e questo dà una vivacità singolare, una tonalità aperta al confronto delle razze.

Noi siamo una cultura, quella europea, che ha scommesso sull’universale, e il pericolo che la tallona è di perire a causa dell’universale…Questa pretesa di universalità ha per conseguenza una uguale impossibilità a diversificarsi verso il basso e a federarsi verso l’alto. Una nazione o una cultura una volta centralizzata secondo un processo storico durevole prova difficoltà insormontabili tanto a creare dei sotto-insiemi vitali che a integrarsi in un super-insieme coerente…C’è una specie di fatalità nel processo centralizzatore. Da cui conseguono le difficoltà attuali a trovare uno slancio, una cultura, un dinamismo europeo. Incapacità a produrre un avvenimento federale (l’Europa), un avvenimento locale (la decentralizzazione), un avvenimento razziale o multirazziale (la promiscuità). Troppo impacciati dalla nostra storia, non sappiamo produrre altro che un centralismo vergognoso (il pluralismo à la Clochemerle) e una promiscuità vergognosa (il nostro razzismo soft).”

(Jean Baudrillard, America, SE ed., 2009)

Articoli correlati:

http://www.glialtrionline.it/2013/11/06/bill-de-blasio-sindaco-a-new-york-vuole-tasse-ai-ricchi-e-garantismo/

Una tranquilla settimana di isteria mediatica collettiva

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 “Social networks can lead to global mass hysteria”

Benvenuti in HisterItaly! Abbiamo appena vissuto una settimana di normalissima, banalissima  isteria mediatica collettiva sul cosiddetto” impeachment” del Presidente Napolitano e sul “caso” Cancellieri, pompato letteralmente sul nulla da quei gran maestri del genere quali sono quelli de La Repubblica, seguita a ruota da quasi tutti gli altri media e social (ad eccezione, bisogna dire, de “Gli Altri” di Piero Sansonetti (cancellieri-unico-reato-e-fuga-di-notizie), e alcuni post di Luigi Manconi e Gad Lerner), e naturalmente immediatamente cavalcata dai dipendenti della Ditta Casaleggio, che dell’isteria hanno fatto  la propria mission per la gioia degli indivanados dello Stivale . Con assoluta nonchalance il Grullo Demens il giorno dopo racconta ai suoi boy scouts che l’impeachment è una “finzione politica” che parla alla “pancia” della gente,  mentre il “caso Cancellieri”, sgonfiandosi,  finisce a fondo  pagina dimostrando che l’unico reato commesso è quello di chi ha favorito la fuga delle notizie comprate da La Repubblica. Da domani non  ne parlerà più nessuno, come tanti casi in precedenza, fino alla prossima nuova e ancor più sconvolgente  isteria mass-mediatica.  Come scriveva Bruce Sterling al suo cattivo discepolo,  “ C’è stata solamente una breve orgia catartica pubblica con strappo di capelli…”

Post interessanti:

* social-networks-can-lead-global-mass-hysteria

.quitthedoner.com/Femminicidio la bolla mediatica di ultima generazione

* Christopher Cepernich – L’isteria mediatica – Il Mulino

 

” Così funziona il giornalismo in questo paese, fonde perennemente commento e cronaca e cavalca le emergenze che crea come giumente sotto anabolizzanti finché non le abbandona riverse sulla strada e passa ad altro.” (Quit The Doner)

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Puglia – Boicottaggio della Grande Distribuzione

auchanhttp://video.repubblica.it/edizione/bari/schiavi-dei-campi-parte-il-boicottaggio-ai-big-della-distribuzione/143624/142158

“L’unica cosa da fare è il boicottaggio nei confronti di quei supermercati che vendono prodotti raccolti dagli schiavi nelle campagne pugliesi”. Yvan Sagnet, leader della rivolta dei lavoratori stranieri delle campagne di Nardò e oggi delegato sindacale per la Cgil, lancia una proposta che potrebbe avere un effetto dirompente nel settore agroalimentare pugliese: il boicottaggio di pomodori, uva, angurie e tutti quei prodotti raccolti tramite l’induzione in schiavitù nelle campagne di Foggia e Nardò. Una piaga antica, finita anche al centro di un’inchiesta della Tv francese che ha fatto scalpore. “Facciamo i nomi – dice ancora Sagnet – si tratta di Auchan, Lidl, Carrefour e anche Coop, tutte grandi catene che hanno sui loro scaffali questi prodotti. C’è una contraddizione perché nei loro codici etici affermano chiaramente al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Queste aziende stanno prendendo in giro i consumatori”

http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/10/21/news/boicottaggio_schiavi_dei_campi-69000624/?ref=HREC1-9

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Un attacco durissimo a tutta la filiera, dai campi agli scaffali, che secondo Sagnet rappresenta l’ultima arma per sconfiggere il caporalato nelle campagne pugliesi. Un tema che ha varcato i confini nazionali a causa di un’inchiesta giornalistica trasmessa nelle scorse settimane sul canale nazionale francese “France 2”. Il programma ha fatto conoscere ai telespettatori francesi le difficili condizioni di vita e di lavoro nelle campagne di Foggia e Nardò durante la raccolta di pomodori e angurie.

La puntata in questione dal titolo “La raccolta della vergogna” aveva come tema lo sfruttamento della manodopera. Partendo dagli scaffali dei supermercati e identificando alcuni fra gli alimenti più consumati dai francesi (broccoli, pomodori, pesce, banane) il programma televisivo ha svelato ai telespettatori cosa si intende per schiavitù moderna. Sono i tre gironi infernali visitati dai giornalisti francesi: la pesca della Guinea, i campi di banane del Ghana e pomodori, angurie e broccoli della Puglia. Il viaggio dei reporter transalpini prende il via proprio dalle campagne di Foggia, in cui proprietari di grandi aziende agricole, che esportano i loro prodotti in mezza Europa, sfruttano il lavoro nero e riducono in condizioni di schiavitù decine di africani, bulgari e polacchi. Per la Puglia una figuraccia internazionale.

L’ inchiesta coinvolge Auchan, Lidl, Carrefour e le altre più grandi catene di ipermercati a livello europeo. Grandi marchi dotati di codici etici lunghi decine di pagine, come quello di Auchan Italia in cui si sottolinea «il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori». Peccato che queste belle parole siano smentite dai giornalisti transalpini. Il tour dell’ orrore tutto pugliese infatti prosegue con una visita al cosiddetto “Grande ghetto”, una bidonville a pochi chilometri da Foggia in cui vivono “in condizioni disperate” circa 3mila tra maliani, ivoriani, senegalesi. L’ inchiesta non risparmia neanche le campagne di Nardò dove si raccolgono le angurie. Qui è il magistrato della procura leccese Valeria Mignone a illustrare la situazione, a spiegare ai giornalisti francesi cosa si intende per “caporalato”, parola non presente nei dizionari transalpini.

Ora la proposta del boicottaggio delle aziende agricole e dei supermercati che non rispettano le norme sul lavoro e riproposta da Yvan Sagnet raccoglie consensi anche ai vertici della Regione. “Siamo favorevoli a iniziative di boicottaggio avviate dai sindacati nei confronti di quelle aziende che sfruttano il lavoro nero e inducono alla schiavitù i lavoratori stranieri impegnati nelle campagne pugliesi”. Gli assessori regionali al Lavoro e all’Agricoltura, Leo Caroli e Fabrizio Nardoni, sono pronti ad aderire a nuove iniziative, anche clamorose, per contrastare il fenomeno del caporalato diffuso nelle campagne regionali.

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Auchan, Lidl, Carrefour e le altre più grandi catene di ipermercati accusate di vendere prodotti raccolti sfruttando lavoro nero e migranti in condizioni di schiavitù. L’inchiesta televisiva che ha sconvolto i telespettatori francesi è ambientata proprio nelle campagne di Foggia e di Nardò.

http://senzaconfini-bari.blogautore.repubblica.it/2013/10/17/puglia-terra-di-schiavi-la-francia-sconvolta-dal-caporalato/

Bandiere ammainate

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Fra le immagini quasi tutte uguali del V-Day del 2007,  viste all’epoca su YouTube, ne ricordo  distintamente una che, come si suol dire, segnava un cambiamento d’epoca, un passaggio di consegne. In una piazza Maggiore colma di folla indistinta e sostanzialmente muta, rapita all’ascolto del monologhista, un ragazzo aveva avuto l’idea sciagurata di sventolare una bandiera di Rifondazione comunista. Una bandiera solitaria, rossa, in una piazza uniforme, incolore.  Al monologhista, dall’alto del palco, non era certo sfuggito questo improvviso sventolìo rosso, politicamente non ammesso, e così ingiunse minacciosamente allo sprovveduto di togliere quella bandiera di partito. Il ragazzo la ammainò lentamente,  quasi fosse rimasto sorpreso e scosso da tanta ingiunzione proferita in maniera così violenta e acida. Nessuna reazione da parte della folla. Forse il ragazzo rimase un po’ vergognoso in piazza, forse se ne andò, forse divenne un nuovo adepto, non sappiamo. Qualche mese dopo  il governo Prodi cadde, e nell’aprile 2008 la coalizione di Berlusconi stravinse le elezioni con il 46 % dei voti (17,5  milioni di elettori). La Sinistra Arcobaleno, che riuniva Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica, prese il 3 % e scomparve dal Parlamento. Tutto ciò che restava degli epigoni del vecchio PCI era ormai disperso ai quattro venti.

Trieste, Bosnia

Trieste, Bosnia

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“a me pare che ci siano stati in questi anni un sistematico allevamento e una sistematica promozione dell’incazzatura da parte degli stessi che domani quando arriverà la Bosnia anche da noi diranno “come abbiamo fatto a non accorgercene?” e proporranno riflessioni sul tema”

(Luca Sofri, “L’indignato feroce”, 8 marzo 2013, http://www.wittgenstein.it/2013/03/08/lindignato-feroce/)

Manco a farlo apposta, leggo sulle pagine di Carmilla,  in un articolo  a cura della giornalista e ricercatrice triestina Claudia Cernigoi, la descrizione di un perfetto esemplare in miniatura, un microcosmo di quell’eco-fascismo in salsa rosso-bruna di cui ho parlato ultimamente, e  che in questo caso  riguarda il Movimento per Trieste Libera (MTL) che domenica 15 settembre ha portato in piazza circa 5000 persone.

(L’articolo di Claudia Cernigoi: http://www.carmillaonline.com/2013/09/30/trieste-libera/)

“Un movimento che si definisce “né di destra né di sinistra” (una moda ormai!) e che comprende per lo più “gente della strada”, l’Uomo (e la Donna, ovvio) Qualunque sono stati resuscitati”.

Cernigoi fa un breve ma intenso excursus storico sul Territorio Libero di Trieste (TLT), oltre un’analisi della situazione attuale, che invito a leggere nella sua completezza su Carmilla. Qui mi limito a segnalare alcune “curiosità”.

Fra i tanti personaggi della fauna irredentista fanno spicco, per esempio, un certo Roberto Giurastante, già portavoce del movimento ambientalista Greenaction Transnational, che negava la sovranità italiana in materia ambientale. Nel 2011 venne costituito  il Comitato per il Porto Libero di Trieste (Free Port Trieste), e quindi il Movimento Trieste Libera, che rilascia anche le carte d’identità del Territorio Libero, composto da alcuni fuoriusciti (Lega Nord, M5S, ex AN) e lo stesso Giurastante.

Trieste libera ( il Piccolo cronaca locale qui)

Apparentemente sembrerebbe “che a fronte di una perfetta organizzazione di “eventi” (feste, manifestazioni, cortei), che richiede una regia di esperti in materia, il Movimento non abbia dei leader politici veri e propri” (a parte il Giurastante, che però l’autrice non considera un vero e proprio leader). E tuttavia il corteo del 15 settembre rivela “un sistema organizzativo impressionante”, dagli slogan  alle magliette, dalla banda al servizio d’ordine efficientissimo coordinato, a quanto pare dal promoter di arti marziali Alessandro Gotti (con un passato in Autonomia operaia!).

L’avvocato del MTL è un certo Edoardo Longo “difensore senza attenuazioni opportunistiche nei processi politici contro il dissidenti antimondialisti di destra, ha riversato la sua esperienza in materia in alcuni libri e in moltissimi articoli contro le aberrazioni del sistema giudiziario al servizio delle lobbies plutocratiche internazionali. (…) Dalla metà degli anni ‘8O svolge una intensa attività di ricerca culturale e pubblicistica, dapprima in ambito culturale tradizionale ( con nette influenze del pensiero di Julius Evola e Domenico Rudatis di cui era amico personale), poi in ambito più marcatamente politico. (…)

(sul rapporto fra Giurastante e l’avv.Longo: http://bora.la/2013/07/17/festa-del-territorio-libero-di-trieste-fino-al-21-luglio-a-borgo-grotta-gigante/)

Anche la sua attività pubblicistica, molto vasta, merita di essere conosciuta. Ne citiamo le opere più significative.

Nel 1996 per il tipi de il Ventaglio di Roma ha pubblicato “Il Fuoco e le Vette. Lungo i sentieri dell’arcaica Tradizione Ariana”, un’antologia che raccoglie quasi tutti gli scritti di Edoardo Longo sulla “metafisica delle vette”.

Ed ancora:

Nel 1989 ha scritto un lungo saggio (ora ristampato ne Il Coltello di Shylock) sui rapporti fra Giudaismo e Massoneria in appendice al volume edito da Ar di Malynski, La Guerra Occulta.

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Il Coltello di Shylock. Storie di ordinaria repressione giudaica , edito nel 2002 dalla editrice triestina la Rocca d’Europa è l’ultimo (al momento) testo pubblicato.

Molte note sulle vicende politico-giudiziarie dell’avv. Longo possono essere lette nelle note e commenti al libro Contra Judaeos di Telesio Interlandi che Edoardo Longo ha reso pubblico per la prima volta dal dopoguerra.” (Interlandi era uno dei teorici fascisti della Difesa della razza).

Nel 1999 ha pubblicato una lunga introduzione dal titolo “La Runa del Lupo” al volume La rivoluzione è come il vento di Marcello de Angelis, Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi (ed. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1999) (Terza Posizione, Forza Nuova, CasaPound).

“ Il motivo per cui un movimento, che si dichiara “né di destra né di sinistra” si sia scelto un avvocato dalle chiare posizioni filo nazifasciste e razziste, si può spiegare (forse) solo valutando il fatto che le pur vaghe teorie economiche di Trieste Libera (ma più che di essa, del collegato Comitato Porto Libero, che ha negli anni passati organizzato alcune iniziative su questi argomenti) sono simili a quelle esposte da un filone di pensatori della destra antimondialista, Giacinto Auriti in primis (l’ex missino che collaborò con Beppe Grillo nella stesura di Apocalisse morbida nell’ormai lontano 1998), il teorico del signoraggio e della local money, temi purtroppo oggi condivisi in parte anche da chi non fa diretto riferimento alla nuova (per modo di dire…) destra, ma appunto dichiara di voler superare la dicotomia “destra-sinistra” in funzione anticapitalista.”

Sul “signoraggio” e sul sistema monetario del Territorio Libero di Trieste” il Comitato Porto Libero ha organizzato nel 2011 una conferenza dal titolo “Il Territorio Libero avrà un proprio sistema monetario”, il cui relatore era il dr. Antonio Miclavec, autore (con Marco della Luna)  del libro €uroSCHIAVI, pubblicato da una casa editrice rosso bruna, l’Arianna editrice, nonchè candidato sindaco di Udine alle ultime elezioni amministrative, nella lista di Forza Nuova.

Janet Biehl – Il network eco-fascista in Germania

L’“Ecologia” e  la modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

 

PARTE SECONDA

IL NETWORK ECO-FASCISTA

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione in italiano a cura di: blackperrot@anarcotico.net)

Janet Biehl è un’anarchica statunitense, collaboratrice e compagna di Murray Bookchin, e con lui  teorica dell’Ecologia sociale.  Oltre questo testo, presente nel volume Ecofascism: Lessons from the German Experience (1996) , scritto insieme a Peter Staudenmeier, ha scritto anche Finding our Way. Rethinking Ecofeminist Politics (1991), The Politics of Social Ecology: Libertarian Municipalism (1997), e The Murray Bookchin Reader (1997).

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In questa seconda parte del suo saggio Janet Biehl prende in considerazione alcuni fra i principali gruppi dell’estrema destra tedesca, fra cui alcuni già citati nel libro di Guido Caldiron, Estrema destra, 2013, di cui ho pubblicato recentemente un estratto (guido-caldiron-estrema-destra-destre-radicali-e-populiste-in-germania/), libro che ovviamente contiene informazioni più aggiornate. Quindi,  per quanto riguarda il FAP, i  Republikaner, la DVU e l’NPD, sintetizzerò molto rapidamente soltanto ciò che riguarda la loro ideologia ecologista, più o meno ricollegabile all’ideologia di Sangue e Suolo (Blut und Boden). alla “purezza della razza”, al nazionalismo e al no all’immigrazione. Per quanto riguarda invece i Nazional-Rivoluzionari, Rudolf Bahro e la WSL (Lega Mondiale per la Protezione della vita, organizzazione non-profit  che si rifà all’Antroposofia di Rudolf Steiner),  la sintesi sarà più ampia.

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“Ecologia” neofascista

L’ecologia viene deformata per finalita’ mistico-naturaliste da un’intera serie di gruppi e partiti neofascisti. I partiti eco-fascisti sono talmente eterogenei e i loro membri talmente sovrapposti, da formare cio’ che il ricercatore antifascista Volkmar Wolk chiama “un network eco-fascista”. (8) La loro letteratura programmatica spesso combina ecologia e nazionalismo secondo modalità tese ad attrarre persone che non si considerano fasciste e allo stesso tempo supporta ideologicamente skinhead neonazisti che commettono azioni violente contro gli stranieri.

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FAP  (“Freiheitliche Deutsche Arbeiterpartei”, Partito Operaio Tedesco della Libertà, messo fuori legge nel 1995). Il FAP promuoveva apertamente un nazional-socialismo basato sulle idee di razza e nazione, e reclutava i propri sostenitori fra skinheads e ultras delle curve. La sua attività comprendeva azioni violente e attacchi razzisti contro gli stranieri, con slogans come  “la Germania ai tedeschi – fuori gli stranieri”. “lavori tedeschi per gli operai tedeschi,” “rimpatrio per gli stranieri“, “nessuna concessione agli stranieri,” e il porre fine al “folle entusiasmo per l’integrazione” e al “cosmopolitismo orientato umanisticamente“. Pensano che marxismo, liberalismo e cristianita’ abbiano “strappato l’umanità dalla sua connessione ai cicli naturali della nostra terra” e che nessun “ambientalismo tecnico” potra’ impedire la “sempre più evidente catastrofe ecologica“. Piuttosto, “la relazione interrotta tra l’umanità e il resto della natura” richiede “una rivoluzione ecologista” e “una rivoluzione radicale della coscienza” che “condurrà l’umanità a un reintegrazione con la struttura di vita planetaria.” Abbiamo bisogno di una nuova etica, sostengono, secondo cui “umanita’, animali e natura siano considerate come un tutt’uno’”. Non sorprende che il FAP consideri l’aborto come “un crimine contro le leggi di una natura sana e contro Dio“. Le “necessità ecologiche… devono essere introdotte in accordo con un’economia funzionale, mentre “il sistema ciclico della natura dovrebbe… essere incorporato in ambito economico“.

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I Republikanerhttp://www.rep.de), in buona parte confluiti nell’NPD, si definiscono come una  “comunità di patrioti tedeschi” , con posizioni apertamente anti-immigrati, in particolare contro i turchi. Promuovono “la preservazione dell’esistenza del Volk tedesco, della sua salute e del suo spazio ecologico (“Lebensraum”) come priorità per la politica interna”. “Questo obiettivo“, aggiungono, “promuovera’ contemporaneamente anche la protezione dell’ambiente.” I disastri ecologici porrebbero a rischio la “salute” dei tedeschi – e con “salute” intendono “salute genetica” del popolo tedesco. Tale “salute” avrebbe “un valore più alto dei profitti di breve durata e del desiderio di un tenore di vita elevato“. Proteggere e mantenere un “ambiente sano” garantirebbe non soltanto la “sicurezza delle fonti di sostentamento della nostra gente” ma sarebbe “un dovere patriottico.” I Repubblicani sono rigorosamente anti-abortisti per quanto riguarda le donne tedesche, mentre credono che per il terzo mondo sia necessaria una “significativa pianificazione demografica” tesa a frenare l'”esplosione demografica” e la minaccia che ne consegue per l’ambiente; senza questa pianificazione, ci saranno “catastrofe naturale e carestia“.

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L’unione del Popolo Tedesco (“Deutsche Volksunion”, o DVUhttp://www.dvu.de) è stata fondata dal dottor Gerhard Frey, storico attivista, revisionista ed editore dell’ultra-destra. Le sue pubblicazioni pubblicizzano la vendita di antiquariato nazista. La DVU sostiene che “la Germania dovrebbe rimanere tedesca“, richiede la “priorità ai tedeschi nell’assegnazione di alloggi tedeschi” e “l’identità e l’autodeterminazione nazionali“. Secondo la DVU, la protezione dell’ambiente consiste nell’approvare “leggi rigorose contro chi inquina“, nell’”analisi rigorosa delle derrate alimentari importate” e nella rigida limitazione degli esperimenti sugli animali e sulla “tortura degli animali“, mentre la protezione della vita significa “mettere fine all’abuso dell’aborto.”

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NPD (“Nationaldemokratische Partei Deutschlands”,  Partito Nazional-Democratico Tedesco)

L’NPDhttp://www.npd.de)   lamenta che “due guerre nel corso di una generazione… hanno eroso la salute fondamentale della gente tedesca”  L’NPD deplora la distruzione dell’ambiente, che “ha effetti negativi per la salute del Volk.” I tedeschi non dovrebbero essere esposti a “sostanze chimiche” e dovrebbero essere protetti dalle “malattie congenite”, mentre i malati di AIDS dovrebbero essere obbligati “a registrarsi.” La “preservazione” della “gente tedesca” richiede che le donne tedesche partoriscano prolificamente e quindi il NPD e’ contrario alla “svalutazione e distruzione della famiglia.” Siccome l’aborto minaccia “l’esistenza biologica della nostra gente,” le donne che abortiscono dovrebbero essere punite. Il partito richiede corsi governativi di economia domestica e maternita’ per la “gioventù femminile.”

 

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Nel 1973, l’NPD ha elaborato un “Manifesto Ecologista” che invoca “le leggi della natura” per giustificare una struttura gerarchica, un ordine “organico” che governerebbe i rapporti sociali. (22) Il documento si scaglia contro “l’ambiente inquinato ed avvelenato da un’umanità che vive sempre più isolata, in una massa degradata“, che sarebbe “soltanto il sintomo più evidente dell’equilibrio rovinato tra l’umanità e la natura“. Negli anni successivi, la retorica dell’NPD e’ divenuta sempre più orientata alla New Age; oggi richiede il “recupero di… una coscienza ambientalista, così necessaria per la vita.” . “In primo luogo, e’ necessaria una rivoluzione interna del pensiero umano. Non sono l’accumulazione illimitata di merci materiali ne’ il consumo sfrenato a poter dare felicita’ e significato alla vita umana, quanto l’esperienza nella natura, la preoccupazione per i valori culturali e la sicurezza sociale nella famiglia e nel Volk.” “La coscienza del Volk e la coscienza ambientale sono inseparabili” perche’ “milioni di sconosciuti” minacciano “il nostro Volk nella sua stessa esistenza.”

Copia di rebell NR Eichberg

Sache des Volkes / Nationalrevolutionäre Aufbauorganisation (SdV/NRAO) (La Causa del Popolo/Organizzazione per la Edificazione Nazional-Rivoluzionaria. (9)

Rifacendosi al Nazional-bolscevismo teorizzato da Ernst Niekisch negli anni Venti, l’organizzazione nazional-rivoluzionaria (NRAO)  fondata nel 1974 coniuga temi di destra e di sinistra, manipolandoli per il proprio uso del nazionalismo e dell’ecologia, nel tentativo di attraversare le correnti ideologiche. Si rifanno ad un classico tema del dissenso della destra tedesca: la credenza che sia necessaria una “Terza via” tra capitalismo e socialismo e che la Germania sia predestinata a condurre l’umanita’ in questa direzione. (10) La “Terza via” dei NR e’ basata sul nazionalismo e su di un socialismo “specificamente nazionale” (11) – insomma su di un “nazional-socialismo”. Una corrente attuale dei NR, chiamata “Solidaristen” (Solidaristische Volksbewegung SVB, Movimento Popolare di Solidarietà) si identifica con i fratelli Strasser, due membri del partito nazista che negli anni Venti presero sul serio il “socialismo” del “Nazional-Socialismo” e rappresentarono tra i nazisti la corrente anticapitalista “di sinistra”. Oggi, i Solidaristen e altri NR considerano in particolare Otto Strasser “il Trotsky del nazionalsocialismo” a causa della sua lotta per il potere all’interno del partito di Hitler negli anni Venti; l’espulsione da parte di Hitler di questo fascista nel 1930 fu, secondo loro, un tradimento del nazionalsocialismo.

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L’attuale ideologo principale dei NR, Henning Eichberg, promuove l’asserzione dell'”identità nazionale” e di un “nazionalismo di liberazione.” Cercando consensi sia a destra che a sinistra, le pubblicazioni dei NR hanno sostenuto i movimenti nazionali di liberazione dello spettro politico tradizionale, compresi irlandesi, baschi, ukraini e afgani, così come i sandinisti. (12) Consideravano la Germania divisa come un paese occupato, il “risultato della politica imperialista delle forze di occupazione” e desideravano “liberarla” – Austria compresa. Ora che la Germania è stata liberata da questa “occupazione,” i nazional-rivoluzionari sono liberi di concentrarsi sulla “riunificazione” con l’Austria.

Eichberg considera il giudaismo/cristianesimo come la radice di tutti i mali odierni, perche’ eccessivamente intellettuale, responsabile dell’allontanamento dell’umanità sia da se stessa che dal divino e perche’ trascura le emozioni ed il corpo. Legata com’e’ ad una logica produttivista, la cristianita’, secondo Eichberg, è la “religione dello sviluppo”, che deve essere combattuta a tutti i costi.

Per contribuire a coltivare l’”identità nazionale”, propone invece una nuova religione, che riunisca le religioni neo-pagane tedesche, celtiche e indiane con le vecchie idee volkisch nazionalistiche. Dovrà essere basata “sulla sensualità e fisicità del ballo, del rituale, della cerimonia e del taboo, della meditazione, della preghiera e dell’estasi. Essenzialmente, questa religione si costituisce come una forma di praxis contro la “religione dello sviluppo”, perché le sue “contro-esperienze sensuali” possono rimettere l’umanità più strettamente a contatto con la natura.

Come molti teorici New Age statunitensi, Eichberg auspica un ritorno alla natura primigenia, alle presunte fonti primordiali della vita, della psiche e delle culture autentiche della gente e che le persone guariscano se stesse come parte della cura della crisi ecologica, superando la propria alienazione e riscoprendo se stesse. (13)

I nazional-rivoluzionari sfruttano argomentazioni ecologiste per costruire non soltanto nuove religioni primitiviste New Age, ma anche per l’attività politica. Durante gli anni Settanta, si organizzarono intorno all’opposizione all’energia nucleare, più o meno nello stesso periodo del movimento di iniziativa dei cittadini.

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Con il loro entusiasmo ecologista e anti-nucleare”, osserva Walter Laqueur, “il loro anti-americanismo culturale e il loro sostegno a movimenti di liberazione nazionale in molte parti del mondo, i ‘nazional-rivoluzionari’ cercarono, in effetti, di scavalcare le correnti di sinistra loro contemporanee. Alcuni consideravano Sinn Fein come un modello per i nazional-rivoluzionari tedeschi, altri suggerivano la “balcanizzazione politica” in Germania e in Europa come soluzione a tutti i problemi dibattuti” (14).

Altri nazional-rivoluzionari adottarono un diverso metodo politico: alla fine degli anni Settanta, si unirono ai Verdi che stavano emergendo, tra i quali alcuni di loro riuscirono ad ottenere incarichi per un certo periodo. Nell’ottobre del 1980, la Lista Alternativa di Berlino Ovest decise che non poteva collaborare con i nazional-rivoluzionari, che considerava ancor più pericolosi dei neonazisti dichiarati, in quanto nascondono le proprie intenzioni reali dietro una parvenza di programmi democratici ed ecologisti indipendenti. Sono stati per la maggior parte espulsi dai Verdi, almeno stando a quanto risulta attualmente agli osservatori. (15)

 

2. continua

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NOTE.

La maggior parte delle informazioni riguardanti i gruppi sopra-elencati provengono da Jutta Ditfurth, “Feuer in die Herzen: Plädoyer für eine Okologische Linke Opposition“ (Hamburg: Carlsen Verlag, 1992, terza parte, specialmente pp. 158, 172)  o dalle loro pubblicazioni e dai loro programmi. Jutta Ditfurth fu una fondatrice del Partito dei Verdi tedesco , (Die Grünen. 1980), da cui si distaccò ritenendolo contro-rivoluzionario, impegnandosi successivamente nell’organizzazione di Sinistra Ecologista (Okologische Linke) a Francoforte

8. Volkmar Wolk, “Neue Trends im okofaschistischen Netzwerk: Am Beispiel der Anthroposophen, dem Weltbund zum Schutz des Lebens und der ODP”, in “In bester Gesellschaft: Antifa-Recherche zwischen Konservatismus und Neo-faschismus“, Raimund Hethey e Peter Kratz ed. (Gottingen: Verlag die Werkstatt, 1991). Wolk e’ un portavoce del VVN/Bund of Antifascists e ha pubblicato molti scritti relativi al ‘neofascismo’.

9. Salvo diversa indicazione, le citazioni in questa sezione provengono dai documenti dei Nazional-rivoluzionari ”Gegen Fremdherrschaft und Kapital” e “Grundsätze unseres Wollens – Die fünffache Revolution” (n.d.), citati in Ditfurth, “Feuer”, pp. 228-30.

10. Walter Laqueur, “Germany Today: A Personal Report” (Boston: Little, Brown, 1985), p. 152. Sull’ideologia strasserita vedi anche Mosse, “Crisis”, pp. 286-90.

11. Vedi Hans-Georg Betz, “On the German Question: Left, Right, and the Politics of National Identity“, Radical America, vol. 20, n. 1 (1987), pp. 30-48.

12. Vedi Betz, “On the German Question.”

13. Henning Eichberg, “Produktivistische Mythen: Etwas über die Religion in der Industriekultur”, in “Zurück zur Natur-Religion?“ Holger Schleip, ed. (Freiburg: Hermann Bauer Verlag, 1986). Ironicamente, l’editore Schleip e’ membro sia dei Verdi che della setta razzista “Deutsche Unitarier”. L’editore, Hermann Bauer Verlag, e’ il piu’ grande editore di letteratura New Age in Germania. Il contenuto dell’articolo di Eichberg e’ riassunto in Wolk, “Neue Trends”, p. 126.

14. Laqueur, “Germany Today”, p. 153. Laqueur cita Henning Eichberg, “Balkanisierung für jedermann”, nel peridico dei Nazional- rivoluzionari “Wir Selbst”, “un giornale per l’identità nazionale e la solidarietà internazionale” (maggio-giugno 1983). La destra tedesca si è interessata all’IRA fin dagli anni Venti; il titolo di questo giornale, “Wir Selbst” (“Noi stessi”), è una traduzione di “Sinn Fein”.

15. Vedi Betz, “On the German Question”, pp. 45-46; e Wolk, “Neue Trends”, p. 123.