Il mito del Cargo – Jean Baudrillard

(mentre rimuginavo su un articolo che parla di gap delle aspettative, frustrazione diffusa e populismo espiatorio o auto-assolutorio, http://www.ilfoglio.it/soloqui/23335, mi sono imbattuto in questo brano dedicato dal sociologo Jean Baudrillard al Culto del Cargo, di cui ho già parlato nel precedente post. Il libro da cui è tratto è stato pubblicato in Francia nel 1970, e quindi la sua stesura risale a fine anni ’60, all’incirca lo stesso periodo in cui il fisico Richard Feynman si confrontava con le pseudoscienze californiane. Cosa è cambiato oggi rispetto a quella società dei consumi? E più a fondo, come mai si ripropongono sempre gli stessi miti e le stesse curve delle aspettative, con risultati a volte disastrosi e a volte ironici?)

Articoli interessanti che parlano dello stesso argomento:

* Lo strano culto delle navi da carico, http://bhutadarma.wordpress.com/2014/05/22/lo-strano-culto-delle-navi-da-carico/

* Mike Jay, “The Last Cargo Cult”, http://mikejay.net/articles/the-last-cargo-cult/[/

 

THE LAST CARGO CULT

JEAN BAUDRILLARD

IL MITO DEL CARGO

 

(estratto da La società dei consumi, cap. secondo, “Lo statuto miracoloso del consumo”, p.25-28, Il Mulino, 1976)

 

Gli indigeni della Melanesia erano rapiti alla vista degli aerei che sfrecciavano in cielo. Ma mai questi oggetti discendevano fin verso di loro. I bianchi invece riuscivano a catturarli. E questo perché, essi, a terra, disponevano in certi determinati spazi di oggetti simili capaci di attrarre gli aerei volanti. Perciò gli indigeni pensarono di costruire, con rami e liane, un simulacro di aereo. Delimitarono poi un terreno, che illuminavano accuratamente durante la notte, e si misero ad attendere pazientemente che i veri aerei vi si posassero.

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Senza voler tacciare di primitivismo (e perché no?) i cacciatori-raccoglitori che ai nostri giorni vagano per la giungla delle città, in quanto esposto si potrebbe vedere un apologo del consumo. Il miracolato del consumo mette in mostra tutto un dispositivo di oggetti-simulacro, di segni caratteristici di felicità, e poi attende (disperatamente direbbe un moralista) che la felicità vi si posi.

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Non è questione di vedervi un principio di analisi. Si tratta semplicemente della mentalità consumatrice privata e collettiva. Ma a questo livello assai superficiale si può arrischiare un confronto: è un pensiero magico che regola il consumo, è una mentalità miracolosa che regola la vita quotidiana, come la mentalità primitiva viene considerata fondata sulla credenza nell’onnipotenza dei pensieri, così qui c’è la credenza nell’onnipotenza dei segni. L’opulenza, l’”affluenza” non è in effetti che l’accumulazione dei segni della felicità. Le soddisfazioni che conferiscono gli oggetti stessi sono equivalenti agli aerei-simulacri, i modelli ridotti dei melanesiani, vale a dire il riflesso anticipato della grande soddisfazione virtuale, dell’opulenza totale, dell’ultimo giubilo dei definitivii miracolati, la cui folle speranza alimenta la banalità quotidiana. Queste minori soddisfazioni non sono altro che delle pratiche di esorcismo, dei mezzi per catturare, per accattivarsi il benessere totale, la beatitudine.

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Nella pratica quotidiana i benefici del consumo non sono vissuti come il risultato di un’opera o di un processo di produzione, sono vissuti come miracolo. C’è certo una differenza tra l’indigeno melanesiano e il telespettatore che si siede davanti al proprio apparecchio, spinge il bottone e attende che le immagini del mondo intero discendano verso di lui: e consiste nel fatto che generalmente le immagini obbediscono, mentre gli aerei non accondiscendono mai ad atterrare a motivo dell’ingiunzione magica. Ma questo successo tecnico non è sufficiente a dimostrare che il nostro comportamento sia di ordine reale e quello degli indigeni di ordine immaginario. Infatti la stessa economia psichica fa sì che da un lato la fiducia magica degli indigeni non venga mai meno (se essa non funziona è perché non si è fatto quel che si doveva fare) e che, d’altro lato, il miracolo della TV sia perpetuamente realizzato senza cessare di essere un miracolo – e questo grazie alla tecnica che cancella per la coscienza del consumatore il principio stesso della realtà sociale, il lungo processo sociale di produzione che conduce al consumo delle immagini. Per questo il telespettatore, come l’indigeno, vive l’appropriazione come una captazione in virtù di una modalità di efficacia miracolosa.

 

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IL MITO DEL CARGO
I beni di consumo si propongono come una potenza carpita, non come prodotti del lavoro. E più in generale la profusione dei beni è sentita, una volta privata delle sue determinazioni oggettive, come una grazia della natura, come una manna e un beneficio del cielo. I melanesiani – ancora loro – hanno sviluppato a contatto coi bianchi un culto messianico, quello del Cargo: i bianchi vivono nella profusione mentre essi non hanno nulla, questo perché i bianchi sanno catturare o sviare le merci che sono spedite a loro, i neri, dai loro antenati ritiratisi ai confini del mondo. Un giorno, una volta posta in scacco la magia dei bianchi, i loro antenati ritorneranno col carico miracoloso ed essi non conosceranno più il bisogno.
Così i popoli “sottosviluppati” considerano l’”aiuto” occidentale come qualcosa di atteso, di naturale, e che era loro dovuto da lungo tempo. Come una medicina magica, senza rapporto con la storia, la tecnica e il progresso continuo e lo sviluppo mondiale. Ma se vi si guarda un po’ più da vicino, i miracolati occidentali dello sviluppo non si conportano collettivamente allo stesso modo? La massa dei consumatori non vive la profusione come un effetto della natura , circondata com’è dai fantasmi del Paese di Bengodi e persuasa dalla litania pubblicitaria che tutto le sarà dato d’avanzo e che ha sulla profusione un diritto legittimo e inalienabile? La buona fede nel consumo è un elemento nuovo; le nuove generazioni sono ormai delle eredi : esse non ereditano più solamente dei beni, ma anche il diritto naturale all’abbondanza. Così in Occidente rivive il mito del Cargo mentre esso declina in Melanesia.

Infatti anche se l’abbondanza si è fatta quotidiana e banale, essa resta vissuta come un miracolo quotidiano nella misura in cui essa appare non come prodotta, strappata e conquistata al termine di uno sforzo storico e sociale, ma come dispensata da parte di un’istanza mitologica benefica di cui siamo i legittimi eredi: la tecnica, il progresso, la crescita, ecc.
Questo non vuol dire che la nostra società non sia oggettivamente e in maniera decisiva innanzi tutto una società di produzione, un ordine di produzione, dunque il luogo di una strategia economia e politica. Ma questo vuol dire che vi si inserisce un ordine del consumo, che è un ordine della manipolazione dei segni. In questa misura si può tracciare un parallelo (senza dubbio avventuroso) col pensiero magico: infatti l’uno e l’altro vivono di segni e al riparo dei segni. Sempre un maggior numero di aspetti fondamentali delle nostre società contemporanee fanno capo a una logica delle significazioni, a un’analisi dei codici e dei sistemi simbolici – e quest’analisi si deve articolare su quella del processo della produzione materiale e tecnica come suo prolungamento teorico.

 

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Romanticismo e Rivoluzione – Anselm Jappe

Anselm Jappe

Grandezza e limiti del romanticismo rivoluzionario


revolta e melancoliaNon è passato molto tempo da quando il mondo si divideva in due: da una parte, i “progressisti”, dall’altra, i “conservatori”, i “reazionari”. Tutto quello che stava “a sinistra”, quello che era rivoluzionario o, almeno, realmente riformatore, tutto ciò che si batteva per l’emancipazione delle classi oppresse e sfruttate, si poneva nella prospettiva del “progresso”, di un’avanzata – generalmente considerata come ineluttabile – verso un futuro migliore; dall’altra parte della barricata, le classi dominanti si opponevano ad ogni progresso o volevano restaurare le vecchie forme di società di quando esse regnavano in maniera assoluta. Secondo tale visione, ogni distruzione di un elemento delle società ereditate dal passato costituiva un passo in avanti, un passo verso l’emancipazione. Questo “progresso sociale” trovava il suo fondamento e la sua garanzia nell’incessante progresso della scienza e delle sue applicazioni tecnologiche, e lo traduceva sul piano storico, secondo la teoria marxista per cui le forze produttive, alla lunga, finiscono sempre per sovvertire i rapporti di produzione, quando questi non sono adeguati al loro sviluppo: alla fine, è il progresso stesso della tecnologia che fa trionfare la classe operaia sul borghese parassita. Il progresso era il figlio dei Lumi del XVIII secolo e della loro realizzazione parziale durante la Grande Rivoluzione francese, di cui tanto il marxismo quanto le altre correnti “progressiste”, si sono proclamati continuatori – spesso con l’intenzione dichiarata di “portare a termine” il progetto emancipatore dei Lumi, che ritenevano tradito o lasciato incompleto dalla stessa borghesia che l’aveva iniziato.

 
Questa fiducia nella marcia della storia, spinta dalla scienza e dalla tecnica, è rimasta seriamente scossa nel corso di questi ultimi decenni. Inseguire lo sviluppo delle basi materiali del capitalismo, per cambiarne semplicemente il regime di proprietà, si è rivelata sempre meno come una prospettiva desiderabile o semplicemente possibile (anche se questa convinzione, un po’ riformulata, ha vita durevole, sia in seno alla “sinistra” riformista che in quella radicale). Il mondo non va affatto meglio e continua a suscitare il desiderio di cambiarlo profondamente. In tale contesto hanno cominciato ad emergere delle forme di opposizione al capitalismo che non si inseriscono facilmente nello schema concordato “progressista contro conservatore” – in particolare, l’ecologismo. E, parimenti, si è presa coscienza del fatto che la modernità capitalista ha generato, lungo il suo percorso, differenti critiche del progressismo, critiche spesso virulente che si nutrono della nostalgia di un passato suppostamente migliore e ne hanno tratto una condanna del presente; critiche che hanno messo in evidenza, accanto allo sfruttamento e all’oppressione, altre fonti di malessere, come la perdita di senso, il deterioramento dei rapporti umani, la deturpazione del mondo e l’impoverimento della vita quotidiana.

Benjamin-Lowy Per lungo tempo, il marxismo, in pressoché tutte le sue varianti, ha guardato con disprezzo a quello che chiamava “anticapitalismo romantico”: se a volte gli riconosceva la sincerità delle sue intenzioni, ed una certa perspicacia per quanto riguardava la descrizione di alcuni sintomi del capitalismo, il romanticismo restava, agli occhi dei sostenitori del “socialismo scientifico”, solo un’ideologia “piccolo-borghese”, tutt’al più sentimentale e impotente, oggettivamente reazionaria, e spesso perfino alla base delle ideologie fasciste. Non c’è niente di sorprendente in tale rigetto: secondo la visione progressista della storia, il romanticismo è nato come reazione all’illuminismo e alla Rivoluzione francese, come espressione di strati della società – aristocrazia fondiaria, borghesia renditiera – che aveva tutto da perdere nella ricerca del progresso. Elaborando un irrazionalismo aggressivo, fondato su dei concetti come “mito”, “popolo”, “sangue” e “destino”, i romantici tedeschi in particolare hanno contribuito direttamente alla genesi del nazionalismo tedesco e, in fin dei conti, del nazismo; queste forme di anticapitalismo avrebbero tradito gli strati popolari, dirigendo la loro rabbia verso obiettivi sbagliati. György Lukács ha fornito una versione classica di questa identificazione del romanticismo con il pre-nazismo nel suo “La Distruzione della ragione”, nel 1951. Una tale opinione è ancora del tutto comune in Germania, soprattutto in quella parte della sinistra tedesca che rimane assai vigilante a proposito di tutto quello somiglia – per esempio in alcune forme di ecologismo – ad una risorgenza dell’ “ideologia tedesca” con il suo background sciovinista e antisemita.
Michael Löwy ha lavorato per oltre vent’anni, spesso in collaborazione con il sociologo ed anglicista Robert Sayre, per riscoprire il lato rivoluzionario ed anticapitalista del romanticismo. Oltre ai libri, o alla serie di articoli che Löwy ha esplicitamente consacrato alla questione, ci sono in proposito anche i suoi scritti su Walter Benjamin, su Franz Kafka o sui surrealisti, in cui espone la sua tesi centrale: il romanticismo, lungi da essere un movimento solo letterario, è una “visione del mondo” nata con l’inizio del capitalismo industriale, verso la metà del XVIII secolo. Esso è dunque contemporaneo dei Lumi, e non una reazione ad essi, e le due visioni possono essere compatibili – Come è dimostrato dal caso di Rousseau. Il romanticismo, come lo definiscono Löwy e Sayre, è coestensivo al capitalismo e dura fino ai nostri giorni. Essi fanno rientrare in questa categoria un gran numero di scrittori, di pensatori e di artisti, affermando che, nonostante la loro innegabile eterogeneità, hanno espresso un rifiuto almeno parziale della modernità capitalista ed industriale in nome di valori provenienti dal passato, rifiuto che acquista così una dimensione “utopica”. Il tratto comune di tutti i romanticismi sarebbe dunque la loro opposizione alla borghesia, anche se quest’opposizione ha portato alcuni, soprattutto dopo la delusione subita in conseguenza della Rivoluzione francese, ad idealizzare il passato feudale e le sue sopravvivenze (Samuel Coleridge, Friedrich Schlegel, Novalis).

franz kafkaMa identificando il romanticismo con la reazione politica, come ha fatto una certa storiografia “marxista” a lungo egemonica anche in Francia, bisognerebbe dichiarare che  Friedrich Hölderlin o Georg Büchner non sono stati dei romantici, non più che Heinrich Heine o Victor Hugo. Alcuni romantici erano ardenti partigiani dei giacobini; altri, più tardi, hanno preso parte alla rivolta che ha scosso Parigi nel 1832.

continua a leggere:

http://francosenia.blogspot.it/2013/12/reincantare-il-mondo.html

Una tranquilla settimana di isteria mediatica collettiva

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 “Social networks can lead to global mass hysteria”

Benvenuti in HisterItaly! Abbiamo appena vissuto una settimana di normalissima, banalissima  isteria mediatica collettiva sul cosiddetto” impeachment” del Presidente Napolitano e sul “caso” Cancellieri, pompato letteralmente sul nulla da quei gran maestri del genere quali sono quelli de La Repubblica, seguita a ruota da quasi tutti gli altri media e social (ad eccezione, bisogna dire, de “Gli Altri” di Piero Sansonetti (cancellieri-unico-reato-e-fuga-di-notizie), e alcuni post di Luigi Manconi e Gad Lerner), e naturalmente immediatamente cavalcata dai dipendenti della Ditta Casaleggio, che dell’isteria hanno fatto  la propria mission per la gioia degli indivanados dello Stivale . Con assoluta nonchalance il Grullo Demens il giorno dopo racconta ai suoi boy scouts che l’impeachment è una “finzione politica” che parla alla “pancia” della gente,  mentre il “caso Cancellieri”, sgonfiandosi,  finisce a fondo  pagina dimostrando che l’unico reato commesso è quello di chi ha favorito la fuga delle notizie comprate da La Repubblica. Da domani non  ne parlerà più nessuno, come tanti casi in precedenza, fino alla prossima nuova e ancor più sconvolgente  isteria mass-mediatica.  Come scriveva Bruce Sterling al suo cattivo discepolo,  “ C’è stata solamente una breve orgia catartica pubblica con strappo di capelli…”

Post interessanti:

* social-networks-can-lead-global-mass-hysteria

.quitthedoner.com/Femminicidio la bolla mediatica di ultima generazione

* Christopher Cepernich – L’isteria mediatica – Il Mulino

 

” Così funziona il giornalismo in questo paese, fonde perennemente commento e cronaca e cavalca le emergenze che crea come giumente sotto anabolizzanti finché non le abbandona riverse sulla strada e passa ad altro.” (Quit The Doner)

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Il darwinismo sociale ecologista, da Ernst Haeckel a Herbert Gruhl (Janet Biehl, Ecofascismo 5 e Conclusioni)

Janet Biehl

L’“Ecologia” e  la modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

 

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione in italiano a cura di: blackperrot@anarcotico.net)

Janet Biehl è una scrittrice anarchica statunitense, collaboratrice e compagna di Murray Bookchin, e con lui  teorica dell’Ecologia sociale.  Oltre questo testo, presente nel volume Ecofascism: Lessons from the German Experience (1996) , scritto insieme a Peter Staudenmeier, ha scritto anche Finding our Way. Rethinking Ecofeminist Politics (1991), The Politics of Social Ecology: Libertarian Municipalism (1997), e The Murray Bookchin Reader (1997).

(Con questa ultima parte del saggio di Janet Biehl si chiude la lunga cavalcata sull’ecologia fascista, che parte non a caso dalla biologia razzista di di Ernst Haeckel, descritta da Peter Staudenmeierper arrivare a un suo lontano epigono, il politico Herbert Gruhl, passato dalla CDU al nuovo partito dei Verdi, e poi ritornato alle origini. Credo ci sia ormai abbastanza materiale per riflettere e approfondire., anche grazie al più che accurato apparato delle note. Quel che ho constatato nel confezionare questi post, attraverso le immagini o le fonti, è come in Germania le organizzazioni antifasciste (Antifa), gli ecologisti progressisti, Indymedia e altri siti di archivi abbiano seguito con grande accuratezza, con un lavoro di documentazione eccellente,  il fenomeno dell’ambientalismo fascista attraverso le sue innumerevoli metamorfosi e infiltrazioni, i suoi travestimenti e i suoi ripescaggi nostalgici. La pronta reazione Antifa, in buona parte extra-parlamentare, ha permesso infatti di rintuzzare prontamente ogni sorta di ambiguità e provocazione, di ripulire lo stesso partito dei Grunen, rispedendo fascisti, rossobruni, NIMBY, antimondialisti, mistici,  esoterici e i “né destra né sinistra” nelle loro fogne preferite. In Italia questo fronte antifascista, negli ultimi due decenni, è venuto un po’ meno, consentendo ogni sorta di scempio e di infiltrazione. Non che siano mancati gli studi, i saggi, le inchieste di tipo giornalistico, gli articoli, di cui darò conto in nuovi post.  E’ mancato un adeguato coordinamento frutto soprattutto dello sbracamento,  della deriva qualunquistica e giustizialista di molta parte del pensiero di sinistra., della mancanza di conflitto reale, del parlamentarismo beota e soddisfatto di sé che ha corrotto anche i residui della “sinistra radicale”. Ma su questo occorrerà tornarci in seguito.)

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PARTE QUINTA

Herbert Gruhl: darwinista sociale “ecologista”

 

Bahro, va detto, sostiene di voler ricercare le radici della crisi ecologica nella “malattia” dell’”umanità Nordica bianca“. Ma l’estrema destra di solito individua queste radici nei non-europei ed usa l”ecologia” per muovere le classiche argomentazioni razziste contro l’immigrazione dal terzo mondo. Nell’”Europa delle terre dei padri” di concezione “etno-pluralista“, ogni Volk necessita, per poter prosperare, del suo ambiente familiare specifico, di cui e’ esperto. L’interferenza esterna – immigrazione compresa – disturba questo ambiente naturale, l’”ecologia naturale del Volk.” Più spesso, l’estrema destra sostiene di voler difendere delle culture, anziche’ delle razze. Se i nazisti perseguitarono coloro che praticavano la “mescolanza di razze” e cercarono di conservare la “purezza razziale”, i fascisti odierni sostengono di opporsi alla mescolanza culturale e cercano di conservare la propria cultura.

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Quindi, gli eco-fascisti e il partito fuorviantemente denominato “Partito Ecologista Democratico” (“Okologische Demokratische Partei”, o ODP – http://www.oedp.de)  propongono che i “richiedenti asilo” vengano accettati da paesi che appartengano alla loro medesima sfera culturale” ed auspicano “l’Heimat anziché la multiculturalita’.” (98) La falsità di queste posizioni risulta pero’evidente, quando vengono presentate in termini di “ecologia”’ perchè la nozione di ecologia dell’estrema destra non e’ altro che darwinismo sociale, l’ideologia reazionaria secondo cui e’ la biologia a determinare la forma della società e sono i geni, piuttosto che l’ambiente, a determinare la cultura. L’“ecologia” darwinista sociale può quindi addurre motivazioni apparentemente “ecologiste” per rifiutare l’ingresso degli immigranti e per asserire l’identità etnica o nazionale – evitando di ricorrere alla terminologia della razza.

Nell’ultra-destra tedesca, il darwinismo sociale ha radici profonde. Quando emerse come dottrina per la prima volta, nel diciannovesimo secolo, la sua corrente tedesca era molto differente da quella anglo-americana. Come il darwinismo sociale anglo-americano, quello tedesco proiettava le istituzioni sociali umane nel mondo non-umano, come “leggi naturali”. Dopodichè, adduceva queste “leggi” per definire come “naturali” le disposizioni sociali umane. Inoltre applicava alla società il concetto di “sopravvivenza del più adatto”. Ma mentre il darwinismo sociale anglo-americano concepiva il “più adatto” come il singolo imprenditore in una sanguinaria giungla capitalista, il darwinismo sociale tedesco concepiva il “più adatto” soprattutto in termini di razza. La razza ‘più adatta’, quindi, non soltanto potrebbe, quanto dovrebbe sopravvivere, sgominando tutti i suoi competitori nella sua ‘lotta per l’esistenza.’

Lo storico Daniel Gasman osserva: “Si può dire che, mentre in Inghilterra il darwinismo fu un’estensione di un individualismo laissez faire, proiettato dal mondo sociale al mondo naturale, [in Germania fu] una proiezione del romanticismo tedesco e dell’idealismo filosofico… La forma presa dal darwinismo sociale in Germania fu quella di una religione pseudo-scientifica di culto della natura, un misticismo della natura combinato con nozioni razziste. (99) Dal momento che questo darwinismo sociale sembrava offrisse una base “scientifica” al razzismo, il nazionalsocialismo vi si rifece ampiamente per addurre motivazioni “scientifiche” al proprio virulento razzismo. Hitler scrisse in ‘Mein Kampf’, per esempio, che la gente “deve la propria esistenza superiore non alle idee di pochi ideologi stravaganti, quanto alla conoscenza ed all’applicazione spietata delle severe e rigide leggi della natura“.

Ecco una di queste “leggi”: “La natura generalmente prende alcune decisioni correttive riguardo alla purezza razziale delle creature terrestri. Ha poco amore per i bastardi.” (100) Per stabilire il loro regime totalitario ed avviare il genocidio, i nazisti poterono facilmente fare riferimento a un’ideologia diffusa, secondo cui il Volk sarebbe intermediario tra l’individuo e l’universo, che rende l’individuo soprattutto un membro di una unità più grande, il “Volk complessivo”, o la “comunità del Volk”. Oggi, tra gli attivisti ecologisti e’ ampiamente noto che fu Ernst Haeckel a coniare il termine “ecologia”, nel 1860 circa. Meno noto è il fatto che Haeckel fu il principale portavoce del darwinismo sociale tedesco, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, come documentato da Gasman. Il darwinismo sociale tedesco si fuse quindi quasi immediatamente con il concetto di “ecologia”. Haeckel era inoltre un credente nel razzismo e nel nazionalismo mistici; il darwinismo sociale tedesco, quindi, fu fin dalle origini un concetto politico che fornì una base pseudo-biologica al razzismo e al nazionalismo romantici.

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Come sostiene Gasman, infatti, “in Germania il darwinismo sociale ispirato al razzismo… fu quasi interamente creato da Haeckel … Le sue idee servirono a incorporare in una sola ideologia le tendenze del razzismo, dell’imperialismo, del romanticismo, dell’anti-semitismo e del nazionalismo… Fu Haeckel a portare il peso della scienza interamente dalla parte delle idee del volkismo, che erano essenzialmente mistiche e irrazionali”. (101) Fu Haeckel a proporre la trasposizione nella società umana di concetti applicati alla natura non-umana come “allevamento selettivo” ed “igiene razziale”.

Nonostante dai tempi di Haeckel siano emersi concetti scientifici di ecologia ampiamente differenti, l’“ecologia” professata dagli attuali eco-fascisti è essenzialmente il darwinismo sociale di Haeckel. Probabilmente, l’“ecologista” darwinista sociale e razzista attualmente più noto in Germania è Herbert Gruhl (morto nel 1993 – NdT) (102), un ex parlamentare democratico cristiano il cui bestseller del 1975, “Un pianeta saccheggiato: l’equilibrio del terrore della nostra politica”, offre un’interpretazione esplicitamente darwinista sociale dell’ ecologia. (103)

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Verso la fine degli anni Settanta e all’’inizio degli anni Ottanta, Gruhl ha partecipato alla formazione dei Verdi tedeschi con un nuovo gruppo politico che aveva fondato: “Futuro di Azione Verde” (GAZ). Secondo Charlene Spretnak e Fritjof Capra, e’ stato Gruhl a coniare lo slogan “non siamo ne’ di destra ne’ di sinistra, siamo davanti“. (104) All’inizio degli anni Ottanta, i membri dell’ultra-destra, compreso il GAZ di Gruhl, si contesero la direzione del partito verde con correnti di sinistra e di centro; alla fine, il controllo fu preso dal centro-sinistra.

Nelle fasi fondanti dei Verdi, fu grazie alle tendenze di sinistra“, scrive Ditfurth, “che l’ultra-destra e i neofascisti non riuscirono a porsi alla guida delle politiche ecologiste, come all’epoca minacciavano di fare“. (105) Gruhl, che faceva parte della fazione perdente, ne concluse che i Verdi avessero rinunciato alla loro “preoccupazione per l’ecologia, a favore di un’ideologia progressista di sinistra”, ed usci’ dal partito. Fuori dai Verdi, continuò però la lotta per la sua concezione di ecologia. Con il suo collega di ultra-destra Baldur Springmann, nel 1982 fondò’ il “Partito Democratico Ecologista” (ODP) e scrisse la maggior parte della sua letteratura programmatica, orientando l’ecologia verso il fascismo e dotando razzismo e controllo della popolazione di una legittimazione “ecologista”. Nel 1989, quando un congresso del partito ODP osò approvare una risoluzione con cui prendeva formalmente le distanze dal partito NPD e dai Republikaner, questa “vittoria della sinistra” fu troppo per Gruhl, che abbandonò il partito, per formare ancora un altro gruppo.

Dalla meta’ degli anni Ottanta, Gruhl e’ stato spesso ospitato come conferenziere in vari eventi neo-nazisti e di negazione dell’Olocausto, mentre continua a pubblicare libri sull'”ecologia”. L’”ecologia” darwinista sociale di Gruhl riduce gli esseri umani alle loro caratteristiche biologiche ed applica alla società le ‘leggi della natura’: “Tutte le leggi valide per la natura vivente si applicano generalmente anche alle persone, perche’ la gente stessa fa parte della natura vivente “, sostiene. (107).  Queste “leggi naturali” prevedono che la gente dovrebbe accettare l’attuale ordinamento sociale così com’è. Il dominio, la gerarchia e lo sfruttamento dovrebbero essere accettati, perchè “il cigno è bianco, senza che alcuno debba sbiancarlo artificialmente. Il corvo è nero, e ogni cosa si pone spontaneamente nella propria collocazione naturale. Ciò è bene. Tutti i desideri di giustizia organizzata nutriti dalle persone… sono semplicemente disperati.” (108)

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Le persone dovrebbero adattarsi alle circostanze attuali, anzichè tentare inutilmente di cambiarle, dal momento che “ogni forma di vita si adegua a ciò che non può cambiare.” (109) Se la società fosse instaurata secondo natura, sostiene Gruhl, le culture istituirebbero delle prescrizioni contro coloro che deviano dalle loro norme attuali, dato che “nei territori di caccia selvaggi, quando un animale infrange la legge non scritta del branco e intraprende un proprio percorso, generalmente paga con la vita per questa indipendenza.” (110)

Inoltre, le culture dovrebbero essere mantenute separate una dall’altra: “Quando molte culture sono compresenti nella stessa zona, il risultato sarà che vivranno una a fianco dell’altra, in conflitto reciproco, oppure… raggiungeranno l’entropia, trasformandosi in una mistura il cui valore diminuira’ ad ogni miscuglio, fino a che non avrà più alcun valore “. Anche la ragione per la separazione culturale si basa sulla “legge naturale “: “Una specifica legge dell’entropia è particolarmente nota in ecologia e questa legge è valida anche per le culture umane.” (111) Negli anni a venire, secondo Gruhl, in tutto il mondo le culture si contenderanno le fonti di sostentamento necessarie per sopravvivere, in una lotta sociale darwinista per l’esistenza.

“Non c’e’ dubbio che le guerre del futuro saranno combattute per il possesso delle fondamenta basilari della vita – vale a dire per le fonti alimentari e per i sempre più preziosi frutti della terra. In questo scenario, le guerre del prossimo futuro supereranno in ferocia tutte le guerre precedenti.” (112) Le popolazioni con le maggiori probabilità di sopravvivere saranno quelle meglio armate e che meglio conserveranno le proprie risorse; quelle che “riusciranno a portare al più alto livello la loro preparazione militare, mantenendo contemporaneamente basso il loro tenore di vita, avranno un vantaggio enorme.” (113) Per questa battaglia, i tedeschi devono non solo armarsi, ma preservare il loro ambiente

Per questa battaglia, i tedeschi devono non solo armarsi, ma preservare il loro ambiente conservando basso il numero degli abitanti: “le violazioni dell’equilibrio ecologico e la distruzione degli spazi vitali naturali [“Lebensäume”] sono direttamente collegate con la densità demografica.” La ““sovrappopolazione ” nel terzo mondo, comunque, avrebbe prodotto degli “eserciti di persone in cerca di lavoro”, che starebbero entrando in Germania con “ una capacita’ distruttiva ” paragonabile “ ad una bomba nucleare “, scrive Gruhl. Questa “marea di umanità” costituirebbe una grave minaccia primaria, che in Europa causerà il “crollo dell’ordine”. Gli immigranti dal terzo mondo starebbero quindi minacciando la cultura europea stessa, che “perirà non a causa della degenerazione della sua gente, come avvenuto a grandi civiltà precedenti, ma a causa di leggi fisiche: una massa umana costantemente crescente su una superficie di terra che rimane costante.” (115).

Di conseguenza, non c’è spazio per immigranti nella Repubblica Federale: “A causa della sua alta densità demografica, la Repubblica Federale di Germania, uno dei paesi più densamente popolati della terra, non può essere un paese di destinazione per gli emigranti. Rifiutiamo quindi di accettare illimitatamente stranieri.” (116) Di conseguenza, Gruhl chiede “un blocco dell’immigrazione per motivi ecologici.” (117) “Le leggi della natura”, secondo Gruhl, “offrono una soluzione per l’immigrazione dal terzo mondo, specialmente la ‘legge’ secondo cui “l’unica valuta accettabile con cui possono essere pagate le violazioni della legge naturale e’ la morte. La morte pareggia i conti; riduce tutta la vita che ha invaso questo pianeta, cosicche’ il pianeta possa ancora una volta restare in equilibrio.” (118). Fortunatamente – dal suo punto di vista – le popolazioni del terzo mondo accetteranno questa soluzione mortale, perché le loro vite “si basano su un aspettativa di vita completamente differente dalla nostra: accettano come destino la loro morte e quella dei loro bambini.” (119).

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Non c’e’ bisogno di dire che Gruhl non ritiene che la democrazia sia lo strumento più efficace per risolvere questi problemi. Dopo tutto, questa situazione “assumerà le proporzioni di un’emergenza negli anni a venire, e i tentativi che verranno fatti per prevalere causeranno uno stato di emergenza permanente.” (120).  In un’intervista con i redattori di “Junge Freiheit” (“Libertà giovane”), la pubblicazione di punta dei Nazional-rivoluzionari, è stato chiesto a Gruhl se i problemi di protezione dell’ambiente e della vita possano essere risolti in una democrazia. “Probabilmente no”, ha risposto, “perché le democrazie seguono lo Zeitgeist e attualmente in tutti i paesi del mondo lo Zeitgeist è alzare ulteriormente il tenore di vita. I partiti che mettono in guardia rispetto a questo problema e promuovono la rinuncia al consumo sembrano avere poche probabilità di successo.”

Gruhl, invece, richiede “uno Stato forte”, forte sia internazionalmente che nazionalmente – se possibile, anche uno Stato “con poteri dittatoriali.” (121). Nell’autunno del 1991, il Ministro dell’Ambiente della Bassa Sassonia sconcertò molti osservatori assegnando ad Herbert Gruhl un onorificenza statale altamente prestigiosa. “Con il suo best-seller internazionale ‘Un pianeta saccheggiato” – ha dichiarato il Ministro Monika Greifahn – Gruhl avrebbe “posto le idee della protezione dell’ambiente e della cura al centro della consapevolezza politica del pubblico.” (122).

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Un ecologia sociale della liberta’

 

Una combinazione di nazionalismo, autoritarismo e desiderio di guide carismatiche che viene legittimata da un “ecologia” mistica e biologista e’ potenzialmente una catastrofe sociale. Cosi’ come il movimento volkisch venne alla fine assorbito dal movimento nazista, allo stesso modo i nuovi movimenti sociali attratti da questi concetti devono essere consapecoli del loro potenziale per la catastrofe politica e sociale qualora vengano incanalati in una direzione politicamente pericolosa derivata dal misticismo. Un amore per il mondo naturale e l’alienazione dalla società moderna di per sè sono idee innocenti e legittime, e non fu affatto a causa di una necessità storica che vennero trasformate in una giustificazione per lo sterminio di massa. Tantomeno l'”ecologia” si limita a un’interpretazione in chiave di giungla razziale da darwinismo sociale, o politicizzata secondo direzioni tribali, regionali e nazionaliste. L'”ecologia” non e’ neppure un concetto mistico inerentemente antirazionale. Per finire, la crisi ecologica difficilmente può essere negata: è di per sé molto reale e sta rapidamente peggiorando. In realtà, la politicizzazione dell’ecologia non è solo desiderabile, quanto necessaria.

Nonostante questo articolo sia focalizzato sulla destra “ecologista” nella Repubblica Federale, il fascismo “ecologista” non e’ diffuso soltanto in questo paese. In Inghilterra, una corrente del National Front ha come slogan: “La preservazione razziale e’ Verde!” Negli Stati Uniti, il noto razzista Tom Metzger (http://www.resist.com) sostiene:

Ho notato che e’ aumentato il numero di giovani nel movimento razziale bianco che si interessa anche di ecologia, protezione degli animali e cose del genere, e mi sembra che man mano che diveniamo consapevoli della nostra condizione precaria, essendo gli uomini e le donne bianchi soltanto il dieci per cento della popolazione mondiale, cominciamo a simpatizzare, abbiamo maggior empatia, per i lupi ed altri animali.” (123)

La sua collega Monique Wolfing concorda: “Beh, certo. Si trovano nella nostra medesima posizione. Perche’ dovremmo desiderare qualcosa creato da noi stessi e contemporaneamente vedere distrutta la natura? Lavoriamo fianco a fianco con la natura e, mentre cerchiamo di salvare la nostra razza, dovremmo salvare la natura“. (124)

Il noto “ecologista profondo” statunitense Bill Devall, che non e’ certamente un fascista, ha inserito tra le sue opinioni degli argomenti contro l’immigrazione. Apparentemente sollevato dal fatto che “in Europa occidentale ed in Nord America la popolazione sta cominciando a stabilizzarsi“, ha notato che esiste però un pericolo: “l’immigrazione.” Devall critica coloro che vorrebbero “giustificare un’immigrazione su vasta scala dall’America latina e dall’Africa verso l’Europa occidentale e l’America settentrionale come colpevoli di un “umanismo mal riposto“. (125)

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Ciò che chiaramente e’ cruciale e’ la maniera in cui vengono concepite le politiche ecologiste. Se lo slogan dei Verdi “noi non siamo ne’ di destra ne’ di sinistra, siamo davanti” ha mai avuto un senso, l’emergere di una “destra ecologista” rende definitivamente obsoleto questo slogan. La necessità di una sinistra ecologista e’ urgente, specialmente di una che sia saldamente fondata su di una chiara serie di opinioni anticapitaliste, democratiche e antigerarchiche. Deve essere radicata nell’internazionalismo della sinistra e nella critica genuinamente egalitaria dell’oppressione sociale che fu parte dell’Illuminismo, in particolare della sua discendenza di rivoluzionari libertari. Ma una politica ecologicamente orientata deve affrontare anche i fenomeni biologici, dal momento che la loro interpretazione può essere sfruttata per finalità inquietanti.

Quando “rispetto della natura” arriva a significare “reverenza“, può trasformare le politiche ecologiste in una religione che gli “Adolf verdi” possono efficacemente usare per scopi autoritari. Quando, a sua volta, la “Natura” diviene una metafora che legittima la “morale genetica”, le glorie della “purezza razziale“, l'”amore per l’Heimat”,  “donne uguale natura“, o la “consapevolezza pleistocenetica” della sociobiologia, sono gettate le basi per la reazione. Il fascismo “ecologista” e’ un tentativo, cinico ma potenzialmente efficace politicamente, di collegare misticamente, attraverso un frasario ecologista, una sincera preoccupazione per i problemi ambientali attuali, gli elementi veramente migliori dell’Illuminismo, alle paure di antica memoria del “diverso” o del “nuovo”. Le mistificazioni autoritarie non sono un destino inevitabile del movimento ambientalista contemporaneo, come dimostra l’ecologia sociale. Ma potrebbero diventare il suo destino, se faranno strada gli eco-mistici, gli eco-primitivisti, i misantropi e gli antirazionalisti.

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NOTE

98. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen’ und RassistInnen gegen EG und Kolonialismus? Anmerkungen zur ODP und anderen ‘BundnispartnerInnen’ in der Kampagne ’92”, “OkoLinX: Zeitschrift der okologischen Linken 6“ (luglio-agosto.-settembre 1992), pp. 11 e 19

99. Daniel Gasman, “The Scientific Origins of National Socialism: Social Darwinism in Ernst Haeckel and the German Monist League” (New York: American Elsevier; London: Macdonald & Co., 1971), pp. xxii-xxiii.

100. Adolf Hitler, “Mein Kampf“, trad. Ralph Mannheim (Boston: Houghton Mifflin, 1943), pp. 288, 400.

101. Gasman, “Scientific Origins”, p. xxiii.

102. Per una critica di Gruhl, vedi: Anti-EG-Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen’“; Antifa-Gruppe Freiburg und Volksfront gegen Reaktion, “Faschismus und Krieg“, eds., “Beitrag zur Kritik des Ökologismus“ e “Beitrag zur Ideologie und Programmatik der ÖDP“ (Cologne: GNN-Verlag, 1989); e Ditfurth, “Feuer“, pp. 151-69.

103. Herbert Gruhl, “Ein Planet wird geplündert “(ristampa Frankfurt/Main, 1987; originale, 1975).

104. Charlene Spretnak e Fritjof Capra, “Green Politics” (New York: E. P. Dutton, 1984), p. 15.

105. Ditfurth, “Feuer“, p. 152.

106. Vedi, ad es.i quotidiani del 7 novembre 1991.

107. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 30.

108. Herbert Gruhl, “Das irdische Gleichgewicht“ (Munich, 1985), p. 127; Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p . 27; e Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen‘”, p. 10.

109. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 35.

110. Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 68.

111. Citato in Ditfurth, “Feuer”, p. 159.

112. Gruhl, “Ein Planet“, p. 322f.

113. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 114f.

114. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen‘” p. 11.

115. Herbert Gruhl, “Die Menschheit ist am Ende”, Der Spiegel 13 (1992), pp. 57-58.

116. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen,'” p. 11.

117. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen,'” p. 10.

118. Gruhl, “Ein Planet“, p. 110.

119. Herbert Gruhl, “Himmelfahrt ins Nichts“ (Munich: Verlag Langen Müller, 1992), p. 242. Vedi la critica di Thomas Ebermann, “Massakriert den Armen!” Konkret (giugno 1991), pp. 36-37

120. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 113.

121. Citato in Reimar Paul, “EK III in Grün-Braun”, Konkret [Hamburg] (dicembre 1991), pp. 35-36.

122. Citato in Paul, “EK III”, pp. 35-36.

123. Tom Metzger, citato in Elinor Langer, “The American Neo-Nazi Movement Today”, Nation (16-23 luglio 1990), pp. 82-107 at. 86.

124. Citato in Langer, “American Neo-Nazi Movement”, p. 86.

125. Bill Devall, “Simple in Means, Rich in Ends: Practicing Deep Ecology” (Layton, UT: Gibbs Smith, 1988), p. 189.

L’alternativa Verde spiritualista: Rudolf Bahro (Janet Biehl, Ecofascismo 4)

 

Janet Biehl

L’“Ecologia” e  la modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

 

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione in italiano a cura di: blackperrot@anarcotico.net)

Janet Biehl è una scrittrice anarchica statunitense, collaboratrice e compagna di Murray Bookchin, e con lui  teorica dell’Ecologia sociale.  Oltre questo testo, presente nel volume Ecofascism: Lessons from the German Experience (1996) , scritto insieme a Peter Staudenmeier, ha scritto anche Finding our Way. Rethinking Ecofeminist Politics (1991), The Politics of Social Ecology: Libertarian Municipalism (1997), e The Murray Bookchin Reader (1997).

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Rudolf Bahro

Finora attraverso il saggio di Janet Biehl abbiamo preso in considerazione gruppi e personaggi esplicitamente di destra o estrema destra, anche quando si presentano come “oltre la Destra e la Sinistra”. Con lo scrittore, filosofo e politico Rudolf Bahro (1935-1997) , ci viene presentato un personaggio che compie un cammino alquanto particolare. Da giornalista e membro del partito comunista dell’ex Germania dell’Est  (SED, Sozialistische Einheitspartei Deutschlands),  divenne alla fine degli anni ’70 un noto dissidente, a causa di un suo libro, Die Alternative. Zur Kritik des real existierenden Sozialismus  (L’Alternativa – Per un comunismo democratico, Sugar Ed., , 1977), una critica molto dura del “socialismo reale” che suggeriva una nuova rivoluzione per cambiare non solo le circostanze sociali ma anche e soprattutto la mentalità e le forme di esistenza della gente comune, la cui alienazione era rimasta invariata anche nel regime comunista.

Nell’agosto del 1977, Bahro venne arrestato e successivamente condannato a 8 anni di prigione per tradimento. In Occidente ci fu una grande mobilitazione a suo favore, che condusse alla sua espulsione nella Germania Ovest. Qui Bahro partecipò attivamente alla nascita del partito dei Verdi (Die Grünen), ipotizzando un nuovo rapporto fra ecologia e socialismo, che superasse il marxismo classico. Intanto maturava in lui una nuova sensibilità religiosa, che lo spinse verso un cristianesimo sociale, ecologista e comunitarista. La “trasformazione”, secondo Bahro, doveva adesso avvenire “su piccola scala”, attraverso una riscoperta della “spiritualità”. Si ispirò pertanto ai Benedettini e a Bhagwan Shree Rajneesh (Osho).  Iniziò a riflettere sulla crisi della Repubblica di Weimar, avvicinandosi alle posizionI della CSU bavarese (Christlich-Soziale Union in Bayern), e divenne amico di Kurt Biedenkopf, politico CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands) e Presidente della Sassonia. Nel 1985 abbandonò i Verdi e poco dopo scrisse il libro Logica della salvezza (Logik der Rettung), teorizzando una “Chiesa invisibile” e l’avvento di un “Principe” per il cambiamento eco-spiritualista. Il libro ricevette molte critiche negative.

Nel frattempo una delle sue attività preferite era divenuta l’organizzazione di “learning workshops” (Lern Werkstatt) , che lo portò nel 1990 alla fondazione dell’Istituto di Ecologia Sociale all’Università Humboldt di Berlino, la cui impostazione spiritualista e olistica non aveva nulla a che fare con l’ecologia sociale teorizzata da Murray Bookchin (con il quale in effetti venne subito a diverbio). Presto fioccarono verso di lui e il suo Istituto le accuse di eco-dittatura ed eco-fascismo ( vedi Association for the Advancement of Psychological Knowledge of Human Nature, The Fascism of the New Left; Jutta Ditfurth, Feuer in die Herzen).

Nel 1991, grazie all’aiuto di Kurt Biedenkopf, promosse il progetto socio-ecologico LebensGut nel villaggio di Pommritz (Bautzen), estensione comunitarista delle idee e dei workshops sviluppati alla Università Humboldt. Nel 1993 la moglie si suicidò dopo una lite, e Bahro si ammalò di cancro, malattia che egli riteneva diretta conseguenza di quell’evento drammatico. Cercò di resistere alla malattia rifiutando le terapie convenzionali e provando le diverse terapie “alternative”, cedendo alla chemioterapia soltanto nel 1995. Morì a Berlino nel 1997.

PARTE QUARTA

Rudolf Bahro: spiritualita’ volkisch

L’alternativa Verde spiritualista

Mentre i fascisti stanno impiegando argomenti ecologisti per aggiornare i loro progetti razzisti e nazionalisti, altri pensatori stanno sviluppando uno spiritualismo ecologista con orientamenti New Age, che ricorda non poco la spiritualita’ tedesca volkisch degli anni Venti. Effettivamente, “una gran parte della letteratura sulla spiritualita’ naturalista diffusa nel panorama alternativo e’ pervasa da contenuti reazionari, volkisch, o addirittura nazionalsocialisti”, scrive Ditfurth. “Troviamo posizioni neofasciste e di ultra-destra non soltanto in vari gruppi politici ed anche ecologisti, ma anche… in circoli neopagani, esoterici e occulti.” (44)

Ym4wMjE2La figura forse più prominente in questo campo e’ Rudolf Bahro [morto nel 1997 – NdT]. Molti circoli dei “nuovi movimenti sociali” tedeschi hanno precedentemente accettato Bahro come un teorico sociale che contribuirebbe ad un “socialismo dal volto umano” e continuano a considerarlo come un componente della sinistra independente. Periodici di sinistra pubblicano sue interviste acritiche. Anche nel mondo anglo-americano, molti ecologisti radicali considerano ancora Bahro come un rappresentante di qualcosa “di sinistra”. Tuttavia, Bahro non si considera più di sinistra: in realta’, e’ un veemente critico della sinistra (45) e dei “compagni senza terra dei padri.” (46) Di fatto, come nota il ricercatore antifascista Roger Niedenführ, Bahro sta contribuendo dalla meta’ degli anni Ottanta allo sviluppo di un “fascismo spirituale” che ha come effetto una “riabilitazione del nazionalsocialismo” e che propone esplicitamente il recupero del lato “positivo” del movimento nazista.

La spiritualita’ mistica germanista proposta da Bahro non soltanto ricorda gli ideologi volkisch degli anni Venti, ma auspica addirittura un “Adolf verde” che conduca i tedeschi fuori dalle loro “profondità-folk” e ad una “salvezza” ecologica. Inizialmente, Bahro divenne molto noto come autore del libro “L’alternativa in Europa Orientale”, che scrisse durante gli anni Settanta, quando era un marxista dissidente, membro del partito nell’ex Germania dell’Est. Nel 1977, il governo comunista lo condanno’ al carcere. Nel 1979 fu deportato. Una volta giunto nella ex Germania Ovest, Bahro lavoro’ con il nascente partito dei Verdi tedeschi, affermando che “rosso e verde vanno bene insieme.” (48) Nel movimento pacifista dei primi anni Ottanta, desto’ allarme tra molti producendo argomentazioni nazionalistiche per criticare l’impiego dei missili Pershing. (49)

Inizio’ a parlare in termini meno politici e più religiosi, auspicando che “l’enfasi [venisse] spostata dalla politica e dalla questione del potere, al livello culturale… a livello profetico… Il nostro scopo deve essere la ‘ricostruzione di Dio’.” (50) Divenne un “fondamentalista” aspramente critico della corrente “Realo” dei Verdi (formata da quanti generalmente aspiravano al potere parlamentare) ed infine abbandono’ il partito nel 1985. In un discorso di addio tenuto ad Amburgo, disse che esistevano similitudini strutturali fra i Verdi e il movimento nazista, di cui i Verdi non stavano approfittando come avrebbero dovuto. Presento’ quindi la sua alternativa “fondamentalista”: “l’altra repubblica che desideriamo sarà un’associazione di comunità delle vita – comunità in cui saranno centrali il Dio e la Dea.” (51)

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In seguito, Bahro si e’ spostato sempre più verso l’ambito esoterico della New Age. La sua principale preoccupazione è rimasta “la crisi ecologica,” le cui “strutture profonde” devono essere studiate, ma al momento pensa che l’ecologia “non abbia nulla a che fare con la destra e la sinistra.” (52). Oggi, nella Repubblica Federale Bahro e’ uno dei principali portavoce e teorici delle idee New Age. “Cio’ che piu’ importa”, sostiene, e’ che… “[la gente] intraprenda la via ‘del ritorno’ e si allinei al Grande Equilibrio, nell’armonia tra l’ordine umano e il Tao di vita. Penso che il tema ‘esoterico’-politico dei “re e regina del mondo” consista fondamentalmente nel domandarsi come gli uomini e le donne debbano comprendersi ed interagire in una maniera spiritualmente completa. Chiunque non cooperi con il governo del mondo [“Weltregierung”] raccogliera’ cio’ che semina. (53)

Nel 1989, Bahro co-fondo’ una combinazione di centro scolastico e comune vicino a Trier, chiamata Lernwerkstatt (un’ “accademia ecologica per un mondo”), il cui scopo e’ la sintesi di spiritualita’ e politica, “per giungere ad un nuovo orientamento personale e sociale.” Ospita conferenze, eventi culturali e laboratori nel fine settimana, sia su vari argomenti New Age -compresi ecologia profonda, ecofeminismo, buddismo Zen, nutrizione olistica, sufismo e simili – sia sull’identità tedesca. (54) Il suo libro del 1987 “Logik der Rettung” ha contrassegnato un’aperta adesione a concetti teologici autoritari che ha scosso molti suoi ex estimatori. (55)

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Bahro, inoltre, ha una cattedra presso l’università di Humboldt a Berlino, dove conduce un seminario, le cui sessioni generalmente sono seguitissime. A Humboldt, ha una cattedra in “ecologia sociale” e usa questo termine per riferirsi alla sua “scienza”. Il lavoro di Bahro, pero’, non deve essere confuso con l’ ecologia sociale concepita e sviluppata da Murray Bookchin. Anche se i due teorici concordano sul fatto che le contraddizioni di classe non siano l’unica contraddizione sociale, Bookchin assegna alla gerarchia un’importanza basilare e da’ risalto all’importanza degli interessi di classe. Bahro, al contrario, fa riferimento ad una “coscienza tribale” radicata “più profondamente della coscienza di classe” anche negli strati spirituali “piu’ profondi” di un popolo. “La questione nazionale è una realtà oggettiva”, sostiene Bahro, che si porrebbe su di un piano molto “più profondo rispetto alla questione della classe”. (56) Inoltre, mentre l’ecologia sociale fortemente internazionalista di Bookchin sostiene la ragione ed il naturalismo e critica ripetutamente l’eco-misticismo e l’eco-teologia, la versione dell'”ecologia sociale” di Bahro e’ preponderantemente spiritualistica.

Verso la fine del 1990, quando Bookchin intervenne, su invito di Bahro, ad un seminario tenutosi ad Humboldt, Bahro disse a Bookchin che la propria “ecologia sociale” consisteva in un tentativo di sintetizzare l’ecologia sociale di Bookchin con l’Ecologia Profonda. (57) Secondo Bahro, la politica oggi dovrebbe essere basata su valori spirituali, perché “senza un ritorno alla fonte spirituale”, la politica “non sarà degna di questo nome.” (58) Non solo coloro che considerano fondamentalmente contrapposti spiritualita’ e politica sarebbero in grave errore, sostiene, ma i nostri problemi ecologici globali sarebbero un riflesso materiale della “malattia” spirituale interiore che le separa. Per poter fermare la crisi ecologica globale e preparare la gente per un nuovo ordine politico servirebbe una “politica della coscienza” religiosa – vale a dire un impianto di idee spirituali. (59)

L’approccio spiritualistico di Bahro ha una dimensione distintamente etno-culturale. Parla delle persone come se possedessero “essenze” spirituali uniche e indissolubili, che non potrebbero essere distrutte dal tempo. (60) Si interessa in particolare dell’”essenza tedesca” (“deutsche Wesenheit”) e delle sue manifestazioni sul piano materiale. (61) Riguardo alla crisi ecologica, l’”essenza tedesca” richiede l’incorporazione dello spiritualismo, specialmente della tradizione mistica derivata da Meister Eckhart, che “noi tedeschi dovremmo leggere.” (62) Bahro e’ esplicitamente contrario all’ “eredita’ tedesca” (63) del socialismo e dell’Illuminismo. Come precisa il ricercatore antifascista Peter Kratz ,il fatto che il suo germanismo mistico somigli molto al germanismo mistico del movimento volkisch non sembra turbare Bahro. (64)

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Bahro, infatti, si rifa’ coscientemente sia al movimento volkisch — sostenendo che desidera “un risveglio nel Volk” (65) – sia con la rivoluzione conservatrice degli anni Venti contro l’Illuminismo. (66) Bahro critica i Verdi, tra l’altro, perché “non hanno partecipato a questo momento volkisch.” (67) Kratz fa notare come cio’ dia alla prospettiva di Bahro “la medesima potenzialita’ per la catastrofe politica che ebbe per il movimento volkisch, anche se per Bahro sarebbe tanto poco soddisfacente quanto lo fu per i promotori del movimento volkisch.” (68) “Essenze” come l’”essenza tedesca“ non possono rimanere nel piano spirituale: dovrebbero manifestarsi nella realtà concreta – cioè nella politica, nella storia e nella società.

Nella visione di Bahro (ed in aperto contrasto con il municipalismo libertario anarchico di Bookchin), queste manifestazioni non prenderanno la forma di istituzioni democratiche, dal momento che ” Fra questi lupi , sostenere che genereremo oggi una democrazia dal basso non ha senso”. (69) Bahro critica il processo “conta-fagioli” della democrazia e preferirebbe che le decisioni venissero prese in base ad un processo di consenso spirituale. (70) Nonostante attualmente stia ricevendo dei contributi statali dalla Sassonia per un progetto dimostrativo eco-comunalista (soprattutto grazie al suo amico ed ospite nelle conferenze ad Humboldt, il Primo Ministro della Sassonia Kurt Biedenkopf), Bahro rifiuta anche lo Stato: “Le norme di legge della società”, sostiene, “non possono più basarsi sullo Stato, nè su alcuna delle altre forze attuali, che sono ancor meno legittime.” (71) Nonostante le sue dichiarazioni anti-stataliste, che potrebbero farlo sembrare un anti-autoritario, Bahro sostiene invece espressamente, come molti esponenti della “Nuova” Destra, che la crisi ecologica e’ risolvibile soltanto ricorrendo a metodi autoritari.

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Auspica un “governo della salvezza” (“Rettungsregierung”), o uno “stato di dio” (“Gottesstaat”), con fondamenta spirituali ed elitariamente gerarchico (72), che dovrebbe essere governato “da una nuova autorità politica di massimo livello: un “principe ecologista”. (73) Il “principe“, che sembra possa essere un’entità collettiva, costituirebbe un’elite spirituale, un’oligarchia, responsabile soltanto di fronte a dio. In quanto “voce del divino” (74), i guru di questa elite dovrebbero dettare la legge di dio e della natura, per convertire la società attuale in un “ordine secondo natura” (75), che Bahro considera desiderabile. La gente non dovrebbe “temere” l’avvento di questo “principe,” sostiene Bahro, in quanto “un po’ di eco-dittatura è necessaria” per risolvere i nostri attuali problemi. (76) Inoltre, sarebbe “un dettaglio assolutamente irrilevante che [questo principe] sia un uomo o una donna”, ci rassicura, “E’ una questione di struttura, vale a dire il momento tedesco in questo movimento verde.” (77) Ma oggi è importante sviluppare nella popolazione un’ampia coscienza spirituale, in quanto “senza determinazione spirituale, non ci sarà istituzionalizzazione redentiva” – cioe’ nessun “principe”. (78) Sembra dovrebbe risultare incoraggiante che “nonostante tutte le esperienze negative… le più forti disposizioni politico-psicologiche del nostro popolo” rendano “i tedeschi più sensibili di altri ad una guida carismatica.” (79)

 

Liberazione delle “parti brune

Dalla meta’ degli anni Ottanta, Bahro è stato ampiamente esplicito nell’esprimere il suo apprezzamento del contenuto spirituale del fascismo per la “salvezza” della natura e dell’umanità. Nel libro ‘La logica della Salvezza’, si domanda: ” Davvero non esiste idea più reprensible di un nuovo 1933?“, riferendosi all’avvento al poter di Hitler. “Ma è precisamente cio’ che può salvarci! Il movimento per la pace e l’ecologia e’ il primo movimento tedesco popolare, dai tempi del movimento nazista. Deve co-redimere [“miterlosen”] Hitler“. (80)

Bahro aggiunge che “il movimento nazista [fu] tra l’altro un’interpretazione iniziale del movimento ecologista“. (81) Sostiene che i tedeschi dovrebbero cercare “quanto di positivo puo’ trovarsi nascosto nel movimento nazista” e recuperarlo “perché altrimenti rimarremo separati dalle nostre radici, le radici da cui si sviluppera’ cio’ che ci salvera’.” (82) Oggi bisognerebbe “liberare” le “parti marroni” del carattere tedesco. (83) Di fatto, secondo Bahro, oggi “esiste nelle profondità del Volk un desiderio di un Adolf verde.” (84) Quando i critici rimproverano Bahro per questa affermazione, Bahro rispose che no, lui non intendeva Adolf Hitler. Che i suoi critici di sinistra ritengano che si riferisse ad Adolf Hitler, dimostrerebbe come la sinistra “risponda soltanto con la paura, anziche’ comprendendo che un Adolf verde sarebbe un Adolf completamente diverso da quello che conosciamo.” (85)

Tuttavia, come precisa Kratz, Bahro stesso è evasivo riguardo a cosa questo ‘Adolf verde’ sarebbe realmente: forse un Fuhrer personificato, forse un’elite spirituale, o forse un certo auto-riconoscimento del fatto che dentro ciascuno di noi esiste un presunto ‘Adolf verde‘, al quale dovremmo subordinarci volontariamente,attraverso la comprensione spirituale. Questa evasività e’ di per sé motivo di preoccupazione. Kratz ritiene che Bahro si riferisca realmente ad un Fuhrer personificato. Come minimo, Bahro invoca il mito dell’”imperatore addormentato” (86), l’idea nazionalistica secondo cui l’imperatore Barbarossa starebbe dormendo nella montagna di Kyffhäuser e un giorno ritornerà come Fuhrer e salverà’ la Germania dai tempi duri (87); un’idea che e’ anche uno dei fondamenti del concetto nazista di Fuhrer. Per Bahro, questo Fuhrer sara’ chiaramente una guida spirituale. In una prefazione ad un libro del suo collega Jochen Kirchhoff, ha sostenuto che il nazionalsocialismo ebbe giusti obiettivi spirituali: cercò di manifestare l'”essenza tedesca” sul piano materiale. Commise degli errori nella pratica: come minimo, fu molto violento. Ma persino questo sarebbe comprensibile, in quanto nascendo negli anni Venti, l’obiettivo del nazionalsocialismo fu avviare la prima vera rivoluzione spirituale contro l’opprimente materialismo dell’epoca. Quindi, la vera causa della “veemenza” materiale dei nazisti – vale a dire dello sterminio di massa – sarebbe stato il pensiero materialistico dell’epoca di Weimar, contro cui si ribellò il nazionalsocialismo. (88)

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Secondo Bahro, inoltre, il pensiero materialista della modernità di Weimar a cui i nazisti fecero così bene ad opporsi, sarebbe attualmente la causa principale della crisi ecologica. Soltanto una spiritualizzazione della coscienza, sostiene Bahro, può prevalere contro il materialismo che distrugge la biosfera. Quindi, i tedeschi oggi non avrebbero alternative all’invocare le “forze spiritualmente profonde” del movimento nazista: per “essere presenti in tutta la nostra potenzialità’“. (89) Ma dovrebbe configurarsi come attività rigorosamente spirituale: intraprendere una concreta resistenza politica sul piano materiale, per Bahro, sarebbe di per sè una componente integrale del millenarismo materialista, un’espressione di spiritualità negativa. In realtà, a somigliare politicamente ai nazisti, ritiene che sarebbero quanti nella politica attuale si rifanno al piano materiale! E’ vero, i nazisti dovettero lottare negli anni Venti, ma almeno ebbero idee spirituali giuste. Ma “la rivolta (nelle circostanze della nostra situazione imperiale) e’ fascista. Vale a dire che non redime (“rettet”) nulla.” (90)

La tesi religiosa di Bahro, quindi, non sintetizza affatto spiritualita’ e politica, come rileva il critico Niedenführ. Al contrario, elimina semplicemente l’azione politica. (91) Disgustati da queste idee, i critici hanno qualificato ‘La logica della Salvezza’ come fascista o ‘fascistoide’: cioe’ potenzialmente fascista. Bahro replica che questo “anti-fascismo da anime belle” avrebbe “rifiutato” di “cercare la forza insita nel movimento marrone.” (92) Ritiene che sia proprio in quanto rifiuta di comprendere la spiritualita’, che la sinistra non potrà mai cogliere la necessità di strutture volkisch autoritarie e che, di conseguenza, non potrà mai dare una forma materiale all'”essenza tedesca”. Bahro rispose più dettagliatamente nel suo libro successivo, ‘Rückkehr’:

Può essere istruttivo notare che tra i nazisti esistette una forte corrente che desiderava essere socialmente e culturalmente rivoluzionaria. Questa corrente non si consolidò e il movimento di Hitler continuò a servire il capitalismo tedesco rigenerato… Non possiamo più lasciare che il fascismo sia un argomento tabù’“.Grune Parteitage

Bisogna notare che nella Repubblica Federale il fascismo non e’ mai stato ‘un argomento tabù:” Al contrario, e’ stato ampiamente discusso. Ciò che è stato giustamente rifiutato – e che non può essere definito semplicemente come un ‘tabù”, dato che un tabù anela ad essere infranto – è la simpatia per i nazisti. Bahro prosegue:

Non posso escludere la possibilità che alla fine degli anni Venti non sarei stato dalla parte dei nazisti. Ed è molto importante essere preparati a rispondere a questa domanda. Riguardo a cosa sarebbe accaduto successivamente, non so. Nel movimento nazista, ci furono persone che ne fuoriuscirono prima del 1933; ci fu gente che vide la luce con l’affare Rohm; alcuni entrarono nella resistenza; altri vennero giustiziati. Ma si suppone non ci si debba domandare cosa avremmo fatto noi. Io invece ero e sono pronto ad affrontare questa questione. Penso che se siamo seri nell’intento di fondare un movimento popolare e di scongiurare la crisi ecologica, e se davvero vogliamo affrontare ciò che esce dalle profondità, dovremo occuparci molto di ciò che trovò un’espressione in quel periodo e di quale altra, migliore, espressione, stia cercando questa volta. E’ possibile soltanto se si ha un’approfondita conoscenza di quali meccanismi infelici siano presenti in ciascuno di noi, delle reazioni di rancore, di mera ribellione anziché di rivoluzione”. (93)

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Presentate come una coraggiosa analisi dell’infrazione di tabù, queste argomentazioni non hanno altro esito che giustificare le persone nel considerarsi come nazisti: una giustificazione orribile in qualsiasi epoca, ma particolarmente in una in cui i nazisti contemporanei stanno attaccando continuamente gli stranieri in diverse città e regioni tedesche ed in cui i partiti fascisti stanno conseguendo dei successi elettorali. Alcuni dei personaggi vicini a Bahro alimentano il forte sospetto che il suo “Adolf verde” si riferisca ad un nuovo Fuhrer. Uno dei suoi colleghi che insegna al Lernwerkstatt, per esempio, è Rainer Langhans, un ex anarchico ‘selvaggio’ dell’organizzazione studentesca tedesca degli anni Sessanta “SDS”, che oggi scrive che

la spiritualità in Germania si chiama Hitler. E soltanto quando si sia andati un po’ più in profondità, si può andare oltre. Fino a quel momento, però, bisogna raccoglierne l’eredità… non nel senso di questo bell’antifascismo esclusivista, quanto nel senso di un ulteriore sviluppo di ciò che Hitler tentò di realizzare“.

E:

Questo stupido Illuminismo, che costruisce argini contro le cosiddette ‘esplosioni dell’irrazionale’, oggi e’ semplicemente risibile quanto una sindrome antifascista“.

E: “Dobbiamo essere, per così dire, i fascisti migliori“. (94)

Un altro dei colleghi di Bahro ad insegnare al Lernwerkstatt e’ Jochen Kirchhoff, che scrive che “il nazionalsocialismo fu un tentativo fallimentare di guarire il mondo… e di fondare la politica nella spiritualita‘.” (95) Bahro, inoltre, ha invitato ad intervenire al suo seminario ad Humboldt Wolfgang Deppert, un tempo a capo della setta razzista volkisch “Comunita’ Tedesca della Religione Unitaria” (DUR), nonostante alla fine degli anni Novanta Deppert abbia acconsentito alla pubblicazione in uno dei suoi periodici di un articolo della principessa Marie-Adelheld Reuss-zur-Lippe. Quando era giovane, negli anni Venti, questa persona fu tra i fondatori dell'”Anello Nordico” e successivamente fu una stretta confidente politica e personale del Ministro dell’Agricoltura del Terzo Reich, Walther Darré, che la chiamava “sorellina.” Nel 1985, e’ stata caporedattrice del giornale ‘Bauernschaft’, il cui editore è Thies Christophersen, il noto autore dell’infame opuscolo, pubblicato nel 1973, intitolato “Auschwitz Lüge” (“La menzogna di Auschwitz“). (96)

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Sembra che l’intervento di Deppert al seminario di Humboldt riguardò la filosofia e la scienza. Al di là di ciò che avvenne durante quella conferenza, la presenza di Murray Bookchin ad un seminario tenutosi il 21 novembre 1990, non risultò gradita al suo ospite. Bahro invito’ Bookchin a rispondere alla domanda se “l’alternativa alla distruzione ecologica sia la liberta’ dal dominio o la dittatura ‘ecologista‘”. Bookchin rispose che “una dittatura ‘ecologista’ non sarebbe ecologista: distruggerebbe definitivamente il pianeta. Sarebbe la glorificazione, l’ipostasi, del controllo sociale, della manipolazione, dell’oggettivizzazione degli esseri umani, la negazione della libertà umana e dell’autocoscienza, in nome di problemi ecologici… ‘Dittatura ecologista’ e’ una contraddizione nei termini, un ossimoro.” Quando Bookchin terminò la sua presentazione, ci fu questo scambio di battute:

Bahro: “Lei enfatizza talmente il lato positivo della natura umana – la cooperazione e così via – che se fosse realmente come lo descrive, difficilmente potremmo spiegarci come mai siamo ricaduti ripetutamente nell’egoismo e nella competizione. Lei vede la natura umana soprattutto in termini positivi. Ma più spesso che no, questa ha funzionato nel senso peggiore, non nel migliore. Le istituzioni che la specie umana ha generato più spesso sono state la gerarchia e la dominazione. Questo fatto deve avere un fondamento nella natura umana… Quando lei parla di razionalità, di Geist, di una capacità interamente sviluppata negli essere umani, sta paragonando questo lato – il meno rilevante – con il ‘lato oscuro’. Perchè si tratta di ciò che ci fornisce la capacità di dominare, di questa Geist, della nostra razionalità. Lei non vuole considerarla come fondamentale…

Bookchin: “Non ignoro il ‘lato oscuro’ dell’umanita’… Ma se il ‘lato oscuro’ esiste ovunque, allora per quale motivo per questo ‘lato oscuro’ e’ stato necessario esprimersi attraverso istituzioni del genere più barbarico? Per quale motivo ha dovuto esserci la coercizione? Per quale motivo questo ‘lato oscuro’ deve sempre essere istituzionalizzato mediante la forza, la superstizione, la paura, la

minaccia e le ideologie piu’ barbariche?… Non e’ in discussione il fatto che esista un ‘lato oscuro’ della storia umana… Ma è molto difficile trovare motivi biologici per questo ’lato oscuro’. Perché questo ‘lato oscuro’ ha sempre operato attraverso le istituzioni di una minoranza, che conta sulla forza e dipende da propaganda, superstizione e dai concetti più deteriori che la mente umana possa concepire, sopprimendo milioni e milioni di persone

Bahro: “Ma ha delle fondamenta naturali?”

Bookchin: “Emerge da un fondamento sociale… Se il ‘lato oscuro’ è naturale, come mai in tutte le grandi rivoluzioni di cui abbiamo conoscenza, la gente ha dimostrato una incredibile generosità di spirito? Si e’ dimostrata disposta a fidarsi, prendersi cura, a condividere perfino il dolore dei loro padroni, quando i suoi padroni hanno tentato di opprimerla, a causa delle proprie insicurezze… Nelle società di guerrieri, per trasformare gli adolescenti in guerrieri, bisogna infliggere loro dolore. Bisogna rovinarli e farli soffrire, per renderli parte della comunità dei guerrieri… Non vedo il ‘lato oscuro’ nella natura umana, ma nella natura sociale” (97).

Dopo che Bookchin tenne la sua conferenza, Bahro gli disse che non lo avrebbe più invitato a parlare.

bookchin citazione

NOTE

44. Ditfurth, “Feuer“, p. 190.

45. Vedi la conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen Linken und die nationale Frage oder unsere Ointeressen am Golf”, Streitschrift 3 (novembre 1990), pp. 4-7, citato in Ditfurth, “Feuer“, p. 210.

46. Conversazione con Rudolf Bahro, Streitschrift, citato in Roger Niedenführ, “New Age: Die spirituelle Rehabilitierung der Nationalsozialisten durch Rudolf Bahro, Rainer Langhans und J. Kirchoff”, in “In bester Gesellschaft: Antifa-Recherche zwischen Konservatismus und Neo-faschismus“, Raimund Hethey e Peter Kratz ed. (Gottingen: Verlag die Werkstatt, 1991), pp. 141-54, at 149.

47. Niedenführ, “New Age”, pp. 141-54, in particolare 147-50.

48. Citato in Hülsberg, “German Greens”, p. 93.

49. Vedi il dialogo tra Bahro e André Gorz in “Telos”, n. 51 (primavera 1982). Vedi anche Rudolf Bahro, “From Red to Green: Interviews with New Left Review”, trad. Gus Fagan e Richard Hurst (London: Verso, 1984), specialmente la terza parte, in cui Bahro dice: “in pratica, se vogliamo costruire una Germania decentralizzata ecologista, dobbiamo in primo luogo liberare il territorio tedesco” (p. 237).

50. Bahro, “From Red to Green”, pp. 220-21.

51. Rudolf Bahro, “Hinein oder hinaus? Wozu steigen wir auf? Rede auf der Bundesdelegiertenkonferenz der Grünen” (Hamburg), Kommune 1 (1985), pp. 40-43.

52. Conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen”, Streitschrift, citato in Ditfurth, Feuer, p. 210.

53. Rudolf Bahro, Connection (luglio-agosto 1989), citato in Ditfurth, “Feuer”, pp. 207-08.

54. Lernwerkstatt, Rundbrief 13 (c. 1990); programma della Lernwerkstatt del 1991.

55. Rudolf Bahro, “Logik der Rettung: Wer kann die Apokalypse aufhalten? — Ein Versuch über die Grundlagen okologischer Politik“ (Stuttgart e Vienna, 1987). A seguire mi riferiro’ a questo libro come a “The Logic of Salvation”.

56. Conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen”, Streitschrift, citato in Ditfurth, Feuer, p. 210.

57. L’autrice era presente a questo dibattito.

58. Rudolf Bahro, “Rette sich, wer kann“, un’intervista con Rudolf Bahro, Connection, vol. 5, n. 8 (1989), pp. 18-19, citato in Niedenführ, “New Age”, p. 148.

59. “Die Logik der Selbstausrottung”, un’intervista con Rudolf Bahro, Magazin 2000, vol. 22, nn. 81-82 (1989), p. 64, citato in Niedenführ, “New Age”, p. 148.

60. Niedenführ, “New Age”, pp. 147-48.

61. Rudolf Bahro, “Losung des Schattens und okologische Kulturentwurf”, Connection, vol. 6, n. 2 (1990), p. 65, citato in Niedenführ, “New Age”, pp. 147-48.

62. Bahro, “Logik”, p. 153.

63. Bahro, “Logik”, p. 335, enfasi nell’originale.

64. Peter Kratz, “Bahro’s Grune Adolfs’: Die ‘Neue Rechte’ an der Berliner Humboldt-Universität”, ristampato in “A-Kurier“ [Berlin] 41 (1993), pp. 6-15.

65. Bahro, “Logik“, p. 391.

66. Bahro, “Logik“, pp. 67-70. Sulla Rivoluzione Conservatrice, vedi Stern, in alcune parti di “Cultural Despair”.

67. Conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen“, Streitschrift, citato in Ditfurth, “Feuer“, p. 210.

68. Kratz, “Bahro’s

68. Kratz, “Bahro’s Grune Adolfs,'” p. 6.

69. Citato in Dietmar Pieper,”Schickimicki unter Wolfen“, Der Spiegel 26 (22 giugno 1992), pp. 62-63. Vedi anche Bahro, “Logik“, pp. 344, 481.v

70. Rudolf Bahro, “Über kommunitäre Subsistenzwirtschaft und ihre Startbedingungen in die neuen Bundesländer”, appunti, p. 10, cited in Kratz, “Bahro’s Grüne Adolfs‘”, p. 9.

71. Bahro, “Logik”, p. 363.

72. “Governo della Salvezza ” in Bahro, “Logik”; “Stato di dio” in Pieper, “Schickimicki.”

73. Bahro,”Logik”, p. 325.

74. Bahro, “Logik”, p. 491ff.

75. Bahro, “Logik”, p. 59.

76. Citato in Ditfurth, “Feuer”, p. 206.

77. Conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen”, Streitschrift, citato in Kratz, “Bahros ‘Grüne Adolfs‘”, p. 8.

78. Bahro, “Logik“, p. 64.

79. Bahro, “Logik“, pp. 344-45.

80. Bahro, “Logik“, p. 346f. Vedi anche Robert Jungk, “Sein Kampf: Kritik an Logik der Rettung”, nei quotidiani del 10 ottobre 1987.

81. Bahro, “Logik”, p. 350.

82. Bahro, “Logik”, p. 461.

83. Bahro, “Logik“, p. 399.

84. Conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen”, Streitschrift, p. 6, citato in Kratz, “Bahros ‘Grüne Adolfs‘”, p. 8.

85. Conversazione con Rudolf Bahro, “Die deutschen”, Streitschrift, p. 6, citato in Kratz, “Bahros ‘Grüne Adolfs‘”, p. 8.

86. Bahro, “Logik”, p. 347.

87. Sull’“Imperatore dormiente”, vedi Norman Cohn, “The Pursuit of the Millennium: Revolutionary Millennarians and the Mystical Anarchists of the Middle Ages”, ed. riv. (London and New York: Oxford University Press, 1970; original, 1961), capitoli 6-7.

88. Riassunto da Niedenführ, “New Age”, p. 149ff.

89. Rudolf Bahro, prefazione a Jochen Kirchhoff, “Nietzsche, Hitler und die Deutschen: Die Perversion des Neuen Zeitalters“ (Berlin, 1990), citato in Niedenführ, “New Age”, p. 150.

90. Bahro, prefazione a Kirchhoff, “Nietzsche, Hitler“, citato in Niedenführ, “New Age”, p. 150.

91. Niedenführ, “New Age”, p. 150.

92. Bahro, “Logik“, p. 346.

93. Rudolf Bahro, “Rückkehr: Die In-Welt Krise als Ursprung der Weltzerstorung“ (Frankfurt: Horizonte Verlag/Berlin: Altis Verlag, 1991), pp. 24-25.

94. Tutte le citazioni di Langhans sono tratte da Niedenführ, “New Age”, p. 146.

95. Bahro, prefazione a Kirchhoff, “Nietzsche, Hitler”, p. 26, citato in Niedenführ, “New Age”, p. 152.

96. Su Christophersen e la negazione dell’Olocausto, vedi, ad esempio, Roger Eatwell, “The Holocaust Denial: A Study in Propaganda Technique”, in “Neo-Fascism in Europe”, Cheles, Ferguson, and Vaughan, eds.

97. Questa discussione e’ stata trascritta da una registrazione su nastro dell’incontro tra Bookchin e Bahro, a cui era presente l’autrice.

Janet Biehl – Il network eco-fascista in Germania

L’“Ecologia” e  la modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

 

PARTE SECONDA

IL NETWORK ECO-FASCISTA

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione in italiano a cura di: blackperrot@anarcotico.net)

Janet Biehl è un’anarchica statunitense, collaboratrice e compagna di Murray Bookchin, e con lui  teorica dell’Ecologia sociale.  Oltre questo testo, presente nel volume Ecofascism: Lessons from the German Experience (1996) , scritto insieme a Peter Staudenmeier, ha scritto anche Finding our Way. Rethinking Ecofeminist Politics (1991), The Politics of Social Ecology: Libertarian Municipalism (1997), e The Murray Bookchin Reader (1997).

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In questa seconda parte del suo saggio Janet Biehl prende in considerazione alcuni fra i principali gruppi dell’estrema destra tedesca, fra cui alcuni già citati nel libro di Guido Caldiron, Estrema destra, 2013, di cui ho pubblicato recentemente un estratto (guido-caldiron-estrema-destra-destre-radicali-e-populiste-in-germania/), libro che ovviamente contiene informazioni più aggiornate. Quindi,  per quanto riguarda il FAP, i  Republikaner, la DVU e l’NPD, sintetizzerò molto rapidamente soltanto ciò che riguarda la loro ideologia ecologista, più o meno ricollegabile all’ideologia di Sangue e Suolo (Blut und Boden). alla “purezza della razza”, al nazionalismo e al no all’immigrazione. Per quanto riguarda invece i Nazional-Rivoluzionari, Rudolf Bahro e la WSL (Lega Mondiale per la Protezione della vita, organizzazione non-profit  che si rifà all’Antroposofia di Rudolf Steiner),  la sintesi sarà più ampia.

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“Ecologia” neofascista

L’ecologia viene deformata per finalita’ mistico-naturaliste da un’intera serie di gruppi e partiti neofascisti. I partiti eco-fascisti sono talmente eterogenei e i loro membri talmente sovrapposti, da formare cio’ che il ricercatore antifascista Volkmar Wolk chiama “un network eco-fascista”. (8) La loro letteratura programmatica spesso combina ecologia e nazionalismo secondo modalità tese ad attrarre persone che non si considerano fasciste e allo stesso tempo supporta ideologicamente skinhead neonazisti che commettono azioni violente contro gli stranieri.

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FAP  (“Freiheitliche Deutsche Arbeiterpartei”, Partito Operaio Tedesco della Libertà, messo fuori legge nel 1995). Il FAP promuoveva apertamente un nazional-socialismo basato sulle idee di razza e nazione, e reclutava i propri sostenitori fra skinheads e ultras delle curve. La sua attività comprendeva azioni violente e attacchi razzisti contro gli stranieri, con slogans come  “la Germania ai tedeschi – fuori gli stranieri”. “lavori tedeschi per gli operai tedeschi,” “rimpatrio per gli stranieri“, “nessuna concessione agli stranieri,” e il porre fine al “folle entusiasmo per l’integrazione” e al “cosmopolitismo orientato umanisticamente“. Pensano che marxismo, liberalismo e cristianita’ abbiano “strappato l’umanità dalla sua connessione ai cicli naturali della nostra terra” e che nessun “ambientalismo tecnico” potra’ impedire la “sempre più evidente catastrofe ecologica“. Piuttosto, “la relazione interrotta tra l’umanità e il resto della natura” richiede “una rivoluzione ecologista” e “una rivoluzione radicale della coscienza” che “condurrà l’umanità a un reintegrazione con la struttura di vita planetaria.” Abbiamo bisogno di una nuova etica, sostengono, secondo cui “umanita’, animali e natura siano considerate come un tutt’uno’”. Non sorprende che il FAP consideri l’aborto come “un crimine contro le leggi di una natura sana e contro Dio“. Le “necessità ecologiche… devono essere introdotte in accordo con un’economia funzionale, mentre “il sistema ciclico della natura dovrebbe… essere incorporato in ambito economico“.

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I Republikanerhttp://www.rep.de), in buona parte confluiti nell’NPD, si definiscono come una  “comunità di patrioti tedeschi” , con posizioni apertamente anti-immigrati, in particolare contro i turchi. Promuovono “la preservazione dell’esistenza del Volk tedesco, della sua salute e del suo spazio ecologico (“Lebensraum”) come priorità per la politica interna”. “Questo obiettivo“, aggiungono, “promuovera’ contemporaneamente anche la protezione dell’ambiente.” I disastri ecologici porrebbero a rischio la “salute” dei tedeschi – e con “salute” intendono “salute genetica” del popolo tedesco. Tale “salute” avrebbe “un valore più alto dei profitti di breve durata e del desiderio di un tenore di vita elevato“. Proteggere e mantenere un “ambiente sano” garantirebbe non soltanto la “sicurezza delle fonti di sostentamento della nostra gente” ma sarebbe “un dovere patriottico.” I Repubblicani sono rigorosamente anti-abortisti per quanto riguarda le donne tedesche, mentre credono che per il terzo mondo sia necessaria una “significativa pianificazione demografica” tesa a frenare l'”esplosione demografica” e la minaccia che ne consegue per l’ambiente; senza questa pianificazione, ci saranno “catastrofe naturale e carestia“.

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L’unione del Popolo Tedesco (“Deutsche Volksunion”, o DVUhttp://www.dvu.de) è stata fondata dal dottor Gerhard Frey, storico attivista, revisionista ed editore dell’ultra-destra. Le sue pubblicazioni pubblicizzano la vendita di antiquariato nazista. La DVU sostiene che “la Germania dovrebbe rimanere tedesca“, richiede la “priorità ai tedeschi nell’assegnazione di alloggi tedeschi” e “l’identità e l’autodeterminazione nazionali“. Secondo la DVU, la protezione dell’ambiente consiste nell’approvare “leggi rigorose contro chi inquina“, nell’”analisi rigorosa delle derrate alimentari importate” e nella rigida limitazione degli esperimenti sugli animali e sulla “tortura degli animali“, mentre la protezione della vita significa “mettere fine all’abuso dell’aborto.”

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NPD (“Nationaldemokratische Partei Deutschlands”,  Partito Nazional-Democratico Tedesco)

L’NPDhttp://www.npd.de)   lamenta che “due guerre nel corso di una generazione… hanno eroso la salute fondamentale della gente tedesca”  L’NPD deplora la distruzione dell’ambiente, che “ha effetti negativi per la salute del Volk.” I tedeschi non dovrebbero essere esposti a “sostanze chimiche” e dovrebbero essere protetti dalle “malattie congenite”, mentre i malati di AIDS dovrebbero essere obbligati “a registrarsi.” La “preservazione” della “gente tedesca” richiede che le donne tedesche partoriscano prolificamente e quindi il NPD e’ contrario alla “svalutazione e distruzione della famiglia.” Siccome l’aborto minaccia “l’esistenza biologica della nostra gente,” le donne che abortiscono dovrebbero essere punite. Il partito richiede corsi governativi di economia domestica e maternita’ per la “gioventù femminile.”

 

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Nel 1973, l’NPD ha elaborato un “Manifesto Ecologista” che invoca “le leggi della natura” per giustificare una struttura gerarchica, un ordine “organico” che governerebbe i rapporti sociali. (22) Il documento si scaglia contro “l’ambiente inquinato ed avvelenato da un’umanità che vive sempre più isolata, in una massa degradata“, che sarebbe “soltanto il sintomo più evidente dell’equilibrio rovinato tra l’umanità e la natura“. Negli anni successivi, la retorica dell’NPD e’ divenuta sempre più orientata alla New Age; oggi richiede il “recupero di… una coscienza ambientalista, così necessaria per la vita.” . “In primo luogo, e’ necessaria una rivoluzione interna del pensiero umano. Non sono l’accumulazione illimitata di merci materiali ne’ il consumo sfrenato a poter dare felicita’ e significato alla vita umana, quanto l’esperienza nella natura, la preoccupazione per i valori culturali e la sicurezza sociale nella famiglia e nel Volk.” “La coscienza del Volk e la coscienza ambientale sono inseparabili” perche’ “milioni di sconosciuti” minacciano “il nostro Volk nella sua stessa esistenza.”

Copia di rebell NR Eichberg

Sache des Volkes / Nationalrevolutionäre Aufbauorganisation (SdV/NRAO) (La Causa del Popolo/Organizzazione per la Edificazione Nazional-Rivoluzionaria. (9)

Rifacendosi al Nazional-bolscevismo teorizzato da Ernst Niekisch negli anni Venti, l’organizzazione nazional-rivoluzionaria (NRAO)  fondata nel 1974 coniuga temi di destra e di sinistra, manipolandoli per il proprio uso del nazionalismo e dell’ecologia, nel tentativo di attraversare le correnti ideologiche. Si rifanno ad un classico tema del dissenso della destra tedesca: la credenza che sia necessaria una “Terza via” tra capitalismo e socialismo e che la Germania sia predestinata a condurre l’umanita’ in questa direzione. (10) La “Terza via” dei NR e’ basata sul nazionalismo e su di un socialismo “specificamente nazionale” (11) – insomma su di un “nazional-socialismo”. Una corrente attuale dei NR, chiamata “Solidaristen” (Solidaristische Volksbewegung SVB, Movimento Popolare di Solidarietà) si identifica con i fratelli Strasser, due membri del partito nazista che negli anni Venti presero sul serio il “socialismo” del “Nazional-Socialismo” e rappresentarono tra i nazisti la corrente anticapitalista “di sinistra”. Oggi, i Solidaristen e altri NR considerano in particolare Otto Strasser “il Trotsky del nazionalsocialismo” a causa della sua lotta per il potere all’interno del partito di Hitler negli anni Venti; l’espulsione da parte di Hitler di questo fascista nel 1930 fu, secondo loro, un tradimento del nazionalsocialismo.

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L’attuale ideologo principale dei NR, Henning Eichberg, promuove l’asserzione dell'”identità nazionale” e di un “nazionalismo di liberazione.” Cercando consensi sia a destra che a sinistra, le pubblicazioni dei NR hanno sostenuto i movimenti nazionali di liberazione dello spettro politico tradizionale, compresi irlandesi, baschi, ukraini e afgani, così come i sandinisti. (12) Consideravano la Germania divisa come un paese occupato, il “risultato della politica imperialista delle forze di occupazione” e desideravano “liberarla” – Austria compresa. Ora che la Germania è stata liberata da questa “occupazione,” i nazional-rivoluzionari sono liberi di concentrarsi sulla “riunificazione” con l’Austria.

Eichberg considera il giudaismo/cristianesimo come la radice di tutti i mali odierni, perche’ eccessivamente intellettuale, responsabile dell’allontanamento dell’umanità sia da se stessa che dal divino e perche’ trascura le emozioni ed il corpo. Legata com’e’ ad una logica produttivista, la cristianita’, secondo Eichberg, è la “religione dello sviluppo”, che deve essere combattuta a tutti i costi.

Per contribuire a coltivare l’”identità nazionale”, propone invece una nuova religione, che riunisca le religioni neo-pagane tedesche, celtiche e indiane con le vecchie idee volkisch nazionalistiche. Dovrà essere basata “sulla sensualità e fisicità del ballo, del rituale, della cerimonia e del taboo, della meditazione, della preghiera e dell’estasi. Essenzialmente, questa religione si costituisce come una forma di praxis contro la “religione dello sviluppo”, perché le sue “contro-esperienze sensuali” possono rimettere l’umanità più strettamente a contatto con la natura.

Come molti teorici New Age statunitensi, Eichberg auspica un ritorno alla natura primigenia, alle presunte fonti primordiali della vita, della psiche e delle culture autentiche della gente e che le persone guariscano se stesse come parte della cura della crisi ecologica, superando la propria alienazione e riscoprendo se stesse. (13)

I nazional-rivoluzionari sfruttano argomentazioni ecologiste per costruire non soltanto nuove religioni primitiviste New Age, ma anche per l’attività politica. Durante gli anni Settanta, si organizzarono intorno all’opposizione all’energia nucleare, più o meno nello stesso periodo del movimento di iniziativa dei cittadini.

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Con il loro entusiasmo ecologista e anti-nucleare”, osserva Walter Laqueur, “il loro anti-americanismo culturale e il loro sostegno a movimenti di liberazione nazionale in molte parti del mondo, i ‘nazional-rivoluzionari’ cercarono, in effetti, di scavalcare le correnti di sinistra loro contemporanee. Alcuni consideravano Sinn Fein come un modello per i nazional-rivoluzionari tedeschi, altri suggerivano la “balcanizzazione politica” in Germania e in Europa come soluzione a tutti i problemi dibattuti” (14).

Altri nazional-rivoluzionari adottarono un diverso metodo politico: alla fine degli anni Settanta, si unirono ai Verdi che stavano emergendo, tra i quali alcuni di loro riuscirono ad ottenere incarichi per un certo periodo. Nell’ottobre del 1980, la Lista Alternativa di Berlino Ovest decise che non poteva collaborare con i nazional-rivoluzionari, che considerava ancor più pericolosi dei neonazisti dichiarati, in quanto nascondono le proprie intenzioni reali dietro una parvenza di programmi democratici ed ecologisti indipendenti. Sono stati per la maggior parte espulsi dai Verdi, almeno stando a quanto risulta attualmente agli osservatori. (15)

 

2. continua

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NOTE.

La maggior parte delle informazioni riguardanti i gruppi sopra-elencati provengono da Jutta Ditfurth, “Feuer in die Herzen: Plädoyer für eine Okologische Linke Opposition“ (Hamburg: Carlsen Verlag, 1992, terza parte, specialmente pp. 158, 172)  o dalle loro pubblicazioni e dai loro programmi. Jutta Ditfurth fu una fondatrice del Partito dei Verdi tedesco , (Die Grünen. 1980), da cui si distaccò ritenendolo contro-rivoluzionario, impegnandosi successivamente nell’organizzazione di Sinistra Ecologista (Okologische Linke) a Francoforte

8. Volkmar Wolk, “Neue Trends im okofaschistischen Netzwerk: Am Beispiel der Anthroposophen, dem Weltbund zum Schutz des Lebens und der ODP”, in “In bester Gesellschaft: Antifa-Recherche zwischen Konservatismus und Neo-faschismus“, Raimund Hethey e Peter Kratz ed. (Gottingen: Verlag die Werkstatt, 1991). Wolk e’ un portavoce del VVN/Bund of Antifascists e ha pubblicato molti scritti relativi al ‘neofascismo’.

9. Salvo diversa indicazione, le citazioni in questa sezione provengono dai documenti dei Nazional-rivoluzionari ”Gegen Fremdherrschaft und Kapital” e “Grundsätze unseres Wollens – Die fünffache Revolution” (n.d.), citati in Ditfurth, “Feuer”, pp. 228-30.

10. Walter Laqueur, “Germany Today: A Personal Report” (Boston: Little, Brown, 1985), p. 152. Sull’ideologia strasserita vedi anche Mosse, “Crisis”, pp. 286-90.

11. Vedi Hans-Georg Betz, “On the German Question: Left, Right, and the Politics of National Identity“, Radical America, vol. 20, n. 1 (1987), pp. 30-48.

12. Vedi Betz, “On the German Question.”

13. Henning Eichberg, “Produktivistische Mythen: Etwas über die Religion in der Industriekultur”, in “Zurück zur Natur-Religion?“ Holger Schleip, ed. (Freiburg: Hermann Bauer Verlag, 1986). Ironicamente, l’editore Schleip e’ membro sia dei Verdi che della setta razzista “Deutsche Unitarier”. L’editore, Hermann Bauer Verlag, e’ il piu’ grande editore di letteratura New Age in Germania. Il contenuto dell’articolo di Eichberg e’ riassunto in Wolk, “Neue Trends”, p. 126.

14. Laqueur, “Germany Today”, p. 153. Laqueur cita Henning Eichberg, “Balkanisierung für jedermann”, nel peridico dei Nazional- rivoluzionari “Wir Selbst”, “un giornale per l’identità nazionale e la solidarietà internazionale” (maggio-giugno 1983). La destra tedesca si è interessata all’IRA fin dagli anni Venti; il titolo di questo giornale, “Wir Selbst” (“Noi stessi”), è una traduzione di “Sinn Fein”.

15. Vedi Betz, “On the German Question”, pp. 45-46; e Wolk, “Neue Trends”, p. 123.

Janet Biehl – “Ecologia” e modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

Janet Biehl

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“Ecologia” e   modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione in italiano a cura di: blackperrot@anarcotico.net)

Janet Biehl è un’anarchica statunitense, collaboratrice e compagna di Murray Bookchin, e con lui  teorica dell’Ecologia sociale.  Oltre questo testo, presente nel volume Ecofascism: Lessons from the German Experience (1996) , scritto insieme a Peter Staudenmeier, ha scritto anche Finding our Way. Rethinking Ecofeminist Politics (1991), The Politics of Social Ecology: Libertarian Municipalism (1997), e The Murray Bookchin Reader (1997).

Dopo il saggio di Peter Staudenmeier sull’ideologia ecologica del Nazismo e i suoi antecedenti storici, pubblicato in 4 parti su questo blog,  Janet Biehl analizza qui le sue varianti contemporanee, attraverso varie formazioni anche di diversa ispirazione, spesso di “Nuova Destra” o “Né Destra né Sinistra”, talvolta camuffate nell’ambientalismo dei partiti Verdi, altre volte invece più esplicite, o con richiami agli antecedenti piuttosto che al regime nazista. A dimostrazione di come le ideologie ecologiche siano estremamente volatili, quando vengono astratte dal loro contesto critico sociale. Dopo la Prima parte relativa all’Introduzione, verranno pubblicati successivamente gli approfondimenti dei singoli gruppi e protagonisti principali. In seguito aggiorneremo l’analisi alle più recenti tendenze, anche in ambito contro- e sub-culturale.

Parte Prima: Introduzione

 

Wandervogel-Mädchen beim Speerwurf

La realta’ della crisi ecologica attuale e’ incontestabile. In un gran numero di modi e luoghi, la biosfera di questo pianeta sta subendo un grave danno. In alcune aree, l’ambiente e’ gia’ stato reso inabitabile a causa dei rifiuti tossici e di incidenti avvenuti in impianti nucleari, mentre inquinamento sistematico, buco nell’ozono, riscaldamento globale e altri disastri stanno progressivamente distruggendo il tessuto da cui dipende ogni forma di vita. Che questo disastro sia causato soprattutto da corporazioni che operano in un’economia di mercato internazionale competitiva non e’ mai stato piu’ evidente, cosi’ come la necessita’ di sostituire la societa’ attuale con una ecologicamente avanzata non e’ mai stato piu’ urgente. (1)

Tuttavia, in Europa – in particolare, ma non solo, nella Repubblica Federale tedesca – mentre il peggiorare delle condizioni economiche e una forte disaffezione politica si accompagnano a una dislocazione ecologica, le idee nazionaliste e fasciste stanno ottenendo consensi crescenti. Con l’esacerbarsi delle tensioni sociali, gruppi neofascisti di varia natura stanno conquistando la rappresentanza elettorale, anche quando i loro sostenitori commettono senza ritegno atti di violenza contro gli stranieri. Questi gruppi, sia skinhead che ‘intellettuali’, fanno parte di una “Nuova” Destra che deriva apertamente le proprie idee dal fascismo classico. Come scrive Jutta Ditfurth, stanno aggiornando le vecchie tematiche nazionaliste, mistiche e misantropiche della “vecchia” destra, in una “modernizzazione del fascismo.” Tra l’altro, stanno usando un’interpretazione di destra dell’ecologia “come ‘cardine’ ideologico per organizzare l’ambiente dell’estrema destra neofascista.” (2)

I fascisti di oggi hanno una precisa eredita’ ideologica, derivata dai precursori fascisti cui s’ispirano.”Ecologia” e riverenza mistica per il mondo naturale non sono affatto nuovi per il nazionalismo tedesco. Come documentato da George L. Mosse, alla fine del diciannovesimo secolo, gran parte dell’Europa fu attraversata da una rivolta culturale contro il positivismo, che in Germania si fuse con il misticismo della natura e con il nazionalismo razzista. Questa rivolta fu strettamente legata alla credenza nella forza vitale cosmica della natura, una forza oscura, i cui misteri non si potrebbero comprendere tramite la scienza, ma tramite l’occulto. Un’ideologia basata su tali premesse si fuse con le glorie di un passato ariano, mentre il passato veniva interpretato in chiave romantica e mistica. (3)

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Culminando negli anni Venti, un assortimento di idee occulte e pseudo-scientifiche maturate intorno all’idea di un Volk tedesco, si lego’ a nazionalismo e razzismo romantici e a un’adorazione religiosa della natura. Come osserva Mosse, il termine tedesco “Volk” ha un significato davvero molto piu’ ampio, rispetto alla parola “popolo”, perche’ per i pensatori tedeschi, fin dalla nascita del romanticismo tedesco, nel tardo diciottesimo secolo, “Volk” significo’ l’unione di un gruppo di persone con un’“essenza” trascendentale. Questa “essenza”, che si potrebbe definire “natura”, o “cosmo”, o “mito”, venne in ogni caso coniugata con la piu’ profonda natura dell’uomo e rappresento’ la fonte della sua creativita’, la profondita’ del suo sentire, la sua individualita’ e la sua unita’ con gli altri membri del Volk (4).

Il movimento volkish degli anni Venti riteneva che il materialismo, l’urbanismo, il razionalismo e la scienza moderni fossero artificiali e maligni, alieni alla propria “essenza” (5). In un’epoca di profonda dislocazione sociale, considerava la democrazia di Weimar come un prodotto dell’Occidente democratico e delle sue idee liberali, oltre che un regime fantoccio controllato da persone che non rappresentavano l’”essenza” tedesca. Molti attribuivano a una cospirazione ebraica mondiale la responsabilita’ dei mali della modernita’, compresi consumismo materialista, industrializzazione senz’anima, cultura commerciale omogeneizzata e tecnologia eccessivamente moderna, che ritenevano distruggessero sistematicamente i valori tradizionali della Germania. La Germania avrebbe potuto salvarsi dalla rovina soltanto grazie a dei veri patrioti, secondo i membri dell’estrema destra – vale a dire tramite loro stessi. Questo movimento si proponeva di stabilire un’alternativa tedesca – una che fosse tanto razzista quanto nazionalista. I popolari scritti di Paul Lagarde e Julius Langbehn auspicavano un ordinamento sociale aristocratico, tramite cui i tedeschi avrebbero dominato il mondo. Auspicavano un romanticismo naturalista, in cui la vicinanza con l’ambiente naturale desse alle persone una senso elevato di vitalita’ e di “autenticita’”.

In una pletora di credenze spiritualistiche nell’occulto e nell’esoterismo, che negli anni Venti in Germania abbondavano, proponeva una nuova fede cosmica, incarnata nello spirito “ariano”, che poteva essere colto attraverso l’intuizione piuttosto che tramite la scienza. Sistemi di credenze mistici come la teosofia, l’antroposofia e l’ariosofia (una variante dell’arianismo) abbondavano ed erano cosi’ densi di significati germanico-nazionalisti da poter essere utilizzati per rendere mistico un nazionalismo “ecologico”. Anche se involontariamente, i nazionalisti romantici del movimento volkisch divennero una fonte d’ispirazione importante per l’ideologia nazionalsocialista, che ironicamente ne derivava i propri sentimenti anti-modernisti nonostante fosse artefice di uno stato totalitario, violentemente nazionalista e genocida, tecnologicamente moderno.

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Appellandosi demagogicamente a un reale senso di alienazione, i nazisti gestirono un indottrinamento basato su stravaganze che promettevano “autenticita’” in un mistico nazionalismo romantico, che presentavano come “piu’ vicino alla natura” – anche quando si dedicarono allo sterminio. Sottolineando il bisogno di tornare a stili di vita piu’ semplici, piu’ sani e piu’ “naturali”, proposero l’idea e la pratica di una comunita’ “contadina nordica” legata organicamente alla terra –  mentre intanto costruivano una societa’ che era industrialmente piu’ modernizzata e razionalizzata di qualsiasi altra societa’ si fosse vista fino ad allora in Germania.

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Oggi, la cosiddetta “Nuova Destra” si richiama a temi che ricordano quelli del movimento volkisch della Germania pre-nazista. Inoltre, anch’essa sostiene di offrire un’alternativa “ecologica” alla societa’ moderna. Secondo l’opinione della “Nuova” Destra attuale, la distruzione dell’ambiente e la repressione delle nazionalita’ hanno una radice comune nel monoteismo e nell’universalismo “semiti”. Accusa questo universalismo dualistico e omogeneizzante di aver provocato – nelle sue forme successive, la Cristianita’ e le sue conseguenti forme secolarizzate, il liberalismo e il marxismo – sia la crisi ecologica che la soppressione delle identita’ nazionali. Eliminando le culture etniche e nazionali, la modernita’ risulta altrettanto distruttiva dell’universalismo giudaico-cristiano, che distrusse culture autentiche nel periodo in cui i missionari cristiani viaggiarono in tutto il mondo. Soprattutto, questo universalismo moderno viene accusato non solo di aver distrutto la natura, ma anche di aver annichilito lo spirito – tramite la tecnologia sfrenata che ha originato; la distruzione della natura, viene sostenuto, e’ una minaccia per la vita, tanto in senso spirituale quanto in senso fisico, perche’ quando le persone rifiutano la natura originaria, il loro accesso al proprio io “autentico” rimane bloccato.

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Secondo l’ideologia della “nuova” Destra, l’eredita’ “semita” dualistica eppure universalista, oggi sarebbe incarnata soprattutto dagli Stati Uniti, nella cui cultura “bastarda” – la democrazia egalitaria – tutte le culture e le razze sono mischiate insieme, formando una societa’ crassa e senz’anima. L’imperialismo culturale americano e’ genocida delle altre culture del mondo, mentre il suo imperialismo tecnologico sta distruggendo l’ambiente su scala globale. La ricerca fascista di una “identita’ nazionale” e di una salvezza ecologica cerca di contrapporre alla “civilizzazione occidentale”, vale a dire agli Stati Uniti, la “civilizzazione europea” – promuovendo una nozione di “etno-pluralismo” che auspica che ogni cultura governi se stessa ed il proprio ambiente.

L’Europa dovrebbe divenire, anziche’ una monocultura modernizzata, un “Europa delle patrie”, attraverso l’autonomia di tutte le sue popolazioni. Gli ideologi della “Nuova” Destra sostengono che cosi’ come i turchi dovrebbero vivere in Turchia e i senegalesi in Senegal, allo stesso modo i tedeschi dovrebbero avere la Germania per se stessi. L’ecologia puo’ facilmente essere pervertita per giustificare questo “etno-pluralismo”, cioe’ questo nazionalismo. Concepire la propria regione come propria “terra natia”, o Heimat, puo’ essere pervertito in regionalismo nazionalista, quando le tradizioni e il linguaggio di una regione vengono connesse misticamente ad un ambiente “ancestrale”.

La parola “Heimat” connota sia un volgersi al passato, sia un umore anti urbano, sia una comunita’ familiare, sia una prossimita’ alla natura. Per diversi decenni, questo concetto e’ stato considerato negativamente a causa dell’uso che ne fecero i nazisti, ma gli intellettuali lo hanno riscoperto negli anni Settanta, dopo altri decenni di industrializzazione capitalista. Per delle popolazioni che cerchino di affermarsi contro un invasore estraneo, un Heimat “ecologizzata” in cui si ritengano radicate biologicamente puo’ diventare uno strumento utile non solo contro l’imperialismo, ma anche contro l’immigrazione, gli stranieri, e la “sovrappopolazione”. Per opporsi all’immigrazione dal terzo mondo, delle elaborate giustificazioni vengono mascherate da diversita’, basandosi su argomentazioni “ecologiste” contro la “sovrappopolazione”. Oggi non sono soltanto i fascisti ad invocare l’Heimat: nel settembre del 1989, ad esempio, l’ambientalista Hubert Weinzierl, capo della stimata Lega per la Protezione dell’Ambiente e della Natura (“Bund für Umwelt und Naturschutz” ), ha rimarcato che soltanto quando sara’ stato risolto il principale problema dell’umanita’ – la sovrappopolazione – avra’ senso e ci sara’ qualche possibilita’ di creare un ambiente in grado di migliorare, o di configurare un paesaggio della nostra civilizzazione che sia ancora degno di essere definito “Heimat”. (6)

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Un’ecologia mistica, del resto, puo’ diventare una giustificazione per un nazionalismo mistico. Nel dibattito New Age attuale, con le sue affinita’ con l’ecologia, l’ultra-destra puo’ trovare molto facilmente le componenti mistiche necessarie per un nazionalismo autoritario modernizzato realmente aggiornato. Come nella Germania del periodo tra le due guerre mondiali, i culti anti-razionalisti della New Age – primitivisti, esoterici – abbondano sia nella Repubblica Federale che nel mondo anglo-americano. Questo anti-razionalismo e questo misticismo attraggono la “Nuova” Destra; come osserva l’editore anarchico Wolfgang Haug, “La Nuova Destra, effettivamente, desidera soprattutto ridefinire le norme sociali in modo che il dubbio razionale venga considerato decadente ed eliminato, in modo che vengano stabilite nuove norme “naturali”. (7)

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NOTE

1. Riguardo all’ ecologia sociale, vedi i diversi testi di Murray Bookchin, in particolare “Remaking Society” (Boston: South End Press, 1989) e “Urbanization Without Cities” (Montreal: Black Rose Books, 1992).

2. Jutta Ditfurth, “Feuer in die Herzen: Plädoyer für eine Okologische Linke Opposition“ (Hamburg: Carlsen Verlag, 1992), terza parte, speciamente pp. 158, 172. Ditfurth fu precedentemente una dei principali portavoce delle correnti di sinistra nei Verdi tedeschi. Ora che i Verdi hanno perduto il proprio radicalismo, attualmente è impegnata a Francoforte nell’organizzazione della sezione locale di Sinistra Ecologista (Okologische Linke).

3. George L. Mosse, “The Mystical Origins of National Socialism“, Journal of the History of Ideas, vol. 22, n. 1 (Jan. 1961), p. 81. vedi anche Jeffrey A. Goldstein, “On Racism and Anti-Semitism in Occultism and Nazism”, Yad Vashem Studies 13, Livia Rothkirchen, ed. (Jerusalem: Yad Vashem, 1979), pp. 53-72.

4. George L. Mosse, “The Crisis of German Ideology: Intellectual Origins of the Third Reich” (New York: Grosset and Dunlap, Universal Library, 1964), p. 4.

5. Sul movimento volkisch, vedi Mosse, “Crisis”; Fritz Stern, “The Politics of Cultural Despair: A Study in the Rise of the Germanic Ideology” (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 1961); Walter Z. Laqueur, “Young Germany: A History of the German Youth Movement” (New York: Basic Books, 1962).

6. Citato in Ditfurth, ”Feuer”, p. 170.

7. Wolfgang Haug, “‘Pogromen beginnen im Kopf, Schwarzer Faden: Vierteljahreschrift für Lust und Freiheit“ [Grafenau];