Alt-right, bomberismo e comunicazione politica 1.

Dopo la sconfitta elettorale alle Politiche  del PD e della Sinistra in generale , qualcuno ha cominciato a chiedersi se per caso fra le cause di questa sconfitta non vi fosse anche un problema di “comunicazione politica”, in particolare sui social. In un articolo recente su Wired , “I tre grandi problemi riguardo la comunicazione del Pd”,  ( https://www.wired.it/attualita/politica/2018/10/09/problemi-comunicazione-pd/ ), l’autore, Marco Romandini, scrive di aver appurato, dopo un giro di telefonate, che il PD non ha un responsabile politico della comunicazione, né tantomeno una società di comunicazione specializzata alle spalle come lo sono la Casaleggio Ass. (M5S) e Morisi/Sistema Intranet (Lega), ma soltanto un capo ufficio stampa, Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi, e qualche ragazzo per la comunicazione social. Ma nella guerra del web il PD è rimasto indietro.

 

Secondo lo stesso Agnoletti M5S e Lega hanno una comunicazione centralizzata, che assomiglia molto a una caserma, mentre quella del PD è dispersiva e occasionale, pur essendoci stato un tentativo parziale di correggere la rotta fra il 2015 e il 2016, con l’arrivo dello spin doctor di Obama, Jim Messina. Ma il fallimento del referendum per la riforma costituzionale  ha rovinato tutto.  Secondo un altro noto spin doctor, Marco Maturano, non è soltanto un problema tecnico,

Se voglio funzionare sulla rete non mi basta avere i migliori tecnici del mondo, ma devo usare il linguaggio che va bene su quel mezzo. La Lega e il M5s funzionano perché hanno liberato il linguaggio, e sulla rete vince il messaggio emotivo… E la passione, per guadagnare il consenso, oggi con la rete pesa al 90%”.

Le passioni, le emozioni.  Per riconquistare l’elettorato perduto, continua Maturano, serve una svolta pop, bisogna riavvicinarsi al popolo, ripartendo ad esempio dalle periferie, “dove le cose non funzionano”, migliorando la situazione delle fasce più povere, con iniziative che hanno un ritorno sociale ma anche economico e una forte presenza sui social, con un linguaggio rivolto alle persone comuni (l’”uomo comune”, di cui parla anche Luisi), e non agli “intellettuali”.  Che è poi quanto affermava lo sceneggiatore Fabrizio Luisi nel suo post su Ribelli e Saggi (https://artobjects.wordpress.com/2018/09/27/il-ribelle-il-guerriero-il-saggio/),

la  “capacità di parlare alla pancia, al cuore, e alla testa della popolazione, attribuendo pari dignità a queste differenti esigenze”.

 

Secondo Luisi la Sinistra in generale, radicale e non, dovrebbe rispolverare le Grandi Narrazioni del passato, del Ribelle e del Rivoluzionario, ma narrando un Ribelle di tipo nuovo, che tiri fuori la Rabbia e non si limiti a enunciare un elenco di Valori, come fa LeU.

E come abbiamo detto, il Ribelle ha bisogno di un nemico interno; ha bisogno di mettere in discussione il sistema dalle sue fondamenta; la sua voce è arrabbiata. Ma non c’è traccia di nemico nel racconto di LeU. Non c’è una visione del futuro. Non c’è rivolta. Non c’è rabbia. Il risultato è stato regalare alla destra peggiore la sana rabbia di tanti italiani…. Se si continua a guardare ai “valori” e non al “racconto” non si comprende il comportamento dell’elettorato…”.

E la sinistra radicale è attrezzata per farlo, da sempre. Nonostante la loro eccezionale preparazione teorica, i bolscevichi hanno conquistato il consenso nel paese con due slogan elementari: «pace, pane, terra» e «tutto il potere ai soviet». Pancia, pancia, e ancora pancia. Mica andavano in giro citando i Grundrisse. Redistribuire ricchezza e potere alla popolazione dovrebbe essere il punto di partenza di ogni movimento di sinistra radicale…I valori e le istituzioni (antirazzismo, antifascismo, i diritti civili, i sindacati) ne sono solo un’emanazione. La sinistra italiana ha commesso l’errore di aggrapparsi ai valori e alle istituzioni, e non si è accorta che la terra che la sosteneva non era più sotto i suoi piedi, come un Willy il Coyote qualsiasi.”.

 

Sia Luisi che Maturano ritengono centrali l’economia, il sociale, parlare al popolo, alle periferie, etc, insomma potenziare il “populismo di sinistra”. Solo che la “comunicazione politica” attuale sul Web e sui social passa forse più attraverso la conquista dei cuori e delle menti che delle pance – passa attraverso l’”egemonia culturale”, o sottoculturale nell’ infinita proliferazione di Pagine, Gruppi, profili Instagram che acchiappano milioni di followers egemonizzando il loro immaginario “anti-intellettuale”, la rivolta cinica e “ironica” da tastiera,  dell’ “ignorante” e dell’ “analfabeta funzionale”,  dello sfigato e  del macho di provincia  contro lo snobismo degli intellettuali e dei radical chic.  Ed è su questo terreno che trionfa la cosiddetta alt-right , la “destra alternativa” filo-trumpiana negli Stati Uniti, e dei suoi proseliti in Italia, e adesso anche in Brasile, che promuove la resurrezione di  “valori”, o meglio “emozioni” e stili di vita dichiaratamente reazionari, unpolitically correct, razzisti, xenofobi, misogini, e “immorali”.

 

In un articolo di due anni fa su Vice, il giornalista Vincenzo Marino si chiedeva appunto se esista anche in Italia una alt-right sul modello americano. Ai vertici dello schema interpretativo Marino pone quattro fenomeni:  i provocatori reazionari mainstream, la cultura troll, il bomberismo, e le bufale e il populismo online. (, https://www.vice.com/it/article/7b55vy/alt-right-italiana-provocatori-fake-news-bufale-troll-bomberismo-populismo. ). Di troll, bufale e populismo si è detto già così tanto che ormai riteniamo la loro presenza sul web di default. Più interessante invece il percorso che porta dai “provocatori mainstream”  o “opinionisti estremi” , tipo Vittorio Sgarbi, Vittorio Feltri, Giuseppe Cruciani, etc.  fino a tendenze particolarmente virali e diffuse nei social come il bomberismo e il suo analogo al femminile, l’ Alpha Woman, passando per gli apripista del fenomeno, cioè i bomber sciupafemmine come Vieri, Balotelli, Moscardelli, e, sul piano del linguaggio e dell’immaginario, i maestri del bomberismo: la Gialappa’s Band, Sandro Piccinini, Federico Buffa: “una tendenza che esalta comportamenti, linguaggi o personaggi un po’ abbietti solo perché veracemente abbietti. “. In parole povere, figa-calcio-alcol e cazzate. E su tutto questo poi arriva a metterci il cappello l’endorsement di Salvini.

Ma di bomberismo, Alpha Woman e simili tornerò a parlarne in un secondo post…

 

  1. continua

 

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Margaret Atwood, Fantasie di stupro (Racconti Ed., 2018)

Da come ne parlano sulle riviste c’è da pensare che sia l’ultima trovata, e non solo, ma che sia qualcosa di eccezionale, una specie di vaccino contro il cancro. Lo sbattono a caratteri cubitali in copertina, e dentro pubblicano questionari come quelli in cui ti chiedono se sei una brava moglie o se sei endomorfa oppure ectomorfa, te li ricordi? con il risultato capovolto a pagina 73, e poi questo cosi fai-da-te, hai presente? STUPRO, DIECI COSE DA FARE, come se fossero dieci acconciature nuove o qualcosa del genere. Insomma, dove sarebbe la novità?”.

Nell’incipit del racconto “Fantasie di stupro” , la scrittrice canadese Margaret Atwood chiarisce subito che certamente il problema non è nuovo solo perchè riceve maggiore attenzione dai media

La cronaca purtroppo riporta spesso casi di stupro agghiaccianti in contesti di degrado sociale e morale. Come se non bastasse,  violenza sessuale, stupro, degrado associato ad alcolismo e droghe, machismo e sessismo di una violenza inaudita vengono rivendicati palesemente su Pagine e Gruppi social che si ispirano al cosiddetto “bomberismo”, tendenza fascistoide, razzista e xenofoba che si ispira all’ alt-right americana. A volte le Pagine e i Gruppi vengono chiusi da Facebook, ma poi rinascono con nuovi nomi.

Il racconto della Atwood è stato pubblicato per la prima volta nel 1977. Apparso in Italia nel 1991, viene adesso riproposto da Racconti Edizioni nella raccolta di 14 racconti dal titolo omonimo (aprile 2018; nella raccolta originale in inglese il titolo era Dancing Girls and Other Stories). Purtroppo questi racconti restano di estrema attualità. Allora le statistiche riportavano che “negli Stati Uniti c’è un omicidio ogni ventisette minuti. Una violenza sessuale aggravata si verifica ogni otto secondi» (Uniform Crime Report, 1977, in Eleanor Wachs, Crime Victim Stories: New York City’s Urban Folklore).

Nel Rapporto Istat sulla violenza sessuale del luglio 2018 si afferma chiaramente cherestano stabili le quote di donne vittime di violenza estrema (stupri e tentati stupri) e delle forme più efferate di violenza (uso o minaccia di usare una pistola o un coltello) e soprattutto è aumentata la gravità delle violenze sessuali e fisiche. Nel complesso (dato Istat 2014) quasi una donna su tre (31,5%), ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 3% (652mila donne) ha subito stupro e il 3,5% (746mila) tentato stupro. Più dell’80% degli stupri sulle donne italiane è stato commesso da un italiano. Gli stupratori stranieri sono il 15,1%.”

Mediamente ci sono, in Italia  negli ultimi anni, 12-13 stupri al giorno, circa 4000 l’anno, denunciati. Ma le denunce sono troppo poche. Sempre secondo l’ISTAT, nel 2014 hanno fatto denuncia di violenza sessuale solo l’11,4% delle donne italiane e il 17% delle straniere. Ben ¾ degli omicidi del 2016 sono stati commessi in ambito familiare.

” (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/07/28/la-violenza-le-denunce-gli-stupri-italia-numeri-la-propaganda/).

Dati impressionanti, come si può ben vedere, che rendono estremamente attuale anche il racconto della Atwood.

 

Certamente la Atwood è una scrittrice che non si tira indietro rispetto a temi così drammatici, in cui sono così presenti paura e ansia. Estelle, la protagonista principale del racconto afferma:

«Mia madre dice sempre che non bisogna soffermarsi sulle cose spiacevoli e in genere concordo con lei, cioè, soffermarsi sulle cose spiacevoli non le fa scomparire. Tuttavia, a pensarci bene, anche non soffermarsi su mica le fa scomparire

Anche alla scrittrice piacerebbe smettere di pensarci e “osservare le ninfee”:

Sfortunatamente, non posso permettermelo. Non sarebbe bello se avessimo un mondo in cui tutto ciò che dobbiamo fare fosse contemplare la natura? Invece questo è il mondo in cui viviamo. Ed è tutto molto bello per qualche tizio che va per conto suo a spasso nei boschi. Una donna ci pensa due volte prima di farlo. O ci pensa due volte o è fuori di testa». (http://www.altrianimali.it/2018/04/15/perche-leggere-fantasie-stupro-margaret-atwood/).

Minimizzare il problema, non parlarne, per evitare l’ansia e le cose spiacevoli, significa ricondurlo alle fantasie di stupro delle colleghe di Estelle, che si immaginano lo stupratore come un bellissimo sconosciuto che entra dalle loro finestre, mentre spesso in realtà è qualcuno che conosci, e l’atto sessuale come un poetico momento di erotismo e non per quello che è in realtà, un atto di coercizione, di violenza, di ansia e di potere. Estelle si forza di rispondere alle colleghe suggerendo che le loro fantasie erotiche e la realtà brutale dello stupro sono ai poli opposti. Chi confonde le due cose lo fa a proprio rischio e pericolo.

Estelle offre allora alle sue colleghe “fantasiose” alcuni scenari, in modo da immaginare come poter reagire in una situazione di emergenza, e potersi difendere dallo stupratore.

Da Berlusconi a Grillo – 4 anni di post sull’ascesa del populismo nel periodo 2011-14

L’altro ieri mi sono accorto che questo blog ha ormai 7 anni, infatti è stato “fondato” il 2 ottobre 2011!  Quando dalla moribonda Splinder mi spostai su WordPress, la crisi economica internazionale apertasi nel 2008 era ormai dilagante e inevitabili le sue ricadute in Italia, così anche l’arzillo Cav. “Bunga Bunga” Berlusconi dovette dimettersi, il 12 novembre 2011. Le antenne o il sismografo  “interiori” cominciarono a captare nuovi segnali minacciosi, fin allora confinati nel pittoresco, e fra i primi post di quel fine anno ne comparvero alcuni dedicati alla Lega di Umberto “Donato” Bossi e alla cosiddetta “nuova destra”, “fantasy” o “radicale” – se ne occupava, all’epoca anche Wu Ming (a proposito di Tolkien), il “sociologo di strada” Valerio Marchi,  e qualche raro giornalista d’inchiesta .

 

Da quel momento in poi ho pubblicato parecchi post dedicati alla crisi economica e politica, con un picco nel 2013, anno delle elezioni politiche che portarono il M5S al 25 %, e il PD di Bersani al governo. I filoni d’indagine sono stati principalmente 3:

  1. La virulenza del fenomeno “estrema destra”, in Italia e in Europa, con relativi agganci storici a fascismo, nazismo, e temi come ecologia fascista, razzismo, xenofobia, caccia alle streghe;
  2. Il populismo, sotto tanti aspetti, compresi ovviamente il grillismo e l’antipolitica;
  3. La comunicazione politica e il rapporto col sistema mediatico nel suo insieme, compresi i nuovi social.

Curiosamente, all’emergere di questi filoni corrispondeva la quasi completa assenza di Berlusconi, (ma non del berlusconismo), e della cosiddetta “sinistra radicale”, in declino anche elettorale. Il populismo mediatico si è venuto definendo sempre più come l’argomento dominante. Non è un “pensiero politico” che si possa definire attraverso un’ideologia o una teoria critica, come in passato, ma un insieme confuso di risentimenti e mugugni che potremmo ricondurre alla cosiddetta ribellione delle masse (J.Ortega y Gasset), dell’”uomo comune” o qualunque, senza distinzioni sociali, ma comunque “in basso”, in un contesto di avanzato sviluppo della “società dello spettacolo” e del sistema mediatico. Non a caso in uno dei primi post al riguardo citavo un articolo del prof. Michele Prospero, “Da Grillo a Berlusconi, la politica delle barzellette”, tratto dall’Unità del 10 o 11 giugno 2011 (due anni prima il prof.Prospero aveva pubblicato il libro “Il Comico della politica. Nichilismo e aziendalismo nella comunicazione di Silvio Berlusconi“). Praticamente un passaggio di consegne fra i due comici dell’antipolitica, il nulla berlusconiano ereditato dalla seduzione antipolitica grillista.

Questo nulla si è venuto arricchendo, nella successione dei post, attraverso numerosi tags divenuti nel tempo ormai dei meme di inevitabile riferimento in questi anni, e tuttora validi, anzi trionfanti:

Comunicazione  politica , Cospirazionismo, complottismo, Social network , Stupidità  di massa,                 Pseudoscienze, Antipolitica , Bufale, fake news, Ciarlataneria, Marketing politico, Creduloneria,           Primitivismo, Giustizialismo, Nichilismo, Leadership carismatica, e tanti altri orbitanti attorno a questi.

Quel magma o mucillagine di massa (definizione del Censis) non si è canalizzato in rivolte, manifestazioni di piazza, assalti al palazzo, fatta eccezione di una ridicola rivolta dei Forconi nel 2013 (che ne fu la dimostrazione a contrario), ma attraverso l’assalto ai social e ai media mainstream, in un clima di campagna elettorale permanente, favorita peraltro da un succedersi ininterrotto di elezioni amministrative, politiche, europee, in cui il marketing politico, non solo grillino, ha potuto dimostrare il “meglio e il peggio” di sé.

Qui trovate l’elenco di alcuni post politici fra i più significativi nel periodo 2011-2014, con relativi tags principali. Nel 2015 l’attenzione è dedicata principalmente ad alcuni eventi internazionali: guerra in Siria, crisi greca, attentato al Bataclan. Buona lettura, per chi vorrà, e grazie di eventuali commenti, suggerimenti, e consigli.

 

2011

  • Alessandro Bresolin, “Quella camicia verde che fu nera”, 2.10.11, tratto da Carmilla/Fédéchoses Lega Nord
  • Cronaca (Wu Ming, Tolkien), “La destra fantasy: Tolkien e i Campi Hobbit”, 15.12.11,                                                                                Tolkien, Razzismo, CasaPound
  • Valerio Marchi, “La destra radicale dai Campi Hobbit a Casa Pound” (video) 12.11                                                                                         idem come sopra, naziskin

 

2012

 

  • Michele Prospero, “Da Grillo a Berlusconi”, 11.6.12 grillismo, media, comunicaz.politica
  • Ortega y Gasset, “Tecnica e primitivismo”, 12.6.12 masse, pseudoscienze
  • Perniola, “Idiocracy”, 4.8.12 stupidità, comunicazione di massa
  • Tozzi/J.Baudrillard, “Terremoti e Giustizia talebana”,23.10.12,
  • pseudoscienze, giustizialismo
  • Valerio Lucarini, “Terremoto de L’Aquila e Grandi rischi”, 1.12.12 media, giustizialismo

 

 

 

2013       

 

  • Gramsci, “Il popolo delle scimmie”, 23.2.13 grillismo, fascismo
  • Canetti, “Defezione dalla massa”, 25.2.13 massa, fascismo
  • Umberto Eco, Ur-fascismo, 5.3.13 fascismo, grillismo
  • “I meet up…”, 14.3.13                       grillismo, social network
  • Perniola, “Il governo dei peggiori”, 20.3.13 grillismo, filosofia
  • “Il metodo Kaizen”, 2.4.13 grillismo, psicologia
  • Sternhell, “C’est Boulanger…”, 17.4.13 grillismo, populismo
  • Baudrillard , “Il debito mondiale”, 22.5.13 economia
  • “Treviso tolleranza zero”, 10.6.13                                     fascismo, razzismo
  • Robert Kurz, “Populismo isterico”, 25.7.13 grillismo, populismo
  • Ecologia fascista, Staudenmeier , dal 11.8 al 30 settembre ecologia, fascismo
  • L’onda (film), 1.9.13 fascismo, cinema
  • Caldiron, Estrema destra, 8.9.18                             fascismo, populismo, razzismo
  • Ortega y Gasset, “Primitivismo”, cit. 6.10.13                           massa, primitivismo
  • Mario Perniola, “Oltre il nichilismo e il populismo” 22.10.13 nichilismo, populismo
  • “Il lato oscuro della leadership” 10.13                                  leadership carismatica
  • Sterling, “Panico morale” 2.11.13                        giustizialismo, capro espiatorio, media
  • Morozov, “L’algoritmo di Morozov” 15.11.13 internet, media
  • Ginsberg/Shefter, “La politica con altri mezzi” 11.13               isteria, media, populismo
  • Art “Fascismo 2.0” 12.13                                                fascismo, grillismo, media
  • Art “L’insurrezione di FN e Forconi” 7.12.13 fascismo, populismo, xenofobia
  • Bronner, “La democrazia dei creduloni” 11.12.13 populismo, media
  • Anselm Jappe, “Romanticismo e Rivoluzione”, 21.12.13 populismo, rivoluzione

 

 

 

2014

  • Perniola, “Miracolismo mediatico”, 1.1.14                                     comunicazione, media
  • “Il rogo dei libri”, 2.2.14        fascismo, grillismo, populismo
  • M5S, Lo stile paranoico della politica”, 25.2.14 cospirazionismo, complottismo, media
  • Collective Misinformation (bufale e complotti) , 22.3.14 complottismo, bufale
  • Dal Lago, “Il marketing politico-virtuale”.16.3.14 Casaleggio, Internet, marketing politico
  • Quit the Doner, “Il patriarca paranoico”, 29.3.14, grillismo, antipolitica
  • Feynman, “Culto del Cargo”, 3.5.14                        tecnologia, magia, creduloneria
  • Baudrillard, “Il mito del Cargo”, 25.5.14 tecnologia, magia, consumismo
  • “New Miracle Elixir – Adolfo Pirelli & Grullum Circus”, 13.6.14   grillismo, populismo, ciarlataneria
  • Wu Ming, “Renzi e la comunicazione politica”, 17.11. 14  politica, media, populismo
  • Mind Invaders, Alieni e complotti, 1.12.14 complottismo, cospirazionismo
  • McLuhan, Tribal Sound of Politics, 12.14                       media, tribalismo
  • Savonarola e Grillo – Carisma e spettacolo, 7.12.14           carisma, spettacolo, media

 

Il Ribelle, il Guerriero, il Saggio

Ribelli 5 stelle contro saggi PD!

https://not.neroeditions.com/ribelli-5-stelle-saggi-pd/

Fabrizio Luisi, sceneggiatore per il web, la televisione e il cinema.

 

Interessante articolo che mette a confronto le ragioni per le quali la comunicazione politica delle due forze al governo, M5S e Lega, è risultata vincente rispetto a quelle del PD e della sinistra in generale, che in materia si sono rivelate scarsamente incisive o subalterne.

La comunicazione politica è anzitutto “storytelling”,  scontro di storie, ossia una vera e propria guerra per l’egemonia degli archetipi: il Ribelle (M5S e Sinistra radicale), l’Uomo Comune (M5S), il Guerriero o Soldato  (Salvini), il Saggio (PD), il Mago (Renzi), il Guaritore (Merkel), il Sovrano (Berlusconi). Si potrebbe aggiungerne altri, come ad esempio il Giudice (LeU), il Rivoluzionario (Potere al Popolo), il Seduttore, il Padre, la Madre, l’Amazzone, etc. L’archetipo si traduce in una narrazione attraverso una voce singolare, unica, una leadership: una voce per una storia, un solo Guerriero, un solo Saggio, un solo Sovrano, etc.

 

 

Gli archetipi attualmente vincenti al Governo sono un mix del Ribelle e dell’Uomo comune per quanto riguarda il M5S, e del Guerriero per la Lega. Mentre la storia del M5S sembra giunta al culmine, quella della Lega, del “Guerriero” sembra appena iniziata e in ascesa. Il ribellismo dell’Uomo Comune “trova compimento nella rimozione dello status quo. Arrivato al governo, il Ribelle ha compiuto il suo arco narrativo. La sua storia è finita. Al contrario, l’archetipo della Lega – il Guerriero – è ancora al primo atto: l’Invasore alle Porte, la Richiesta d’Aiuto, l’Investitura da parte della Comunità. Adesso inizia la guerra. La storia della Lega è appena iniziata.”.

Nonostante i successi apparentemente repentini, una narrazione richiede tempo per affermarsi. Soltanto dopo una lunga contesa con Fratelli d’Italia e Casapound Salvini e la sua Lega hanno potuto ottenere l’egemonia narrativa sull’archetipo del Guerriero, grazie all’intensità e alla coerenza con cui l’ha incarnato. Fratelli d’Italia ha creato una sua figura di amazzone ma anche madre (la Meloni), e le due cose non si combinano bene insieme; CasaPound è stata costretta a darsi un’apparenza di rispettabilità, meno bellicosa, per farsi accettare dal mondo degli adulti.

Per quanto riguarda il PD post-Renzi l’autore non può non rilevare anzitutto un’incredibile incompetenza comunicativa, e anche un arretramento rispetto alla storia , alle grandi narrazioni della sinistra, in cui si fondevano “strategia e tattica, visione su lungo termine e soddisfazione dei bisogni primari delle persone… In sintesi quella capacità di parlare alla pancia, al cuore, e alla testa della popolazione, attribuendo pari dignità a queste differenti esigenze”. In mancanza di una narrazione coerente la comunicazione PD è diventata puramente reattiva, e si è risolta in invettive contro il “populismo”, in difesa delle “istituzioni”, percepita come difesa dello statu quo, o della “competenza” (in senso altezzoso).

Fino alla crisi economica apertasi nel 2008 il PD,  il centro-sinistra in generale,  ha basato la sua narrazione sull’archetipo del Saggio (competenza, serietà, affidabilità, responsabilità), caratteristica della Prima Repubblica e in parte della Seconda (Fanfani, Moro, Ciampi, Prodi, Monti..).  La figura del Saggio, dominante nella narrazione europea post-bellica, è comunque entrata in crisi da molto tempo, principalmente a causa del crollo della reputazione degli esperti. In reazione a questo declino è stata proposta la narrazione del Mago, Renzi, in grado di riassumere e rivitalizzare le figure del Saggio e del Guaritore, grazie alla sua capacità di  “trasformare rapidamente la realtà, violando le leggi naturali “. Con la sconfitta al referendum la magia renziana della velocità è svanita, e con essa anche la voce narrativa del PD, che non ha più espresso alcun racconto, consentendo alle contro-narrazioni avversarie di straripare. Il ritorno al Saggio, Gentiloni, non è stato sufficiente, non ha avuto spazio narrativo, e la comunicazione del PD è diventata sterile e semplicemente reattiva, non più dominante. A meno di individuare una figura di Saggio o di Sovrano credibile, riconosciuta e ben raccontabile, il PD potrebbe far ricorso alla narrazione del Guaritore dei mali prodotti dall’attuale governo, in vista di un eventuale dopoguerra, che lascerà “ferite e macerie”. Ma, appunto, occorre che la guerra in corso faccia tutto il suo percorso.

Nel frattempo il PD ha perso per strada quel che era rimasto dell’anima sociale, e socialista, PCI o post-PCI.  E qui vengono i dolori della Sinistra nel suo insieme, da quella moderata a quella “radicale”, da quella ex PCI a quella rivoluzionaria. Secondo l’autore, la sinistra radicale dovrebbe incarnare l’archetipo del Ribelle, e forse, ancor più l’archetipo del Rivoluzionario (pancia, cuore, e testa), che però scompare sullo sfondo, come una generica Grande Narrazione che fu, e che è stata ormai archiviata. Non resta allora che narrare un Ribelle di tipo nuovo, che tiri fuori la Rabbia e non si limiti a enunciare un elenco di Valori, come fa LeU, che “invece si è presentata in giacca e cravatta, con il rispettabile e molto poco ribelle volto di Grasso” (il Giudice).

“E come abbiamo detto, il Ribelle ha bisogno di un nemico interno; ha bisogno di mettere in discussione il sistema dalle sue fondamenta; la sua voce è arrabbiata. Ma non c’è traccia di nemico nel racconto di LeU. Non c’è una visione del futuro. Non c’è rivolta. Non c’è rabbia… Il risultato è stato farsi superare a sinistra non solo dal M5S (per esempio su ecologismo e reddito di cittadinanza), ma anche dal Papa (che usa senza vergogna la parola capitalismo, al contrario della sinistra italiana). Il risultato è stato regalare alla destra peggiore la sana rabbia di tanti italiani…LeU non è esistita. Non ha espresso alcun racconto coerente con l’archetipo della sinistra, che è il Ribelle, e che, lo ripetiamo, prevede un Nemico e una radicale messa in discussione dello stato di cose presente. Se si continua a guardare ai “valori” e non al “racconto” non si comprende il comportamento dell’elettorato”.

Non a caso Potere al Popolo, quasi assente nella maggior parte d’Italia, ha ottenuto un risultato importante, offrendo una versione del Ribelle sganciata dalla narrazione dell’Uomo Comune. Questo spazio politico c’era, c’è, anche se nessuno, a parte Potere al Popolo, si è degnato di occuparlo per tempo.

“E la sinistra radicale è attrezzata per farlo, da sempre. Nonostante la loro eccezionale preparazione teorica, i bolscevichi hanno conquistato il consenso nel paese con due slogan elementari: «pace, pane, terra» e «tutto il potere ai soviet». Pancia, pancia, e ancora pancia. Mica andavano in giro citando i Grundrisse. Redistribuire ricchezza e potere alla popolazione dovrebbe essere il punto di partenza di ogni movimento di sinistra radicale…I valori e le istituzioni (antirazzismo, antifascismo, i diritti civili, i sindacati) ne sono solo un’emanazione. La sinistra italiana ha commesso l’errore di aggrapparsi ai valori e alle istituzioni, e non si è accorta che la terra che la sosteneva non era più sotto i suoi piedi, come un Willy il Coyote qualsiasi.”.

 

Ray Bradbury “Il sorriso”

Ray Bradbury, “Il sorriso”

(“The Smile”, racconto incluso in S is for space, Doubleday & Co., 1966)

“The Smile” è un racconto post-apocalittico di Ray Bradbury ambientato nell’anno 2061 in una città devastata dalla guerra nucleare.  Gli ultimi sopravvissuti distruggono sistematicamente ogni cosa del precedente passato, giudicato responsabile del deserto atomico in cui vivono – libri, giornali, arte, fabbriche, macchine, aeroplani, tutto viene esposto all’odio, “controllato cerimonialmente”, della folla, durante le “feste” di distruzione.. Ora è il turno della “Mona Lisa” venir esposta non all’ammirazione ma all’odio. La gente in fila non vede l’ora di sputare sull’immagine della Gioconda di Leonardo. Un uomo, Grigsby, spiega a un ragazzo, Tom, che la civiltà non tornerà mai, nessuno la vuole. Adesso tutti odiano ciò che li ha rovinati, la civiltà del passato. Un altro uomo risponde che potrebbe sopportarne un po’, “c’erano delle macchie di bellezza in essa”. Un giorno verrà qualcuno con immaginazione e cuore, e la ripristinerà, “qualcuno con un’anima per le cose belle”. Quando arriva il turno di Tom, guardando la Gioconda sente il cuore battere forte, ed una specie di musica interna. “Quanto è bella!”…

Può la bellezza artistica, messa al bando dalla tirannìa di una società regredita alla pura sussistenza, restituire almeno in parte un’idea di civiltà sia pure rattoppata?

 

“Nella piazza della città la coda si era formata alle cinque di mattina, mentre i galli cantavano fuori dal paese gelido e non c’erano fuochi.
Tutto intorno, fra gli edifici rovinati, piccole nubi di foschia si erano prima strette, ma ora con la nuova luce delle sette iniziavano a disperdersi. Giù per la strada, in due e tre, più persone si stavano riunendo per il giorno del mercato, il giorno di festa.
Il piccolo ragazzo si sollevò immediatamente dietro a due uomini che stavano parlando rumorosamente nell’aria aperta, e tutti i suoni che loro facevano sembravano due volte più alti a causa del freddo. Il piccolo ragazzo batteva i piedi e soffiava sulle sue mani rosse, screpolate, e sollevò lo sguardo sui vestiti sporchi e scadenti degli uomini, e giù lungo la fila di uomini e donne avanti a lui.

“Ecco, ragazzo, cosa stai facendo così presto fuori? ” disse l’uomo dietro a lui.
“Prendo il mio posto nella fila”, disse il ragazzo.
“Perché non corri via, e lasci il tuo posto a qualcuno che lo apprezzi?” ,
“Lascia il ragazzo in pace”, disse l’uomo davanti, girandosi improvvisamente.
“Io stavo scherzando”. L’uomo dietro mise la sua mano sulla testa del ragazzo.
Il ragazzo la scosse via freddamente. “Penso solo che sia strano, un ragazzo fuori dal letto così presto.”
“Questo ragazzo è un apprezzatore delle arti, vi farò sapere”, disse il difensore del ragazzo, un uomo chiamato Grigsby. “Quale è il tuo nome, ragazzo? ”
“Tom.”
“Tom, ecco, è qui per sputare in modo perfetto , vero Tom? ”
“Certo “.

La risata passò giù per la fila.
Un uomo stava vendendo tazze rotte di caffè caldo davanti a lui. Tom lo guardò
e vide il piccolo fuoco caldo e l’infuso bollire in un tegame arrugginito. Non era caffè in realtà. Proveniva dalle bacche che crescevano sui campi oltre la città, e costava solo un penny una tazza per scaldare i loro stomachi; ma non ne erano state comprate molte, non tutti avevano delle ricchezze.
Tom fissò davanti a lui il luogo dove la fila finiva, oltre le pietre delle mura, distrutte dalle bombe.

“Dicono che lei sorride”, disse il ragazzo.
“Sì, lei lo fa” disse Grigsby.
“Dicono che lei è fatta di olio e tela.”
“Vero. E quello è ciò che mi fa pensare che lei non è quella originale. L’originale, ora, ho sentito, fu dipinta su legno molto tempo fa.”
“Dicono che lei è vecchia di quattro secoli.”
“Forse di più. Nessuno sa di che anno è, con sicurezza.”
“È del 2061! “.
“Quello è ciò che dicono, ragazzo, sì. Bugiardi. Potrebbe essere 3,000 o 5,000, per quel che ne sappiamo. Le cose erano in una confusione terribile in quel tempo. Tutto ciò che abbiamo ora sono piccoli pezzi.”

 

Trascinavano i piedi lungo le pietre fredde della strada.
“Quanto tempo passerà prima di vederla? ” chiese Tom inquieto.
“Solo alcuni minuti. L’hanno sistemata con quattro aste di ottone e una corda di velluto, tutte idee per tenere lontano il popolo. Ora sappi, nessuna pietra, Tom; loro non permettono di gettargli pietre contro.”
“Sì, signore.”

Il sole sorse in alto nei cieli, portando calore che fece andar via lo sporco dai cappotti e dai grassi capelli degli uomini.

“Perché siamo tutti qui in fila? ” chiese Tom alla fine.
“Perché siamo tutti qui a sputare? ”
Grigsby non lanciò uno sguardo a lui, ma si rivolse al sole. “Bene, Tom, ci sono molte ragioni”.

Allungò distrattamente la mano per prendere il pacchetto che era andato lungo la tasca per una sigaretta che non era là. Tom aveva visto il gesto un milione di volte.

 

“Tom, lo devi fare con odio. Odi per ogni cosa del Passato. Ti chiedo, Tom, come siamo arrivati in tale stato, le città sono tutte a pezzi, le strade sono come dei puzzle per le bombe, e in mezzo i campi di granoturco emettono luce radioattiva di notte? Non è questo uno schifo ti chiedo? ”
“Sì, signore, suppongo di sì.”
“È così, Tom. Tu odi qualunque cosa che ti ha buttato giù e ti ha rovinato. E’ la natura umana. Non pensandoci, forse, ma è comunque la natura umana.”
Non c’è proprio niente o nessuno che non odiamo”, disse Tom.

“Giusto! L’intero sanguinoso gruppo di quella gente del Passato che correva per il mondo. Così noi siamo in un giovedì mattina senza niente nei nostri stomachi, al freddo, vivendo in caverne e così, non fumiamo, non beviamo, non facciamo niente eccetto le nostre feste, Tom ,le nostre feste.”

E Tom pensò alle feste di alcuni anni prima. L’anno in cui strapparono tutti i libri nella piazza e li bruciarono e ognuno beveva e rideva. E la festa della scienza un mese fa quando trascinarono l’ultima automobile e fecero una selezione secondo il destino (picked lots) ed ogni uomo fortunato che vinceva aveva il permesso di colpire con un martello la macchina.

“Ti ricordi quello, Tom? Ti ricordi? Perché, ho rotto il finestrino anteriore, il finestrino, capito? Mio Dio, fece un bel suono! Crash! ”
Tom poté sentire il vetro che cadeva in brillanti mucchi.
“E Bill Henderson, colpì il motore. Oh, fece un lavoro intelligente, con grande efficienza. Wham! ”

 

Ma la miglior festa tra tutte queste, ricordò Grigsby, fu la volta che colpirono una fabbrica che ancora stava tentando di costruire aeroplani.

“Dio, noi stavamo per farla scoppiare! ” disse Grigsby. “E poi trovammo lo stabilimento del giornale ed il deposito delle munizioni e li facemmo esplodere insieme. Capito, Tom? ”
Tom imbarazzato. “Suppongo”.

Era mezzogiorno. Ora gli odori della città rovinata stavano nell’aria calda e le cose strisciavano fra gli edifici caduti.

“Non ritornerà mai, signore? ”
“Cosa, la civiltà? Nessuno la vuole. Non io! “.
“Io potrei sopportarne un po’”, disse l’uomo dietro ad un altro uomo. “C’erano delle macchie di bellezza in essa”.
“Non preoccupatevi delle vostre teste”, gridò Grigsby. “Non c’è neanche posto per quello.”
“Ah”, disse l’uomo dietro all’uomo “Qualcuno verrà un giorno con immaginazione e la ripristinerà. Ricorda le mie parole. Qualcuno con un cuore.”
“No”, disse Grigsby.
“Io dico di sì. Qualcuno con un’anima per le cose belle. Potremmo tornare a un genere di civiltà limitata, il genere dove noi potremmo vivere in pace.”
“Prima cosa, tu sai che c’è la guerra! ”

“Ma forse in seguito potrebbe essere diverso.”

Finalmente stavano in piedi nella piazza principale. Un uomo in sella stava cavalcando in lontananza nella città. Aveva un pezzo di carta nella sua mano. Nel centro della piazza c’era un’area circondata da corde. Tom, Grigsby e gli altri stavano raccogliendo la loro saliva e muovendosi in avanti – muovendosi in avanti preparati e pronti, con gli occhi larghi. Tom sentì il suo cuore battere fortemente ed agitatamente, e la terra sotto i suoi piedi nudi era calda.

“Andiamo, Tom, voliamo ! ”

Quattro poliziotti stavano in piedi agli angoli dell’area circondata dalle corde, quattro uomini con pezzi di cordicella gialla sui loro polsi per mostrare la loro autorità sugli altri uomini. Loro erano lì per impedire il lancio violento delle pietre.

“Da questa parte”, Grigsby disse all’ultimo momento, “ognuno sente di avere la possibilità di vederla,capisci, Tom? Andiamo, ora! ”
Tom stava in piedi di fronte al dipinto e lo guardò per molto tempo.

“Tom sputa! ”
La sua bocca era asciutta. “Sbrigati, Tom! Muoviti! ”
“Ma”, disse Tom, lentamente “lei è Bella! ”
“Ecco, sputerò io per te! ”

 

Grigsby sputò ed il missile volò nella luce del sole. La donna nel ritratto sorrise serenamente, segretamente a Tom, e lui le ricambiò lo sguardo, il suo cuore batteva, sentiva come una musica nelle sue orecchie.
“Lei è bella”, disse.

La fila precipitò nel silenzio. Prima sgridarono Tom perché non si muoveva in avanti, poi si girarono verso l’uomo a cavallo.
“Come lo chiamano questo, signore? ” chiese Tom tranquillamente.
“Il ritratto? Mona Lisa, penso. Sì, la Mona Lisa.”
“Ho un annuncio”, disse l’uomo a cavallo. “Le autorità hanno decretato che oggi a mezzogiorno il ritratto nella piazza sarà dato nelle mani del popolo, così che possiate partecipare alla sua distruzione.”

Tom non ebbe neanche il tempo di gridare, prima che la folla lo urtasse, gridando e colpendo tutto intorno, e correndo verso il ritratto.
C’era un suono acuto lacerante. La polizia correva per scappare. La folla gridava, le loro mani come uccelli affamati, beccavano il ritratto. Tom si sentì spingere verso il ritratto rotto. Allungandosi di nascosto tra gli altri,lui prese una piccola parte della tela oleosa, la strappò, sentì prendere la tela, poi precipitò, fu calciato, e rotolò verso i margini della folla. Sanguinante, con i vestiti strappati, guardò vecchie donne masticare pezzi di tela, uomini rompere la cornice, calciare stoffa sbrindellata, e lacerarla in piccoli pezzi.
Solo Tom stava in piedi da parte, silenzioso nella piazza movimentata. Guardò la sua mano.
Afferrò il pezzo di tela stretto al suo petto, nascosto.

“Ehi là, Tom! ” urlò Grigsby.

Senza una parola, singhiozzando, Tom corse.  Corse fuori e giù per la strada distrutta dalle bombe, in un campo, attraverso un ruscello poco profondo, senza guardare indietro, e strinse saldamente la sua mano, piegandola sotto il suo cappotto.
Al tramonto arrivò al piccolo villaggio e lo attraversò. Alle nove raggiunse la fattoria rovinata. Intorno, nel mezzo-silo, nella parte rimasta ancora in piedi, sotto la tenda, lui sentì il suono del sonno, la famiglia – sua madre, padre, e fratello. Lui scivolò rapidamente, silenziosamente, attraverso la piccola porta o e si mise a disegnare.

“Tom? ” chiamò sua madre nel buio.
“Sì.”
“Dove sei stato? ” urlò suo padre. “Ti picchierò di mattina.”
Qualcuno lo calciò. Suo fratello, che era andato a lavorare il loro piccolo pezzo di terra.
“Vai a dormire”, gridò sua madre, debolmente.

Un altro calcio.
Tom riprese fiato. Tutti erano calmi. La sua mano era stretta al petto, saldamente. Lui stette così per mezzora, poi chiuse gli occhi.
Poi sentì qualcosa, ed era una luce bianca e fredda. La luna rosa molto alta e la luce della piccola piazza si muoveva nel silo e lentamente venne la pelle d’oca sul corpo di Tom. Dopo, e solamente dopo, rilassò la sua mano. Lentamente, attentamente, ascoltando quelli che dormivano intorno a lui, Tom si portò avanti la mano. Lui esitò, inspirò nel suo fiato, e poi, aspettando, aprì la sua mano e appiattì il piccolo frammento di tela dipinta.
Tutto il mondo era addormentato nel chiaro di luna.
E là sulla sua mano c’era il Sorriso.
Lo guardò nell’illuminazione bianca del cielo di mezzanotte.
E pensò, tra sé e sé, quietamente, al Sorriso, al bel Sorriso.

Un’ora più tardi lui poteva ancora vederlo, anche dopo che l’aveva piegato attentamente e l’aveva nascosto. Chiuse i suoi occhi ed il Sorriso era lì nell’oscurità. Ed ancora era là, caldo e cortese, quando lui andò a dormire ed il mondo era silenzioso, e la luna navigò su e giù per il cielo freddo,  verso il mattino.”

In Italia leggi razziali, come nel 1938? (Domenico Stimolo)

http://www.labottegadelbarbieri.org/in-italia-leggi-razziali-come-nel-1938/

  • «sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane»
  • «programmazione di 500.000 espulsioni di migranti irregolari»
  • «chiusura di tutti i campi nomadi irregolari».

Così si legge nel programma politico dell’alleanza di Governo Lega-5Stelle:

  • Punto 18. POLITICHE PER LA FAMIGLIA E NATALITÀ

«È necessario rifinanziare gli Enti Locali dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane...».

Sembra proprio la vendetta a freddo sulla proposta di legge “Ius soli”Riforma dei diritti di cittadinanza che, purtroppo – vilmente, senza rispetto per i tantissimi cittadini che avevano firmato la proposta, dopo svariati anni di immersione nel “cantiere legislativo” – fu definitivamente abbandonata dalla precedente maggioranza governativa, senza discussione e voto.

Il progetto, chiaramente discriminatorio, è volutamente finalizzato a creare gabbie ai bambini che non hanno la cittadinanza italiana. Si vogliono strutturalmente emarginare e penalizzare le tante famiglie di cittadini non italiani che sono presenti in Italia. La gran maggioranza di queste, inserite nel tessuto sociale, lavorano e pagano regolarmente tasse e contributi vari, compreso le strutture locali che gestiscono gli asili. L’intento è particolarmente odioso in quanto rivolto contro i bambini.

In questa maniera si diverge sostanzialmente dall’articolo 3 della nostra Costituzione «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

  • Punto 23, CAMPI NOMADI

«Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte.

Ad oggi circa 40 mila Rom vivono nei campi nomadi e il 60 per cento sono minori.

Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale. In ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi Rom in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea».

Chiudere, per fare cosa? A questa elementare domanda nel testo Lega-5Stelle non c’è nessun accenno di risposta. Poiché non sono previste sistemazioni alternative, la qual cosa dovrebbe essere elementarmente scontata (le normative europee prevedono adeguate sistemazioni abitative), si può facilmente immaginare che l’applicazione di questa “scrittura” porti o alla dispersione nel territorio, con tutte le conseguenze negative del caso a partire dai diretti interessati, o alle espulsioni di massa dall’Italia.

Dato il sentimento che regge il testo è semplice supporre che l’azione possa mirare alle espulsioni di massa. Queste però sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Trattato di Nizza il 7 dicembre 2000)  e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (firmato a Roma il 4 novembre 1950). Infatti, i cittadini dell’Unione europea sono liberi di circolare e soggiornare. I Rom (chiamati erroneamente nomadi) sono di fatto cittadini europei, compresi quelli – a maggior ragione – che di fatto sono italiani in virtù delle normative vigenti. L’allontanamento o l’espulsione può essere assunta solo nei riguardi di singole persone.

Retorica, propaganda, decisionismo autoritario? Aspettiamo ansiosi le ulteriori notizie del corso d’opera.

  • Punto 13 IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP AL BUSINESS

«Occorre prevedere, contestualmente, l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani.

Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria.

Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie».

La parola magica utilizzata nel testo è “rimpatrio”, cioè tornare in patria. A leggere sui vari dizionari in auge in Italia, alla parola Patria si associa un territorio abitato da un popolo che “sente” come valore fondamentale l’appartenenza, per nascita, lingua, storia, tradizioni, cultura e coesione. Come ben noto i dizionari non hanno l’obbligo di rivedere in maniera strutturale i significati delle parole in proporzione alla scala del tempo. Se banalmente si dovessero prendere in considerazione i giganteschi processi di emigrazione – per guerre, fame, voglia di cambiamento, di libertà, di libera circolazione degli umani come già codificato per le merci – che hanno caratterizzato la storia di tutti i continenti della nostra Gaia Terra negli ultimi 150 anni, con centinaia di milioni di persone che si sono spostate dal suolo natio, il concetto di Patria muterebbe radicalmente. La Patria è dove si vive! Dove si costruisce il percorso di vita, si generano i figli, si intrecciano relazioni sociali, si contribuisce alla crescita comune e all’evoluzione civile e democratica. Integrandosi, quindi, per lingua, cultura, storia, mantenendo anche le proprie tradizioni in una veste modificata, nel rispetto delle leggi vigenti. A maggior ragione, se si viene comandati ad andare in guerra, pur essendo “diversi”, come avvenuto con grandi proporzioni di coinvolgimento di popolazioni nell’emisfero occidentale nel corso degli ultimi due eventi mondiali. Restando solo negli ultimi 500 anni di storia, se guardiamo solamente al “nuovo continente”, le Americhe del sud e del nord, che per il volere delle potenze colonialiste, dopo lo sterminio dei popoli indigeni, sono state ampiamente “ripopolate” da decine di milioni di umani, uomini, dome e bambini, in condizioni di schiavitù, dopo essere stati rapiti dai luoghi nativi in Africa.

Un filone di pensiero – libertario e di sinistra, forte e partecipativo, democratico nella maniera più complessiva dopo l’avvenuta sconfitta del nazifascismo – ha provveduto a rimodulare in maniera sostanziale il significato del termine Patria. Nel corso degli ultimi due secoli grandi movimenti popolari, sociali e politici, con molti uomini e donne che dedicarono la vita, si sono mossi per ridefinire operativamente il concetto di Patria. In Europa, in particolar modo, sulla bilancia della storia e nella formazioni delle coscienze (sottoposta sempre alle pressioni delle mutazioni) pesano in maniera gigantesca i cento e più milioni di morti e mutilati sacrificati “sull’altare” della prima e seconda guerra mondiale. L’immane catastrofe fu determinata dall’esaltazione del concetto di Patria, dalla presunta superiorità rispetto al confinante, quindi della “razza”, gli “eletti” che dovevano asservire con la forza gli “inferiori”. In testa i manovratori, avvelenatori delle coscienze popolari, per fare prevalere gli interessi economici e finanziari da essi rappresentati.

La Patria fu identificata con la realizzazione operativa del nazionalismo. Il male supremo che ha avvelenato l’Europa, giusto per restare nel nostro contesto geografico. Verbo trainante del pensiero politico e ideologico delle destre. Ora il morbo nefasto è di nuovo riemerso dal fondo della palude melmose. Alligna in molti Paesi. L’Italia né diventato esempio.

Irregolari” sono definiti gli Esseri Umani che approdati in Italia (o in Europa), spesso provenienti da situazioni drammatiche caratterizzate da guerre, lancinante miseria, devastazioni ambientali, contesti liberticidi, hanno perso per vicissitudini varie – essenzialmente di natura gestionale -, nella stragrandissima maggioranza, il riconoscimento della Protezione Umanitaria o del Diritto di Asilo/Permesso di Soggiorno. I moderni “Lor Signori” li hanno quantificati in 500.000 persone. Per molti è bastato perdere il lavoro regolamentare (come successo a molte persone di cittadinanza italiana) per cadere, loro e le famiglie, nell’inferno della “irregolarità”.

Quindi, stante il programma di governo Lega-5Stelle, sono tutti da espellere. Sono sparsi in tutti i Comuni della penisola. Come si fa ad individuarli selettivamente, a metterli assieme, pronti per il “rimpatrio”? In quanto tempo, con quali metodi? Vogliono adottare rastrellamenti di massa?

Ma i Paesi nativi sono pronti a riceverli? Le persone coinvolte – extracomunitarie – appartengono ad alcune decine di nazionalità. Gli accordi che ad ora sono stati stipulati, nel corso di tanti anni, si possono contare sulle dita di una mano.

In attesa delle definizione di questi ipotetici accordi che, dato il contesto generale dei rapporti internazionali non verranno, dove vorranno tenerli? Vorrebbero realizzare «sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione». Sarebbero luoghi di detenzione veri e propri, di lunga durata, in attesa di una soluzione che mai verrà!

Si prefigura una situazione di gravissimo allarme democratico, umanitario, di coesione con le norme costituzionali.

Stante i propositi di questi Lor Signori, riguardo le tre “voci” evidenziate: espulsioni irregolari, chiusura campi Rom, non accesso alla gratuità degli asili nidi, complessivamente sarebbero oltre 700.000 gli Esseri Umani coinvolti e fortemente discriminati.

Quando nel 1938 da parte del regima fascista furono varate le leggi razziali avendo come epicentro i cittadini di religione ebraica gli “interessati” residenti in Italia superavano di poco le 47.000 unità. Quelle leggi riguardavano anche le persone di altre provenienze, i cosiddetti “negri”, che essenzialmente vivevano nelle cosiddette colonie italiane in Africa.

Siamo ancora di fronte a un progetto: a data odierna (19 maggio) non si è ancora costituito un Governo che dovrebbe rendere operativo le “inventive” di merito. Anche se ormai pare che i “giochi” siano fatti. Serve un grande scatto di orgoglio civile e democratico, per uscire dal grande sterile torpore che da dopo le elezioni del 4 marzo contraddistingue i cittadini che hanno a cuore le regole costituzionali, i principi umanitari, i dettami internazionali di solidarietà, di uguaglianza, di antirazzismo fra gli Esseri Umani.

Questi propositi Lega-5stelle devono essere respinti con grande convincimento e fermezza operativa. Le organizzazioni sociali e religiose, partiti, sindacati, l’associazionismo civile, che hanno a cuore le fondamenta democratiche del nostro Paese, devono con grande urgenza uscire dalla palude del silenzio, ponendosi alla testa di un grande fronte popolare (è questo il giusto termine) forte, motivato, coinvolgente e pacifico, che abbia l’inderogabile obiettivo di mantenere i requisiti universali che caratterizzano uno Stato democratico e i princìpi sostanziali di convivenza, di solidarietà e di rispetto nei riguardi dei cittadini di tutte le provenienze. Per sconfiggere i vecchi e i nuovi fascismi sempre più ringalluzziti che mirano alla formazione di una cosiddetta “terza repubblica”, mirata a cancellare la memoria storica del nostro Paese costituita dal nerbo portante della Resistenza contro tutte le forme di oppressioni.

 

Silvia Milani, Universal Robots, Delos Digital, nov.2016

dagli albori delle prime civiltà all’epoca del GPS, gli androidi hanno sempre avuto un ruolo all’interno delle più diverse tradizioni culturali e hanno compiuto un emozionante cammino evolutivo con l’uomo.Docili feticci imbambolati o crudeli macchine di sterminio? Dotte entità fluttuanti o cataloghi antiquari del corpo umano?

“Quelli di Čapek non erano più i tempi dei meccanismi a orologeria, delle bambole perturbanti, dei servitori magici e delle anatre da salotto: mentre l’autore concepiva i suoi robot, l’umanità scivolava sulle rapide del progresso, trasportata dai sistemi automatici industriali, dall’elettricità, dall’aviazione, dalla radio e dal telefono. Funzionalità, efficienza, semplificazione e soprattutto velocità, plasmavano e, per alcuni, assoggettavano lo spirito di una nuova civiltà.”

In una recente conversazione un mio amico nerd mi ha illustrato la sua curiosa idea di voler realizzare un’immagine 3D della sua “ragazza perfetta”, una combinazione virtuale di alcune caratteristiche a lui gradite di una ragazza vera di cui si è invaghito con le possibilità offerte da programmi di animazione o DAZ. Senza escludere una versione robotica o tramite stampante 3D, come quelle offerte da realdoll.com. Non so cosa ne verrà fuori, forse mi nasconderà tutto o quasi, ma non senza continuare a parlarmene enfaticamente.

Mi sono ricordato che Silvia Milani accenna a realdol.com nel suo saggio intitolato Universal Robots – La civiltà delle macchine, subito dopo aver parlato della mitica androide (o meglio, ginoide) Hadaly (dal romanzo Eva Futura di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, 1886) e del manichino Cynthia dei Magazzini Saks, divenuta poi, oltre che regina dei salotti newyorkesi,  anche conduttrice di una rubrica giornalistica e di un programma radiofonico e, nel 1938, attrice nel film Artists and models abroad.

Il termine androide, creatura artificiale dalle sembianze umane,  divenne popolare proprio con il romanzo di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, che racconta la storia della ginoide  Hadaly, progettata e costruita da Thomas Alva Edison (!) “allo scopo di dar vita a una nuova Eva, o meglio, a una seconda progenie di creature in grado di riscattare l’Eva decaduta e restituire così nuove speranze “scientifiche” all’umanità”. Il confronto uomo/androide  ci riporta non solo a Olimpia, la bambola meccanica dell’Uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann (1815), ma anche, inevitabilmente, alle più recenti ginoidi, (la Rachael di Blade Runner) fino alle partners ideali che oggi si possono acquistare sul sito realdoll.com, “scegliendo in un catalogo molto ricco il volto, il corpo, il tono dell’incarnato, la lunghezza delle unghie, il colore dei capelli, degli occhi, la carnosità della bocca, la conformazione dei genitali e altri dettagli anatomici personalizzati”. Create come oggetto sessuale,

finiscono spesso per ornare e accompagnare l’intera quotidianità del proprietario. Sembra infatti che proprio nel momento in cui l’immaginario si realizza iperrealisticamente nel corpo della bambola, esso perda la sua carica dirompente, diventando un feticcio imbambolato della routine.”.

Su bambole perturbanti, Eve future, automi e robot dall’antichità ad oggi ci eravamo già confrontati a inizio decennio sui nostri rispettivi blogs di allora, Dead Channel Surfing (il mio) e alleedelisleadam (il suo). Fra il 2008 e il 2010 avevo pubblicato una serie di post dedicati alla robotica e all’automatizzazione in generale, con le sue vaste implicazioni di tipo sociale, economico, storico, psicologico, etico, nell’ambito più generale dell’immaginario fantascientifico, in particolare quello cyberpunk e steampunk. Fra vecchi e nuovi films (The Day The Earth Stood Still, Die Puppe, The Mechanical Man, etc.), cortometraggi, articoli sugli automata di P. Jaquet-Droz  o sui robot nell’Era Vittoriana, strani oggetti steampunk, comics ed eventi, figuravano appunto anche alcuni contributi di Silvia Milani, studiosa attentissima del fenomeno, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo. Fra questi ricordo un paio di post su R.U.R (Rossum’s Universal Robots) di Karel Čapek (1921)., uno su futuro e letteratura e un quarto su Il robot nell’uomo.

Già in questi post era evidente l’interesse dell’autrice per i continui rimandi  storici e culturali. Così i robots di Čapek vengono confrontati con la leggenda del Golem, l’Introduzione alla cibernetica di Norbert Wiener, le riflessioni di Jean Baudrillard sui simulacri e sul virtuale. col Progetto Genoma Umano di Craig Venter, ma anche con la Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo (1860), in cui lo scrittore parla della Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066- 2140). Senza dimenticare gli automi di Jacquet-Droz, il taoismo o i pensieri di Blaise Pascal.

 

In questo suo saggio intitolato giustamente Universal Robots, l’autrice si muove agilmente fra automata e androidi, robot e replicanti, fra passato e futuro, fra immaginario e realtà, riassumendone i passaggi fondamentali con un brioso stile narrativo che sollecita la curiosità del lettore ad andare avanti e a approfondire ulteriormente l’argomento, anche dal punto di vista filosofico.

 

L’Introduzione in questo senso è già fatale, perchè ci conduce con mano sapiente dai primi automata di Alessandria d’Egitto (IV e III sec a.C.) agli orologiai del Sei-Settecento, dall’oca di Vaucanson agli studi sul corpo e sull’anatomia (Vesalio, Susini) fino a Galvani, Volta, lo steam man ottocentesco e, dulcis in fundo, le visioni futuristiche di Ippolito Nievo, del sociologo Mario Morasso (La nuova arma: la macchina, 1905), e “naturalmente” di Filippo Tommaso Marinetti con  il suo “universo meccanico di locomotive, aeroplani e automobili, destinato ad accrescersi al ritmo delle industrie e dei cantieri”.

Alcuni decenni dopo, nel 1950,  il teorico della cibernetica Norbert Wiener pubblicò la sua Introduzione alla cibernetica sottotitolata  L’uso umano degli esseri umani. Il passaggio dal futuristico Regno della Divina Luce Elettrica (Marinetti) ai rischi concreti dell’abitudine all’automatismo mette naturalmente i brividi. Di mezzo ci sono evidentemente due guerre mondiali. All’ottimismo fino ad allora rivolto ad automi e civiltà delle macchine subentrano le prime riflessioni critiche, e dal perturbante analizzato da Freud si passa ai replicanti di Blade Runner, il film diretto da Ridley Scott (1982) ispirato al racconto di Philip Dick “Il cacciatore di androidi”. Nel frattempo l’ingegnere cibernetico giapponese Masahiro Mori aveva pubblicato i risultati delle sue analisi sperimentali sulla percezione umana di robot e androidi, in uno studio intitolato La valle perturbante (in inglese The Uncanny Valley, 1970).

Il capitolo  su “La macchina umana: dall’omuncolo al robot”  ci introduce all’odierna tematica della robo-etica,  ovvero delle “implicazioni morali di un possibile uso criminoso delle macchine intelligenti” (robot, droni, armi “autonome”). Lo spunto iniziale è la Storia filosofica dei secoli futuri fino all’anno 2222 di Ippolito Nievo. Gli omuncoli, “detti anche uomini di seconda mano, o esseri ausiliari”, costituiscono il precedente ottocentesco dei robot di R.U.R.  Secondo Nievo verranno costruiti a Liverpool nel 2060 da due costruttori di macchine per cucire. Il famulus (“servitore”) sarà un calzolaio, un automa che riproduce non soltanto i movimenti meccanici del corpo, ma anche la capacità di sentire “la differenza e il valore degli ostacoli in cui si abbattono”, ottimizzato per essere il più possibile produttivo. I due soci finiscono per litigare, e l’uno fa uccidere l’altro da un altro omuncolo creato allo scopo. Come si regoleranno i giudici su questo delitto? Il mandante dell’omicidio verrà condannato a morte. Ma cosa fare dell’artificial man che è di fatto l’assassino, seppure “sprovvisto della capacità di comprendere”? La giuria di Nievo non ha dubbi, e fa decapitare anche lui “come reo di materiale omicidio premeditato e consumato”.

Ma come comportarsi nel caso in cui un drone, oggi, ad esempio un drone fattorino di Amazon,  dovesse commettere un crimine? E nei confronti delle armi cosiddette autonome  (Lethal Autonomous Weapon Systems)?  Il dibattito sulla robo-etica investe anche l’ONU, che dovrebbe stilare una lista dei dispositivi da bandire o limitare in caso di conflitti. Sono preferibili droni che vanno in guerra senza controllo umano, o droni pilotati  in remoto?

Queste e altre questioni che investono diverse discipline (informatica, sociologia, diritto, teologia etc.) riguardano inoltre non soltanto gli eventi bellici ma sempre più “diversi ambiti delle relazioni sociali, della politica tra Stati, dell’ambiente, dell’economia e della giustizia, sempre più vicini all’uomo”, a causa dell’impatto di congegni “sempre più invasivi e sostitutivi”. Quali saranno le ricadute “sociali” delle sperimentazioni belliche?

Questo sempre più è stato anticipato, ci ricorda l’autrice, in film come Crash o Tetsuo, che ricordano l’elettricità sessuale di Marinetti:

“In queste rappresentazioni i protagonisti rispondono unicamente al richiamo d’una corrente vitale che comunica con il mondo gelido delle forze e dei meccanismi; quel mondo che Gregory Bateson (1903-1980) ha definito, con un prestito da Jung e lo gnosticismo, il Pleroma.”

A questo livello non è facile stabilire le differenze fra androidi ed esseri umani (immaginari e reali). Bisognerebbe affidarsi, secondo Pascal, ai sentimenti, che però sono falsificabili. Al contrario, l’amore fra Primus ed Elena, i robot amanti di RUR, potrebbe essere considerato autentico. Di conseguenza “la geografia ufficiale, in un prossimo futuro, avrà il dovere di segnalare l’esistenza di una sempre più estesa Valle perturbante tra il mondo del Pleroma e quello della Creatura”.

 

 

Nella Terza e conclusiva parte del saggio, la Milani rivisita dunque alcuni dei fondamenti, sia classici che meno noti, di questa “geografia ufficiale”, alcuni dei quali abbiamo avuto modo di conoscere in precedenza: i robot di Čapek, naturalmente, l’estetica della velocità futurista, Mario Morasso e il suo wattman (La nuova arma: la macchina, 1905) e le teorie cibernetiche di Norbert Wiener e Masahiro Mori. Lasciamo qui al lettore la curiosità e la responsabilità di approfondire per proprio conto questa nuova geografia del futuro, non senza un messaggio di speranza e di amore   🙂

 

 

A questo punto Alquist ha la prova certa che i due robot si amano. Spalanca la porta del laboratorio, ordina loro di uscire e di stare insieme per sempre. Si siede poi alla scrivania, fa cadere tutti i libri che ha di fronte e raccoglie da terra una Bibbia:

E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse e disse loro: Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo…

Quando l’uomo si allontana dalla scena e il sipario sta per calare, in cima al cumulo di volumi sul pavimento troviamo aperto il libro di Mario Morasso. Tra quelle righe che vibrano e sbuffano il gas di un motore a scoppio, leggiamo:

E non ci sembrerà più impossibile che in un avvenire lontanissimo sia sparsa per il mondo una specie vivente, nuovissima e chimerica, una folla strana di individui metallici, di automi invulnerabili, mostruosi e docili, genitura vera dell’uomo e forse sua erede e continuatrice sul nostro pianeta assiderato. (Mario Morasso, op.cit.)

 

Amen.

Silvia Milani, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo, insegna lettere e si occupa da freelance di editing, scrittura creativa e editoria. Ha curato numerosi contenuti per la sezione “letteratura italiana” di Oilproject, sito di e-learning. Vive e lavora a Pesaro

 

Fari nella nebbia (regia di G.Franciolini, 1942, con Mariella Lotti, Fosco Giachetti e Luisa Ferida)

 

Con la sua bellezza altera e aristocratica, Mariella Lotti interpretava spesso ruoli di principessa e nobildonna. Tuttavia una delle sue migliori interpretazioni fu quella in Fari nella nebbia (regia di Gianni Franciolini, 1942), nei panni di Anna, una commessa, moglie di un camionista, che dopo una brutta lite si separa, per riappacificarsi alla fine. Soggettone drammatico, belle riprese, bella fotografia. Nel film è affiancata da Fosco Giachetti (Cesare, il marito) e da Luisa Ferida (Piera), che qui non è in compagnia del solito Osvaldo Valenti (come erroneamente viene riportato su You Tube).

La curiosità di vedere questo film del 1942 mi è venuta dalla…curiosità di Piero Trellini su ilPost di sapere che fine avesse fatto questa famosa attrice italiana degli anni Quaranta, e su come vengano citati, spesso malamente, i dati su Internet. Ed è veramente valsa la pena sia leggere l’articolo che vedere il film.

http://www.ilpost.it/pierotrellini/2018/01/22/la-donna-mori-due-volte/

 

“Accingendomi a ricostruire le sue tracce non potevo prevedere che mi sarei trovato dentro una storia sconosciuta…”

 

I Cavalieri del Nulla (Martino Branca)

(molto tempo fa, fra la Sapienza e la stazione Termini, capitava di trovare affissi strani volantini firmati “Cavalieri del Nulla”, di cui nessuno finora era riuscito a svelare il mistero; ci ha pensato ora Martino Branca, ex “Uccello” a Valle Giulia,  a indicarci almeno le basi culturali di questo stranissimo Ordine, quanto mai attuale)

 

I Cavalieri Del Nulla. L’Ordine e la Regola

by Martino Branca, 3 novembre 2016

 

L’Ordine dei Cavalieri Del Nulla è una Regola, non una struttura. Prende forma definita e concreta a periodi, con geometria variabile. Si incarna, assumendo la veste e la consistenza di un esercito multiforme, ogni volta che l’accenno di un movimento o addirittura un segno di vita in un punto qualsiasi dello suo spazio geografico segnalino l’urgenza di un intervento repressivo. Tuttavia di norma l’Ordine è dormiente, vive in sonno allo stato potenziale, disaggregato nelle sue componenti: le Confraternite del Nulla. Queste viceversa hanno carattere stabile, continuità e organizzazione; all’interno si articolano in diete, comitati, organi fiduciari, funzioni condottiere. Per evidenziare la durata e la quadratura culturale del proprio impegno esse assumono quasi sempre nomi riferiti all’universo scientifico: l’astronomia (“Cinque Stelle”), la botanica (“Sinistra Radicale”), la ginecologia (“Travaglio”) eccetera.

Le Confraternite non sono uguali né equipollenti. Pur nell’osservanza rigorosa della Regola, esse si differenziano per l’indole, la taglia e soprattutto quanto ai modi dell’operare, che sono tipici di ciascuna: l’inquisizione (“Travaglio”), l’ostruzione (“Cinque Stelle”), il deragliamento (per i radicalisti c’è sempre, di lato, qualche altra priorità), il rinvio ad una palingenesi cosmica futura (tutti).

Unità operativa di ogni Confraternita, e attraverso questa dell’Ordine, sono i Cavalieri Del Nulla, insieme opliti ed eroi, materia e simbolo.

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L’orizzonte dell’Ordine Del Nulla è la quiete assoluta, l’assenza di quantità di moto. L’Ordine esiste in funzione dell’esistente. Il suo imperativo è la preservazione dell’immobilità dell’essere, perciò esso combatte ogni possibile divenire del contesto di cui è parte. Tocca ai suoi organi costitutivi, le Confraternite, il compito di segnalare accenni anche minimi di cambiamenti, embrioni di processi evolutivi, focolai di movimento. Non appena percepita una vibrazione, una Confraternita si attiva e sollecita le altre a fare squadra, a destare l’Ordine dalla sonnolenza, per incarnare tutte insieme attivamente – s’intende pro tempore –  il verbo della Regola.

All’interno di ogni Confraternita i Cavalieri riproducono il dispositivo che governa la relazione tra l’Ordine e il mondo. Essi sono votati a preservare la Confraternita dal divenire, a mantenerla per sempre uguale a sé stessa. Accade raramente che un Cavaliere, violando la Regola, colto da una inopinata pulsione vitale tenti di modificare lo statuto o lo stile della sua Confraternita, ovvero che, assurto per combinazione a responsabilità di governo, dispieghi un progetto ambizioso, diverso dal Nulla. In quei casi un Campione o una Cerchia cavalleresca si ergono,  disarcionano il traditore, lo espellono o lo inviano in un paese lontano.

Come alle Confraternite anche ai Cavalieri è imposto il vincolo dell’eterna uguaglianza a sé stessi. Ad esempio, se all’atto dell’Ordinamento e dell’assunzione del Voto di fedeltà un Cavaliere indossa i baffetti, quello sarà il suo vessillo fino al termine dei suoi giorni.

Cavaliere del Nulla dispiega la sua opera su tre livelli – la nazione, la Confraternita, la persona – ma con metodi differenti. Nella dimensione più ampia egli non ostacola la formazione di governi esterni all’Ordine, altrimenti non vi sarebbe stabilità né stasi. Simula ostilità e assalti ma osserva attentamente i governanti: purchè non causino alcun tipo di cambiamento egli nel suo cuore li ama e li rispetta, e senza apparire spende la sua indole generosa per aiutarli a superare le loro crisi.

Diverso è il portamento del Cavaliere all’interno della sua Confraternita di pertinenza. Qui egli è inflessibile nell’impedire che la Confraternita dia vita o prenda parte all’amministrazione della nazione o di un segmento di essa. Qualora per un capriccio del popolo o per una sfortunata combinazione astrale la sua Confraternita sia indotta a governare, il Cavaliere del Nulla attacca quella compagine esecutiva fino a provocarne la caduta e procede contro i responsabili affinché siano sfiduciati per sempre. Se si è distinto nella battaglia gli vengono tributate ovazioni, poi viene dimenticato. Non è escluso tuttavia, benché accada raramente, che un Cavaliere dall’intelligenza spregiudicata partecipi, per astuzia tattica, ad un’attività di governo. In quel caso egli trasgredisce in apparenza, allo scopo di procurarsi un’occasione più alta di diniego. Ad esempio, la mattina partecipa all’attività del consiglio dei ministri, il pomeriggio scende nell’Arengo e da lì marcia in massa contro il proprio Ministero. Per questa via il Cavaliere, reprimendo nel medesimo tempo la Confraternita e sé stesso,  raggiunge la condizione del Sublime.

La storia procede, in un modo o nell’altro. Il Cavaliere Del Nulla è ben conscio di non poterne fermare il corso. Tuttavia resta tranquillo perché sa che la logica è dalla sua parte. Egli non perde mai di vista la Regola e difende con tutta le sue capacità lo stato di cose esistente. È il Campione del Presente e il nemico implacabile del Futuro e del Passato: si impegna con pari energia tanto per bloccare qualunque moto di avanzamento quanto per impedire ogni tentativo di ripristino. Quando le circostanze avverse o la preponderante forza del nemico producono, nonostante i suoi sforzi, una innovazione qualsiasi Il Cavaliere De Nulla non si scoraggia. Egli sa attendere che il cambiamento si affermi e si consolidi, e perciò stesso termini di prefigurare Futuro e diventi attualità. A quel punto il Cavaliere lo riconosce come Presente e si dispone a difenderlo, anzi  diventa il suo Campione. E così via.

In forza del medesimo logos, Il Cavaliere Del Nulla si oppone sempre alla riparazione di guasti prodotti da attività pubbliche pregresse, perché le ritiene ormai legittimate dal tempo trascorso. In generale egli non cade mai in contraddizione perché è attento alle circostanze. Lo spirito della Regola gli consente, anzi gli impone, di colpire duramente iniziative e intenzioni oggi pericolose per la quiete, incluse quelle che in passato aveva sostenuto quando un diverso contesto le rendeva innocue.

Il Cavaliere agisce sempre in funzione del Principio Superiore del Nulla e non indulge alle categorie della morale comune, quali il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, l’utile e il dannoso.

IL Cavaliere Del Nulla combatte strenuamente contro la vita, ispirato dalla Regola dell’Ordine. In generale egli agisce come oplita dell’alleanza delle Confraternite, nel rispetto delle disposizioni statutarie che sono parte inevitabile delle condizioni al contorno. Ma è all’interno della sua Confraternita che egli da il meglio di sé, dimostrando di saper coniugare il rigore con la licenza, la creatività con la norma.

Egli non dimentica mai la scala dei valori autentici, che pone il Nulla al disopra di tutto, perciò non si lascia influenzare da ricatti ideologici. Dentro la Confraternita accetta il gioco democratico, ma con riserva, solo  finchè questo gli garantisce spazio nella maggioranza degli adepti. Ma non appena si accorge di trovarsi ai margini della partita egli ripudia la democrazia, riconosce la maggioranza come forza nemica della Regola e la combatte. Se la battaglia volge a suo sfavore il Cavaliere è colto da un sospetto crescente. Ha motivo di credere che la sua Confraternita sia in contrasto con l’Ordine, perciò la abbandona senza rimpianti. E con i compagni ed i seguaci ne fonda immediatamente una nuova, più piccola ma più aderente alla Regola.

Non sempre l’atto rifondativo risolve la contraddizione. Può darsi che nella nuova Confraternita il Cavaliere si ritrovi nello stato di minoranza che lo aveva indotto a lasciare quella originaria. Egli non si avvilisce per questo. Sa dalla logica che lo spazio politico è divisibile all’infinito, e provvede ad una ulteriore scissione. Sicché avviene che esistano Confraternite talmente numerose che solo la rete di interconnessione globale può governarle, accanto ad altre piccolissime, consistenti in una sola persona (“Travaglio”, “Civati”).

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Così come combatte e si ingegna per mantenere il Tempo in un eterno Presente, allo stesso modo il Cavaliere Del Nulla difende la forma dello Spazio da ogni tentativo di alterazione. E poiché l’Architettura è l’insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre in vista delle necessità umane, essa è il principe dei suoi nemici. Esperto di comunicazione e arte retorica, il Cavaliere non la nomina mai, ma vi allude con disprezzo, usando i nomi dei materiali ordinari da costruzione: “Il Mattone”, “Il Cemento”. L’astuzia gli consiglia di evitare, nella sineddoche, parole altrettanto pertinenti (Pietra, Acciaio, Vetro, Titanio) ma pericolosamente suggestive per la semplice psicologia del popolo. Egli sa di essere il custode dell’inerzia delle sue città e dei suoi contadi, perché lui solo è indifferente agli esempi inquietanti forniti dal resto del mondo: sviluppi impetuosi di reti, innumerevoli e monumentali opere pubbliche, torri spericolate.

Con analoga, simmetrica lucidità il Cavaliere Del Nulla si oppone all’anastilosi dei monumenti caduti. Egli è conscio del pericolo insito nel ripristino: la restituzione della forma architettonica perduta. Conservando ai ruderi la condizione attuale, mantenendoli a terra, muti e inerti, garantisce la funzione di preziosa testimonianza degli eventi banali che li hanno ridotti al silenzio: i cataclismi, i terremoti, le guerre.

 

https://ytali.com/2016/11/03/i-cavalieri-del-nulla-lordine-e-la-regola/

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

Gallipoli

 

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

 

L’estate del 2017 verrà ricordata non solo come una delle più calde degli ultimi decenni, ma anche come quella dell’emergenza di frizioni connesse all’invadenza del turismo di massa, agevolato dalle tariffe low cost di viaggi, affitti e prenotazioni on line. Mi vengono in mente Gallipoli (LE), Dubrovnik (dov’è stato introdotto il numero chiuso), Barcellona (con la protesta degli abitanti), ma anche spiagge, porti, per esempio in Sardegna, senza dimenticare la Fontana di Trevi a Roma o le navi da crociera a Venezia. Ai già notevoli problemi di affluenza, traffico, controllo, sicurezza, sanità pubblica (che poco interessano naturalmente alle compagnie aeree e agli affittuari) si aggiunga il fatto che le località oggetto di questo iperturismo di massa diventano anche obiettivo privilegiato dei terroristi. Ma anche senza terroristi, occorre aggiungere ormai la problematicità di gestione di movide e manifestazioni di massa in genere: non dimentichiamo quello che è successo a Torino in piazza Statuto , dove si è sfiorata la strage per panico derivante da motivi probabilmente molto futili, per un fenomeno collettivo di autosuggestione. Peraltro le stesse considerazioni erano già state fatte in occasione dell’attentato al Bataclan di Parigini: Libération infatti intitolava un suo articolo “Génération Bataclan : la jeunesse qui trinque –  En s’attaquant aux lieux festifs de Paris et Saint-Denis, les terroristes ont ciblé le mode de vie hédoniste et urbain d’une génération déjà marquée par «Charlie». ». 

Tralascio qui quel che le singole amministrazioni faranno o non faranno per arginare il problema, e ricondurre le mandrie a più miti consigli. Forse introducendo il numero chiuso da una parte, le mandrie si trasferiranno da un’altra, dove gli affittuari saranno ben contenti di ehm, fornire loro un recinto o una movida ancora più stracciona. Forse qualcuno farà ricorso al TAR o all’ONU o al Papa per violazione del principio umanitario sacrosanto di pascolare, pisciare, scacazzare e scopare ovunque, non lo so. Jean Baudrillard ci aveva visto giusto già nel 1977, quando scrisse un suo saggio sul Beaubourg, visto come anticipazione  degli attuali fenomeni degenerativi (consiglio di leggerlo per intero, ovviamente, e senza pregiudizi moralistici) :

 

L’EFFETTO BEAUBOURG

Jean Baudrillard, 1977

 

Animazione. Rianimazione.

Implosione irreversibile in profondità.

L’unico contenuto di Beaubourg è la massa stessa, che l’edificio tratta come un convertitore, come una camera oscura o in termini di input/output…Non è mai stato così chiaro che il contenuto – qui la cultura, altrove l’informazione o la merce – è solo il supporto fantasma di quanto viene compiuto dal medium stesso, la cui funzione è sempre quella di indurre una massa, di produrre un flusso umano e mentale omogeneo.

Ipermercato della cultura,  già il modello di qualsiasi forma futura di socializzazione controllata: ritotalizzazione in uno spazio-tempo omogeneo di tutte le funzioni disperse del corpo e della vita sociale (lavoro, tempo libero, media, cultura), ritrascrizione di tutti i flussi contraddittori in termini di circuiti integrati…

Qui si elabora la massa critica, oltre la quale la merce diviene ipermerce e la cultura ipercultura…una specie di universo segnaletico totale, o di circuito integrato, transito incessante di scelte, letture, referenti, marchi, decodifiche…

Dovunque nel “mondo civile” la costruzione di stocks di oggetti ha comportato il processo complementare degli stocks di uomini: la coda, l’attesa, l’imbottigliamento, la concentrazione, il campo di concentramento. Questa è la “produzione di massa”, non nel senso di una produzione massiccia o ad uso delle masse, ma la produzione della massa. La massa come prodotto finale di ogni socialità, che pone fine di colpo alla socialità; giacchè questa massa, di cui ci si vuol far credere che è il sociale, è al contrario il luogo dell’implosione del sociale.

Ma se gli stocks di oggetti implicano lo stoccaggio degli uomini, la violenza latente nello stock di oggetti implica la violenza inversa degli uomini. Qualunque stock è violento, e c’è una violenza specifica anche in qualòunque massa umana, poichè implode – violenza propria alla sua gravitazione, al suo addensarsi intorno al suo punto (foyer) d’inerzia…

Massa critica, massa implosiva…la massa calamitata dalla struttura diventa una variabile disrtuttiva della struttura stessa…Fate piegare Beaubourg” Nuova parola d’ordine rivoluzionaria: inutile incendiarlo, inutile contestarlo, andateci! E’ il modo migliore per distruggerlo. Il successo di Beaubourg non è più un mistero: le persone ci vanno per questo, si riversano su questo edificio, la cui fragilità respira già la catastrofe, con il solo scopo di farlo piegare…mirano espressamente, senza saperlo, a questo annientamento. L’irruzione è il solo atto che la massa possa compiere in quanto tale – massa proiettile che ribatte con il suo peso, cioè con il suo aspetto più stupido, più spoglio di senso, meno culturale, alla sfida di culturalità lanciata da Beaubourg…Alla dissuasione mentale la massa risponde con una dissuasione fisica diretta. E’ la sua propria sfida, la sua astuzia…ipersimulazione distruttiva.

La gente ha voglia di prendere tutto, di azzannare tutto, di abbuffarsi di tutto, di manipolare tutto. Vedere, decifrare, imparare non la emoziona. La sola emozione “massiccia” (di massa) è quella della manipolazione. “