Vincenti e perdenti

“Ero senza patria, ho vissuto in città diverse (sono arrivato a Milano solo per la chiamata di Simei), ho corretto bozze per almeno tre case editrici (universitarie, mai per i grandi editori), per una ho rivisto le voci di un’enciclopedia (bisognava controllare le date, i titoli delle opere, e così via), tutti lavori in cui mi sono fatto quella che a un certo punto Paolo Villaggio ha chiamato una cultura mostruosa. I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti. Più cose uno sa, più le cose non gli sono andate per il verso giusto.” (Umberto Eco, Numero Zero, Bompiani)

 

Quindi, i vincenti, siano essi professionisti o imprenditori di successo, sono dei perfetti ignoranti, le cui conoscenze culturali non sono dissimili dalle chiacchiere da bar, tranne quelle che riguardano il proprio “mestiere”. Ma non solo culturalmente: restano infantili anche sul piano generale della società, di cui afferrano soltanto ciò che consente la loro visuale mutilata, determinata dalla divisione del lavoro e dal loro particolare interesse.

 

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20 thoughts on “Vincenti e perdenti

  1. E fortuna che la tua doveva essere un’assenza prolungata, compensata con la grazia degli Haiku al posto delle consuete pubblicazioni..;)

    Molto interessante la citazione di Umberto Eco, tratta dal suo ultimo libro (è l’unico che non ho ancora letto). Mi ci potrei quasi riconoscere, se non fosse per il fatto che io non mi reputo particolarmente “erudito” e certo non possiedo una “cultura mostruosa”.
    Ma certo mi risulta un po’ difficile considerare Eco un “perdente”.
    In merito alle tue osservazioni, non so se possano avere un valore universale, ma per quanto mi è dato da osservare dalla mia piccola tribuna posso dire che la descrizione è perfettamente aderente ad un certo tipo di realtà.

    P.S. Salto in blocco “la camminata della vergogna” perché seguo il Trono di spade in concomitanza con la messa in onda su RAI 4 e dunque evito sempre gli ‘spoiler’..:)

  2. ah be’ certo, così si va “veloci”, scrivo quel che mi passa per la testa, e posso fare il cazzaro anch’io! 🙂 tanto posso sempre smentire, contraddirmi, contraddire la contraddizione!
    Umberto Eco certo non è perdente (almeno credo), lo è il suo personaggio, ma per essere il suo personaggio deve avere anche qualcosa di chi l’ha creato, forse, magari a inizio carriera, o pescando nell’ambiente che conosce bene

    PS fai bene a non guardare il video, aspetta a vedere l’intero episodio

  3. Off topic ma non troppo. A proposito del “Mettetici alla prova, siamo pronti!” del noto sommoVimento intestinale… tra i papabili a 5 patacche per fare il prossimo sindaco di Roma, la più gettonata parrebbe essere la “portavoce” Virginia Raggi.
    Questo è il suo “curriculum vitae” (chiamiamolo pure così!):

    http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/roma/portavoce/virginia-raggi.html

    Ora, sinceramente, sono io che sono prevenuto o qui siamo davvero alle comiche finali?!?

    • P.S. La bimba ha trovato “difficile” l’emigrazione (sic!) a Borgata Ottavia… Io c’ho lavorato per mesi e mi pareva un paradiso. Pensa quando scoprirà il resto della città..!
      Se vuole, la ospito una settimana dalle mie parti….

      • BLEAHHH! il sommovimento intestinale l’hai fatto venire a me mandandomi sul Sacro Blogghe de’ Noantri! cmq ho letto il curriculum della signorina portavoce, è ordinatino, pulitino, sembra qwasi quello di una simpatizzante verde o di SEL: GAS, cani, bambini, la pace, insomma tutto ciò che è rifluito da certa sinistra alternativa dei decenni scorsi, ma senza più politica, conflitto, senza l’impostazione di “sinistra” in senso generale che ancora un pochino SEL conservava. Non è tanto quel che scrive, ma quel che manca che mi fa impressione, specie se questa dovesse candidarsi a sindaca. Si rende conto che i problemi di Roma non sono certo le reti dei GAS? Forse ha ragione un tizio su linkiesta a dire “basta gentismo, aridatece politici di professione”. Ma forse è troppo tardi. Finalmente Roma verrà investita da una sana aria di ruralità, orti urbani, autarchia a km 0 e bonifiche. Sarà contento Pennacchi, il fascio-stalinista…:-)

  4. Il problema è che a forza di coltivare cetrioli nell’orto improvvisato su terrazzo, questi abbiano decisamente frainteso i modi in cui l’equivoco ortaggio può essere utilizzato….

  5. il legame GAS – M5S (sic!) non è automatico, anche perchè i GAS esistono da oltre vent’anni e non l’ha certo inventati Grillo. Però questa loro abilità di appropriarsi delle “reti sociali” già esistenti li porterà a vincere le prossime elezioni romane. E da quel momento in poi inizierà l’assalto vero e proprio

    • Non saprei dirti… Personalmente resto un pragmatico. E al mio sguardo smaliziato tutta ‘sta pantomima sui GAS, kilometraggi zero, decrescite felici, le biciclettine e le ciclabili… resta inesorabilmente roba da fricchettoni (che per una certa ‘romanità’ è poi sinonimo di “finocchi”), e che in genere coincide con persone dal troppo tempo libero a disposizione e sostanziose capacità di reddito, ma con velleità progressiste.
      Altrove li chiamano sprezzantemente “radical-chic”.
      Se il M5S dovesse prendere davvero piede in città, non è certo su questi temi che farà il suo exploit elettorale. E’ vero: la sua abilità consiste nel mettere il cappello su tematiche e lotte preesistenti, apponendovi il proprio sigillo (il faccione di Grillo). Se vuoi vincere a Roma è nella sua immensa periferia che devi sbancare (e nelle borgate che votano per clan di appartenenza). Certe tematiche di ‘nicchia’ lì non attecchiscono proprio.
      Aggiungi che la città è nella sua intrinseca natura una grassa meretrice dagli innamoramenti passeggeri, che si stanca assai presto dei suoi amanti. Starà a guardare dalla finestra come al solito. E alla fine sceglierà il candidato che più promesse farà, inseguendo il trend del momento.
      Grillo può intercettare il voto in uscita dal partito bestemmia. E il PD a Roma è prossimo alla liquefazione, sbertucciato da tutti (per ora). Ma questo funzionerebbe sul breve periodo. Mentre di qui ai prossimi mesi sarà un cicciare continuo di liste civiche e partitini fai da te, che al ballottaggio confluiranno sul candidato meglio navigato e con maggiori entrature nei salotti che contano davvero. Al momento mi viene in mente un solo nome: Alfio Marchini.
      Ma Roma è traditrice e sempre ricca di sorprese, nella sonnacchiosa bulimia con cui divora i suoi idoli di marzapane.

      • “E al mio sguardo smaliziato tutta ‘sta pantomima sui GAS, kilometraggi zero, decrescite felici, le biciclettine e le ciclabili… resta inesorabilmente roba da fricchettoni”

        ma anche Marino adora biciclettine e piste ciclabili e zone pedonali, quindi i GAS saranno di nicchia ma certi temi “ambientalisti”, forse non sono sentiti così marginali, tant’è che ormai fioriscono blog come Roma-fa-schifo, e luoghi comuni su quant’è sporca Roma. In genere è vero che il voto amministrativo è molto strutturato, ma appunto l’M5S vive di exploit, cioè di risultati imprevedibili, da Parma in poi; direi imprevedibili perfino allo stesso Duo e allo stesso Casaleggio che di mestiere cerca di prevedere: quando pensavano di vincere, nonostante tutto il chiasso e il battage pubblicitario non hanno vinto. Quando Grillo dice che
        ”Il Movimento è come l’arca di Noè, un’arca di disadattati. La nostra forza è la depressione, la disperazione – scherza prendendo di mira alcuni attivisti – l’utopia è la nostra forza, vogliamo liberarci di un mondo che per noi non ha più senso”,
        si può prendere questa affermazione come una battuta, un vezzo apocalittico, ma forse è proprio questo il senso vero del M5S: non è un partito “ordinario”, “normale”, come tutti gli altri, vive di exploit. Loro sanno benissimo che se avessero voluto diventare un partito “come tutti gli altri”, a quest’ora avrebbero percentuali da prefisso telefonico e starebbero al livello di una lista civica qualsiasi. E’ per questo che fecero fuori i vari Tavolazzi, Favia, Salsi fin dall’inizio, troppo normali, troppo ragionevoli, troppo politici, troppo amministrativi. Ed è per questo che continuano a promuovere “signor nessuno” come questa signorina Raggi, che girano fra GAS e canili, caffé e agrumi equo solidali, invece di candidare subito a sindaco gli ormai celebri e televisivi Di Maio e Dibba. E se dovessero vincere a Roma,sarà proprio grazie alle periferie. Non mi sorprenderebbe affatto.

  6. Come sempre, hai ragione da rivendere.
    Posso però dirti (perché il tema mi ha sempre appassionato) che di ‘pedonalizzazione’ dei fori imperiali, con la trasformazione dell’intera area in un immenso parco archeologico, se ne parla almeno dai tempi del ministro Boselli (Paolo). E parliamo del Governo Crispi del 1888 (!).
    Di sindaci dalla presunta anima “ambientalista”, Roma ne ha già avuti… Su tutti Francesco Rutelli, alias Er Cicoria e già conosciuto come Er Piacione. E sappiamo tutti come è andata… Dalle stelle alle stalle: a Roma il suo nome non lo devi manco nominare, che rischi ti sputino in faccia.
    Personalmente (e posso avere torto marcio!) credo che blog come “Roma fa schifo” siano più che altro fenomeni costruiti più a livello mediatico, che per traffico effettivo (di virale non hanno proprio nulla). Ha un suo preciso e specifico pubblico di riferimento, che non è affatto neutro né casuale (per fare un parallelo: basti pensate al noto sito dei caproni).
    Se il sito è conosciuto è grazie alla stromabazzatura della grandi testate nazionali.
    Per dirti, io senza leggere La Repubblica non lo avrei mai scoperto.
    Il suo fondatore, Massimiliano Tonelli, non è esattamente un Carneade del webbé, l’anonimo cittadino indignato che si è improvvisamente attivato per presa di coscienza a scoppio ritardato. E’ un pubblicista professionista con molte collaborazioni editoriali e parecchie entrature nei media, ben inserito negli ambienti accademici ed in certi salottini intellettuali romani. Politicamente è un ‘irregolare’ piddino e non penso proprio che il suo attivismo sia del tutto disinteressato da ambizioni politiche. E’ stato editorialista di “Leggo”: il giornaletto di Caltagirone che distribuiscono a gratis nelle fermate della metro (e che dunque si può definire il quotidiano più letto della Capitale). Nel 2008, in funzione anti-Alemanno, si è inventato il suo bel sitino con una serie di format da manuale.
    Certe metodologie le conosco pure io… Tenevo una rubrica su un giornalino locale e utilizzavamo le stesse identiche tecniche. Con la differenza che Tonelli è monomaniacale.
    Ed è un format che alla lunga stanca, perché assolutamente strumentale. E i romani certe cose le intuiscono in fretta…

    «Roma Fa Schifo è un blog per cittadini indignati che credono di fare la rivoluzione con lo smartphone segnalando l’ennesimo cassonetto dell’immondizia rovesciato, la cartaccia per terra, gli orrendi “grimini” degli immigrati e degli “zingari”. Insomma Roma Fa Schifo è il sito di riferimento per chi, nella Capitale ma non solo, è contro il degrado, lo sfacelo e l’impudicizia ma che si limita a inveire contro il Governo, l’Amministrazione Comunale e via discorrendo.
    C’è però un altro lato di Roma Fa Schifo, il blog nato da un’idea di Massimiliano Tonelli, ed è quello un po’ guardone che si eccita a fotografare e filmare “piccoli signori ingroppati da trans” oppure a fare lunghi servizi fotografici a chi “ingroppa le prostitute per strada“.
    […] L’importante è aver dato in pasto al proprio pubblico un post pruriginoso capace di eccitare gli animi dei perbenisti che costituiscono lo zoccolo duro dei fan della pagina.»

    L’articolo, pubblicato sul popolanissimo NextQuotidiano rende perfettamente l’idea.
    http://www.nextquotidiano.it/i-guardoni-di-roma-fa-schifo/

    Perché anche il populismo ha una sua scadenza. Ed il suo tipo di offerta tende a guastarsi in fretta. Perché appunto ha una referenza privilegiata di “disadattati”, “depressi”, “disperati” e – aggiungerei – psicotici asociali più o meno disturbati. Questo la maggioranza dell’elettorato lo capisce. Con certi soggetti non si vuole avere niente da spartire nel quotidiano. Figuriamoci se uno voglia affidargli l’amministrazione di una città come Roma. Potrebbero anche vincere le prossime elezioni sull’onda emotiva (che a Roma si esaurisce in fretta per tutto rifluire), ma credo sia il loro incubo peggiore perché poi gli toccherebbe governare per davvero la città più importante ed incasinata d’Italia, senza più alibi e cazzeggi e scontrini. E mica puoi tenere una città bloccata per mesi perché gli assessori si scelgono sul web e tu non riesci a fare una giunta (come successo a Livorno). Avresti tutti i riflettori addosso: il fallimento sarebbe evidente e con esso il bluff della Setta del Grullo, con l’inevitabile tracollo elettorale.

  7. P.S. Quasi dimenticavo! E infatti Marino negli indici di popolarità è crollato quasi subito proprio perché solo di biciclette, car sharing, ciclabili, pedonalizzazioni… dava l’impressione di occuparsi quasi esclusivamente, mentre la città andava bellamente scatafascio nella sua estetica più evidente (strade indecenti, sporcizia ovunque, illuminazione notturna inesistente, mezzi pubblici in avaria perenne..).

    • “E infatti Marino negli indici di popolarità è crollato quasi subito”

      ti ringrazio per il lungo e articolato commento su RFS e Tonelli, indubbiamente se ne parliamo è perchè Roma è “la città più importante e incasinata d’Italia” e quindi anche se si tratta “solo” di amministrazione comunale è però allo stesso tempo la Capitale, e c’è pure lo Papa! e al suo sviluppo demografico dal 1871 in poi hanno contribuito praticamente TUTTE le regioni, per cui i suoi problemi vengono avvertiti anche fuori dal GRA;

      mi ha fatto riflettere questo tuo riferimento agli “indici di popolarità”. Uno degli effetti del “sindaco eletto dai cittadini” e non dal consiglio comunale, del sindaco presidenzialista, è stato quello di accrescere enormemente, rispetto alla Prima Repubblica, la personalizzazione della politica e l’avvento quasi esclusivo della leadership carismatica rispetto a quella amministrativa. Dopo il 1993 i sindaci devono pure essere piacioni, telegenici, piazzisti, gentisti, andare in bicicletta (cosa che non credo che un Argan, per dire, avrebbe mai fatto!). Se cadono in disgrazia, diventano “impopolari”, cade la giunta, si va a nuove elezioni. Non so se fosse meglio la partitocrazia precedente, certo non mi pare che questa sindacocrazia attuale abbia fatto di meglio, esaltando il cosiddetto “impolitico” (mentre la “macchina amministrativa” funziona per proprio conto, in maniera quasi neutra rispetto al colore politico). Marino ha voluto fare il gentista, e come spesso accade ha trovato qualcuno più gentista di lui. Ma è il sistema sindacocratico, con la sua “sondocrazia”, l’incessante ricerca della “popolarità”, che spinge a questo

      “Per­ché a Roma emerge solo un ceto poli­tico di scarsa qua­lità? Per­ché il sup­porto ammi­ni­stra­tivo fidu­cia­rio di sin­daci e gover­na­tori, cioè i più alti fun­zio­nari, erano per­so­naggi ambi­gui, finiti nelle cro­na­che di mafia capi­tale? La per­so­na­liz­za­zione senza par­titi pro­duce mostri, altro che modello-Roma, nuovo rina­sci­mento…Non avendo più par­titi a loro soste­gno, e quindi ritro­van­dosi privi di una potenza orga­niz­za­tiva auto­noma che con­senta di resi­stere alle pres­sioni, i sin­daci sono espo­sti al vento dei media e del denaro. Gli inqui­lini dei palazzi del potere sono costretti a più miti con­si­gli dai gior­nali di pro­prietà dei palaz­zi­nari, in grado di creare opi­nione e quindi di deter­mi­nare le car­riere poli­ti­che. Il fug­ge­vole corpo elet­to­rale e l’ossequioso staff per­so­nale che occupa le giunte, non con­fe­ri­scono auto­no­mia deci­sio­nale ma accen­tuano l’esposizione degli ammi­ni­stra­tori ai piani dei gruppi di pressione…etc”

      http://ilmanifesto.info/la-solitudine-del-sindaco-capo/

  8. Sulla Desiré, non mi far fare battute sessiste; che almeno a livello virtuale vorrei mantenere un certo “aplomb”..;)

    In quanto alle tue osservazioni sulla “sindacocrazia”, stai parlando con un anarchico impenitente ed impertinente..;) Ovvio che io abbia un’allergia naturale ad ogni forma di cesarismo (ducismo) e consideri la personalizzazione della politica, nella spettacolarizzazione mediatica dei suoi protagonisti, come una delle degenerazioni del “potere” che legittima se stesso attraverso il ricorso al populismo tribunizio.
    D’altronde, l’esperimento (fallito) della sedicente (e seducente) Italia dei Sindaci è nato in un frangente extra-ordinario (tangentopoli e le stragi del ’92), dove una ‘nuova’ classe politica cercava di accreditare se stessa, segnando il distacco da quella “partitocrazia” da cui pure proveniva, rinnegando legami e culture di provenienza. Un mondo gattopardescamente in cambiamento, dove i figli immolavano simbolicamente i padri sull’altare della “questione morale”. La storia si ripete. A noi resta sempre il dubbio di riviverla in farsa o dramma.
    E fu anche uno dei tentativi attraverso i quali l’allora centrosinistra tentò di accreditarsi come forza di governo (rappresentativa del “paese reale”), cercando di scardinare il vecchio pentapartito dalle leve del potere. Giocò col fuoco e cominciò ad accarezzare una certa ondata ‘popolare’ (oggi diremmo populista) che sembrava pervadere un’Italia in fermento; salvo poi denunciare la “deriva plebiscitaria” una volta perse le elezioni nazionali. E ritrovarsi “l’anomalia” berlusconiana per quasi 20 anni. Oggi invece abbiamo la copia sputata ed elevata al cubo del papi, ma con la metà degli anni e l’aggravante di essere cento volte più arrogante e indisponente dell’originale.
    Questo per ricordare quali personalità geniali abbiano mai diretto certa “sinistra” italiana: furbi come volpi impagliate!

    Su Marino e su Roma hai diecimila volte ragione… Per divagare posso dirti che nel palazzone in cui sono nato e cresciuto le uniche due regioni assenti erano la Val d’Aosta ed il Trentino. Le altre erano equanimamente rappresentate da Nord a Sud. I miei attuali vicini hanno origini umbre, pugliesi, toscane, friulane, abruzzesi…
    Questo per dirti che la cosiddetta “romanità” è un’identità acquisita più per imitazione che per appartenenza, rendendo assai liquida anche l’adesione a certi modelli politici e di potere che in realtà rappresentano la città più come crosta formale che altro. La “macchina amministrativa” della città non è che funziona per suo conto, magari col pilota automatico. Il problema è che non funziona proprio! E non è affatto neutra rispetto al colore politico: è tutta di nomina politica e risponde unicamente a correnti, muovendosi per cordate.

    In particolare, sulla scarsa qualità del ceto politico ‘romano’… io credo che sia il peggiore d’Italia, a prescindere dal tipo di sistema elettorale con cui viene eletto. Dei migliori sindaci che Roma abbia mai avuto (Argan, Vetere, Petroselli) non è forse un caso che nessuno di loro fosse originario della Capitale: un piemontese, un calabrese… Forse il più prossimo alla città poteva essere Petroselli (da Viterbo). Degli altri sindaci della Capitale, io ricordo (per fama) un’indicibile galleria degli orrori: dal ‘mitico’ Salvatore Rebecchini, passato alle cronache come l’autore del più grande sacco di Roma credo dai tempi delle invasioni barbariche; al fenomenale Clelio Darida che la città rischiò di sbracarla nel senso stretto del termine… passando per le ultime giunte di Giubilo e Carraro. E all’epoca non c’era l’elezione diretta del primo cittadino.
    Invece ridimensionerei il ruolo dei giornali cittadini nell’influenza del sindaco: l’appartenenza politica è talmente sputtanata, che in realtà nessuno da loro peso. In fondo parliamo dell’ultrareazionario e fascisteggiante “Il Tempo”, passando per il ventriloquo della famiglia Caltagirone: quel “Messaggero” che i romani leggono quasi unicamente per la cronaca nera e chiamano affettuosamente “Il Menzognero” .

    “…La pri­va­tiz­za­zione del potere è la vera ano­ma­lia del pre­si­den­zia­li­smo muni­ci­pale che sfiorisce nel deserto di una poli­tica orga­niz­zata.
    […] Il mar­ziano Marino è solo un meteo­rite caduto per caso sulla capi­tale, ma il deserto etico-politico della città, e il mar­chio d’infamia di una sini­stra subal­terna ai signori dei media e del denaro, evoca altre respon­sa­bi­lità e sol­leva la que­stione capi­tale della rina­scita di una sini­stra cri­tica e autonoma.”

    Ecco questo è un nodo focale del problema.

    • in realtà, su Desiré, femmina o trans che sia, non è la foto in sé che mi colpisce ma una certa tipologia ricorrente in ambiente m5s, che forse a Roma si potrebbe dire della smandrappata o sdrucinata ma dalle arie kitsch, manco fosse uscita da un provino di un Amici della provincia di Frosinone… Mi fa pensare a un’altra di cui non ricordo il nome, che s’atteggiava a una sorta di modella sfigata che non ha mai fatto una passerella, e alla Tiziana Ciprini, una strana laureata in psicologia de quarcosa (lascio perdere la Taverna e la Lombardi che ormai sono dei cult fetish del sub underground) 🙂

      Che ne pensi di questo articolo?

      http://www.zeroviolenza.it/rassegna/pdfs/16Oct2015/16Oct20157123a82fcde8fcad3db28ec11eb34a24.pdf

      • Per un cultore come me dell’extreme exploitation, quale forma di degrado della mente e degenerazione sociale, mi apri finestre su mondi sconosciuti… rigorosamente a 5 patacche!
        Ma Beppone ‘ndo la trova gente così?!? Dai “meravigliosi ragazzi tutti laureati” in fuffologia applicata, alle “smandrappate” (definizione perfetta) uscite da un “provino di Amici in provincia di Frosinone” (battuta sublime!). Epperò mo’ sono curioso di ‘conoscere’ la misteriosa “modella troiona”: un altro pezzo da 90 (a botta!) nel bestiario delle trucidone al bar del Grullo.

        L’articolo di Lirio Abbate mi mancava alla lettura…
        Com’è che diceva l’immortale Bardo?

        “There are more things in heaven and earth, Horatio,
        than are dreamt of in your philosophy.”

        Che posso dire in merito?!?
        Nihil sub sole novi. Per me è qualcosa di così evidente e risaputo da essere quasi lapalissiano. E infatti qualche informazione a tema te le posso fornire persino io, senza leggere il dossier Magno o andare in giro sotto scorta 😉
        Non esistono segreti né misteri, a Roma si consuma quasi tutto alla luce del giorno. Perciò, se vuoi scoprire quant’è profonda la tana del Bianconiglio, non devi far altro che aguzzare lo sguardo e restare in ascolto….

        P.S. L’assessore Sabella “ha detto pubblicamente, riferendosi ai dirigenti che o sono corrotti o sono incapaci”. Per l’esattezza, sono corrotti che si servono di incapaci (anche onesti ma rigorosamente incompetenti) per gestire una struttura di potere (a trasmissione familiare) immutabile nel tempo. Si parla tanto del commissariamento del Municipio di Ostia e del suo commissariamento, perché quel povero imbecille di Esposito ha ‘scoperto’ l’esistenza di un clan di sottopanza come gli Spada…. Mai che a nessuno sia venuto in mente di gettare uno sguardo al III Municipio di Roma (da dove proviene un numero cospicuo dei politici arrestati di Mafia Capitale), del VI° Muncipio (che è gestito come una cosca mafiosa) o dell’ex Municipio XX che della mafia è diretta emanazione (dato in appalto per la gestione ad ex NAR e “avanguardisti nazionali”)… Sempre a proposito di inchieste 😉

      • “Per un cultore come me dell’extreme exploitation, quale forma di degrado della mente e degenerazione sociale, mi apri finestre su mondi sconosciuti…”

        è un “mondo meraviglioso” a 5 stelle! secondo me, in certe performance anti-sistema, c’è lo zampino del giullare, sì, lui, Dario…(del resto è dai tempi IDV che dura il suo rapporto con Gianrobby)

        Gianrobby:
        Data di nascita: 14 agosto 1954 (età 61), Milano
        Azienda Fondata: Movimento 5 Stelle (wikipedia, eh!)
        WUAAAAAAHHHHH!!

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