O X I – Il disordine europeo (Boltanski & Esquerre)

L’annuncio di un referendum in Grecia ha suscitato l’indignazione quasi unanime dei leaders europei. E’ così scioccante che dei cittadini vengano consultati su una questione eminentemente politica che li riguarda direttamente?

 

OXI

Arnaud ESQUERRE sociologue et Luc BOLSTANSKI sociologue

http://www.liberation.fr/monde/2015/07/02/trouble-dans-la-democratie_1341918

 

Traduzione. vincent

 

Dopo mesi di trattative, scaduta il 30 giugno senza rimborso la rata del debito verso il Fondo Monetario Internazionale, il governo guidato da Alexis Tsipras ha indetto un referendum consultivo sull’accettazione o meno del Piano dei creditori. Alla luce del mandato ricevuto dagli elettori nel gennaio scorso, che sollecitava a mettere in discussione l’austerità economica che rischia di trasformare la Grecia in un Paese eternamente debitore e vassallo delle imposizioni della Troika, la decisione del governo Tsipras è assolutamente corretta e legittima, l’accettazione del Piano avrebbe significato infatti tradire la volontà dell’elettorato. Allo stesso tempo, su una decisione cruciale che riguarda tutti i cittadini greci, e non solo quelli di una parte, è giusto che tutti si esprimano. Cosa accadrà dopo lo sapremo presto, a partire da lunedì.

 

(le opinioni espresse in quest’articolo sono degli autori e non corrispondono necessariamente a quelle del titolare di questo blog)

***

 

L’annuncio del Primo Ministro Tsipras dell’organizzazione di un referendum ha suscitato, in Francia e in Europa, reazioni indignate da parte dei dirigenti appartenenti al mondo politico, economico o mediatico. Questo annuncio, intervenuto dopo mesi di inutili negoziati, è stata la risposta del governo greco a un rapporto di forza politico che, al livello delle istanze europee, non ha cessato di penalizzare i greci non soltanto in quanto cittadini, ma anche come membri dell’Unione Europea.

Cosa sembra motivare questa indignazione pressocchè unanime? Il fatto che i cittadini vengano consultati su una questione che riguarda la loro vita quotidiana e, più nel profondo, i rapporti di uguaglianza nell’insieme politico al quale essi appartengono.

(…)

Nella concezione che le Istituzioni europee hanno della democrazia, il suffragio popolare deve riguardare unicamente la scelta dei dirigenti, assimilati ad una èlite, l’unica in grado di esprimere un giudizio sui problemi dello Stato, in particolare quando questi ultimi sembrano riguardare un dominio particolare come l’”economia”. Ma, se questi dirigenti consultano, a loro volta, i cittadini su alcune scelte politiche fondamentali, che sono anche scelte sociali, vengono allora accusati di “populismo”. Quel che viene soprattutto rimproverato a Tsipras, non è tanto di avere un “discorso populista”, quanto di voler mettere in atto un certo numero di misure – come una tassazione più forte dei ricchi o dei redditi finanziari delle banche – e di voler dare a questi atti una legittimità democratica.

 

OXI referendum

 

L’accusa di “populismo” mira a squalificare l’orientamento politico dei dirigenti greci presentandolo come antidemocratico. Ma questa reazione rivela forse soprattutto la forza dei riflessi antidemocratici che animano le élites dirigenti delle democrazie occidentali e che si manifestano ogni volta che sembra esser messo in pericolo il carattere esclusivo del loro potere decisionale.

Il “populismo” si tradirebbe per il fatto che l’estrema destra, in Grecia, ha sostenuto l’annuncio del referendum. La vittoria del NO farebbe temere, in Francia, che ne beneficerebbe l’estrema destra. Insomma, quel che è stupefacente è che non si trova nessuno nei partiti tradizionali, che si suppongono dirigere degli Stati democratici, come difensori di un processo democratico. La migliore risposta da dare al timore che l’organizzazione di un referendum beneficerebbe all’estrema destra, sarebbe che la Sinistra apparisse come difensore di un simile processo. La Sinistra ha paura a tal punto del suffragio che essa non osa consultare i cittadini che quando non vi sia obbligata, cioè in occasione delle elezioni dei nuovi rappresentanti? Le cose sarebbero forse più semplici se le elezioni venissero soppresse…

Occorre, come ha dichiarato Pablo Iglesias del Movimento Podemos, “essere dalla parte dell’Europa e della Grecia”. Ma di fronte alla reazione terrorizzata della Commissione Europea e dei principali esponenti europei, si capisce che essere dalla parte di un’Europa democratica non è essere dalla parte delle Istituzioni europee così come funzionano attualmente. Perché nelle reazioni delle “élites” che gravitano attorno a Bruxelles, c’è qualcosa degli aristocratici spaventati delle monarchie europee di fronte all’annuncio della Rivoluzione francese. Votare la fine dei privilegi aveva certamente, dal loro punto di vista, qualcosa di “irresponsabile”. Per non parlare dell’abolizione del “diritto divino” che fondava il potere del sovrano, un po’ come, oggi, l’economia cosiddetta “neoliberale” – o più in generale l’economia ortodossa – basa le decisioni politiche, e talvolta le più assurde o le più crudeli fra quelle, dando loro tutti i dettami della necessità, come per ancorarli nell’ordine delle cose in ciò che ha di naturale.

La reazione spaventata dei leaders europei è triste e inquietante perché essa svela a qual punto non soltanto le istituzioni europee non sono democratiche nel loro funzionamento, ma a qual punto esse non desiderano esserlo e ancor meno divenirlo. Come si è potuti arrivare a una tale situazione in cui essere democratici significa esserlo contro le istituzioni europee e, allo stesso tempo, sembrare di esserlo contro l’Europa? O a cosa si riduce uno Stato democratico, scegliere fra esperti in una cerchia ristretta, esperti che si distinguono coi loro discorsi prima delle elezioni, ma che, una volta eletti, si comportano più o meno alla stessa maniera, avendo come unico riferimento la “necessità”? Se ci sono degli irresponsabili, sono probabilmente coloro hanno perduto il senso della responsabilità democratica.

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12 thoughts on “O X I – Il disordine europeo (Boltanski & Esquerre)

  1. La Democrazia è una cosa, la UE è un’altra…
    E non è affatto detto che siano compatibili tra di loro..!
    Prima lo si comprenderà, prima si porrà fine all’equivoco, e meglio sarà per tutti.

      • Di solito, sono gli stati che creano la moneta e non il contrario.
        Una moneta (la si chiami denarius.. tallero.. lira tornese..) è un mezzo e mai un fine.
        Trattasi di un normale strumento di pagamento in luogo degli scambi commerciali.
        Pertanto, l’esistenza di più valute mi interessa unicamente in riferimento alla varietà di conio per le collezioni numismatiche..;)
        Uscire dall’Euro non ha senso; innanzitutto per una serie di assai fastidiose implicazioni in materia di cambi, adeguamenti monetari, rivalutazioni nominali… eppoi perché sarebbe molto più facile dare alla Banca Centrale quei poteri di intervento in materia valutaria che tutte le banche centrali del pianeta hanno, ma non la BCE che per acquistare titoli sul mercato secondario o adeguare il regime di cambi fissi di una valuta sovrapprezzata deve prima chiedere il permesso ad herr Weidmann, ma solo dopo che la signora Merkel e monsieur Hollande si siano riuniti privatamente nel salotto di casa per decidere tra loro due.
        E questo può essere un problema (enorme), specialmente quando si ha a che fare con 28 economie tutt’altro che integrate, in un’area valutaria che tutto è tranne che ottimale, mentre la bilancia dei pagamenti pende unicamente a favore di un solo stato.

        In quanto alla UE, non è certamente una “Unione” e non assomiglia nemmeno ad una “confederazione”. Al massimo ricorda lo Zollverein. Inoltre, per sua natura ed obiettivi, non va molto oltre quelle che erano le antiche gilde mercantili; su tutte: la Lega Anseatica.
        Come tutte le creazioni umane, la sedicente “Unione europea” non è un’entità metafisica; non è eterna né immutabile. Ed è evidente che così come è stata concepita e strutturata non funziona. A livello “democratico” poi è rappresentativa di nulla o quasi.
        Sostanzialmente, agisce e si comporta come una sorta di Trust finanziario, regolato amministrativamente da quello che in gergo tecnico si chiama “holding corporate governance”. E se mi passi la forzatura fantasy, ‘questa’ Europa sembra quasi una specie di spin-off di “Mutant Chronicles” sull’ascesa della megacorporation “Bauhaus”.

        Pertanto, o la UE cambia a livello radicale. Oppure si prende atto del suo fallimento e si passa ad altro. Non per niente, l’evoluzione umana e la storia si fondano sui cambiamenti.

      • allora forse non aveva tutti i torti Agamben a parlare di “Impero Latino”, sia pure come “provocazione”, del resto molti interventi critici di questi giorni sottolineano la necessità di un’azione comune dei Paesi del sud e del mediterraneo (pur senza parlare di IMpero latino)…certo, sulla lunga durata, cominciando a rivedere determinati accordi…a meno che non sia un’ipotesi residuale, una presa d’atto di una sconfitta storica come quella del Mezzogiorno d’Italia nei confronti del Nord

  2. Nella mia infinita ignoranza, non sapevo che Giorgio Agamben si fosse occupato della questione… Da parte mia, posso dire che a me pare un’ipotesi tutt’altro che peregrina o “provocatoria”; in proposito avevo già letto qualcosa in merito ad opera del sociologo tedesco Gunnar Heinsohn… Si trattava di una specie di ‘divertissement’ geopolitico. Me lo ricordo perché perché, oltre ad avere una buona memoria ed una intrinseca passione per la geopolitica, l’idea m’aveva colpito. Perciò sono andato a ricercare qualcosa di attinente al ‘pezzo’ originale che, se non rammento male, avevo letto nelle pagine culturali de La Repubblica.

    http://www.voxeurop.eu/it/content/article/684561-come-sara-la-prossima-europa

    C’è da dire che, lungi dall’essere campata in aria, l’ipotesi circola da decenni…
    In USA per esempio le teste d’uovo del Dipartimento di Stato hanno sempre guardato con sarcastico scetticismo e benevola ironia all’ipotesi di una “Europa unita”, che giudicano se non impossibile quanto meno improbabile, facendosi allegre beffe del velleitarismo europeista al quale non hanno mai creduto. Ed è questa una visione che trascende le usuali divisioni tra “repubblicani” e “democratici”.
    Questo per esempio è quanto andava dicendo in un apologo dal titolo inconfondibile (“L’Europa non esiste”) il signor Pierre Salinger… Ed era soltanto il 1982!

    «Uno dei maggiori miti del periodo del secondo dopoguerra è che esista un’entità indipendente che si chiama Europa. Con certezza si può dire che vi è soltanto una massa di territorio che per secoli è stata chiamata Europa. Ma l’Europa di cui lei ed i precedenti presidenti degli Stati Uniti hanno discorso non esiste. Infatti, per esistere, dovrebbe possedere una unità economica, politica e militare. Mentre una analisi seria di questi tre requisiti dimostra che il primo a malapena sussiste e gli altri non ci sono affatto. L’Europa è in effetti null’altro che un gruppo di nazioni sovrane, ciascuna con i propri obiettivi e con proprie ambizioni nazionali. Tali ambizioni e obiettivi sono il più delle volte contraddittori e radicati da secoli di conflitti sanguinosi. Tre almeno di queste nazioni hanno la pretesa di avere qualche ruolo nella direzione del mondo, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna.
    Esse l’hanno avuto un tempo, ma oggi il loro influsso individuale sulla politica globale è limitato alla loro dimensione, spogliata dagli imperi coloniali. Vi è diffidenza verso la Germania in Francia; diffidenza verso la Gran Bretagna in Francia; diffidenza verso la Francia in Gran Bretagna. Pur non essendovi una Europa, esistono tuttavia alcuni europei […] Ed essi amerebbero vedere la fondazione di un’Europa coerente. Hanno avuto qualche successo limitato. Il più recente è stato quello dell’instaurazione di un parlamento europeo eletto a suffragio universale. Pur non possedendo alcun potere reale, si tratta di un terreno d’incontro per quel piccolo gruppo di persone che credono davvero possibile la creazione dell’Europa. Ma essi vanno costantemente ad urtare contro il muro compatto della sovranità nazionale. Difatti ben poche sono le nazioni europee disposte a cedere parte delle loro prerogative nazionali ad una entità pi vasta; cosa che sarebbe necessaria alla creazione dell’Europa. E durante questo periodo di crisi economica (che va di pari passo con la peggiore disoccupazione dalla fine della seconda guerra mondiale) il continente europeo è percorso dalla crescente tendenza verso il protezionismo ed il nazionalismo, due gravi barriere che intralciano la creazione dell’Europa.
    […] Oggi non sembra esagerato affermare che tutto ciò che resta è una unione doganale, spesso messa in discussione dalle dispute tra i membri […] Per non parlare poi del fallimento dei paesi europei nel coordinare le loro politiche economiche, cosa che darebbe le migliori probabilità di emergere dall’attuale crisi globale. Ogni paese va per la propria strada, dalla Gran Bretagna monetarista, alla Francia socialista, all’austera Germania. Per cui, se vi è stato un sia pur piccolo progresso nell’unione economica, oggi è minacciato come non era mai avvenuto nella formazione del mercato comune.
    Diciamo le cose come stanno, l’unità politica europea semplicemente non esiste. E siccome non esiste, l’Europa come entità non ha influenza comunitaria nella politica mondiale. Da tempo è svanito il sogno di un’Europa che diventasse la terza superpotenza, situabile tra Stati Uniti e Russia, più legata agli USA grazie al comune terreno di libertà e democrazia, ma conservando una propria indipendenza su temi e interessi di speciale importanza per chi vive sul continente europeo. Le nazioni europee non sono state capaci di mettere insieme alcuna significativa ed efficace azione politica propria.»

    L’analisi di Salinger è praticamente sovrapponibile alla situazione attuale e, se non fosse per la data, nessuno noterebbe le differenze con l’oggi. Peccato risalga a 35 anni fa.
    Motivo per cui io non mi faccio alcuna illusione sulla UE, che nel frattempo è riuscita solo a peggiorare le cose, esasperando le cause della sua intrinseca debolezza, irrilevanza nello scacchiere internazionale, e (aggiungerei) perniciosità a livello sociale e tutela dei diritti democratici. Quest’ultima è l’unica vera novità di rilievo dell’ultimo decennio. E se ne poteva benissimo fare a meno..

  3. “Nella mia infinita ignoranza, …”
    sappiamo tutti che sei un “mostro” di cultura, non fare il modesto! 🙂
    io, nel mio piccolo, a volte passo il tempo a dragare vecchie cartacce e web, e qualche volta riesco a ramazzare pure qualcosa di interessante!
    ma a parte li scherzi, ho trovato interessante la citazione di Salinger, ho rintracciato anche un tuo vecchio post in merito; sulla questione “Impero Latino” conto di pubblicare qualcosina in settimana, prima che stramazzi al suolo per la calura…in questi casi è meglio vivere sul Baltico! e anche a Berlino! o Parigi

  4. 😉 Be’ in realtà sono solo un autodidatta dalle letture disordinate.
    Sapevo avresti apprezzato l’estratto di Salinger… ne avevo parlato tempo addietro, nel gennaio 2012, proprio a proposito della costituzione di un blocco mediterraneo a trazione ‘latina’… mai io, se posso, tendo ad evitare l’auto-citazionismo..:)
    Invece, come sempre, attendo con grande interesse di leggere le tue prossime pubblicazioni sul tema, canicola permettendo… Personalmente non faccio testo, perché resisto a tutte le temperature: i vantaggi di lavorare all’aria aperta.

  5. “i vantaggi di lavorare all’aria aperta”
    sottoscrivo, ed è vero anche d’inverno, comunque in questi giorni, qui, c’è qualche grado in più rispetto alla media;
    ho rintracciato un altro tuo post “profetico” del 2012, “Rigor Teutonicus”, assolutamente attuale, senza cambiare neppure una virgola: o il tempo s’è fermato o i Teteski non cambiano mai, o appunto è la “costruzione” europea che è fallita (ma per l’Ordine Teutonico va benissimo), e da mo’ ! (traduzione: “già da tempo”) – e obiettivamente te lo dice un ormai ex “europeista convinto”! (almeno di quella “Unione”). Un po’ la cosa mi fa paura, dati i ricorsi storici; un po’ penso che questa crisi greca sia tutto sommato positiva, sottraendo le critiche anti-europeiste ai soli nazional-populisti, basti vedere gli editoriali allarmati di questi giorni

    • Vorrei poter condividere il tuo ‘ottimismo’, ma a giudicare dagli interventi e dalle prese di posizione mediatiche che mi è capitato di ascoltare, mi sembra chiarissimo che esista un fronte reazionario unito e ben compatto, mentre è quasi del tutto assente una risposta univoca ed alternativa di “sinistra”. Sui ‘socialdemocratici’ calo un velo più che pietoso… Aveva ragione Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini) nel film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, a considerare il termine ‘socialdemocratico’ come uno dei peggiori insulti possibili.

      A proposito di “Rigor Teutonicus”, non avrei mai pensato che un ministro delle finanze tedesco sarebbe stato capace di proporre come soluzione per la Grecia, un sistema di valute parallele su asset ipotecario di garanzia sulla falsariga del Rentenmark nella Repubblica di Weimar.
      S’è perso davvero ogni pudore!

  6. A me solitamente la parte del ‘cattivo’ riesce assai bene..;)
    Fa piacere invece sapere che la Lucia Annunziata abbia fatto la scoperta dell’acqua calda… Un vecchio proverbio direbbe meglio tardi che mai… Quale fosse la natura tecnocratica di questa UE, le sue pulsioni autoritarie, unite ad una certa indole teutonica, a molti altri osservatori più ‘defilati’ sembrava chiarissimo da tempo…
    Nel mio piccolissimo, lo vado sostenendo almeno dal 2012, insieme alla assoluta “peculiarità” tedesca ed alla sua hybris, soprattutto in risposta a chi si faceva fin troppe facili illusioni sui socialdemocratici della SPD in nome di una comune appartenenza alla “casa socialista”…

    «…forse è il caso di prestare maggiore attenzione di quanto non si sia fatto finora alla Weltanschauung germanica per comprendere meglio con chi in realtà si ha a che fare… Una prassi consigliabile soprattutto agli esangui progressisti dell’Europa meridionale, che si illudono di trovare una sponda nei socialdemocratici di un Paese, avvezzo alle ‘grosse koalition’ dove le differenze politiche e programmatiche diluiscono fino a scomparire.
    Sensibili ai richiami storici del periodo che più di ogni altro si avvicina alle miserie del tempo presente, sarà il caso di riportare le considerazioni che proprio un tedesco, lo storico Joachim Fest, nella sua monumentale opera dedicata alla biografia di Adolf Hitler, dedicò alla “consequenzialità tedesca” con la sua aspirazione politica apolitica, attraverso un’insanabile “perdita di realtà”, che più di ogni altro spiegano la potenziale psicologia di un popolo e della sua Cancelliera…»

    https://liberthalia.wordpress.com/2012/06/17/merkel-united/

    Mi auto-cito ovviamente non per appagamento narcisistico, ma per due ragioni molto più importanti:
    1) nella pubblicazione vengono riportate le analisi economiche di Carlo Clericetti: uno dei primi editorialisti economici a denunciare con cognizione di causa la trappola dell’austerità, smontando le politiche di Mario Monti; e di conseguenza praticamente scomparso dalle pagine de La Repubblica in una sorta di epurazione silenziosa delle voci critiche ai tempi della diarchia Monti-Napolitano.
    2) Per un prospettiva storica della “identità tedesca” e della sua mentalità, viene riportato un estratto dall’opera più famosa dello storico tedesco Jaochim Fest, che secondo me spiega la Germania contemporanea più di mille parole, legandola indissolubilmente al suo passato.

    Penso che poche pagine come quella di Fest riescano a rendere così bene la Weltanschauung di un popolo che poi è alla base della “Gemeinschaft” tedesca, incardinata sull’identificazione di un ‘nemico’ e la sua implacabile punizione, tramite una sorta di pedagogia morale del castigo.

    • scusami, ma ho di nuovo il computer sbarellato a causa di qualche maldestro dll della scheda grafica, comunque condivido tutto, avevo due ottimi post (!) in preparazione, sono certo che rimedierai tu nel frattempo nel trattare come meritano le nefaste follie del rigor mortis teutonicus

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