Medioevo & TV – Berlusconi profeta del populismo contemporaneo

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Sono in molti portati a credere che la cosiddetta “antipolitica”, o meglio, il “populismo” in versione italica contemporanea, sia un’invenzione di Grillo o di Casaleggio, o tutt’al più di Antonio Di Pietro (che per qualche anno ebbe lo stesso Casaleggio come spin doctor dalle pretese assolutiste). In realtà il vero, unico, grande indiscutibile Maestro e Guru del “populismo scientifico”, successivamente imitato e copiato, con il passaggio dalla TV alla mitologica Rete, è stato il Cavalier Banana, alias Silvio Berlusconi, quand’era ancora in piena forma, il quale “brevettò” questa sua storica scoperta precorritrice dei tempi a venire in una sua celebre sfuriata ad Atene il 19 febbraio 2004 contro i “politici ladri e invidiosi”. Così ne scrisse Edmondo Berselli il giorno dopo su la Repubblica:

il medioevo con la tv

“LASCIAMO perdere il dio dell’ antipolitica che ispirerebbe Silvio Berlusconi, lo spirito della demagogia che lo rende irrefrenabile, la sua sicurezza sovrumana che lo induce a ergersi come l’ unico capo che può reclamare l’ unione mistica con il popolo. Storie. Ieri si è assistito a una prova sperimentale di populismo scientifico. Guarda caso, la performance esagerata di Atene è stata sottolineata da una mimica suadente, con l’ intenzione di segnalare la semplice normalità delle asserzioni. Berlusconi vuole far capire che dice quello che pensano “tutti”, e che tutti tacciono per ipocrisia o convenienza. C’ è stato un calcolo, quindi. I politici di professione, compresi quelli della sua parte, li aveva già definiti buoni a nulla, “fanagottoni”, gente che non ha mai lavorato. Adesso forza le tinte: ladri, gente che comunque si è messa in tasca i soldi con limacciosi lavori di lobbying, trescando nei luoghi istituzionali, approfittando del proprio potere di mediazione.

Da una parte dunque la classe politica, dall’ altra l’ estraneità assoluta ai giochi di potere, alle manovre di corridoio, alle tortuosità della mediazione, e l’ identificazione con la gente. Non c’ è bisogno di dire che si tratta di un inganno plateale, dato che il leader di Forza Italia è in politica da dieci anni, e alla politica, a Craxi, al Caf, deve la sua fortuna. Ciò nonostante, “sono soldi rubati” è una frase che passerà negli archivi, se non proprio alla storia. Diranno poi gli storici se c’ è qualche antecedente adeguato stilisticamente a Berlusconi. Se è un giocoliere uscito dal ventre anarcoide della “plebe borghese” di Gramsci, oppure se è l’ Uomo qualunque proiettato nella società dell’ iperspettacolo. Certo che trovarsi monsieur Poujade alla guida di una democrazia avanzata fa ancora una certa impressione…

Prima Berlusconi era il fenomeno a cui era riuscita l’ impresa di trasformare una maschera italiana arcaica, il Padrone, in un’ icona ultramoderna. Ora invece il capo del governo sembra buttarsi di nuovo in una dimensione pre-moderna. Si reincarna nel “sun chi mi”, sono qui ed esisto solo io. Racconta l’ antica favola reazionaria dei politicanti ladri, nella certezza di trovare consensi istintivi in quella parte di società cresciuta nella malevolenza verso la politica. Siccome nulla di quanto dice Berlusconi è lasciato al caso, e poiché la sua carriera è un esempio di imprenditoria applicata al qualunquismo di massa (grazie a un’ accurata selezione dei temi più popolari, del senso comune più ovvio quanto più diffuso) occorre chiedersi perché lo faccia…

Ci vuole infatti un eccesso di fantasia per poter immaginare un’ Italia politica in cui da una parte c’ è un’ oscura torma di maneggioni, e dall’ altra lo splendore fantastico di Berlusconi. E sembra tecnicamente impossibile che un paese evoluto possa riassumersi nella formula dell’ Uno avvinto alla moltitudine anonima dei suoi acclamatori. L’ immagine è medievale, ma non è del tutto anacronistica: perché è medievale anche un Parlamento messo alla frusta per votare le leggi che tutelano il patrimonio del sovrano. è un’ ovvietà avvisare che il vincolo populista verrà stretto dai nodi delle reti televisive. Ma dopo avere straparlato della modernizzazione, del mercato, dell’ impresa, della concorrenza, delle riforme, non è un po’ sconfortante, in seguito al marketing del Cavaliere sugli istinti malevoli dell’ elettorato, trovarsi nella vecchia e infelice storia del medioevo più la televisione?”

 

Lascio a voi ogni ulteriore considerazione sul “populismo mediatico”, in “rete”, “populismo 2.0”, continuità e discontinuità, etc, altrimenti finisco per scrivere un saggio alla Giuliano Santoro. Si comincia con un profeta ridens, ma molto attento alla sua “roba”, poi ne arriva un secondo turpe e vendicativo, affetto da qualche patologia igienistica, “gentista” ai tempi delle cure dimagranti (altrui), poi c’è il boyscout del “populismo mite”, quindi Le Felp, e così via…

 

 

silvio-berlusconi-gesu

EDMONDO BERSELLI 20 febbraio 2004

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/02/20/il-medioevo-con-la-tv.015il.html

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12 thoughts on “Medioevo & TV – Berlusconi profeta del populismo contemporaneo

  1. In un’epoca in cui i populismi abbondano, la scomparsa di un Edmondo Berselli si fa sentire con la perdita della sua capacità analitica. Bravissimo nel sezionare il berlusconismo, secondo me, non comprese però appieno la sua controparte: il “travaglismo”, che è fenomeno uguale e contrario, confluito nel “grillismo” di cui è sponda ‘intellettuale’.
    Da riformista e liberale, ipotizzò l’esigenza di un “populismo della sinistra” per rivitalizzare il Partito Democratico…

    http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/partito-democratico-20/populismo-berselli/populismo-berselli.html

    Chissà cosa mai avrebbe pensato del fenomeno Renzi e del suo populismo su impianto doroteo, applicato al PD..

    • l’argomento si presta a numerose considerazioni non facilmente sintetizzabili in un commento senza “cioncare” parti fondamentali, complicate e contraddittorie, per questo lo stesso Berselli fa molta ironia, per esempio, nel suo libro sui sinistrati. Aggiungerei un’ipotesi: e cioè, il “populismo di sinistra” in realtà esisteva da tempo; senza risalire all’800 o agli inizi del secolo scorso, basterebbe rifarsi alla comunicazione politica del PCI nel secondo dopoguerra (feste dell’unità, sezioni, case del popolo, gare di liscio, cultura nazional-popolare, complottismo, etc), che nel suo “parlare alla pancia della gente” è stata poi imitata dalla Lega e dal M5S. Nel 2008 Berselli, sotto l’apparente incitamento a riformulare il “populismo di sinistra”, in realtà ne decreta la morte definitiva, l’ultimo atto nella versione PCI-PDS-DS. Ultimo atto consacrato dalla mesta figura di un remissivo Bersani nei confronti di Lombardi e Crimi nell’ormai celebre e disastroso incontro (sotto il profilo comunicativo, oltrechè politico). I suoi figliocci stortignaccoli sono Grillo e Renzi, M5S e PD di Renzi, ma senza la…sinistra! che è poi, con l’astensionismo, l’unica che è stata veramente “mandata a casa”!
      Cosa ne avrebbe pensato Berselli? Si è ritirato a tempo dall’ardua contesa…

      • Difficilmente il tuo commento avrebbe potuto essere più esaustivo e ponderato sulla questione in oggetto, andando subito al nocciolo del problema.
        Mi permetto un unico appunto, contestabile per carità!
        E’ verissimo che un “populismo di sinistra” è sempre esistito… E in fondo la ‘sinistra’ stessa nasce un po’ come movimento populista, in reazione alle oligarchie liberali ottocentesche o alla destra reazionaria da ancient regime.
        Indubbiamente, il PCI coltivava al suo interno (a fini aggregativi ed elettorali) una forte componente populista… Ma credo che in realtà abbia sempre seguito una sorta di “missione pedagogica”, volta ad “educare” ed inquadrare le “masse” sotto la direzione (gerarchica) del ‘partito’. L’elemento ‘populista’ serviva a pescare in bacini elettorali diversi (e la lezione l’hanno capita benissimo M5S e Lega), ma poi era l’apparatik dirigenziale a dettare la linea da seguire e mai la pancia del militante organico (che alla fine doveva sempre adeguarsi alle decisioni della ‘testa’).
        Paradossalmente, si potrebbe dire che quando questo equilibrio (assai precario), tenuto insieme soprattutto dal collante ideologico (nel frattempo venuto meno), fintanto che ha funzionato ha garantito la sopravvivenza ed il radicamento sociale del vecchio PCI, fino alla inevitabile rottura nel corso degli Anni ’90, quando suo malgrado ed in totale buonafede, Achille Occhetto per salvare il salvabile si mise ad inseguire il giacobinismo giudiziario, pescando nel populismo incipiente e nella “metafisica del popolo sovrano”.

        http://ilmanifesto.info/la-metafisica-del-popolo-sovrano/

        Peraltro, essendo il fenomeno prevalentemente di ‘destra’, è proprio tra gli intellettuali conservatori (e “post-fascisti”) che si hanno le analisi e le ipotesi più interessanti, circa la trasformazione populista dell’Italia presente. E’ il caso del prof. Marco Tarchi che, anche per esperienza e vissuto personale, sull’argomento si potrebbe considerare un esperto.
        E, per quanto io abbia una considerazione prossima allo zero del personaggio, spunti nel merito li si possono trovare perfino in certe valutazioni di un Aldo Giannulli (l’imbarazzante “costituzionalista” a 5 stelle)…

        http://www.aldogiannuli.it/le-origini-del-populismo-in-italia/

        Su Bersani il nato “spompo” calo invece il sipario sotto un sudario di sdegnoso silenzio.

      • grazie dei link! ho letto con attenzione gli articoli, e anche un pdf di Tarchi, “Il populismo e la scienza politica”, che si può rimediare sul Mulo; da tutto ciò emerge in effetti che sotto la dizione “populismo” viene classificato un fenomeno “poliedrico” (Tarchi) e vario, con alcune caratteristiche costanti, altre meno, dal populismo “allo stato puro” a quello che, come giustamente osservi a proposito del PCI, rientra in una strategia politica e partitica ben definita. Mi sembra però che manchi un’analisi vera e propria del “populismo mediatico”, che non è solo un’aggettivazione casuale, una variabile capricciosa,un di più futile, ma è una qualità strutturalmente assai diversa di populismo. Ed è un populismo rispetto al quale il PCI-PDS-DS-PD è stato sempre in affanno, per cui ha sempre rischiato di soccombere o di essere condannato a “minoranza strutturale”, come denunciava Berselli. Il fatto è che il PCI non c’ha mai capito una mazza di media contemporanei, fin dal ’68, col suo proliferare di volantini, fogli, riviste, fanzines, manifesti, “presa di parola”, per non parlare della chiusura totale, da monolite stalinista asserragliato nella cittadella del monopolio statale, rispetto alla diffusione di centinaia di radio e tv “libere” e “private”. Da qui la sua eterna subalternità a Berlusconi e a qualsiasi altro movimento che fa comunicazione veloce, virale, immediata, a cui si è rimediato alla men peggio con Rai Tre, la Dandini, la Gabanelli, Fiorella Mannoia, Sabina Guzzanti, Travaglio all’Unità dal 2002 al 2009, Santoro e così via. Col risultato paradossale che quel pubblico è andato in gran parte a votare M5S, e per bilanciare è arrivato arRenzie. Cerchio chiuso. Così adesso abbiamo almeno 4 populismi mediatici, e quelli nuovi che volessero farsi largo dovrebbero comunque adottare le stesse regole, se no non li caga nessuno, vedi le difficoltà di Landini, Civati & C. Oppure al contrario bisogna ignorare tutta questa spazzatura e fare come Podemos in Spagna, che non ha certo fatto eleggere a sindache due ladylike o due coatte senz’arte né parte, ma due militanti toste e provate nel tempo, o come Tsipras in Grecia, senza rinunciare all’aspetto comunicativo, ma integrandolo politicamente. Perlomeno, a sinistra si fa così. Ormai, di fatto, siamo oltre le preoccupazioni di Berselli.

  2. Una simile chiosa si dovrebbe gustare in silenzio, in tutta la sua potenza evocativa, senza aggiungere altro tanta è la delizia.

    Pertanto il mio intervento è legato ad una piccola segnalazione che penso potrebbe esserti di un qualche interesse… A proposito di “populismo mediatico”, forse in Italia la persona che meglio di ogni altra ne ha captato subito l’anomalia e la minaccia intrinseca, nell’ambito di una distorsione radicale ed unica nel suo genere della comunicazione di massa, è stato Giovanni Sartori. Ovviamente non lo chiamava “populismo”, ricorrendo piuttosto al termine di “videopolitica” come strumento di manipolazione mediatica per la formazione delle opinioni tramite la sistematica distorsione delle notizie, livellate al minimo. Col risultato che la politica viene spettacolarizzata, e quindi ridicolizzata in una banalizzazione costante, generando disaffezione e allontanamento. E in certo qual modo preconizza il successo dell’anti-politica.

    Considera che le prime riflessioni di Sartori sul tema risalgono alla fine degli Anni ’80 e vengono successivamente riprese ed analizzate in “Homo Videns”.
    E siccome so che apprezzerai, ti allego copia del libro in pdf qualora volessi buttarci uno sguardo..;)

    https://ciamp.files.wordpress.com/2012/12/sartori-homo-videns.pdf

    • ti ringrazio! come vedi, Internet qualcosa la velocizza, non solo gli “imbecilli”, ormai marchiati indelebilmente da Eco. Anche Eco ha dedicato diversi articoli all’argomento, raccolti in “A passo di gambero”, sempre sul mulo. In linea di massima ho già raccolto una sufficiente bibliografia, mi manca L’illusion populiste di Taguieff e poi potrei tentare un riepilogo…

      • Non ho citato volutamente Umberto Eco, perché era fin troppo facile..:)
        E soprattutto perché pur avendo scritto moltissimo sul “populismo”, stranamente, non ha mai stilato un opera organica, un saggio su di esso incentrato ed al tema interamente dedicato.
        Posso dirlo con una certa presunzione, visto che di Umberto Eco credo di aver letto tutto o quasi quello che ha pubblicato 😉
        In proposito “A passo di gambero – Guerre calde e populismo mediatico”, come molte è una raccolta di articoli pubblicati soprattutto su L’Espresso (nella rubrica “La Bustina di Minerva” a fine rivista) e Micromega. Il tema del populismo vi compare, viene affrontato in dettaglio, ma a dispetto del titolo del libro non è l’argomento predominante inserendosi in una narrazione più vasta.
        Alcuni stralci dell’opera, secondo me tra i più interessanti, li avevo pure riportati in un precedente articolo dedicato al tema, sempre se mi perdoni l’auto-citazionismo:

        https://liberthalia.wordpress.com/2013/03/16/potere-al-popolo/

        “L’illusione populista” di Taguieff è un opera più articolata, che concentra l’analisi soprattutto sul Front National dei Le Pen e, in misura minore, al FPO austriaco del fu Haider, con una particolare attenzione al fenomeno del “nazional-populismo”.
        Peraltro, per definire quello che lui chiama “telepopulismo” o “populismo-telegenetico”, Taguieff si richiama esplicitamente a Sartori, riprendendo il concetto di “videopolitica” (pag.121 e ss).
        Dell’opera di Taguieff d’altronde avevamo già parlato in un precedente post dal titolo omonimo, ma ti risparmio l’auto-citazione e piuttosto ti allego il link di google-books, dove ho visto che si possono leggere ampi stralci dell’opera originale:

        https://books.google.it/books?id=NCEjdVfvCVoC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

        Peraltro, sono tutti concetti dei quali abbiamo abbondantemente parlato nella nostra corrispondenza intrecciata..;)

  3. Sono uno smanettone, ma non sono bravo fino a questo punto 😉
    Comunque, se hai pazienza, un modo per salvare le pagine sul pc c’è…
    Usa Mozilla-Firefox come browser per visualizzare le pagine che ti interessano di GoogleBooks; salva la “pagina web completa” come faresti normalmente, dopo di ché nella directory che hai scelto troverai il file di testo insieme alla cartella cache dei files, all’interno della quale sono archiviate di solito a gruppi di tre, le pagine del libro in formato jpeg.
    Se scorri e salvi le pagine del libro (magari una ogni due), pubblicate su GoogleBooks, ti puoi in tal modo scaricare senza problemi tutte le parti che ti interessano.
    E’ un procedimento un po’ macchinoso, ma funzionale allo scopo.
    Il giochetto dovrebbe funzionare anche su usi Explorer (ma non ho verificato).
    Con Chrome sicuramente no (già provato). Con Mozilla vai a colpo sicuro.

  4. uso regolarmente Mozilla! dopo aver scaricato il testo in JPG, come da te suggerito, è possibile convertire il testo in Word tramite un programmino che si chiama freeOCR: un po’ lunghino come processo, ma utile se ti serve un testo da citare!

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