Il caos siriano – Randa Kassis & Alexandre del Valle (estratto 2)

http://Kurdistan2   Perchè la lotta contro il terrorismo del califfato passa per la rimessa in discussione delle stesse fondamenta dell’islam sunnita, e non soltanto attraverso la designazione di “buoni” o “cattivi” mussulmani

 

Il caos siriano è divenuto l’epicentro di un conflitto ormai globalizzato che oppone mussulmani sunniti e sciiti, e il nazionalismo all’utopia califfale dalle ambizioni planetarie.

 

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Estratto da “Le chaos syrien”, di Randa Kassis e Alexandre del Valle, pubblicato da Dhow éditions, 2014. Traduzione: vincent.

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Read more at http://www.atlantico.fr/decryptage/pourquoi-lutte-contre-terrorisme-califal-passe-remise-en-cause-fondements-memes-islam-sunnite-et-pas-seulement-pas-designation-1876422.html#GHiEq4XqJ1DtmDv3.99

fark_XdaS0kneqo274xCJQZB2LMZpI4wCombattenti kurde

Tornando alla problematica dell’islamismo radicale in antitesi al nazionalismo arabo militarista, è tempo di uscire dal dilemma sterile e manicheo che non lascerebbe altra scelta, come in Algeria o in Egitto, che entro “la peste del nazionalismo sradicatore” e “il colera dell’islamismo jihadista”. Era d’altronde quello l’obiettivo principale dei primi rivoluzionari arabi attivi sulle reti sociali e avidi di libertà, di giustizia, di laicità e di democrazia…prima che gli adepti del totalitarismo verde (islamico) non rubassero loro le loro rivoluzioni.

Noi pensiamo tuttavia che l’Inverno islamista, succeduto alla Primavera araba, non abbia affatto la vocazione di durare in eterno. Non è una fatalità o un flagello irreversibile. In primo luogo, perché la storia accelera e perché “il peggio non è mai inevitabile”; in secondo luogo, perché la follia totalitaria degli islamisti (sia jihadisti salafiti che Fratelli mussulmani eletti democraticamente in Egitto, Marocco o Tunisia) ha già contribuito a “vaccinare” numerosi Arabi che finiranno, secondo noi, per uscire prima o poi dalla loro ibernazione oscurantista e dalla loro passività nei confronti del “fascismo teocratico” di cui sono le prime vittime. Dopo aver provato o subito la soluzione islamica, le masse arabo-mussulmane prenderanno coscienza infatti che l’islam politico non è necessariamente più virtuoso e benefico della dittatura nazionalista o dei malvagi valori occidentali..

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http://www.dailymail.co.uk/video/news/video-1189780/EXCLUSIVE-Syrian-women-escape-ISIS-tear-robes.html

 

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Come si è visto lungo questo saggio, la situazione che predomina attualmente nei paesi arabo-mussulmani – e a maggior ragione in Siria – è, certamente, sotto numerosi aspetti, inquietante, sia dal punto di vista dell’avanzata democratica – inesistente nella maggior parte dei paesi, ad eccezione della Tunisia e in minor misura il Marocco – sia da quello della sicurezza e della pace. In numerosi paesi infatti (Libia, Siria, Yemen, Irak, Somalia, Mali, Giordania, paesi del Golfo, etc.) gli islamisti più fanatici riempiono il vuoto dello Stato. Essi promettono di rovesciare i poteri taghut (“false divinità”, tutto ciò che non è Allah) in piazza. E dopo la cosiddetta “Primavera araba”, il “terrorismo califfale” non è mai stato così bene. Numerosi esperti prevedono scenari molto pessimisti, ivi compreso quello di una rimessa in discussione delle frontiere del Medio-Oriente e dell’equilibrio instaurato dopo la caduta dell’Impero ottomano che fece nascere numerosi Stati nella regione in conformità alla spartizione degli accordi di Sykes-Picot. E’ vero che il mondo arabo-mussulmano è sempre prigioniero della sua “tentazione oscurantista” e che la soluzione islamica non è ancora stata provata in un numero sufficiente di paesi tanto da convincere la gente ad allontanarsene massicciamente nella misura in cui la prova dei fatti aumenta il suo discredito.

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  Una nuova generazione di intellettuali anti-oscurantisti e laici

 

Ma dei segni precorritori non erronei ci danno alcune ragioni di speranza per il futuro. I blogs arabi, molto frequentati dalla generazione dei rivoluzionari all’origine della Primavera araba, le prese di posizione di intellettuali, giornalisti e anche di politici lasciano intravedere da alcuni mesi una autentica luce di speranza, tanto la parola, laica, progressista, liberale o riformista non cessa di liberarsi in reazione alla barbarie islamista. Le gesta mostruose dei fanatici di Da’ech non devono ispirare soltanto gli scenari catastrofisti, perché i tagliagole jihadisti, che nel quadro della loro strategia di siderazione (“fascinazione”, “stupore”) diffondono i loro atti atroci, rivoltano ancor più mussulmani di quanti non ne affascinano.

Certo, ottengono di suscitare ancora molte adesioni. Ma la barbarie verde commessa in nome della concezione totalitaria dei salafiti e della loro interpretazione del Corano e della sharia ha già cominciato a provocare in numerosi paesi arabi e mussulmani e in seno all’intellighentsia araba illuminata non solo disapprovazione e indignazioni – spesso sterili, perché non seguiti da soluzioni di fondo -, ma anche tutta una corrente di riflessione critica “islamicamente scorretta”, cosa che è ancora più incoraggiante e profonda. Questa nuova scuola di pensiero critico, che non è soltanto incarnata da laici o atei militanti, ma anche da credenti riformisti decisi a “riaprire le porte dell’ ijtihad” dell’islam sunnita – ahimé sclerotizzato e bloccato dal X° secolo -, non si contenta più come prima di apostrofare gli estremisti violenti accusandoli di essere “l’inverso dell’islam” o dei “cattivi mussulmani”. Non è più solamente declamatorio e formale. Osa ormai puntare il dito e criticare le fondamenta stesse dell’islam sunnita-ortodosso sclerotizzato, di cui tutta una scolastica classica che giustifica teologicamente la violenza e l’inferiorità degli “infedeli” serve (purtroppo ancora oggi) come fonte di legittimazione agli sgozzatori che hanno prestato fedeltà al califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, alle diverse branche rivali di Al-Qaeda, a Hamas o altri movimenti jihadisti (Boko Haram, Chebab, etc.). tumblr_ndrevmyPXx1qkhca0o1_500     Evidentemente, l’islamismo jihadista non è sorto dal nulla. Non proviene né dal buddismo, né dall’ebraismo, né dall’induismo, né dal cristianesimo. Viene dall’islam sunnita e più precisamente da una corrente che è purtroppo dominante e ufficiale nei paesi sunniti del Golfo. Non è mai stata denunciata nei suoi fondamenti teologici e nelle sue fonti canoniche da coloro che controllano i luoghi santi (haramain) dell’Islam, a cominciare da questo strano paese produttore di fanatismo che è l’Arabia Saudita. Non è una semplice “reazione” all’ingiustizia dei “satana” Israele o Stati Uniti, ma “una malattia che incancrenisce il corpo stesso dell’Islam” (Soheib Bencheikh) già da secoli, prima ancora della creazione stessa degli Stati Uniti e di Israele, e prima della colonizzazione. Non viene quindi “dall’esterno”, ma dall’interno della Umma, purtroppo poco abituata a rimettersi in discussione e troppo spesso pronta a “gettare il bambino del progressismo con l’acqua dell’anticolonialismo revanscista”. E’ ugualmente evidente che non sarà distrutto nei suoi fondamenti teologici per mezzo di bombardamenti aerei che uccidono tanti civili innocenti, presi essi stessi in ostaggio come scudi umani da coloro che “preferiscono la morte alla vita”.

Secondo i nuovi pensatori del riformismo sunnita, soltanto una “desacralizzazione” (Abu Zeit, Soheib e Ghaleb Bencheikh, etc.) e una rimessa in discussione di alcune fondamenta teologiche dell’islam sunnita (in particolare hanbalita, purtroppo al potere in Arabia Saudita) potranno permettere di vincere i tagliagole jihadisti che si appoggiano (lo si voglia o no) in parte su alcuni testi canonici legali mai riformati e sfortunatamente sempre insegnati nelle moschee dei grandi paesi mussulmani adepti dell’ortodossia sunnita.

Non bisogna mai perdere di vista il fatto che gli stessi che fingono di combattere i terroristi islamisti a fianco degli Occidentali, in particolare il Qatar, il Kuwait, gli Emirati, o l’Arabia Saudita, applicano ufficialmente e distillano a casa propria e poi nel mondo intero una doxa islamica di ispirazione hanbalita-wahhabita-salafita – riferimento degli jihadisti – , che non è un’eresia, ma una corrente ufficiale del sunnismo riconosciuta dalle altre tre scuole sunnite, shafeismo, hanafismo e malikismo…   so tell me again

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