Annibale è alle porte! – Hannibal ad Ianuas!

Annibale ISIS

I quotidiani italiani e occidentali registrano annichiliti,  con fatalismo e rassegnazione, come segno del destino crudele, le vittorie “ineluttabili”  dell’ISIS in Irak e in Siria, al massimo innalzando qualche pio lamento in difesa delle rovine archeologiche di Palmyra, Hatra, Nimrud. Povere mammolette! Dov’è finito l’eroico spirito guerrafondaio che faceva fremere di passione (col culo degli altri) le redazioni della Repubblica, del Corriere della Sera, della Stampa, in occasione delle gloriose guerre del Golfo contro il cattivo Saddam Hussein? In verità, alla fin dei conti, l’ISIS sta svolgendo con molto zelo esattamente il lavoro sporco contro Siria e Iran e sciiti per conto degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, stretti alleati, come annunciato nelle cosiddette ”primavere arabe”, che chissà perchè non riguardano i regimi ultra integralisti…arabi (e sunniti)! . Gli Stati Uniti vincono indirettamente, senza combattere, la loro guerra contro i regimi a loro sgraditi, facendo perfino finta di aver impegnato qualche misero drone contro i cattivi tagliagole dell’ISIS, che essi stessi finanziano tramite le monarchie feudali del Medio Oriente e la Turchia (^ma è inopportuno prendere una posizione^, Sandro Gozi, un imbecille a caso )

Ha ragione il generale Cucchi quando sostiene che ormai Annibale è alle porte:

Bruciano i campi dei nostri vicini e ciò significa che è molto facile che il fuoco si estenda rapidamente anche alle nostre culture. Ricordate l’espressione romana Hannibal ad ianuas!, “Annibale è alle porte”? Beh, questa volta Annibale è veramente di nuovo alle nostre porte; per di più bussa contemporaneamente a Nordest e a Sud. Alcune crisi ancora non si profilano con chiarezza come minacce ma come tali potrebbero evidenziarsi da un momento all’altro, magari senza preavviso e con estrema virulenza.

A leggere bene anche fra le righe dell’intero articolo, riprodotto in parte più sotto, mi pare che il senso sia inequivocabile.

Assolutamente premonitore, poi, quanto scriveva il generale già nel 2013 (verificabile facilmente sulla stampa angloamericana di questi giorni), vedrete che adesso gli USA manderanno avanti la cosiddetta coalizione, in primis quella araba o arabo-turca (in funzione anti-Damasco):

[…].

In queste condizioni, il momento peggiore in Siria per noi verrà quando Washington cercherà di passare la palla alla NATO, evitando d’impegnare i propri soldati in azioni di terra e per questo patrocinando una nuova “coalizione dei volonterosi” disposti a morire per Damasco (peggio, per una Damasco sunnita).

Siamo disposti a sopportare perdite simili a quelle di Nassiriyya o dell’Afghanistan? In caso contrario, siamo pronti a contrastare ogni possibile forma di  pressione da parte dei nostri alleati? Pressioni economiche, condite da velate minacce di influire negativamente sul nostro spread; pressioni diplomatiche; pressioni politiche, magari in veste di un aperto sostegno a partiti d’opposizione nel tentativo di favorire governi più inclini all’intervento; pressioni morali, con incessanti richiami alla solidarietà atlantica. Pensiamoci bene prima di rispondere al quesito. Soprattutto, non lasciamoci forzare la mano”.

Giuseppe Cucchi, Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, consigliere del Ministro della Difesa – Limes, settembre 2013, pp. 189-192

***

vedi anche:

Un generale francese: ‘L’ISIS l’hanno creato gli USA’

Il generale Desportes rinuncia a parlare con ‘langue de bois’, e in Parlamento denuncia le responsabilità dirette di Washington nella creazione ed espansione dell’ISIS
 bush-sword

L’Europa aspetta Godot, ma Annibale è alle porte

http://www.limesonline.com/leuropa-aspetta-godot-ma-annibale-e-alle-porte/76712

8/04/2015

Ci attendiamo che gli Usa garantiscano la sicurezza del Vecchio Continente. Washington però ormai guarda al Pacifico, mentre ai nostri confini ci sono due crisi che non possiamo più ignorare.

di Giuseppe Cucchi

La speranza rimaneva sempre quella di poter scaricare su altri la parte del fardello comune che ci spettava. Prima sul Grande Fratello d’oltre Atlantico, poi, quando è divenuto chiaro che dal tradizionale legame bilaterale anche egli voleva soltanto prendere e non era più disposto a dare, sugli altri Stati dell’Unione. Fra i fratelli europei si è innescata così una vera e propria corsa al ribasso in cui hanno sempre prevalso gli aspetti del più bieco degli egoismi.

Come risultato ci ritroviamo adesso con il fuoco alle frontiere.

Bruciano i campi dei nostri vicini e ciò significa che è molto facile che il fuoco si estenda rapidamente anche alle nostre culture. Ricordate l’espressione romana Hannibal ad ianuas!, “Annibale è alle porte”? Beh, questa volta Annibale è veramente di nuovo alle nostre porte; per di più bussa contemporaneamente a Nordest e a Sud. Alcune crisi ancora non si profilano con chiarezza come minacce ma come tali potrebbero evidenziarsi da un momento all’altro, magari senza preavviso e con estrema virulenza.

Ci si aspetterebbe dall’Unione Europea una reazione concordata rapida ed efficace.

Adesso invece l’Ue non accenna a muoversi e a fare il salto di qualità che sarebbe indispensabile. La sua inerzia esalta addirittura, per contrasto, il dinamismo della Lega Araba che in questi ultimi tempi si è dimostrata capace, se non altro, di non nascondersi i problemi e di assumere decisioni che sino a ieri sarebbero sembrate impossibili.

(…)
In tale contesto è deleterio che noi continuiamo – come innamorati traditi che non vogliono accettare la separazione definitiva e confidano nell’impossibile ritorno dell’amata – ad aspettare che gli Usa riprendano il ruolo guida che erano stati capaci di esprimere nell’ambito del legame transatlantico per più di cinquant’anni e ci costringano loro a prendere quelle decisioni che per ora sembriamo non essere capaci di prendere da soli.

Aspettiamo così un Godot che non verrà mai, ora che l’era del Pacifico ha definitivamente preso il posto di quella dell’Atlantico. Più aspettiamo senza agire più ci indeboliamo, innescando un rapporto causa-effetto destinato a rendere ancora più improbabile un eventuale ritorno che comporterebbe anche l’obbligo di supplire alle nostre carenze.
Forse per noi è anche meglio che il nostro Godot non sia orientato a tornare:  la politica statunitense degli ultimi anni, esaminata in ottica europea, ha reso pericolosissimo il nostro rapporto con il mondo arabo, difficile quello con l’Iran e angosciante quello con la Russia. Da chiedersi inoltre cosa potrebbe succedere domani ove al posto di un presidente ragionevole per quanto debole come Obama dovesse essere eletto un esaltato repubblicano, magari del Tea Party!

Di pari passo con l’attesa quasi messianica del ritorno Usa in Europa va la fiducia che ancora continuiamo a concedere a scatola quasi chiusa al Patto Atlantico e alla Nato.

Nonostante ciò, continuiamo a confidare per la nostra difesa collettiva in un’organizzazione datata che avrebbe bisogno di una revisione tanto radicale da essere quasi una ricostruzione su basi differenti e che rischia di essere paralizzata – o male indirizzata nel momento del bisogno – da logiche a noi estranee…

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6 thoughts on “Annibale è alle porte! – Hannibal ad Ianuas!

  1. Non credo che l’ascesa dell’IS sia ineluttabile, né inarrestabile.
    Probabilmente, un qualsiasi esercito moderno che sia degno di questo nome riuscirebbe a spazzare via quest’orda di psicopatici in una campagna bellica di pochi mesi. E’ la volontà di farlo che manca.
    Parliamo di 20-30.000 miliziani che si muovono in massa a bordo di pick-up, sparpagliandosi nel deserto, in campo aperto e perfettamente visibili dall’alto; senza alcuna copertura aerea; senza l’appoggio di mezzi corazzati e con a disposizione un’artiglieria assai limitata, composta in massima parte da pezzi leggeri da campo e mortai, per giunta privi di una vera contraerea. Contro cosa siano diretti i raid della “coalizione” (che gode della totale supremazia aerea) è un mistero. A maggior ragione che dell’IS si conoscono praticamente tutte le basi logistiche e le principali ridotte difensive, dislocate su posizioni fisse: i bersagli ideali per un bombardamento con l’utilizzo di cluster bombs o spezzoni incendiari (non mi pare che in Iraq ci siano mai stati troppi scrupoli ad usare entrambi), che annichilirebbero tramite la distruzione dei centri di comando e degli obiettivi più importanti la capacità offensiva dell’IS, la cui strategia è piuttosto evidente: scatenare più attacchi contemporaneamente con operazioni mordi e fuggi, creando dei diversivi prima di scagliarsi contro ll’obiettivo principale. Sfondare la linea di difesa nemica, con una serie di assalti suicidi a suon di autobombe. Superato l’effetto sorpresa, una volta imparato il trucco, una simile strategia (piuttosto primitiva) diventa inutile perché prevedibile.
    A Kobane sono bastate le milizie volontarie curde dell’YGP armate di vecchi fucili e a corto di cartucce per ricacciarli indietro, mentre poche centinaia di pasdaran della Guardia rivoluzionaria iraniana ne hanno praticamente spezzato l’offensiva a nord dell’Iraq.
    Quando l’ISIS incontra invece le divisioni dell’esercito regolare iracheno, rifornite di tutto punto e ottimamente equipaggiate, con a disposizione munizioni illimitate, tank (anche di buona qualità come i pur vecchi T72; o eccezionali come gli M1A1 con corazzatura in titanio!) e mezzi blindati (che vengono regolarmente abbandonati), ed un rapporto di 50 contro uno, sistematicamente l’orda vince.
    Finora, la (blanda) guerra contro l’IS ha dimostrato una serie di evidenze:
    1) Un’uniforme ed un fucile non bastano per fare un soldato; rifornire di armi un esercito che poi non sa o non vuole combattere e più o meno segretamente se la intende col nemico, non è solo inutile. E’ pernicioso, perché poi quelle armi vanno a finire nelle mani dello schieramento sbagliato.
    2) La non-strategia in Iraq del premio nobel preventivo alla pace è assolutamente inefficace. Si potrebbe pure definire disastrosa, se solo qualcuno riuscisse a capire le linee strategiche seguite da un O’Banana in stato confusionale. Sempre ammesso che abbia davvero una qualche strategia.
    3) Il fallimento degli istruttori militari USA in Iraq è imbarazzante: in 20 anni di addestramenti e reclutamenti non sono riusciti a mettere insieme uno straccio di esercito regolare degno di questo nome.
    4) Da che mondo e mondo le battaglie (e le guerre) si vincono combattendo con gli scarponi sul terreno. L’aviazione da sola non risolve i conflitti.

    Quando sei una “superpotenza”, vincere le guerre è, relativamente, facile. Ma è inutile quando poi non sai costruire una pace duratura. E impossibile quando non hai ben chiaro quali sono i tuoi veri nemici e se indeciso sui potenziali alleati.
    Rapportati in termini ‘imperiali’, le bande dell’IS ricordano i mercenari goti (foederati) del Tardo Antico: nonostante fossero diventati uno dei mali principali alla base della dissoluzione dell’impero, ogni imperatore (e relativo usurpatore) pensava di potersene servire per i propri fini, rinunciando ogni volta a debellare la minaccia da questi costituita.

    Ma noi, per l’appunto, aspettiamo il nostro Godot che giunga a toglierci le castagne dal fuoco, sollevandoci da ogni impiccio.

    • ovviamente ‘ineluttabile’, era inteso in senso ironico, ma la tastiera non mi dà più le virgolette, così l’ho messo in corsivo; le analisi sulla consistenza dell’ISIS, così come sulle ‘volontà politiche’ dei vari attori, sono ormai note da mesi; ognuno ne tragga le conseguenze dovute

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