La catastrofe di Yarmouk: una Nakba senza comunità? (Yarmouk 2)

al_nakba

 

“Yarmouk (Damasco), Idlib, Tikrit, Aden: cosa unisce queste città? In tutte queste città si combatte aspramente, con il cambio della bandiera – magari solo provvisorio – di chi le controlla. Quattro battaglie solo nelle ultime 48 ore “(Leonardo Mazzei)

Vasi di coccio

Come si diceva alla fine del post precedente, all’inizio della primavera siriana a metà marzo del 2011, la maggioranza dei palestinesi e delle loro fazioni politiche era determinata a restare fuori dal conflitto, a restare neutrale fino all’ultimo, in maniera persino ostinata e commovente. A guerra civile ormai ampiamente deflagrata, il destino di Yarmouk, un’enclave senza potere politico e dipendente dagli aiuti umanitari dell’UNRWA e della Mezzaluna Rossa, esposta alle scorribande dei “ribelli” e alla reazione delle truppe governative, non poteva che essere la catastrofe, umanitaria, civile e urbana.

Il lungo intervento di Nidal Bitari (già segnalato qui ), è una tenace esposizione delle ragioni “neutraliste” che si conclude amaramente nella constatazione della più completa impotenza:

And if the Palestinians cannot stay in Syria, where can they go?”

 

 

1948

 

 

 

Up in the Air

La conclusione tragica dell’articolo di Nidal Bitari merita una severa riflessione, non solo per i suoi risvolti di umana disperazione, ma anche perché evidenzia il fallimento di un’approccio puramente “umanitarista”, che ha preteso di restare fuori dalla “politica” e dalla guerra soltanto per esserne completamente travolto. Una neutralità che, da fattore positivo di crescita sociale ed economica, si è trasformata, dal 2011 in poi, per assenza di struttura e di identità politica (e culturale), in una catastrofe totale, ripetizione amara della Nakba del 1948:

“La guerra in Siria è una tragedia orrenda e terribile per tutti i siriani, ma, sia pure in modo differente,  lo è ancor di più per i palestinesi che vivevano fra loro. Per i palestinesi rifugiati in Siria, la distruzione dei loro campi non è solo la distruzione delle loro case e del loro ambiente, ma la distruzione di un’intera struttura sociale, delle loro reti di relazione, del sistema culturale ed economico, la perdita delle loro posizioni e ruoli, e un terribile assalto ai loro costumi e valori politici.

Eravamo cresciuti con l’idea del diritto al ritorno (in Palestina). Avevamo il sogno di liberare la Palestina e di ricostruire l’OLP, ma allo stesso tempo la nostra vita era in Siria, fra i siriani. Coscientemente o no, ci sentivamo parte di questo Paese, e non avvertivamo alcuna contraddizione fra il sentirci parte della Siria ed essere palestinesi. Adesso, abbiamo il senso di essere rimasti orfani.

(…)

Per molti di noi che sono fuggiti…c’è un senso di qualcosa che è finito, che non può essere riparato. C’è anche la comprensione, per la prima volta nella nostra vita, di ciò che significa essere “palestinesi”, di cosa significa essere “senza stato”, sentendoci come se non fossimo mai stati in Siria. Il senso di non essere ben accetti in qualsiasi posto, non trattati come altri arabi nazionali (normali cittadini), di dover sentirsi fortunati quando si riesce a trovare un posto in cui restare. E con tutte queste perdite, c’è l’amarezza di come le forze politiche continuino ad usare la questione palestinese per i propri fini…

 

 

Nakba2

 

 

Abbiamo ascoltato tantissimo sulla Nakba, dai nostri genitori e dai nostri nonni, sulla loro sofferenza, quando sono stati costretti a lasciare il loro paese, quando hanno perso tutto. Hanno lavorato duro per ricostruire le loro vite in Siria, e quello che hanno costruito è stato distrutto. E noi, adesso, la terza generazione, stiamo sperimentando nuovamente la stessa cosa, la Nakba, partendo da zero verso altri paesi, ma questa volta individualmente, senza alcun aiuto, incapaci di restare uniti come comunità. Per non parlare dei tanti che non sanno dove andare, e tutto è per aria, incerto, come un punto interrogativo.”

 

 

 

NakbaLost-cities-of-Palestine-Pre-1948

 

 

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2 thoughts on “La catastrofe di Yarmouk: una Nakba senza comunità? (Yarmouk 2)

    • è una tragedia terribile, dei palestinesi ma anche dei siriani, che avviene a poche centinaia di km da noi, sulle rive del Mediterraneo, e di cui i media si occupano solo in occasione di qualche evento eccezionale o dell’ISIS, che a Yarmouk ha fatto una breve apparizione, lasciando poi il campo ad al-Nusra; adesso nel campo sono rimasti loro e le milizie palestinesi che si sono, così pare, finalmente organizzate. Non è facile “avventurarsi” fra le fonti, che sono naturalmente di parte o parziali, se non dichiaratamente propagandistiche, per cui cerco di essere “prudente” in quello che scrivo, ma spero di trarne qualche lezione più generale…

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