Oceano – B.Sterling, 1977

involution ocean

Involution Ocean (ed.it. Oceano, 1977) è il primo romanzo di Bruce Sterling, forse il meno noto in Italia, pubblicato successivamente da Perseo Libri. All’epoca fece parlare di “raro capolavoro” , “opera geniale”, “lettura di sorprendente bellezza”, ed è sicuramente uno dei più visionari dell’autore, senza il peso della successiva retorica estetico-politica del cyberpunk. Come Fuoco sacro del 1996, il romanzo ha per tema e titolo un elemento fondamentale, l’acqua, con tutto il suo carico simbolico, onirico e psicanalitico – ma come elemento mancante. In entrambi i casi il protagonista intraprende un viaggio-iniziazione al cui termine vi è una sorta di catarsi e di consapevolezza grazie alla quale egli affronta, fortificato, il proseguio della sua avventura umana.

Sul pianeta di Nullacqua vi è un enorme cratere largo e profondo centinaia di km che ne costituisce l’unica parte abitabile, in quanto il 90 % dell’atmosfera è raccolta lì. Al fondo del cratere vi è un oceano non di acqua, ma di polvere quasi monoatomica, la cui profondità e i cui abitanti sotterranei costituiscono un mistero religiosamente custodito dalla rigida e conformista civiltà di fanatici religiosi che aveva colonizzato il pianeta 500 anni prima. Il protagonista, John Newhouse, s’imbarca sulla nave baleniera Lunglance, un trimarano per la caccia al capodoglio della polvere comandato da un certo Nils Desperandum, per procurarsi la sincofina, o Lampo, una potente droga allucinogena ricavata dall’olio intestinale del capodoglio della polvere, ora messa fuorilegge dai burocrati della Confederazione galattica. Dagli abitanti di Nullaqua la sincofina era ritenuta velenosa; ma per Newhouse e i suoi amici del pianeta Reverie (che ritroviamo nel secondo romanzo di Sterling, Artificial Kid) ai quali la rivendeva, era invece una droga assai preziosa. Veniva chiamata Lampo per il suo tipico effetto, una scossa azzurro-elettrica:

Ci fu un improvviso formicolio gelido alla base della mia spina dorsale. Bruscamente una sopraffacente ondata come un fulmine diretto saettò dalla mia spina dorsale e scoppiò nel mio cranio. Lo sentii distintamente. La cima del cranio si sollevò chiaramente, e una fredda fiamma azzurra saettò dal centro della mia testa. I miei occhi si spalancarono di scatto e la fiamma si ridusse a un continuo e deciso fuoco, come il lampo di una fiamma ossidrica. La cucina, gli utensili sporchi, il viso estatico di Calothrick, tutto possedeva una lucentezza innaturale, come se ogni oggetto avesse cominciato improvvisamente a rilasciare energia da qualche serbatoio interno. Rombi e macchie d’un azzurro elettrico fluttuavano ai margini della mia vista. Guardai le mie mani. Anch’io brillavo”.

Questa specie di olio santo, che si versa a gocce sulla lingua, è a tutti gli effetti un veleno, un pharmakon temuto dai bucolici abitanti di Nullaqua:

Era strano, ma comodo, che il sangue umano dovesse essere un veleno mortale per il capodoglio della polvere. Ma non era più strano del fatto che il cetaceo produceva il Lampo. Come tutte le cose buone, la sincofina in quantità sufficienti è un veleno letale”.

self-discovery-involution

Tenendo conto del duplice significato del termine pharmakon, veleno e rimedio allo stesso tempo, (Plutarco, kathartikon pharmakon *), non è casuale che i protagonisti principali siano degli alieni, dei paria (pharmakos). E’ quindi un alieno proveniente dal pianeta Reverie che sfiderà le convenzioni puritane del posto, e amerà di un amore profondo la donna aliena mutata chirurgicamente, la bellissima donna-pipistrello Dalusa, desiderosa di lasciare il pianeta:

Mi chiedo se lei ha mai pensato al tipo di motivazione che può aver costretto una persona a cambiare pianeta, corpo, perfino specie…Era un errore di natura…Era un mostro. Nessuno della sua tribù voleva toccarla o parlarle. Era una paria”.

Lo stesso capitano Desperandum è un alieno, che si rivelerà essere Ericald Svobold, il leggendario scopritore della sincofina. Citazioni mitologiche si fondono con citazioni letterarie-cinematografiche (Moby Dick, Conrad, Dune, Nautilus, etc) e fumettare. L’allegoria è costruita sul rapporto che intercorre fra droga visionaria, considerata “veleno” e dunque proibita, tabù, e religione istituzionale, conservatrice, attraverso l’iniziazione/viaggio sottomarino che porterà Newhouse a lasciare dietro di sé sia Nullaqua che il Lampo. Ma ciò accadrà solo grazie al sacrificio del pharmakos (capro espiatorio), cioè sia di Dalusa, ‘elemento femminile alieno e misterioso, che del capitano Desperandum, il quale spinge all’estremo il suo desiderio di vedere oltre l’opacità del mare di polvere, in profondità, contro tutte le restrizioni culturali e le superstizioni di Nullaqua. La droga non è altro che un mezzo per simulare, nel sacrificio, la qualità di pharmakos da parte di Newhouse. Niente di romantico: “Erano soltanto un modo per fare funzionare in modo diverso la mente…”.

Una volta attraversato il “significato del dolore”, fortificato dal sacrificio, non vi è più alcuna ragione di indulgere, al contrario dei suoi sfortunati amici, nella debolezza verso le droghe. Il viaggio interiore o sciamanico di Newhouse termina con “la scoperta di una forma di catarsi così vasta e annichilente da gratificarlo al punto da indurlo a rinunciare alla più blanda catarsi della droga Lampo” (Ugo Malaguti). Il vero riscatto, lascia intendere Sterling, è nella capacità di sognare.

Alla fine del romanzo Newhouse si ritrova in transizione verso qualcos’altro:

Sicuramente era soltanto una questione di tempo, finchè non avessi trovato qualcosa d’altro per riempire quel doloroso vuoto: una verità o un dovere, onore, bellezza, amore o saggezza, qualcosa…”,

(*) “Accanto all’uso religioso e a quello sciamanico, intermedio tra i due, c’è un uso propriamente medico del termine katharsis. Un rimedio catartico è una potente droga che provoca l’evacuazione di umori o di materie la cui presenza è ritenuta nociva. Il rimedio è spesso concepito come partecipante della stessa natura del male o perlomeno suscettibile di aggravarne i sintomi e di provocare, facendo ciò, una crisi salutare da cui emergerà la guarigione” (R.Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, 1980).

Annunci

2 thoughts on “Oceano – B.Sterling, 1977

  1. Non sapevo dove scriverli…ho utilizzato l’ultimo tuo post…

    Auguri di buon anno carissimo, spero che nel prossimo anno ci delizierai ancora con i tuoi poliedrici ed interessantissimi post!

    Auguri di nuovo!

    Ciao!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...