Lo strano mondo del Culto del Cargo (R.Feynman, The Strange World of Cargo Cult Science)

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THE STRANGE WORLD OF CARGO CULT SCIENCE

 

Richard Feynman, Sta scherzando, Mr. Feynman! Vita e avventure di uno scienziato curioso, Zanichelli, Bologna 1988

 

Una parte della società italiana, costituita in particolar modo dalla cosiddetta “generazione perduta” dei 30-40 enni, sembra caduta in una versione particolarmente depressa e isterica del Culto del Cargo (Cargo Cult), vale a dire una versione attualizzata della stregoneria e dell’irrazionalismo in rivolta contro tutto ciò che sia “scientifico” e “razionale”. Nel 1974 fu il fisico  Richard Feynman premio Nobel per l’elettrodinamica quantistica, nonchè “padre delle nanotecnologie”,  nella sua appassionata difesa del metodo scientifico, a definire “cargo cult science” l’insieme delle pseudo-scienze e degli atteggiamenti mistici nei quali si era imbattuto in quegli anni ’60 e ‘70, durante i quali insegnava fisica al California Institute of Technology (CalTech) di Pasadena. “Cargo cult sciences” erano dunque tutte quelle pratiche che avevano l’apparenza di essere scientifiche, o se ne davano il tono, mentre in realtà non seguivano il metodo scientifico.

 

Erano gli anni dei “figli dei fiori” e della “contestazione globale”, e Feynman, che era anche appassionato di arte, musica e racconti umoristici, non si sottrasse alla curiosità, al confronto e perfino alla sperimentazione diretta di pratiche “alternative”, come le vasche di “deprivazione sensoriale” ideate da John Lilly, all’Esalen Institute di Big Sur, ispirato alle teorie di Aldous Huxley sul “potenziale umano”, e frequentato da tutti i personaggi di spicco della Beat & Psychedelic Generation (Joan Baez, Timothy Leary, Gregory Bateson, Alan Watts, Allen Ginsberg, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Ringo Starr, John Cage, Lawrence Ferlinghetti, etc.).

 

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Nel suo celebre discorso inaugurale tenuto agli studenti del Caltech di Pasadena in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico 1974-75, intitolato appunto “Cargo Cult Science”, Feynman metteva a confronto queste sue avventure nel pensiero parascientifico con l’integrità del metodo scientifico:

 

Nel corso del Medioevo si è creduto in numerose idee balzane, come quella secondo la quale un pezzo di corno di rinoceronte aumenterebbe la potenza sessuale. Poi però venne scoperto un metodo per selezionare le idee, e che consisteva nel provare a farle funzionare: se esse non funzionavano, dovevano essere eliminate. Il metodo si affinò, divenne scienza, e come tale ebbe larga notorietà; a tal punto che l’era in cui oggi viviamo viene talvolta chiamata “era scientifica”. La nostra è un’era talmente scientifica che ci è difficile oggi capire come possano mai avere avuto successo nel passato gli stregoni, dato che nulla di quanto essi hanno proposto, o quasi, ha funzionato.

Eppure ancora oggi mi capita di incontrare gente che ad un certo momento porta la conversazione sugli ufo, sull’astrologia o su qualche forma di misticismo, di coscienza allargata, telepatia, parapsicologia e roba simile.

 

Io da questo ho concluso che non viviamo in un mondo realmente scientifico.

La gente crede, a volte, a cose talmente strane che ho voluto cercare di capire perchè. E così quella che è stata definita la mia curiosità per la ricerca mi ha trascinato in mezzo a cumuli di idiozie tali che mi sono spesso trovato senza parole. Dapprima mi sono occupato di fenomeni mistici: sono entrato in cassoni di isolamento sensoriale ed ho provato ore ed ore di allucinazioni, esperienze su cui ora dispongo di molti dati. Poi mi sono recato ad Esalen, una roccaforte di questo tipo di pensiero parascientifico (un bellissimo posto; dovreste andarci anche voi, un giorno o l’altro). E mi sono veramente trovato senza parole: non sapevo che in quelle pseudodiscipline potesse rientrare così tanto.”

 

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Infatti dopo le vasche si occupò anche di percezione extrasensoriale e fenomeni paranormali, e altre credenze oggi genericamente riunite sotto il termine “New Age”, come pure di teorie alternative di istruzione, insegnamento, trattamento dei detenuti, per scoprire che nessuno di questi metodi funzionava realmente:

“Questo sì è un agire da stregone, un agire che non funziona! Andrebbe controllato; come fanno a stabilire che un metodo è realmente efficace? Tanti metodi, ma niente progressi: altrimenti il numero di reati diminuirebbe. Eppure questi metodi sono detti scientifici. Li studiamo. E credo che esista molta gente di buon senso che si lascia purtroppo intimidire da queste pseudoscienze. Dovremmo davvero esaminare più a fondo le teorie che nella realtà non funzionano, le scienze che non sono scienze.”.

Le scienze che non funzionano sono appunto le cargo cult sciences:

“Gli studi pedagogici e psicologici che ho citato sono esempi di quelli che chiamerei una scienza da cargo cult. Nei mari del Sud (Nuova Guinea, Polinesia) vive un popolo che pratica infatti il “culto dei cargo”: durante la seconda guerra mondiale hanno visto atterrare aerei carichi di ogni ben di Dio, ed ora vorrebbero che la cosa continuasse. Hanno tracciato sul terreno delle specie di piste; accendono fuochi ai loro lati; hanno costruito una capannuccia in cui si siede un uomo con due pezzi di legno a mo’ di cuffie, e da cui sporgono dei bambù a mo’ di antenne radio (l’uomo rappresenta il controllore di volo); ed aspettano che gli aerei atterrino. Fanno tutto correttamente; la forma è perfetta e rispetta quella originale: ma la cosa non funziona. Non atterra nessun aereo.

Così parlo di scienze da cargo cult: sono scienze che seguono i precetti e le forme apparenti dell’indagine scientifica ma alle quali, però, manca un elemento essenziale, visto che gli aerei non atterrano.”.

 

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Hanno la sembianza di essere “scientifiche”, ma in realtà non lo sono, sono pseudoscientifiche – il Culto del Cargo è piuttosto una pratica religiosa che riappare in molte società tribali nel momento in cui impattano con culture tecnologicamente avanzate, per ottenere ugualmente la ricchezza materiale (il “cargo”) con mezzi simili alla stregoneria (aerei finti, finte piste di atterraggio, capanne come torri di controllo, etc.) (*). Purtroppo non è facile spiegare ai “primitivi” qual è l’elemento essenziale mancante, così come è difficile “spiegare agli isolani dei mari del Sud come procedere per far funzionare il loro sistema ed arrivare ad un certo benessere. Non si tratta di una cosa semplice, come dir loro di migliorare la forma delle cuffie.”. L’elemento mancanteè l’integrità scientifica, “un principio del pensiero scientifico che corrisponde essenzialmente ad una totale onestà, ad una disponibilità totale”, come ad esempio “riferire tutto ciò che potrebbe invalidarlo, e non soltanto quello che sembra in accordo con le aspettative” :

“Bisogna riferire tutti i punti superati di precedenti esperimenti, e spiegare cosa sia avvenuto di nuovo (e come); ed accertarsi che anche gli altri possano capire che sono stati davvero superati. Vanno dati i dettagli che potrebbero mettere in forse l’interpretazione, se vi sono noti. Dovete fare del vostro meglio per spiegare qualsiasi eventuale discordanza. Se elaborate una teoria, e la pubblicate, dovete pubblicare tutti i fatti che la contraddicono oltre a quelli che la sostengono.

Ma c’è un problema ancor più sottile. Quando avete sistemato le idee in una teoria completa e la riferite, dovete accertarvi che i fenomeni che la teoria spiega non siano proprio soltanto quelli che vi hanno fatto venire in mente l’idea originale: la teoria, una volta completata, deve quadrare con altri fenomeni ancora. Insomma occorre fornire tutte le informazioni che aiuteranno gli altri a giudicare il valore del vostro contributo; non si possono dare solo quelle che orientano in una determinata direzione.”.

“Altri scienziati ripeteranno il vostro esperimento, e scopriranno se era corretto o no. I fenomeni della natura saranno o no in accordo con la vostra teoria. E magari otterrete una fama temporanea ma, se non avrete lavorato con accuratezza, la vostra reputazione di scienziato non sarà buona. Sono questa integrità, questa volontà di non autoingannarsi, che mancano alla ricerca delle scienze da cargo cult.”.

 

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Le scienze da cargo cult si fondano sull’autoinganno, e sul fatto che il metodo scientifico è inapplicabile all’argomento: gli aerei, con tutto il loro carico di beni e merci non atterrano, nonostante tutte le magie e le pratiche religiose. Quindi il primo principio è: non ingannare se stessi. Il secondo gradino, l’integrità ulteriore è non solo non mentire, a se stessi e agli altri, ma

“farsi in quattro per mettere in evidenza dove forse si è sbagliato: ciò fa parte dell’agire scientifico.

E questa è la vostra responsabilità di scienziati, sia nei confronti dei colleghi sia, secondo me, verso tutti gli altri.

Ad esempio, sono rimasto sorpreso da una conversazione avuta con un amico che doveva parlare alla radio. Si occupa di cosmologia e di astronomia, e si chiedeva come spiegare le applicazioni pratiche delle sue ricerche. “Tanto”, dissi io, “non ce ne sono.” “Già, ma se dico così non finanzieranno mai più ricerche come la mia.” Secondo me, questa era disonestà. Se vi presentate come uno scienziato, dovete spiegare quello che state veramente facendo. Se nessuno vorrà finanziarvi, dopo, beh…questa è una decisione che spetta a loro”.

 

I metodi para-scientifici sono quindi caratterizzati dall’ansia di ottenere il risultato, in termini di ritorno accademico, economico o pubblicitario, piuttosto che curare l’integrità del metodo scientifico:

“Tutti i parapsicologi sono a caccia dell’esperimento che possa essere ripetuto in identiche condizioni e con identici risultati, così da ottenere dei dati statistici…E’ assai pericoloso insegnare agli studenti che ciò che si vuole da loro è l’ottenere un certo risultato, invece del modo per condurre un esperimento con integrità scientifica.

Vi auguro una cosa sola: la fortuna di trovarvi sempre in una situazione che vi consenta di mantenere liberamente l’integrità di cui ho parlato, e di non sentirvi costretti a perderla per conservare il posto, trovare fondi, o altro. Possiate voi avere questa libertà.”.

 

 

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UNO STRANO ESEMPIO DI SCONTRO FRA CULTURE: IL “CULTO DEL CARGO”

 

 

Durante la seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1945 l’Oceano Pacifico fu la scena degli aspri combattimenti tra i Giapponesi da un lato, e gli Alleati – Inglesi, Americani, Australiani, Neozelandesi – dall’altro. Il Giappone aveva invaso e occupato una vasta zona tra l’Asia sudorientale e il Pacifico, arrivando fin quasi all’Australia. Uno tra i luoghi dove più a lungo e più duramente si combattè era la grande isola della Nuova Guinea. Subito dopo la fine della guerra, nel 1946, alcuni soldati australiani vi fecero una scoperta che aveva dell’incredibile. Gli abitanti delle zone più vicine ai punti di rifornimento delle truppe alleate avevano costruito, usando materiali facilmente reperibili sul luogo come canne di bambù, legno e frasche, delle rozze riproduzioni di aerei da trasporto e di piste di atterraggio. Attorno alle “piste” gli indigeni avevano posto dei fuochi per simulare le luci di orientamento per gli atterraggi notturni. Una capanna riprendeva la forma delle torri di controllo, con tanto di canne poste sul tetto a imitazione delle antenne; in essa trovava posto un indigeno con una cuffia fatta di legno e noci di cocco, che comunicava con gli spiriti degli antenati tramite un “microfono”, costituito da un barattolo collegato con un filo ad un oggetto in legno che doveva somigliare, nelle intenzioni di chi lo aveva fatto, ad una radio.

Le radici di questo comportamento stavano in alcuni movimenti magico-religiosi che già dall’epoca della prima guerra mondiale si erano diffusi sia in Nuova Guinea che in altre isole vicine. Essi mischiavano credenze originarie del luogo (es. il culto degli antenati) con nozioni apprese dai missionari cristiani, come l’attesa della salvezza, nascendo e sviluppandosi sull’onda delle proteste per l’oppressione da parte delle potenze coloniali.

Si scoprì quindi, dopo le prime indagini, che gli indigeni, trovatisi in mezzo a una guerra sanguinosa e spesso per loro incomprensibile (anche se è vero che altre tribù collaborarono con gli Alleati contro i Giapponesi), erano stati grandemente impressionati dai cargo, gli enormi aerei da trasporto che scaricavano regolarmente ogni genere di rifornimenti per le truppe alleate: cibi, bevande, uniformi, armi, munizioni, mezzi militari, sigarette. Essi ritenevano che tali beni non fossero in effetti destinati agli uomini bianchi, i quali venivano da fuori, ma che i veri destinatari fossero gli indigeni e che i mittenti fossero i loro antenati. Perciò, sotto l’inizativa di alcuni capi religiosi, essi copiarono le forme degli aeroporti e degli aerei servendosi di ciò che avevano a portata di mano, nella speranza di “dire” agli antenati che i bianchi stavano impadronendosi dei beni in realtà destinati agli indigeni, e di dirottare i cargo verso i loro villaggi. In tal modo, con l’aiuto dei poderosi mezzi forniti loro dagli antenati, gli indigeni sarebbero riusciti a rovesciare il dominio dei bianchi e a fondare una nuova società pacifica e prospera.

 

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Il “culto del cargo” è un esempio di ciò che può avvenire quando due civiltà estremamente diverse tra loro si incontrano in una circostanza drammatica, come può esserlo una guerra. I soldati alleati non erano certo antropologi e non potevano prevedere lo shock culturale che avrebbero subito gli indigeni, i quali erano perfettamente in buona fede nella costruzione dei loro “aeroporti” e nell’esercizio delle loro pratiche magiche. Infatti nella loro visione della realtà gli spiriti degli antenati e la magia erano presenze vive e reali, quindi per loro era assolutamente credibile ritenere che le merci scaricate dai cargo fossero un aiuto mandato magicamente dai loro antenati, e che i bianchi fossero stregoni malvagi che usavano poteri misteriosi per derubarli; oppure basti immaginare che effetto potesse avere il vedere aerei in volo o carri armati per un uomo che non aveva mai visto nulla del genere. Pertanto, secondo gli indigeni, sarebbe bastato copiare i “riti magici” dei bianchi per ottenere lo stesso effetto!

 

 

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2 thoughts on “Lo strano mondo del Culto del Cargo (R.Feynman, The Strange World of Cargo Cult Science)

  1. Certo che ne fornisci di temi stimoltanti…Ed il bello è che riesci a concretizzare attraverso questi post, tematiche che magari mi hanno sempre intertessato (o fatto fare riflessioni) ma che non ho mai trovato nessuno che ne parlasse.

    Mi sono sempre domandato, per esempio come fanno tanti (magari dotati anche di laurea scientifica) a credere e leggere l’oroscopo. Una contrtaddizione a cui non ho sapito mai dare risposte.

    Se si vuole spingere ancora di più la tematica arrivando nella provocazione, potrei dire che anche le religioni (tutte compresa la cattolica) appartengono appartengono a questa categoria di “Cargo Cult Science”.

    Magari, per alleggerire, non tanto nella fede di entità che vanno oltre la nostra dimensione, tanto quanto la diffusa credenza che l’essere religioso e praticante, renderà immuni da tragedie e sofferenze.

    Per non parlare della “preghiera” poi, la più grossa contraddizione di una società che si dice fondata su un pensiero e metodo scientifico.

    P.S.

    A proposito che ne pensi?

    http://www.warholroma.it

    Quando ho letto i manifesti per Roma, ho pensato a te, ti sembra una cosa interessante?
    A proposito, la “composizione” sulla homepage del tuo blog mi sembra in stile “Pop Art”, mi sbaglio?

    • Ti ringrazio anzitutto per avermi segnalato la mostra di Andy Warhol a Roma, appena possibile verrò a vederla, ho letto il programma e mi sembra abbastanza interessante, per gli appassionati e per chi vuol saperne di più, poi è curata dal collezionista suo amico Peter Brant con esposizione di un po’ di tutto, disegni, tele, fotografie, sculture, oltre ad opere più conosciute…e ovviamente un Deadwarhol non può mancare a un simile appuntamento! L’immagine di homepage contiene un mix di riferimenti, non direi esattamente Pop Art, diciamo fa parte del mio repertorio iconografico, anche se non esclusivo. La Pop Art resta comunque un riferimento essenziale dell’arte contemporanea, perché il suo materiale proviene dal mondo dei consumi e della comunicazione – moda, pubblicità, design, news, mass media, musica, cinema, le stars, etc.

      Per quanto riguarda “Cargo Cult” sono contento che l’argomento sia stimolante. In effetti è proprio quello lo scopo di Feynman, usare un’analogia, un’accostamento, il Cargo Cult delle comunità primitive della Nuova Guinea, che ha un riscontro immediato con le pseudoscienze che si diffondono in Occidente, e nel suo caso nella California degli anni ‘60, dove questa tendenza ha cominciato a diffondersi . Una religiosità di seconda mano, posticcia, “tecno-primitiva”, che si ammanta di pretese pseudo-scientifiche, e che ovviamente contrasta con il rigore scientifico che i suoi studenti dovrebbero perseguire. In questo senso si può cogliere la distinzione fra “era scientifica” nella quale viviamo, e un “mondo”, cioè una società, un contesto sociale, che non è realmente scientifico. Insomma, c’è una larga fetta di società occidentale che si comporta come i primitivi della Nuova Guinea, con la differenza che almeno quelli erano ingenui, e per certi versi anche divertenti nelle loro trovate rituali!

      Mi sono già occupato in altri post del cosiddetto “miracolismo mediatico” (Mario Perniola), del primitivismo delle masse (Ortega y Gasset), della “democrazia dei creduloni” (Gérald Bronner), prima o poi dovrò fare una sintesi! Purtroppo, è un tema attuale…

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