Never Land

videodrome

Never Land è il nome dell’isola su SecondLife che Casaleggio ha gestito per conto di Tonino Di Pietro e dell’IDV, dal 2007 al 2009, anno in cui chiuse i battenti perchè, a fronte del successo di massa di Facebook e degli altri social network, più facili da gestire rispetto agli obiettivi di marketing politico-elettorale, SecondLife era divenuto troppo complicato e poco seguito. All’inizio, tuttavia, in pieno stile “virtuale” super-avveniristico, l’ allora Ministro delle Infrastrutture  aveva trasferito su Never Land  quasi l’intera comunicazione politica dell’IDV: conferenze, convegni, incontri, interviste.  (http://www.antoniodipietro.com/conferenza_second_life.php ; http://youtu.be/UhA9xJvinvk ).

Dal momento della chiusura di Never Land, nell’estate del 2009, cominciarono gli attriti fra IDV e Casaleggio, che culminarono con la “scomunica” di Sonia Alfano ( in precedenza già candidata dall’M5S in Sicilia) e di De Magistris. ( a rigore Sonia Alfano fu la prima grillina di un certo rango ad essere scomunicata, molto prima della Salsi, di Favia, Gambaro ed altri).  Alla fine, per una sorta di selezione darwiniana del web, Di Pietro e l’IDV hanno ceduto il passo, e l’elettorato, al M5S, (fondato, guarda caso nell’ottobre 2009), pagando lo scotto di  un esperimento “virtuale” non riuscito e di non facile accesso di massa, dopo aver lautamente finanziato la Casaleggio Associati con i soldi del finanziamento pubblico. Tuttavia Never Land risuona ancora nel fumoso utopismo elettronico e nelle  strategie aziendali del Casaleggio pensiero, applicate al marketing politico del M5S e di Grillo. Non c’è Gaia senza Never Land.

conferenza2_big

IL MARKETING POLITICO-VIRTUALE

“Il mondo che Grillo e Casaleggio dicono di volere è una via di mezzo tra un’utopia New Age e un incubo. Un mondo da cui è scomparsa ogni scena pubblica, faccia a faccia, riservata solo ai monologhi del “non leader” Grillo; una vita reale sostituita dalla Rete, e cioè dal dominio virtuale di una moltitudine di nerd, ognuno incollato al suo terminale; un mondo privo di istituzioni, partiti, sindacati, canali televisivi, giornali; un mondo in cui è obbligatorio partecipare, per sopravvivere, visto che la sola forma di democrazia conosciuta è quella del referendum senza quorum; un mondo in cui si è così liberi, che se uno nutre dubbi sulla natura della libertà “deve andare fuori dai coglioni e ci andrà”, per usare una sobria espressione di Grillo. Un mondo, infine, in cui si crede tutto e il contrario di tutto, purché siano i leader a dirlo.

Un mondo inesistente e impossibile, forse. Tuttavia, se da quello che Casaleggio e Grillo vanno dicendo e scrivendo si grattano via le sciocchezze, le date sbagliate, i riferimenti culturali a casaccio, il gergo aziendal-digitale del primo e quello scurrile del secondo, le invettive contro chiunque, che resta? In realtà, rimane l’inquietante visione di un mondo spoliticizzato e privatizzato, in cui solo le grandi multinazionali digitali (Google, Amazon, e magari, un domani lontano, Casaleggio e Associati…), o i social network come Facebook e Twitter, sono legittimate a stabilire regole di accesso e d’uso al mondo fatato della Rete. L’impossibile si rivela, di colpo, quello che esiste già nello schermo dei nostri computer. “

“La volontà di potenza di Grillo e Casaleggio…non ha eguali, anche se si esprime in comportamenti e stili diversi e complementari: in Grillo l’istrionismo del consumato teatrante, le interviste provocatorie, il linguaggio violento e volgare, oltre ai gesti, come l’attraversamento a nuoto dello stretto di Messina, che ricordano gli exploit natatori di Mao Zedong e Saddam Hussein; nel semi-misterioso Casaleggio, l’utopismo elettronico e le abili strategie aziendali applicate al nuovo marketing politico.

Insieme, i due stili rappresentano qualcosa che altrove è sconosciuto e per il quale, almeno in Italia, non esistono per il momento antidoti. Se consideriamo la facilità e la rapidità con cui il M5S si è imposto come uno degli attori politici più rilevanti in un paese di sessanta milioni di abitanti, le attese messianiche che suscita nei seguaci e lo stile autoritario dei suoi leader, nonché il comportamento spesso servile (verso Grillo e Casaleggio) della maggioranza dei suoi rappresentanti in Parlamento, l’espressione “fascismo elettronico” non suonerà davvero eccessiva.”

(Alessandro Dal Lago, Clic! Grillo, Casaleggio e la demagogia elettronica, Cronopio, 2013)

secondlife_b

BIBLIOGRAFIA

Per un’analisi delle utopie elettroniche contemporanee e delle possibili manipolazioni della libertà in rete,  E. Morozov, L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet, Codice Edizioni, Torino 2011.

Si veda anche C. Formenti, Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e nuovi media, Raffaello Cortina, Milano 2008. Per le logiche dell’economia digitalizzata, cfr. C. Steiner, Automate This. How Algorithms Came to Rule Our World, Penguin, New York 2012.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...