Miracolismo mediatico – Intervista a Mario Perniola

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Sul caso Stamina ho letto un paio di articoli interessanti, il primo della scienziata e senatrice Elena Cattaneo (http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/12/Attenti a chi confonde neuroni e lumache.PDF), l’altro di Vittorio Zucconi (http://zucconi.blogautore.repubblica.it/Sesso Salute Soldi e Sciacalli?ref=HROO-1)  e un post sul sito Movimento dei Caproni (http://movimentocaproni.altervista.org/blog/la-sconfitta-della-scienza/) in cui l’autrice fra l’altro scrive:

“Tra la gente di scienza c’è chi si preoccupa che i creduloni vengano truffati da imbroglioni, e si impegna nello smascheramento di truffe clamorose: disgraziatamente, questo lavoro non procura certo loro una maggior benevolenza da parte di quelli che stanno cercando di proteggere.
Le persone VOGLIONO credere a queste cose, VOGLIONO che i miracoli accadano davvero, certamente non vogliono che si mostri loro che c’è un trucco.
Perchè il problema è tutto lì, le persone hanno bisogno di credere in qualcosa, e, visto che la scienza li ha delusi e traditi, si rivolgono ad altro…

Adesso però è ormai da qualche mese che mi frulla per la testa l’idea che fenomeni come quello di Scientology, del Casalgrillo, dei complottismi, della “fede” in boiate (o peggio in truffe orrende come il metodo Stamina) siano tutti aspetti di una medesima realtà, quella delle persone che son troppo deboli per reggersi in piedi da sole ed han bisogno di puntelli e che per questo motivo sono l’obiettivo ideale dei truffatori.”

Al rapporto fra miracolismo e comunicazione il prof. Mario Perniola ha pubblicato presso Einaudi due interessanti libri tuttora attuali, Contro la comunicazione (2004) e Miracoli e traumi della comunicazione (2009). Prima di ricapitolarne alcuni spunti interessanti, mi sembra utile come agile presentazione ripescare l’intervista rilasciata da Perniola ad Antonio Gnoli de la Repubblica a proposito del secondo libro.

MIRACOLI E TRAUMI COSÌ È FINITA LA STORIA BENVENUTI NEL MONDO DELL’ IRREALTÀ

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/02/miracoli-traumi-cosi-finita-la-storia-benvenuti.html

Allora professor Perniola, davvero non è successo più nulla da sessant’ anni a questa parte? Davvero l’ azione è finita?

«Le ultime azioni veramente importanti sono state la sconfitta del nazi-fascismo e l’ asservimento dell’ ultima grande cultura che era riuscita a sottrarsi alla colonizzazione euro-americana, quella giapponese. Dagli anni Sessanta la comunicazione ha preso il posto dell’ azione e oggi ha raggiunto un’ egemonia soverchiante».

Con quali effetti?

«Il mio assunto è che il significato di ciò che è avvenuto negli ultimi quarant’ anni resta tuttora opaco e indecifrabile fintanto che si ricorre ai concetti e alle nozioni che hanno dominato nell’ Ottocento e nella prima metà del Novecento, perché queste sono appunto categorie che non appartengono al mondo della comunicazione».

Cosa intende quando dice che il mondo è sotto il dominio della comunicazione?

«Significa che il posto della Storia è stato preso da eventi-matrice del tutto imprevedibili e da una infinità di “storiette”, il cui legame dipende dal modo in cui vengono presentate».

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Che cos’ è un evento-matrice?

«Un avvenimento-matrice congiunge l’ attualità di un fatto che avviene qui e ora con un prolungamento immaginario negli anni successivi. Per esempio, il Maggio ‘68 era qualcosa di molto mediatico nel momento in cui è avvenuto, ma ha continuato a occupare l’ immaginazione per molto tempo ancora».

Dagli anni Sessanta a oggi, come lei stesso osserva, ci sono stati quattro grandi eventi-matrice: il Maggio francese del 1968, la rivoluzione iraniana del 1979, il crollo del muro di Berlino del 1989 con relativo crollo dell’ impero sovietico e infine l’ attentato alle torri gemelle nel 2001. Possibile che non abbiano cambiato neanche un po’ il corso della storia?

«Diciamo che non hanno alterato la struttura dell’ ordine mondiale: quelli che lei cita sono eventi che hanno avuto un carattere essenzialmente mediatico».

A questo proposito lei parla di un miracolismo mediatico. Cosa intende?

«Il prezzo della stabilità politica mondiale è la puerilizzazione e la futilizzazione del mondo, insieme al dilagare di una mentalità miracolistico-traumatica, la cui sostanza è un “impossibile” che diventa improvvisamente reale. Si tratta di una sindrome psicopatologica di carattere sociale».

Con quali ricadute?

«Una larga maggioranza di persone pensa che le cose si ottengano in modo “miracolistico” attraverso il gioco, la fortuna, la corruzione, il malaffare, l’ eredità o un matrimonio vantaggioso e non attraverso il lavoro, la pazienza, il rispetto della legalità, la comunanza, la dedizione, la collaborazione. Si crede che esista una via breve alla felicità».

Sembra il ritratto dell’ Italia di questi anni. Ma questa sindrome miracolistica ha a che vedere con il sacro?

«No, il sacro è scomparso da molto tempo dall’ orizzonte: è stato sostituito dal business della New Age. Quanto ai valori, nel corso dell’ ultimo decennio la comunicazione è entrata nella fase della valutazione. In ogni ambito si stabiliscono classifiche e canoni demenziali, abilmente manipolati. Il progetto, in prospettiva, è quello di schedare e valutare gran parte degli abitanti del globo in tutti gli aspetti della loro vita quotidiana, economica, ricreativa, turistica, intellettuale, spirituale e perfino intima».

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La società dello spettacolo è immediatamente riconducibile alla società del miracolo?

«La società dello spettacolo è solo la prima fase della società della comunicazione, riconducibile agli anni Sessanta-Settanta. Per descrivere le fasi ulteriori bisogna ricorrere ad altri concetti come quelli di “deregolamentazione” (anni Ottanta), “provocazione” (anni Novanta) ed oggi appunto “valutazione”».

Tutto sembra svolgersi in un eterno presente: assenza di futuro, inutilità del passato. Che tipo di legami sociali sono oggi possibili?

«Mi sembra che le malattie psichiche tipiche di oggi siano la dipendenza, l’ autismo e l’ anedonia, ossia la scomparsa della capacità di provare piacere. È evidente che su queste basi non si possono creare legami sociali. Tuttavia la presa di coscienza di questa catastrofe porta alla creazione di piccoli circoli, dai quali dipenderà l’ avvenire dell’ Occidente».

Davvero è tramontata la possibilità di provare piacere?

«Sì, e basta vedere cosa è accaduto nell’ ambito della sessualità. Nel corso degli ultimi quarant’ anni ci sono state trasformazioni insieme miracolistiche e traumatiche».

Ossia?

«Con la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta-Settanta tramonta il sentire erotico della civiltà occidentale, in cui la seduzione aveva un’ importanza centrale. Sotto l’ ingiunzione di una impossibile “trasparenza”, le relazioni sessuali diventarono banali, rozze, brutali, perché si presumeva che gli esseri umani disponessero a loro piacere del loro inconscio e della loro sessualità. Gli anni Ottanta hanno visto il sorgere di due fenomeni apparentemente opposti, ma complementari anche da un punto di vista politico: il ritorno del velo nelle società islamiche e la democratizzazione della pornografia in Europa e in America».

Con quali conseguenze?

«Da un lato un neopuritanesimo delirante e dall’ altro una trivialità collettiva senza precedenti. Con gli anni Novanta si è arrivati al “sesso estremo” che, promosso in ambienti artistici e letterari,è stato rapidamente recuperato e assimilato dal video e da Internet. Nell’ ultimo decennio sono tramontate perfino le perversioni che sono formazioni psichiche troppo complesse e raffinate per avere la possibilità di svilupparsi in un mondo in cui tutto ha assunto l’ immediatezza del miracolo e del trauma».

Insomma questi quarant’ anni di egemonia della comunicazione sono da buttare?

«Non direi. Chi è sopravvissuto in condizioni decenti ed ha seguito con vigilanza intellettuale e partecipazione emozionale lo svolgersi degli eventi, corre ora il rischio di morire dal ridere».

Tra una risata e l’ apocalisse?

«Ma io non sono un apocalittico. Come dicevano gli stoici: “neanche così, poi è tanto male”, dato che una Terza guerra mondiale non è scoppiata e siamo ancora qui ad analizzare il declino della civiltà».

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