Fascismo 2.0 – Liste di proscrizione a 5 Stalle

original

” Io spero in una nostra affermazione totale perchè, se non ci affermiamo noi, ci saranno
le barricate ” –

“La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo”.

“Vincere e vinceremo”

“L’antifascismo? Non mi compete”

Adolf Mussolini ?Benito Hitler? Nicolae Pino Chet? Augusto Ceausescu? Il Vate(r)? .

“qui si co­min­cia a ve­de­re il tes­su­to che negli anni il duo Gril­lo-Ca­sa­leg­gio ha in­tes­su­to per il Mo­vi­men­to; mi­glia­ia di sog­get­ti or­di­na­ria­men­te nor­ma­li ed in­di­stin­gui­bi­li ma che spin­ti nella giu­sta gab­bia men­ta­le pos­so­no ar­ri­va­re a dire ed a fare le cose peg­gio­ri con­vin­ti dalla spin­ta della folla o dal­l’or­di­na­to ra­gio­na­men­to che quan­to si fac­cia sia solo uno spo­sta­re nu­me­ri ed or­di­na­re ca­sel­le, met­te­re una cro­cet­ta su un sim­bo­lo e per­se­gui­re un pro­get­to per il bene su­pre­mo del­l’al­vea­re…

come tante api ope­ra­ie si ade­gua­no ed ub­bi­di­sco­no a quel­lo che è il me­glio per l’al­vea­re: sem­pre più privi di freni ideo­lo­gi­ci sono con­vin­ti che quel che fa male al­l’al­vea­re non può far bene al­l’a­pe… con­vin­ti che se qual­co­sa è giu­di­ca­to “sba­glia­to” o “inac­cet­ta­bi­le” dal­l’al­vea­re (e qui sap­pia­mo chi è che de­ci­de cos’è giu­sto e cos’è sba­glia­to, chi è la co­scien­za del­l’al­vea­re) al­lo­ra loro de­vo­no at­tac­car­lo e di­strug­ger­lo non per con­vin­zio­ne per­so­na­le ma per­ché que­stio­na­re tale de­ci­sio­ne si­gni­fi­ca met­te­re a re­pen­ta­glio l’al­vea­re, la co­mu­ni­tà, l’u­ni­cum di cui fanno parte… met­te­re a ri­schio loro stes­si.” (Count Zero)

“Lo spettacolo è finito. È ora che la magistratura si occupi, senza distrazioni né timidezze, delle ricorrenti istigazioni a delinquere che vengono da esponenti del M5S. La lista di proscrizione dei giornalisti ‘nemici’, l’indicazione nominativa di un primo nemico da colpire, con tanto di foto segnaletica, sono un insulto alle regole elementari del vivere civile .”

L’Ordine dei giornalisti.

le-monde-courrier-internationale

Il programma dei Due Minuti d’Odio cambiava ogni giorno, ma Goldstein ne era sempre l’interprete principale. Era il traditore per antonomasia, il primo ad aver contaminato la purezza del Partito. […] Insultava il Grande Fratello, denunciava la dittatura del Partito, esigeva la rottura immediata della pace con l’Eurasia, chiedeva a gran voce libertà di espressione, libertà di stampa, libertà di associazione, libertà di pensiero, con toni isterici urlava che la Rivoluzione era stata tradita, parlando concitatamente ed esprimendosi in uno stile polisillabico che suonava come una parodia del modo di parlare tipico dei membri del Partito e nel quale non mancava, addirittura, qualche parola in Neolingua. […] Nel secondo minuto, l’Odio raggiunse il parossismo. I presenti si sedevano e balzavano in piedi di continuo, urlando con tutte le loro forze nel tentativo di coprire l’esasperante belato che proveniva dal teleschermo; la donna dai capelli color sabbia si era fatta tutta rossa in faccia, mentre la bocca le si apriva e chiudeva come quella di un pesce tirato fuori dall’acqua. Perfino il tozzo volto di O’Brien si era infiammato. Sedeva ben dritto al suo posto, col petto poderoso che si gonfiava e fremeva come se dovesse reggere l’impatto di un’onda. La ragazza dai capelli neri che sedeva alle spalle di Winston aveva cominciato a urlare: «Porco! Porco! Porco!». […] La cosa orribile dei Due Minuti d’Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile. Un’estasi orrenda, indotta da un misto di paura e di sordo rancore, un desiderio di uccidere, di torturare, di spaccare facce a martellate, sembrava attraversare come una corrente elettrica tutte le persone lì raccolte, trasformando il singolo individuo, anche contro la sua volontà, in un folle urlante, il volto alterato da smorfie. E tuttavia, la rabbia che ognuno provava costituiva un’emozione astratta, indiretta, che era possibile spostare da un oggetto all’altro come una fiamma ossidrica. […]

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