La politica con altri mezzi: l’isteria mediatica e l’istigazione al linciaggio

LA POLITICA CON ALTRI MEZZI: L’ISTERIA MEDIATICA E L’ISTIGAZIONE ALL’ODIO  DAL GABIBBO AL FATTO

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LA TELEFONATA

“Imprenditori, banchieri, presidenti del consiglio, ministri, esponenti dell’opposizione, amministratori locali. Le intercettazioni sono diventate una parte importante della vita politica italiana. Un fatto che non ha uguali, in termini di ampiezza e sistematicità, in nessuno dei paesi europei e occidentali a cui ci piace confrontarci.

Le intercettazioni sono strumenti d’indagine, mezzi per la ricerca di prove. Passarle ai giornali è illegale ed è illegale pubblicarle quando le indagini sono ancora in corso o, peggio, quando le intercettazioni non hanno alcuna rilevanza penale. Senza entrare nel merito dei contenuti (è ovvio che se vengono pubblicate è perché spesso viene detto qualcosa di sbagliato), dovremmo chiederci chi decide di darle ai giornali e perché. In nome di una presunta trasparenza, le intercettazioni forniscono in realtà un quadro estremamente parziale, quindi opaco. Sono frammenti decontestualizzati e accuratamente selezionati. Viene fatta trapelare una telefonata ma non quella prima, o quella dopo, in cui magari il protagonista dice cose di segno opposto. Oppure non si fa trapelare la telefonata di un altro, che sullo stesso argomento può aver detto cose ben peggiori.

Pubblicare indiscriminatamente le intercettazioni non è giornalismo, è un commercio a scopo politico. Ma soprattutto è uno dei modi con cui si stanno liquidando le garanzie costituzionali. Non c’è più dibattito o scontro sui programmi e sulle scelte: basta la manciata di secondi di un’intercettazione per annullare il processo democratico e il confronto pubblico.”  (G.De Mauro,internazionale.it/giovanni-de-mauro/2013/11/22/telefonata/)

***

E’ evidente che in Italia non c’è bisogno dell’avvento di un regime neo-fascista o populista, perché di fatto i media si sono già fatti regime forcaiolo e giustizialista, assecondando da tempo le pulsioni reazionarie  e populiste attraverso una deriva scandalistica e sensazionalistica grazie alla quale per “ giornalista” si intende  l’epigono latrante e chiassoso del Gabibbo. Dalla dittatura della tv-spazzatura alla dittatura di Internet,  l’atteggiamento più diffuso sui media e sui social è il rancore, il livore, l’ottusità, la vendetta.

Per i Gabibbi del Fatto Quotidiano, de la Repubblica e di tutti gli altri media, con poche eccezioni,  scrivere di argomenti politici o di cultura è ormai sinonimo di pratica poliziesca , voyeuristica e stalkeristica, del tutto simile alla terza colonna piena di immagini e gossip  “erotiche”,   attraverso gli inseguimenti di  sedicenti “inviati” tipo Iene  incaricati di delegittimare l’obiettivo e renderlo oggetto di una persecuzione da diffondere viralmente attraverso la Rete della fognatura. In confronto la Stasi o Ministerium für Staatssicherheit, “Ministero per la Sicurezza di Stato” dell’ex DDR, famosa per la sua rete di spie e delatori,  sembra un giocattolo artigianale.

Finita l’era delle illusioni cyber-ottimistiche (E.Morozov), la “politica” dei media e di Internet si rivela soprattutto  isterìa mediatica condita di sensazionalismo, voyeurismo, pubblicità,  scandali, improvvisi attacchi, rutti e buffonate che mirano a far colpo su un pubblico sempre più stordito e rincoglionito.

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Secondo Benjamin Ginsberg e Martin Shefter, autori di Politics by Other Means, lo scandalismo domina quasi completamente i media ormai da tempo, come suggerisce il sottotitolo,   – Politicians, Prosecutors and the Press from Watergate to Whitewater. Da quando gli scandali dominano l’agenda politica, gli Stati Uniti, e quindi l’Europa, sono entrati in un’era post-elettorale, con le rivelazioni dei media e i processi giudiziari che sostituiscono la tradizionale competizione elettorale come principale strumento di competizione politica. In questo selvaggio scenario adesso i contendenti cercano di discreditare o di prendere in ostaggio i loro avversari, piuttosto che competere in altri modi per ottenere i voti. Travolti dal declino e dalla furia mediatica, gli elettori si ritrovano sempre più alienati, l’efficienza dei governi peggiora e l’intero processo democratico è minacciato.

In un paese profondamente degradato democraticamente come l’Italia, ormai la vera agenda politica è dettata dall’isteria mediatica che colpisce alla cieca. In un articolo dedicato al caso Cancellieri, ma facilmente estendibile a tutti gli altri casi precedenti, presenti e a venire, Piero Sansonetti scrive:

La vendetta, come tutti noi, ha due genitori: la giustizia e l’odio. La vendetta è la fusione perfetta tra queste due “entità”. Bisognerebbe riuscire a capire perché due personalità così diverse, come giustizia e odio, si siano sposate. Altrimenti è difficile capire perché la vendetta, nel 2013, sia tornata ad essere uno dei sentimenti guida dello spirito pubblico. Nelle élite e nel popolo. Soprattutto tra i maestri di pensiero che guidano i mass media.

Partiamo da qui: dai mass media. Come si spiega il loro innamoramento per il sentimento della vendetta? L’impressione è che oggi, nei mass media, l’idea di vendetta sia l’unica idea che davvero unifica, che “fa nazione”. La vendetta guida nello stesso modo la costruzione “culturale” che sostiene un giornale come il Fatto e la costruzione “culturale” che sostiene Libero, o il Giornale, o anche organi di sinistra come il manifesto, il Tg3, la Sette; ma soprattutto la vendetta ha largamente conquistato l’egemonia nei grandi giornali centristi e moderati, e cioè il Corriere della Sera, o la Repubblica, o La Stampa. Un trotzkista come Paolo Flores, un liberale illuminato come Ezio Mauro un giornalista di estrema destra come Maurizio Belpietro, si ritrovano in questa idea: la punizione, possibilmente la punizione del nemico, è la chiave di volta per realizzare una società ordinata e moderna. Sul tema della vendetta – sulla sua legittimità, sul suo essere il motore e la ragione profonda di ogni forma di impegno civile – destra e sinistra, forcaioli e presunti anti-forcaioli si unificano. Perché?”. (http://www.glialtrionline.it/2013/11/15/cosa-insegna-il-caso-cancellieri-le-ideologie-cadute-sostituite-dalla-vendetta/)

Ecco, basta questo perché per aprirci gli occhi sulla “politica della paura”, inculcata dai media: la paura e la politica dell’emergenza come forma di governo, per due ragioni principali, come spiega il blogger Quit the Doner nella sua magistrale analisi delle bolle mediatiche, come per esempio il femminicidio (http://www.quitthedoner.com/?p=1716):

  1. La paura, come lo scandalo, come il rancore,  è “un tipo di informazione emozionale che funziona in termini di ascolti”, che si è evoluta nella “comunicazione emozionale e ultra-semplificata di Internet”;il ricorso all’”emergenza” consente di semplificare brutalmente i problemi, privandoli delle sue cause, della sua storia, della sua complessità;
  2. È un tipo di informazione che fa comodo ai progetti politici reazionari, autoritari e autocratici.

La cosa più inquietante della bolla mediatica del femminicidio è che certifica come probabilmente per la prima volta l’universo politico di sinistra abbia sdoganato, con una nonchalance che fa venire i brividi, le strategie comunicative tipiche della destra conservatrice.” (Quit the Doner)

La fine delle ideologie storiche del Novecento non ha prodotto il loro superamento critico consapevole ma la ricerca spasmodica di un qualche sostituto o surrogato: da un lato il culto berlusconiano dell’arricchimento, dall’altro “l’idea del giustizialismo e di conseguenza il totem della vendetta”:

“Tutta la cultura liberale di un secolo è stata di colpo annullata, ed è stato anche cancellato quanto di questa cultura aveva fatto breccia nel cattolicesimo (col Concilio e il ritorno al Vangelo) e nella sinistra storica…I giornali – in sostituzione dei partiti, perché i partiti erano nati con ideologie e sono morti con le ideologie – sono stati gli alfieri e il laboratorio intellettuale di questa re-ideologizzazione…In questo clima i giornali hanno imposto al mondo politico “il pensiero unico” della vendetta.”.

Isteria  mediatica e populismo mediatico sono ormai fusi in uno stesso regime di comunicazione che fonde pulsioni arcaiche e regressive con il mediatico, avendo  relegato l’azione politica propriamente detta in polverosi libri di storia e al cinema. L’algoritmo della paura sta sostituendo definitivamente l’era basata sul media hype. Quando il cosiddetto “sogno” diventa incubo e persecuzione.

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5 thoughts on “La politica con altri mezzi: l’isteria mediatica e l’istigazione al linciaggio

  1. Personalmente, sarei più cauto nel parlare di “isteria mediatica” (non perché il fenomeno non esista, tutt’altro!) specialmente se applicato al “caso Cancellieri”… Forse da noi la degenerazione si nota più che altrove, perché totalmente anomalo è il livello di corruzione e l’intreccio delle ‘relazioni pericolose’ nell’ambito di quella rete clanico-familista, che costituisce la misura più evidente del ritardo politico-culturale dell’Italia. In un Paese dove nessuno si assume la responsabilità di nulla, e meno che mai delle proprie azioni, e MAI si dimette, è ovvio che il livello di esacerbazione e di rancore sia più elevato che altrove. Anche in considerazione di una situazione socio-economica che sembra avvitata in un declino irreversibile.

    Ora, ad essere malizioso, credo di aver capito il giochetto di Sansonetti, che si perde in pindariche difese dell’ingombrante ministra.
    Sansonetti (persona per cui, lo confesso, non ho alcuna stima) è uno di quegli estetici cultori dell’amnistia “senza se e senza ma”: le carceri sono tanto brutte e cattive; l’uomo nasce buono ed è la società capitalista che lo rende cattivo; i detenuti sono vittime delle iniquità classiste della “giustizia borghese”.. etc. etc. La solfa la conosciamo già!
    La Guardasigilli siculo-romana-bolognese è tutta lanciata per l’amnistia, per questioni più economiche (“ce lo chiede l’Europa!” E ti pareva!) che “umanitarie”; nella sostanza il provvedimento si può riassumere in un “tana libera tutti!”
    Per una mera convergenza di fini, Sansonetti sbava per la Cancellieri che all’atto pratico è: una post-andreottiana, prefetto di quart’ordine (e a detta di persone che la conoscono bene, e che io conosco ancor meglio, non tra i più competenti), letteralmente imposta d’imperio dal Quirinale, mai eletta da nessuno (non s’è nemmeno candidata) in rappresentanza di un partito (“Scelta Civica”) che non esiste più.
    In altri frangenti, la Cancellieri rappresenterebbe l’incarnazione perfetta di quella “degenerazione oligarchica di Magistratura e Finanza” che a parole Sansonetti tanto aborre. Ma per l’amnistia (questo feticcio da salottino radical-chic) tutto fa brodo.

    Non scomoderei il “Crogiolo” di Arthur Miller, per spiegare la realtà italiana… Miller utilizzava la caccia alle streghe di Salem come metafora del maccartismo, nella denuncia di un dramma serio. Qui abbiamo una compagnia di giro, composta da irritanti cialtroni che si ostinano a calcare la scena, imponendo la loro insopportabile presenza, nonostante il pubblico non ne possa più. Ovvio che poi, dal fondo dell’esasperazione, cicciano fuori i “populisti”.

  2. Ho deciso di rimuovere la citazione dal tuo post “La guerra dei creini”, in quanto dopo il commento era del tutto incongrua rispetto al contesto di questo post. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di persone diverse, o di una mia forzatura del tuo pensiero, sia pure involontaria. In realtà nell’inserirla avevo in mente anche altri tuoi post più recenti, come ad esempio “Distrazioni di massa”, nel quale, anche a proposito del cosiddetto “caso Cancellieri”, si parla di “non notizie”. Adesso apprendo invece che è diventato una “notizia”, condita di ulteriori dettagli piccanti. Ovviamente se la Cancellieri era un “prefetto di quart’ordine”, lo era anche una settimana fa, o quando era stata nominata ministro. Se è una “notizia” adesso doveva esserlo anche una settimana fa, o durante l’estate. Cosa è cambiato in quest’ultima settimana? E’ proprio vero che si dicono e scrivono cose a seconda di come ci si alza la mattina o di quel che dicono i sondaggi o i titoli dei mass-media.
    L’aspetto più grossolano e squalificante del tuo commento è comunque l’attacco ad hominem a Sansonetti, che irridendo la persona nei soliti termini destrorsi ne discredita e ignora le argomentazioni, lasciando filtrare peraltro un sotto-testo penosamente reazionario e conservatore che sembra la replica delle invettive dei grillini e del Giornale contro l’amnistia, non diverso dalle migliaia di commenti riversati sul web dalla canea pentastellata. E naturalmente “ignoratio elenchi” è anche “ignoratio post”. Come si faccia a citare Arthur Miller come ulteriore fallacia logica dimostra semplicemente ignoranza dell’argomento o malafede. Il maggior successo del grillismo è l’aver imposto ormai la propria agenda, una certa forma mentis, il proprio “senso comune”. Quando dovesse prendere il potere, spero di no, avrà vinto senza sparare un colpo. Oppure tutti saranno diventati grillisti senza neppure accorgersene.
    Purtroppo questo succede quando ci si innamora narcisisticamente della propria vis polemica, del tutto simile agli scontri dei pupi a Porta a Porta o Ballarò.

  3. 🙂 Sapevo a prescindere che il mio commento avrebbe determinato una risposta ‘piccata’.
    Vedo che la mia piccola “provocazione” alla Henry Louis Mencken (si parva licet componere magnis) ha colto nel segno.
    Ma andiamo per ordine…

    Lo strano caso della ministra Cancellieri e Mister Ligresti è e rimane una non-notizia. Nel senso che la Cancellieri avrebbe dovuto dimettersi da un pezzo, appurata l’elementare constatazione che certe relazione pericolose, quando si rivestono cariche istituzionali di tale delicatezza, o si recidono oppure richiedono una diversa assunzione di responsabilità. Se ancora se ne parla, è perché per l’appunto il ministro sembra non rendersi assolutamente conto dell’anomalia, con tutte le conseguenze che questa comporta.

    “..Ovviamente se la Cancellieri era un ‘prefetto di quart’ordine’, lo era anche una settimana fa, o quando era stata nominata ministro..”

    E infatti proprio questo costituisce per me il ‘peccato originale’.
    In quanto a “dettagli piccanti” o altro, naturalmente mi guardo bene dallo scendere nel merito, anche perché le persone che mi hanno edulcorato il personaggio (e che mi hanno raccomandato la massima riservatezza) non sono esattamente l’ultimo impiegatuccio del ministero. E va da sé che la discrezione è un obbligo.

    In quanto a Sansonetti, come per la Cancellieri, è ovvio che si tratta di una mia opinione personale. Trattandosi di un giudizio soggettivo è implicito che possa essere per sua stessa natura fallace. Se questo poi presuppone una vis polemica dettata da mero “narcisismo”, personalmente non lo credo. Ma essendo parte in causa non sono la persona più idonea per impartire una sorta di auto-assoluzione.
    Ad ogni modo, penso di aver dato prova di una certa impermeabilità al germe grillista. Al contempo, se avessi davvero voluto strutturare un attacco “ad hominem”, dovresti sapere che avrei caricato l’artiglieria a palle catenate… cosa che mi pare nel mio commento non abbia fatto..:)
    Riporto alcune conclusioni del Sansonetti-pensiero, riprese dall’articolo da te allegato:

    “..ad ogni problema, sociale, od economico, o di qualunque altro genere, si trova una soluzione che consiste in una nuova legge, che limiti le libertà e soprattutto stabilisca o inasprisca le sanzioni. Mafia? Carcere duro. Violenza maschile? Invenzione di un nuovo reato, il femminicidio. Emarginazione e pregiudizio contro gli omosessuali? Legge contro l’omofobia. Antisemitismo? Anni di galera per i negazionisti. Droga? Accentuazione del proibizionismo e legge Fini-Giovanardi. Emigrazione? Cpt (poi Cie) e reato di clandestinità.”

    Essendo una persona pragmatica, connotata da un cinismo particolarmente smaliziato, tendo a coltivare uno spirito pratico ancor prima che polemico.
    Ecco, a me le elucubrazioni di Sansonetti appaiono come esercizi di stile, di chi vive su un altro piano di realtà. Guardando al concreto, Sansonetti mi dovrebbe spiegare anche l’effettiva “recuperabilità”, con relativo “reinserimento sociale”, di personaggi come Totò Riina… Charles Manson… oppure dell’anonimo D.M.: il tenero 18enne di Conegliano Calabro (promette bene il ragazzo!), che dopo aver accoltellato la fidanzatina 16enne, perché gli negava un rapporto sessuale, ha pensato bene di darle fuoco con una tanica di benzina; quindi è rimasto a guardarla contorcersi mentre bruciava viva, per poi tornarsene a casa come se nulla fosse.
    Questo, per ancorare la teoria alla pratica con fatti e persone, e non per fare “sensazionalismo” (ovvero “scandalismo”).
    Non dubito che sul lungo periodo i vari Sansonetti (e Manconi) dall’alto della loro scienza più empirea che empirica mi prospetteranno le soluzioni migliori. Ma nell’immediato? Contro omofobia ed antisemitismo violento, pedofilia e crimini violenti (che li si chiami “femminicidio” o “delitti di genere” poco cambia nella sostanza)… Che facciamo?!?

    In linea di massima posso concordare (e infatti concordo!) con la tematica del tuo articolo, che ha una profondità ed uno spessore ben più notevole. E che in realtà sono in grado di cogliere, a dispetto della “ignoratio post” che un po’ ingenerosamente mi attribuisci..:)
    E infatti io non polemizzo con i tuoi contenuti, ma muovevo tutt’altro tipo di obiezione (peralto versus terzi) che mi pare un po’ riduttivo liquidare sdegnosamente come “destrorsa”.. “reazionaria”.. “conservatrice”.. a meno che non ci si voglia trincerare in una sorta di torre d’avorio dove contemplare il migliore dei mondi possibili.
    Dal momento che mi pare entrambi ci sporchiamo le mani con il sudicio della dura realtà, voglio sperare che tu non intenda questa mia replica come una critica alla tua persona. Perché tale non è.

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