Bandiere ammainate

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Fra le immagini quasi tutte uguali del V-Day del 2007,  viste all’epoca su YouTube, ne ricordo  distintamente una che, come si suol dire, segnava un cambiamento d’epoca, un passaggio di consegne. In una piazza Maggiore colma di folla indistinta e sostanzialmente muta, rapita all’ascolto del monologhista, un ragazzo aveva avuto l’idea sciagurata di sventolare una bandiera di Rifondazione comunista. Una bandiera solitaria, rossa, in una piazza uniforme, incolore.  Al monologhista, dall’alto del palco, non era certo sfuggito questo improvviso sventolìo rosso, politicamente non ammesso, e così ingiunse minacciosamente allo sprovveduto di togliere quella bandiera di partito. Il ragazzo la ammainò lentamente,  quasi fosse rimasto sorpreso e scosso da tanta ingiunzione proferita in maniera così violenta e acida. Nessuna reazione da parte della folla. Forse il ragazzo rimase un po’ vergognoso in piazza, forse se ne andò, forse divenne un nuovo adepto, non sappiamo. Qualche mese dopo  il governo Prodi cadde, e nell’aprile 2008 la coalizione di Berlusconi stravinse le elezioni con il 46 % dei voti (17,5  milioni di elettori). La Sinistra Arcobaleno, che riuniva Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica, prese il 3 % e scomparve dal Parlamento. Tutto ciò che restava degli epigoni del vecchio PCI era ormai disperso ai quattro venti.

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19 thoughts on “Bandiere ammainate

  1. Non avrai altro dio all’infuori di “Beppe”: Lui è il principio e la fine, l’alfa e l’omega; Lui è logòs e topòs del tempo presente e futuro, nelle distopie del nuovo pensiero unico.
    Grillo non è la cura, ma la degenerazione di una malattia… una piaga purulenta da decubito.
    La ferita va disinfettata. E in fretta! Prima che l’infezione degeneri e non ci sia altra cura che l’amputazione.

    • proprio ieri mi stavo chiedendo in quale distopia siamo finiti! 🙂 (poi sono crollato dal sonno!); secondo te, quale gli si adatta meglio?
      forse a questi robottini gli hanno messo davvero un microchip in testa (altro che auricolare di Ambra!);
      dal momento che non possono più proporre niente che non sia nel non-programma (cioè praticamente tutto) giocano al bambino rompicoglioni
      (età psicologica dagli 8 ai 10 anni))

      • I bambini, in genere, sono molto più recettivi ed intelligenti di quanto non si creda; il problema è che crescendo la loro intelligenza regredisce per mancanza di risposte adeguate a stimoli precisi, senza un coordinamento logico-analitico…
        Nel nostro caso, ci troviamo più che altro dinanzi ai rampolli viziati di borghesi piccoli piccoli: avanzi di cetomediume in crisi di identità, che giocano alla riVoluzione. Su facebook!
        Se Grillo ha un merito, è quello di aver dato la stura alla grande costipazione di patetici merdoni che da troppo tempo intasava il ventre molle di certa “sinistra”: cospirazionisti, vegani, anarco-primitivisti, gruppettari maoisti e nostalgici post-sessantottini, eccentrici citrulli di ogni risma…
        In fondo sono un prodotto di scarto del postmodernismo, in un confuso ribollire di frustrazioni individuali, qualunquismo protestario e populismo fascistoide.
        Si tratta di analfabeti digitalizzati, ai quali “Beppe” ha dato una voce (la sua). Ma l’orchestra la dirige Lui e Lui decide quale spartito suonare, convogliando livori e rancori personali in un unico grande raglio collettivo.
        “Beppe” parla per tutti. Da soli, senza il loro “capo politico”, valgono meno di zero. Sparito il duce 2.0 torneranno nei loro recinti virtuali, a trollare in massa le pagine on line dei quotidiani (che non leggono); o postare amenità nei forum dedicati per sfigati quali sono, sproloquiando su tutto.
        Il problema di questo Paese è che fin quando non comincerà una vera battaglia per la Cultura continuerà a produrre queste masnade di idioti sempre più copiosi, accanto a cinici arrivisti amorali e senza scrupoli. A lungo andare, una società così regredisce fino a collassare.

      • personalmente penso tuttavia che bisogna distinguere il trollame invasato sia dagli onesti o ingenui militanti (specie se della prima ora) che poi spesso sono stati espulsi o emarginati (es., http://www.democraziainmovimento.it/99-interviste/194-intervista-a-michele-morini), che da un elettorato che nella sua estrema varietà non è solo cetomediume o populismo fascistoide (es. http://www.doxaliber.it/lidl-e-lavoro-nella-grande-distribuzione-una-nuova-testimonianza/847) e che in una fase di disorientamento e dissolvimento di riferimenti a sinistra o sindacali, ha pensato di invocare l’intercessione di qualche “santo”; se non facessimo queste distinzioni rischieremmo di lasciare davvero tutto nelle mani di questi due infami sciacalli

  2. Vedi, Amico mio… sarò un intransigente, un radicale fuori corso, un vecchio anarco-individualista… ma ciò che mi risulta assolutamente inaccettabile è il fatto che una persona anche lontanamente di ‘sinistra’ possa per l’appunto confidare e rimettersi ciecamente nelle mani di “due infami sciacalli”.
    Personalmente, per il mio sentire, reputo inconcepibile che qualcuno possa scrivere letterine, inoltrare “suppliche” (che è pratica tipica dei sudditi) ad uno come Beppe Grillo… o a pupazzi come il Gabibbo! Pietendo la loro intercessione.
    E, davvero, mi ispirano un disprezzo incontenibile quei patetici imbecilli che, quasi fosse un vanto, rilasciano (quasi tutti nel M5S) simili dichiarazioni:

    “attivista dal 2005, prima non mi sono mai interessato granchè alla politica, salvo un errore di gioventù, il mio primo voto a 18 anni dato a Berlusconi negli anni ’90”

    ‘Azzo ti “attivi”, idiota! Che sei un interruttore della luce?!? Gentucola che non si è mai interessata di nulla, improvvisamente è stata folgorata sulla via di Damasco (da Beppe!) ed in virtù di tale illuminazione viene oggi a farci la moralina, con la spocchiosa arroganza dei neofiti convertiti alla causa, perché hanno sbattuto per la prima volta in vita loro il proprio delicato musetto contro il duro mondo del lavoro (precario).
    Io ho incominciato ad interessarmi di Politica a 12 anni. Lo consideravo (e lo considero) un dovere civile. E proprio perché credo di conoscere bene certa politica, a votare in genere ci vado poco e con molte riserve; ma mai mi sono sognato di dire banalità come “sono tutti uguali”, “né destra né sinistra” (frase che quando frequentavo il liceo era sinonimo di fascista insieme ad “apolitico”). E ancor meno che mai mi è passato per l’anticamera del cervello, poco più che maggiorenne, di votare per uno come Berlusconi!
    Quindi no, a me recuperare a “sinistra” questa gente non interessa.
    Adesso abbiamo pure i pentiti del MoVimento… proprio come avviene per le sette e per le mafie! Prima non era loro abbastanza evidente la farsa dei meet-up, l’inganno della democrazia diretta 2.0 e la cialtroneria di Grillo-Casaleggio.
    Questi sono i tipi che a 20 anni si fanno “sbattezzare” e a 50 anni corrono a regolarizzare le nozze in chiesa, ergendosi a difensori del Papa-Re (Vedi Rutelli)… Gente che si crede Robespierre, ma se viene fermata in un controllo di Polizia si piscia nei pantaloni e snocciola nomi a casaccio per delazione.
    E’ la plebaglia che alimenta le oclocrazie e su cui ogni fascismo basa da sempre il suo radicamento ‘popolare’.
    Scusa lo sfogo, Amico mio, ma di queste pecorelle smarrite ne ho conosciute e incontrate tante.. molto prima che portassero il cervello all’ammasso da “Beppe”… Ci ho spezzato amicizie ventennali con i “grillini”: sembrano plagiati ai limiti della possessione, come in un film di fantascienza (altro che gli ultracorpi!)… E ti assicuro, meglio perderli che trovarli!

  3. “E ti assicuro, meglio perderli che trovarli!”

    sfogo comprensibilissimo, ti ringrazio dal mettermi in guardia dai fastidiosi insetti, d’altronde qui nella più tranquilla provincia pugliese (non per questo meno cattiva, forse più ipocrita), molti che hanno votato l’ensifero (esso, e non i gonzi da meetup) non te lo vengono certo a dire, si nascondono, tergiversano, e quei pochi espliciti sono assolutamente addomesticabili e prevedibili; a Roma sicuramente la situazione è più esplicita e sofferta, visto anche il notevole apporto di geniali “portavoce” come Lombardi, Taverna, Tinazzi e antropologia assortita;
    ad ogni modo, dato che mi pare che questo tema wordpress non mi permette di far visualizzare direttamente i commenti in home page, soprattuto quando si tratta di commenti intensi ed estesi come il tuo, che praticamente sono dei piccoli post; quasi quasi lo riposterei come post vero e proprio, se sei d’accordo, in modo che a mia volta possa risponderti estesamente, con un altro post, e così via (quando ho tempo a disposizione); i commenti più brevi restano ovviamente come commenti

    • Dalle parti dei 7 Colli invece girano tutti impettiti come piccioni, scacazzando in giro le loro amenità, con un’aria tronfia e una faccia da schiaffi, come credo non avessero nemmeno le camicie nere dopo la marcia su Roma del 1922, convinti la riVoluzione sia imminente e loro siano i prescelti destinati alla salvazione…
      E, ovunque e con chiunque, stanno sempre lì a sfracassarti i maroni con ‘sto caxxo di “Beppe”, manco avesse parlato Zarathustra!

      😉 Comunque, ironie a parte, non ho alcuna riserva né obiezione alla tua idea, a maggior ragione che tu sei il “padrone di casa” ed i commenti sono pubblici. Per quanto mi riguarda, le tue iniziative sono sempre le benvenute.

  4. come sospettavo a Roma le tensioni sono più evidenti (ne accennava pure Christian Raimo tempo fa, forse su Nazione Indiana o qualcosa del genere, forse a proposito di forza nuova); in altri tempi magari quattro sganassoni avrebbero già chiarito i limiti dello scacazzamento;
    cmq, non capisco perchè wordpress non mi permette di evidenziare i commenti, né di intervenire sul template, forse bisogna passare alle versioni a pagamento…
    ok, pubblico prima il tuo commento, gli dò un titolo e un’immagine, poi ti rispondo
    grazie dell’attenzione, alla prossima

    • Ecco un buon suggerimento di lettura (“minima et moralia”) da tenere presente..:)
      In quanto ai limiti di w/p forse dipende dalla scelta del tema, perché (almeno per ora) limiti nella modifica del template o nella personalizzazione dei commenti non ne ho mai riscontrati.
      O forse, più semplicemente, si tratta di un rallentamento della connessione.

  5. per “evidenziare i commenti” intendo dire che la pagina dei commenti sia già aperta, senza bisogno che il visitatore clicchi su “commenti” per aprirla, cmq no problem; mi sono reso conto che riproporre i commenti come veri e propri post diventa troppo farraginoso, quindi ti rispondo sinteticamente:
    se per “intransigenza” si intende essere fermi, sostenere con decisione le proprie posizioni, sia teoriche che pratiche, va bene, anzi lo scopo di questi nostri intereventi sui blog è far capire agli erranti che ci sono altri punti di vista, e che su certe schifezze non transigeremo;
    se per “intransigenza” invece s’intende inflessibilità a priori, mancanza di elasticità, muro contro muro, allora no, diventa una guerra di posizione, tanto auto-celebrativa, da duri e puri, quanto improduttiva e controproducente politicamente, tatticamente e strategicamente; non ho bisogno di opporre a un settarismo un altro settarismo di coloro che si reputano “migliori” a priori; del resto con questa logica neppure tu avresti potuto scrivere un post come “Stelle cadenti” in cui giustamente ti dimostri contento del crollo elettorale del m5s alle amministrative, segno del fatto che evidentemente milioni di elettori si son fatti venire qualche dubbio; perchè allora dovrei respingere senza neppure discutere i fuoriusciti, gli espulsi, i delusi che in un primo momento hanno creduto nei meetup? perchè qualcuno a 18 anni ha votato Berlusconi? ma se è per questo quanti milioni di coglioni che votavano sinistra da sempre sono poi passati alla Lega o al m5s? e se dicessi che principale responsabile della deriva qualunquistica e populistica intercettata da grillo è stata proprio la sinistra, in particolar modo quella televisiva che in nome dell’anti-berlusconismo ha celebrato i fasti da tribunali del popolo delle trasmissioni di Santoro, della Gabanelli, di Saviano etc? O ci dimentichiamo che Travaglio e Padellaro erano all’Unità, guarda caso fino al 2008? Dovrei per questo fucilare tutti quelli che adesso collaborano al Fatto Quotidiano, che so, da Jacopo Fo a Zagrebeklski e Rodotà? Probabilmente la realtà è più complessa degli schemi a tavolino.
    E lo stesso vale per la Grande Distribuzione. Ti sei soffermato sulla prima frase, ma non hai evidentemente letto i commenti delle commesse, che illuminano su una realtà economica e lavorativa che è più o meno l’equivalente contemporaneo della catena di montaggio degli anni ’50. Ed è ovvio che senza riferimenti sindacali o politici qualcuno, ma giusto qualcuno, ma non c’entra con tutte, abbia pensato di spedire la letterina al blog di grillo. che avrà risposto con una scoreggia. Nel frattempo le commesse si sono anche organizzate in proprio o attraverso i sindacati. Quindi niente di più sbagliato che confondere queste commesse, con tutto il loro carico di contraddizioni, ma che sono contraddizioni generali della società contemporanea, con la “gentucola che non si è mai interessata di nulla” o con “la plebaglia che alimenta le oclocrazie” . Bisogna saper distinguere.

    • 🙂 Mettiamola in altro modo…
      Se dovessi ragionare in termini puramente elettorali, in una logica di tipo ‘partitica’ (chiamiamola così), la massa così ottimamente da te descritta in un’efficace cornice sociologica, è quella che un mio ‘vecchio’ amico (che a 20 anni aveva il potere di farmi inc…re come pochi!) cinicamente definiva “carne da voto”. Ovvero, va benissimo fintanto che ti danno il loro voto nel segreto dell’urna, perché le elezioni si vincono per numero e non per qualità degli elettori, ma meno che mai devi esibire pubblicamente e peggio ancora dare rilevanza organizzativa a imbarazzanti imbecilli, che con le loro stravaganti castronerie rischiano di screditare il lavoro serio di migliaia di militanti.
      Io all’epoca non condividevo, ma col senno di poi…
      Ecco, nel M5S avviene esattamente il contrario: con la scusa di dare voce e potere alla gggente, migliaia di imbecilli, per di più aizzati e sobillati dal “Capo politico” (questa entità immanente e onnipresente), prevalgono sulle pochissime mosche bianche che provano a costruire davvero qualcosa di concreto e per questo destinate ad essere schiacciate da una rabbiosa maggioranza, ridotta a megafono del loro livoroso Duce 2.0.
      E questo ha molto poco a che fare con la “sinistra”, ma è quantomai prossimo al nazismo.

      Altra questione: la scelta semantica tra “attivista” e “militante” secondo me non è affatto casuale. E non devo certo spiegati io la differenza tra i due termini che hai chiarissima.
      Il “militante” è una cosa seria: presuppone una coscienza politica con un ideale preciso, coerenza valoriale e linea d’azione organizzata.
      L’attivista presuppone una sorta di impegno part-time, con attivazione a segnale, senza troppi coinvolgimenti intellettuali.
      A tal proposito, assai interessante è porre in evidenza ciò che Grillo e Casaleggio, intendono per “attivista”: per diventare “attivista a 5 stelle” (l’esperienza merita!) basta andare sul sito del Profeta, all’omonima sezione e compilare il modulo su f/b.
      Qualcuno, non a torto, ha parlato di un’operazione concepita per l’intelligenza di “scimmie ammaestrate”…
      Primo passo: personalizzare la pagina del tuo profilo col logo del moVimento.
      Per il resto hai tre opzioni: 1) scaricare il materiale propagandistico del M5S (non discutibile e già confezionato dalla ditta); 2) rigirarlo e promuoverlo presso tutti i tuoi contatti; 3) “donare” (ovvero mandare bonifici a “Beppe”).
      Per ognuna di queste operazioni ti viene assegnato un punteggio, che aumenta nel tempo e nella ripetizione ad libitum delle medesime azioni (proprio come una scimmia che preme i bottoni o il cane di Pavlov). Per i più bravi, è prevista una classifica riportata in una speciale sezione: “Quanto sei attivista” (o cojone?).

      Ora, credo sia abbastanza difficile per uno scettico radicale come il sottoscritto, libertario da sempre ed eretico ideologico, passare per un “settario”. A maggior ragione che mi reputo una persona scandalosamente ordinaria, quindi non capisco perché ciò che sembra normale a me appaia come straordinario per altri. Ecco perché non riesco a capacitarmi come una persona di media intelligenza possa minimamente aver potuto dare credito all’inganno del Grillo (non bastava la biografia del personaggio?). Un papiminkia lo considero un caso perso a prescindere, ma questi qui (questa pletora querimoniosa di ex sinistrati) fanno parte della nefasta razza dei “preti spretati”. C’è un articolo spietato e fulminante di Umberto Eco (del 1979) che descrive bene la categoria.
      E, senza voler fare il “superiore”, tra noi (e nella fattispecie tra noi due) e le lor signorie c’è una bella differenza: giacché pur partendo dalle medesime critiche e delusioni, non siamo mai lontanamente approdati ad una antitesi tanto sterile con un sintesi così squallida come il populismo grillista (o leghista o berlusconiano). Quindi mantengo le mie riserve su “fuoriusciti” ed “espulsi”, non perché mi reputi un purista immacolato ma per una naturale diffidenza verso il mondo dei né-né: se non sai chi sei, non sai nemmeno cosa vuoi.
      Io non “fucilo” nessuno, mentre molti grillini parlano di “pubbliche esecuzioni”. Per l’appunto da questa gente mi tengo ben lontanto, né voglio averci alcunché da spartire. Poi votassero pure chi più li aggrada, seguendo il pifferaio di turno.

      Su commesse e Grande Distribuzione e sfruttamento lavorativo…
      Uno dei grandi successi editoriali (e lancio di immagine) del buon ‘Beppe’ fu il libro “Schiavi Moderni”. Ne ho scaricato una copia on line anche io e la conservo ancora.
      Sostanzialmente è una antologia di denunce, sfoghi, situazioni al limite dell’assurdo, sui nuovi lavori precari, nel più totale e omertoso silenzio di sindacati e partiti.
      Ciò detto, i sintomi del male sono chiarissimi ed evidenti. I medici delegati alla cura (politici e sindacalisti) totalmente assenti o (peggio) causa integrante dell’aggravarsi delle condizioni cliniche.
      Bene (male!); soluzioni? Terapie alternative? Proposte? Mobilitazioni?
      Te lo dico io: ZERO su ZERO, perché è molto più facile stare lì a lamentarsi, snocciolando l’inutile cahiers de doléances e restando però ad aspettare il Godot di turno, l’Uomo della Provvidenza che tutto risolve.
      Non è il caso che io ti parli della mia esperienza in “linea”…. ma conosco i tipi: il nostro “capo-produzione” (un ex ufficiale dell’esercito) era solito passare in rassegna le maestranze allineate come in una adunata in caserma, per raccogliere eventuali ‘recriminazioni’. E mentre passava in rivista la truppa, si piantava davanti a me che invece di stare sull’attenti me lo guardavo divertito, osando stare con la schiena poggiata su un bancale e braccia conserte. In questi frangenti surreali sembrava di stare in un film di Alberto Sordi: “Com’è il rancio, soldato? Ottimo e abbondante, Signore!”. Salvo lamentarsi di tutto e di tutti, ma rigorosamente fuori da ogni implicazione o attivazione collettiva.
      Schiavi innamorati delle loro catene; campioni dell’armiamoci e parti tu che io arrivo tra poco. Quelli del “basta!!!11!! Non se ne può più!” e del “facciamo sciopero” eppoi l’unico stronzo che lo sciopero lo faceva davvero era solo il sottoscritto, con tutte le conseguenze…
      Quindi puoi immaginare: sono abbastanza assuefatto a certe “testimonianze” e, ti dirò, persino un po’ annoiato da questa indignazione che si nutre di querimonie e nulla più. E, guarda caso, fornisce sempre carburante al demagogo di turno.
      Ovviamente, so distinguere ma non mi faccio mai troppo illusioni…

  6. @ sendivogius
    “Ecco, nel M5S avviene esattamente il contrario…”. Il Grande Beppe infatti l’aveva detto in tempi non sospetti: voglio mandare in Parlamento dei perfetti imbecilli da bar! E a Casaleggio servono degli yesman (modello di management del tutto simile ad altri, con tutti gli adattamenti del caso). Nel primo periodo 2005-2008 nei meetup o nelle prime liste civiche sono entrate peraltro persone a volte già attive nei no global o i viola o i girotondi, a volte in fuga dal PD, in un momento, l’abbiamo già detto, di dissoluzione della “sinistra radicale” (anche in senso teorico e analitico); molte di queste sono state sistematicamente espulse (specialmente in Emilia Romagna, in Friuli VG etc.); gradualmente si è affermato nei meetup il “tipo” umano che piace a Casaleggio; ora, non sono io che per fortuna devo decidere se gli espulsi devono restare marchiati a vita, però perchè fare ostracismo perenne contro i Favia, i Zaccagnini, la Salsi, la Sandra Poppi, Tavolazzi, etc, che si sono impegnati su battagle condivise a sinistra (i beni comuni, l’acqua, etc.); si rimprovera alla Salsi di aver aderito a un “moVimento” di tal fatta, “cosa la spinse?”, e lei risponde “quando sono entrata non c’era nullo di tutto questo, la situazione è precipitata con la partecipazione del M5S alle elezioni nazionali” (si riferisce a quelle amministrative del 2008), inoltre aveva “sottovalutato il ruolo di Casaleggio”; se per me le cose erano abbastanza chiare fin dall’inizio è perchè avevo un po’ più di esperienza e di conoscenza in più (o anche di fiuto, a star lontano); altri/e devono fare i propri errori, soprattutto dopo il deserto politico ultraventennale generato dal neoliberismo in salsa berlusconiana (l'”edonismo reaganiano”!); qualcuno di loro (Favia, Zaccagnini) pensava invece, ingenuamente, di “usare” a propria volta il Mov, uscendone scornato, fino ache appunto non si è reso conto che era non solo impossibile ma anche “disumano” continuare; se non vogliamo accontentarci dei “puri e duri” dei black bloc o dei marxisti-leninisti d’antan, che hanno già il loro bel schemino pronto del sol dell’avvenire, dobbiamo sapere che i movimenti reali sono contraddittori in tutte le loro fasi; lo erano i movimenti prima del ’68, quando molti “compagni” provenivano spesso dalle fila cattoliche, liberali, socialiste etc., lo erano i movimenti successivi; tutto è sempre in divenire;
    lo stesso vale (per stringere un po!) per le commesse, i magazzinieri, i lavoratori neri delle campagne pugliesi, per gli studenti, i precari di ogni settore;

    “Quindi puoi immaginare: sono abbastanza assuefatto a certe “testimonianze” e, ti dirò, persino un po’ annoiato da questa indignazione che si nutre di querimonie e nulla più. E, guarda caso, fornisce sempre carburante al demagogo di turno.
    Ovviamente, so distinguere ma non mi faccio mai troppo illusioni…”;
    bene non farsi illusioni, ma se poi le commesse della grande distribuzione si organizzano, o i lavoratori neri, tu cosa fai, vai da loro, e dici “ah no, fermatevi, perchè sono annoiato di questa vostra ridicola indignazione?”

    Negli anni ’50 avresti detto le stesse cose degli operai delle grandi industrie del Triangolo Industriale (immigrati dal Sud)? In fabbrica vigeva un sistema di controllo totale alla Metropolis, e il PCI era impotente, comandavano i sindacati “gialli”. Eppure…eppur si muove! e si mosse! O dobbiamo restare “prigionieri del dilemma”, come dire, “ipostatizzato”, “reificato”, come introiezione di una sconfitta perenne? (lo sconfittismo eterno della sinistra, che poi vira sull’elitismo) (e a volte sull’eitilismo 🙂 mi riferisco a Guy Débord!)

    • La tua replica è perfetta, convincente, ed io non ho davvero molto da obiettare su osservazioni che nella sostanza condivido.
      “Il Grande Beppe infatti l’aveva detto in tempi non sospetti: voglio mandare in Parlamento dei perfetti imbecilli da bar!”
      In effetti direi che l’obiettivo è perfettamente riuscito, perfino oltre le aspettative.
      In merito al dialogo ed alle ostracizzazioni, il marchiare a vita o la condivisione ideale, per buttarla sul concreto, penso al caso del partito bestemmia (alias PD)… In massima parte mi fa venire l’orticaria, ma certamente riconosco molte più affinità col suo elettorato che non con il PDL. Per un buon 20% condividiamo istanze ed ideali, insieme ad una comune provenienza (e militanza) a sinistra. Nonostante la loro dirigenza, coi “democrats” ci si può parlare, ci si confronta e ci si scontra (anche duramente), ma con loro una dialettica costruttiva è sempre possibile. Con gli ensiferi NO. Mi pare infatti che i “grillini” (ex, post ed ante) siano più che altro intenti a rimirarsi il proprio ombelico, menando colpi alla cieca tanto a destra quanto a manca. Anzi! Alla prova dei fatti, più a “manca”, direi…
      E (qui passo per “fazioso”, lo so) trovo assolutamente miserabili gli attacchi tanto più gratuiti quanto più meschini a SEL; per non parlare della costante denigrazione e la continua carica di infamità contro la Boldrini o lo stesso Dario Stèfano, che invece sta dimostrando di essere un ottimo presidente di commissione, a dimostrazione che si può e si deve essere trasversali nelle scelte e nelle alleanze puntando soprattutto sulla scelta delle persone.
      Quindi, quello che soprattutto rimprovero ai pentastellati è questo integralismo ideologico che, di fatto, è poi la prima causa della loro auto-emarginazione.
      L’Emilia Romagna è sempre stato un laboratorio sperimentale tra i più interessanti e propositivi per i movimenti antagonisti: penso per esempio al collettivo dei Wu Ming.. al bolognese Valerio Evangelisti e le pagine di “Carmilla”…
      Per i delusi del centrosinista, non c’era niente di meglio sulla piazza emiliana di “Beppe”?!?
      E parliamo dell’Emilia Romagna, che certo è un modello molto sopravvalutato, ma sicuramente non paragonabile, per dire, al Lazio degli Storace e delle Polverini!
      Il grillino invece no, la butta tutto in “merda”.
      Nel caso dei Favia (che c’ha provato), della Salsi (che rispetto moltissimo) dei Tavolazzi (che scrisse una lettera di contrizione al Profeta ai limiti dell’osceno), non parliamo mica di ragazzini sprovveduti ma di adulti belli stagionati con una laurea (per quello che valgono) in tasca. Fuori dalle parrocchiette dei meet-up mi pare di passi ne abbiano fatti assai pochini. Lasciamo perdere i GAP di Zaccagnini & Co. per rispetto ai partigiani veri..:)
      Diciamo che, come “fuoriusciti”, sono loro che devono convincermi di essere all’altezza delle ‘missioni’ che si sono prefissati. Finora mi sembrano molto al di sotto degli standard minimi…
      Io non sbatto loro la porta in faccia, ma nemmeno corro a spalancargliela.

      • be’, non è che sia così “perfetta”, sono un piccolo “cercatore” autodidatta e quindi spesso “erro” (ma poi cerco di darmi un “metodo :-);
        ritornando al tuo post “Stelle cadenti”, vi erano alcuni commenti del Ribelle e di Sax che potrebbero presi ad esempio di un certo tipo di dubbi, e come loro ce ne sono tantissimi, che a volte, ad es., hanno votato RC o SEL al Senato e 5S alla Camera;
        poi ci sono tutte le situazioni locali in cui gli schieramenti sono abbastanza vasti e indefiniti (No Tav, No Muos, Ilva, inceneritori, etc.), spesso il m5s si limita a un gazebo, ci mette il cappello e prende…il 25 %! senza aver fatto un cazzo!
        poi ci sono i contestatori delle roforme costituzionali, es. sull’art.138 si va dagli “antagonisti” agli appelli del Fatto (da Dario Fo agli stessi antagonisti), fino al 5s che…prende i voti da tutti!ora, senza un’altra forza alternativa (SEL è un po’ sbiadita)
        come risolviamo ‘sta faccenda?

  7. Mi sembra che ormai l’estemporaneità ‘situazionista’ del M5S sia evidente a chiunque abbia un minimo di coscienza politica pregressa ed un background militante alle spalle.
    Perché può essere facile accalappiare il voto di protesta, magari attingendo nel localismo “nimby”, tra delusi ed indignados alla qualunque; mai poi qualcosa la devi pur fare, risposte e soluzioni (tradotte in risultati concreti) le devi pur fornire. Specialmente se hai avuto il 25% dei voti per andare in Parlamento.
    Nessuna struttura o presenza reale sul territorio, con sagome di cartone come candidati, alla fine c’è solo “Beppe” che abbaia alla luna e sguinzaglia i suoi ghostwriters sul blog, per bastonare questo o quell’apostata della sua setta personale. La “gente”, il “popolo” (l’elettore) alla lunga queste cose le capisce. E ti punisce nel segreto dell’urna.
    A Roma, un’idiota come De Vito (10% dei voti) è praticamente scomparso il giorno dopo le elezioni: su di lui ho letto un trafiletto nella cronaca cittadina, per aver scatenato un putiferio al Comune perché secondo lui le stanze assegnate al gruppo 5stelle erano allocate male (su due piani) e questo costituiva un ‘complotto’ (tanto per cambiare!) del PD e un palese boicottaggio del Sindaco ai danni della Opposizione (non ne ammettono altre all’infuori di se stessi). Eppoi nulla più. Dopodiché De Vito è scomparso inghiottito nel dimenticatoio. In quanto a chi l’ha votato, per quelli che conosco io, a parte i talebani, sono quasi tutti ritornati alle rispettive parrocchie politiche di provenienza, accomunati dalla medesima considerazione: “un voto buttato”.

    A suo tempo, in uno dei rari interventi dedicati al duce 2.0, sulla questione da te sollevata, “Carmilla” pubblicò un ottimo articolo di Mauro Vanetti: “Non sottovalutare Grillo” (23/05/2012).
    Mi permetto di riportare qualche passaggio, perché è molto coincidente con le tue riflessioni:

    «La faccenda di Grillo e del Movimento Cinque Stelle non si può semplificare dicendo “sono un gruppo di pazzoidi criptofascisti guidati da un guru isterico”. Qualcuno l’ho conosciuto, c’è dentro un po’ di tutto, e anche della gente molto in gamba che tra non molto abbandonerà il movimento perché entrerà inevitabilmente in conflitto con il comico-dittatore.
    Le somiglianze con la Lega esistono, anche nella capacità di sfondare a sinistra, ma non possiamo nasconderci che, mentre il programma politico della Lega era merda fin dal primo minuto, il programma di Grillo, nella sua confusione, esprime qualcosa su faccende di cui si è sempre occupata anche la sinistra.
    […] Il motivo è molto semplice: non hanno alcun rapporto col potere esistente, fondamentalmente non “contano” un cazzo, non si alleano con nessuno e quindi non subiscono pressioni. Hanno anche un vantaggio elettorale ulteriore rispetto alla sinistra (la sinistra vera e propria, non il PD): non devono collegare le lotte territoriali alla lotta di classe, perché per loro le lotte territoriali sono fini a se stesse.
    Per noi la lotta per l’acqua pubblica è parte di una critica al modello di sviluppo capitalistico, per loro sostanzialmente no, è una faccenda che inizia e finisce attorno a quel tema specifico. La gente che si mobilita solo per il referendum per l’acqua vede in loro gente che si fa il culo per l’obiettivo, e che non gli scassa l’anima con discorsi “che non c’entrano” (ma che in realtà c’entrano).
    […] Perché i grillini non devono rendere conto a nessuno, né al potere, né alle organizzazioni del movimento operaio, né a valori come l’antirazzismo e l’antifascismo. E nel breve termine può anche essere un vantaggio.
    Stessa situazione sulla democrazia, i diritti civili, e simili. Loro dicono che i politici devono guadagnare di meno, non gliene frega nulla di fare un discorso più generale sulle ingiustizie sociali e le differenze salariali, i politici devono guadagnare di meno, punto e basta. Puoi anche essere Marchionne ed essere d’accordo con questo discorso. Basta che non si dica che i miliardari (tipo Grillo) debbano guadagnare di meno.
    Dov’è il punto debole di tutto questo? Proprio nel suo apparente punto di forza. Costoro se ne sbattono di collegare le lotte territoriali alla lotta di classe?
    […] …per farlo devi avere un collocamento politico chiaro, devi sapere se stai con la FIOM o con Marchionne, devi saper dire cose più intelligenti di “Usciamo dall’euro e arricchiamoci col signoraggio stampando lire a manazza” (questo è in sostanza il programma economico nazionale di Beppe Grillo).
    Controproblemino: neanche la sinistra ha le idee molto chiare su questi temi, e in questo modo rischia di farsi sfuggire la vera arma vincente contro il qualunquismo, ovvero il fatto di sapersi e volersi occupare dei problemi pressanti della vita quotidiana della classe lavoratrice.»

    Ora, io non so se per risolvere ‘sta faccenda del grillismo, la soluzione sia la riproposizione della dialettica marxiana sulla “lotta di classe”. Certo a me del pensiero di Marx piace la “presa di coscienza” (che poi è un concetto hegeliano, caratteristico di tutto l’Idealismo tedesco), specialmente se la risoluzione dei problemi è dilatata ad una visione universalistica e non alla chiusura egoistica di un individualismo limitato alla coltura utilitaristica del proprio orticello personale, come avviene per molti “movimenti” che non per niente si definiscono “apolitici” (‘Politica’ è infatti governo della “polis” intesa come comunità generale e cittadinanza attiva). E quest’ultimo aspetto ci riporta per l’appunto al “trionfo delle oclocrazie”, per citare Mario Perniola.

    • 1. “Perché può essere facile accalappiare il voto di protesta, magari attingendo nel localismo “nimby”, tra delusi ed indignados alla qualunque” ;
      qualcuno ha parlato di “indivanados”! 🙂

      2. “Nessuna struttura o presenza reale sul territorio., con sagome di cartone come candidati, alla fine c’è solo “Beppe” che abbaia alla luna…”

      Scriveva Sandrone Dazieri tempo fa (ma lo scrivevano anche altri, fin dal 2007, http://www.carmillaonline.com/archives/2007/09/002380.html):
      “Grillo incarna tutto quello che per me è deteriore nella politica. Chiede di essere seguito, di essere ascoltato, di essere obbedito, invece di condividere, ascoltare, decidere con gli altri. Grillo dice di essere il portavoce di un movimento, il suo megafono, ma la realtà è il contrario. Sono i militanti del movimento 5 stelle a essere i megafoni di Grillo etc” (http://www.globalproject.info/it/in_movimento/sandrone-dazieri-perche-non-voto-5-stelle/13632);

      Che siano i giallisti i nostri nuovi teorici?

      3. “A suo tempo, in uno dei rari interventi dedicati al duce 2.0, sulla questione da te sollevata, “Carmilla” pubblicò un ottimo articolo di Mauro Vanetti: “Non sottovalutare Grillo” (23/05/2012). “non devono collegare le lotte territoriali alla lotta di classe, perché per loro le lotte territoriali sono fini a se stesse…. Per noi la lotta per l’acqua pubblica è parte di una critica al modello di sviluppo capitalistico, per loro sostanzialmente no, è una faccenda che inizia e finisce attorno a quel tema specifico…”

      Idem, Dazieri:

      “Perché il pensiero di un movimento, è, appunto, la sintesi del pensiero di una moltitudine, non la moltiplicazione del pensiero di un singolo….E ho imparato soprattutto una cosa da questa esperienza: che la democrazia è una rottura di palle. Per prendere una decisione devi discutere, poi discutere ancora, e ancora…E poi, una volta presa la decisione, per attuarla devi discutere ancora, mentre quelli che non sono d’accordo cercano per lo più di boicottarti…Ma non c’è un’alternativa. Perché quello che esce da tutte quelle parole è il pensiero di un movimento ed è straordinariamente potente, può davvero cambiare il mondo. E guardate che questa cosa non è patrimonio solo della sinistra. E’ così in tutti i movimenti di base”.

      I movimenti “veri” non hanno nulla a che fare con quelli farlocchi guidati dal guru di una setta di idioti che si appropria di cose non sue per riproporle in maniera distorta, ad uso di un pubblico di pidocchi reazionari.I movimenti “falsi” sono come i sindacati “gialli”. Naturalmente, quando sei in mezzo a una lotta NIMBY, anche i movimenti di base possono prendere dei grossi abbagli (vedi i rifiuti a Napoli, Caivano).

      • A suo tempo, avevo letto l’intervento di Sandrone e m’era parecchio piaciuto.
        Forse davvero in un tempo dominato dalla farsa e dalle pantomime l’unica speranza per un’interpretazione clinica e propositiva della realtà è rimessa ai “romanzieri”.

        P.S. Bello il neologismo degli “Indivanados”, quanto mai calzante!

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