Hitler, un film dalla Germania – Hans J. Syberberg

Wer nicht von dreitausend Jahren
Sich weiß Rechenschaft zu geben,
Bleib im Dunkeln, unerfahren,
Mag von Tag zu Tage leben.


Goethe

(Chi non ricava nulla da tremila anni di storia resta nell’oscurità, senza esperienza, vivendo alla giornata)

Susan-Sontag-NY-review1

“Impregnando la grandiosità romantica di ironie moderniste, Syberberg offre uno spettacolo sullo spettacolo, evoca il “Grande Show” chiamato Storia con una varietà di stili drammatici – fiaba, circo, rappresentazioni morali, sacra rappresentazione allegorica, cerimonia magica, dialogo filosofico, Totentanz – con un cast immaginario di decine di milioni di persone e con il Diavolo come protagonista. Per ritrarre Hitler viene esaminato  il nostro rapporto con Hitler (il tema è “il nostro Hitler”, l’”Hitler in noi”), e gli orrori del nazismo, giustamente non assimilabili, sono rappresentati nel film di Syberberg come immagini o segni (il titolo non è Hitler ma più esattamente, Hitler, un film…)”

(Susan Sontag, “Hitler secondo Syberberg”, The New York Review of Books, 21 febbraio 1980, trad.it. in Sotto il segno di Saturno, Einaudi, 1982)

Questo film di un regista appartato come Hans Jurgen Syberberg apparve negli stessi anni, fine anni ’70, in cui venivano rivalutati, anche in Italia e con qualche compiacimento “estetizzante”, i film di Leni Riefenstahl, la “regista di Hitler” e dei film più celebrativi del regime nazista (Il trionfo della volontà, Olympia).  E così, mentre la Riefenstahl veniva ri-celebrata morbosamente, Syberberg venne ignorato. Ci voleva giusto l’intelligenza e la sensibilità della scrittrice Susan Sontag per poter rivisitare la loro cultura e i loro miti,  indagando anche sulla loro ricezione (o non ricezione)  cult o pop nella cultura di massa. Ma soprattutto quel che accomuna i saggi contenuti in Sotto il segno di Saturno (su Paul Goodman, Antonin Artaud, Walter Benjamin, Roland Barthes, Elias Canetti, oltrechè sugli stessi  Syberberg e Riefenstahl), è la malinconia, o l’arte di elaborare il lutto (Trauerarbeit).Per Syberberg il lavoro del lutto è la “continuazione della vita con altri mezzi, compresi gli interrogativi riguardanti la colpa nonchè il cerimoniale del perdono. All’inizio il dolore, alla fine la morale. Solo nel mito, in quest”atto che esprime la volontà umana di creare civiltà, possiamo tornare ad essere, a testa alta, padroni della nostra storia” ( L’arte come salvezza dalla miseria tedesca).

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