Il darwinismo sociale ecologista, da Ernst Haeckel a Herbert Gruhl (Janet Biehl, Ecofascismo 5 e Conclusioni)

Janet Biehl

L’“Ecologia” e  la modernizzazione del fascismo nell’ultra-destra tedesca

 

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione in italiano a cura di: blackperrot@anarcotico.net)

Janet Biehl è una scrittrice anarchica statunitense, collaboratrice e compagna di Murray Bookchin, e con lui  teorica dell’Ecologia sociale.  Oltre questo testo, presente nel volume Ecofascism: Lessons from the German Experience (1996) , scritto insieme a Peter Staudenmeier, ha scritto anche Finding our Way. Rethinking Ecofeminist Politics (1991), The Politics of Social Ecology: Libertarian Municipalism (1997), e The Murray Bookchin Reader (1997).

(Con questa ultima parte del saggio di Janet Biehl si chiude la lunga cavalcata sull’ecologia fascista, che parte non a caso dalla biologia razzista di di Ernst Haeckel, descritta da Peter Staudenmeierper arrivare a un suo lontano epigono, il politico Herbert Gruhl, passato dalla CDU al nuovo partito dei Verdi, e poi ritornato alle origini. Credo ci sia ormai abbastanza materiale per riflettere e approfondire., anche grazie al più che accurato apparato delle note. Quel che ho constatato nel confezionare questi post, attraverso le immagini o le fonti, è come in Germania le organizzazioni antifasciste (Antifa), gli ecologisti progressisti, Indymedia e altri siti di archivi abbiano seguito con grande accuratezza, con un lavoro di documentazione eccellente,  il fenomeno dell’ambientalismo fascista attraverso le sue innumerevoli metamorfosi e infiltrazioni, i suoi travestimenti e i suoi ripescaggi nostalgici. La pronta reazione Antifa, in buona parte extra-parlamentare, ha permesso infatti di rintuzzare prontamente ogni sorta di ambiguità e provocazione, di ripulire lo stesso partito dei Grunen, rispedendo fascisti, rossobruni, NIMBY, antimondialisti, mistici,  esoterici e i “né destra né sinistra” nelle loro fogne preferite. In Italia questo fronte antifascista, negli ultimi due decenni, è venuto un po’ meno, consentendo ogni sorta di scempio e di infiltrazione. Non che siano mancati gli studi, i saggi, le inchieste di tipo giornalistico, gli articoli, di cui darò conto in nuovi post.  E’ mancato un adeguato coordinamento frutto soprattutto dello sbracamento,  della deriva qualunquistica e giustizialista di molta parte del pensiero di sinistra., della mancanza di conflitto reale, del parlamentarismo beota e soddisfatto di sé che ha corrotto anche i residui della “sinistra radicale”. Ma su questo occorrerà tornarci in seguito.)

Copia di Antifasistische_Aktion_logo.svg

PARTE QUINTA

Herbert Gruhl: darwinista sociale “ecologista”

 

Bahro, va detto, sostiene di voler ricercare le radici della crisi ecologica nella “malattia” dell’”umanità Nordica bianca“. Ma l’estrema destra di solito individua queste radici nei non-europei ed usa l”ecologia” per muovere le classiche argomentazioni razziste contro l’immigrazione dal terzo mondo. Nell’”Europa delle terre dei padri” di concezione “etno-pluralista“, ogni Volk necessita, per poter prosperare, del suo ambiente familiare specifico, di cui e’ esperto. L’interferenza esterna – immigrazione compresa – disturba questo ambiente naturale, l’”ecologia naturale del Volk.” Più spesso, l’estrema destra sostiene di voler difendere delle culture, anziche’ delle razze. Se i nazisti perseguitarono coloro che praticavano la “mescolanza di razze” e cercarono di conservare la “purezza razziale”, i fascisti odierni sostengono di opporsi alla mescolanza culturale e cercano di conservare la propria cultura.

gruhl75

Quindi, gli eco-fascisti e il partito fuorviantemente denominato “Partito Ecologista Democratico” (“Okologische Demokratische Partei”, o ODP – http://www.oedp.de)  propongono che i “richiedenti asilo” vengano accettati da paesi che appartengano alla loro medesima sfera culturale” ed auspicano “l’Heimat anziché la multiculturalita’.” (98) La falsità di queste posizioni risulta pero’evidente, quando vengono presentate in termini di “ecologia”’ perchè la nozione di ecologia dell’estrema destra non e’ altro che darwinismo sociale, l’ideologia reazionaria secondo cui e’ la biologia a determinare la forma della società e sono i geni, piuttosto che l’ambiente, a determinare la cultura. L’“ecologia” darwinista sociale può quindi addurre motivazioni apparentemente “ecologiste” per rifiutare l’ingresso degli immigranti e per asserire l’identità etnica o nazionale – evitando di ricorrere alla terminologia della razza.

Nell’ultra-destra tedesca, il darwinismo sociale ha radici profonde. Quando emerse come dottrina per la prima volta, nel diciannovesimo secolo, la sua corrente tedesca era molto differente da quella anglo-americana. Come il darwinismo sociale anglo-americano, quello tedesco proiettava le istituzioni sociali umane nel mondo non-umano, come “leggi naturali”. Dopodichè, adduceva queste “leggi” per definire come “naturali” le disposizioni sociali umane. Inoltre applicava alla società il concetto di “sopravvivenza del più adatto”. Ma mentre il darwinismo sociale anglo-americano concepiva il “più adatto” come il singolo imprenditore in una sanguinaria giungla capitalista, il darwinismo sociale tedesco concepiva il “più adatto” soprattutto in termini di razza. La razza ‘più adatta’, quindi, non soltanto potrebbe, quanto dovrebbe sopravvivere, sgominando tutti i suoi competitori nella sua ‘lotta per l’esistenza.’

Lo storico Daniel Gasman osserva: “Si può dire che, mentre in Inghilterra il darwinismo fu un’estensione di un individualismo laissez faire, proiettato dal mondo sociale al mondo naturale, [in Germania fu] una proiezione del romanticismo tedesco e dell’idealismo filosofico… La forma presa dal darwinismo sociale in Germania fu quella di una religione pseudo-scientifica di culto della natura, un misticismo della natura combinato con nozioni razziste. (99) Dal momento che questo darwinismo sociale sembrava offrisse una base “scientifica” al razzismo, il nazionalsocialismo vi si rifece ampiamente per addurre motivazioni “scientifiche” al proprio virulento razzismo. Hitler scrisse in ‘Mein Kampf’, per esempio, che la gente “deve la propria esistenza superiore non alle idee di pochi ideologi stravaganti, quanto alla conoscenza ed all’applicazione spietata delle severe e rigide leggi della natura“.

Ecco una di queste “leggi”: “La natura generalmente prende alcune decisioni correttive riguardo alla purezza razziale delle creature terrestri. Ha poco amore per i bastardi.” (100) Per stabilire il loro regime totalitario ed avviare il genocidio, i nazisti poterono facilmente fare riferimento a un’ideologia diffusa, secondo cui il Volk sarebbe intermediario tra l’individuo e l’universo, che rende l’individuo soprattutto un membro di una unità più grande, il “Volk complessivo”, o la “comunità del Volk”. Oggi, tra gli attivisti ecologisti e’ ampiamente noto che fu Ernst Haeckel a coniare il termine “ecologia”, nel 1860 circa. Meno noto è il fatto che Haeckel fu il principale portavoce del darwinismo sociale tedesco, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, come documentato da Gasman. Il darwinismo sociale tedesco si fuse quindi quasi immediatamente con il concetto di “ecologia”. Haeckel era inoltre un credente nel razzismo e nel nazionalismo mistici; il darwinismo sociale tedesco, quindi, fu fin dalle origini un concetto politico che fornì una base pseudo-biologica al razzismo e al nazionalismo romantici.

Grunen conferenza

Come sostiene Gasman, infatti, “in Germania il darwinismo sociale ispirato al razzismo… fu quasi interamente creato da Haeckel … Le sue idee servirono a incorporare in una sola ideologia le tendenze del razzismo, dell’imperialismo, del romanticismo, dell’anti-semitismo e del nazionalismo… Fu Haeckel a portare il peso della scienza interamente dalla parte delle idee del volkismo, che erano essenzialmente mistiche e irrazionali”. (101) Fu Haeckel a proporre la trasposizione nella società umana di concetti applicati alla natura non-umana come “allevamento selettivo” ed “igiene razziale”.

Nonostante dai tempi di Haeckel siano emersi concetti scientifici di ecologia ampiamente differenti, l’“ecologia” professata dagli attuali eco-fascisti è essenzialmente il darwinismo sociale di Haeckel. Probabilmente, l’“ecologista” darwinista sociale e razzista attualmente più noto in Germania è Herbert Gruhl (morto nel 1993 – NdT) (102), un ex parlamentare democratico cristiano il cui bestseller del 1975, “Un pianeta saccheggiato: l’equilibrio del terrore della nostra politica”, offre un’interpretazione esplicitamente darwinista sociale dell’ ecologia. (103)

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Verso la fine degli anni Settanta e all’’inizio degli anni Ottanta, Gruhl ha partecipato alla formazione dei Verdi tedeschi con un nuovo gruppo politico che aveva fondato: “Futuro di Azione Verde” (GAZ). Secondo Charlene Spretnak e Fritjof Capra, e’ stato Gruhl a coniare lo slogan “non siamo ne’ di destra ne’ di sinistra, siamo davanti“. (104) All’inizio degli anni Ottanta, i membri dell’ultra-destra, compreso il GAZ di Gruhl, si contesero la direzione del partito verde con correnti di sinistra e di centro; alla fine, il controllo fu preso dal centro-sinistra.

Nelle fasi fondanti dei Verdi, fu grazie alle tendenze di sinistra“, scrive Ditfurth, “che l’ultra-destra e i neofascisti non riuscirono a porsi alla guida delle politiche ecologiste, come all’epoca minacciavano di fare“. (105) Gruhl, che faceva parte della fazione perdente, ne concluse che i Verdi avessero rinunciato alla loro “preoccupazione per l’ecologia, a favore di un’ideologia progressista di sinistra”, ed usci’ dal partito. Fuori dai Verdi, continuò però la lotta per la sua concezione di ecologia. Con il suo collega di ultra-destra Baldur Springmann, nel 1982 fondò’ il “Partito Democratico Ecologista” (ODP) e scrisse la maggior parte della sua letteratura programmatica, orientando l’ecologia verso il fascismo e dotando razzismo e controllo della popolazione di una legittimazione “ecologista”. Nel 1989, quando un congresso del partito ODP osò approvare una risoluzione con cui prendeva formalmente le distanze dal partito NPD e dai Republikaner, questa “vittoria della sinistra” fu troppo per Gruhl, che abbandonò il partito, per formare ancora un altro gruppo.

Dalla meta’ degli anni Ottanta, Gruhl e’ stato spesso ospitato come conferenziere in vari eventi neo-nazisti e di negazione dell’Olocausto, mentre continua a pubblicare libri sull'”ecologia”. L’”ecologia” darwinista sociale di Gruhl riduce gli esseri umani alle loro caratteristiche biologiche ed applica alla società le ‘leggi della natura’: “Tutte le leggi valide per la natura vivente si applicano generalmente anche alle persone, perche’ la gente stessa fa parte della natura vivente “, sostiene. (107).  Queste “leggi naturali” prevedono che la gente dovrebbe accettare l’attuale ordinamento sociale così com’è. Il dominio, la gerarchia e lo sfruttamento dovrebbero essere accettati, perchè “il cigno è bianco, senza che alcuno debba sbiancarlo artificialmente. Il corvo è nero, e ogni cosa si pone spontaneamente nella propria collocazione naturale. Ciò è bene. Tutti i desideri di giustizia organizzata nutriti dalle persone… sono semplicemente disperati.” (108)

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Le persone dovrebbero adattarsi alle circostanze attuali, anzichè tentare inutilmente di cambiarle, dal momento che “ogni forma di vita si adegua a ciò che non può cambiare.” (109) Se la società fosse instaurata secondo natura, sostiene Gruhl, le culture istituirebbero delle prescrizioni contro coloro che deviano dalle loro norme attuali, dato che “nei territori di caccia selvaggi, quando un animale infrange la legge non scritta del branco e intraprende un proprio percorso, generalmente paga con la vita per questa indipendenza.” (110)

Inoltre, le culture dovrebbero essere mantenute separate una dall’altra: “Quando molte culture sono compresenti nella stessa zona, il risultato sarà che vivranno una a fianco dell’altra, in conflitto reciproco, oppure… raggiungeranno l’entropia, trasformandosi in una mistura il cui valore diminuira’ ad ogni miscuglio, fino a che non avrà più alcun valore “. Anche la ragione per la separazione culturale si basa sulla “legge naturale “: “Una specifica legge dell’entropia è particolarmente nota in ecologia e questa legge è valida anche per le culture umane.” (111) Negli anni a venire, secondo Gruhl, in tutto il mondo le culture si contenderanno le fonti di sostentamento necessarie per sopravvivere, in una lotta sociale darwinista per l’esistenza.

“Non c’e’ dubbio che le guerre del futuro saranno combattute per il possesso delle fondamenta basilari della vita – vale a dire per le fonti alimentari e per i sempre più preziosi frutti della terra. In questo scenario, le guerre del prossimo futuro supereranno in ferocia tutte le guerre precedenti.” (112) Le popolazioni con le maggiori probabilità di sopravvivere saranno quelle meglio armate e che meglio conserveranno le proprie risorse; quelle che “riusciranno a portare al più alto livello la loro preparazione militare, mantenendo contemporaneamente basso il loro tenore di vita, avranno un vantaggio enorme.” (113) Per questa battaglia, i tedeschi devono non solo armarsi, ma preservare il loro ambiente

Per questa battaglia, i tedeschi devono non solo armarsi, ma preservare il loro ambiente conservando basso il numero degli abitanti: “le violazioni dell’equilibrio ecologico e la distruzione degli spazi vitali naturali [“Lebensäume”] sono direttamente collegate con la densità demografica.” La ““sovrappopolazione ” nel terzo mondo, comunque, avrebbe prodotto degli “eserciti di persone in cerca di lavoro”, che starebbero entrando in Germania con “ una capacita’ distruttiva ” paragonabile “ ad una bomba nucleare “, scrive Gruhl. Questa “marea di umanità” costituirebbe una grave minaccia primaria, che in Europa causerà il “crollo dell’ordine”. Gli immigranti dal terzo mondo starebbero quindi minacciando la cultura europea stessa, che “perirà non a causa della degenerazione della sua gente, come avvenuto a grandi civiltà precedenti, ma a causa di leggi fisiche: una massa umana costantemente crescente su una superficie di terra che rimane costante.” (115).

Di conseguenza, non c’è spazio per immigranti nella Repubblica Federale: “A causa della sua alta densità demografica, la Repubblica Federale di Germania, uno dei paesi più densamente popolati della terra, non può essere un paese di destinazione per gli emigranti. Rifiutiamo quindi di accettare illimitatamente stranieri.” (116) Di conseguenza, Gruhl chiede “un blocco dell’immigrazione per motivi ecologici.” (117) “Le leggi della natura”, secondo Gruhl, “offrono una soluzione per l’immigrazione dal terzo mondo, specialmente la ‘legge’ secondo cui “l’unica valuta accettabile con cui possono essere pagate le violazioni della legge naturale e’ la morte. La morte pareggia i conti; riduce tutta la vita che ha invaso questo pianeta, cosicche’ il pianeta possa ancora una volta restare in equilibrio.” (118). Fortunatamente – dal suo punto di vista – le popolazioni del terzo mondo accetteranno questa soluzione mortale, perché le loro vite “si basano su un aspettativa di vita completamente differente dalla nostra: accettano come destino la loro morte e quella dei loro bambini.” (119).

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Non c’e’ bisogno di dire che Gruhl non ritiene che la democrazia sia lo strumento più efficace per risolvere questi problemi. Dopo tutto, questa situazione “assumerà le proporzioni di un’emergenza negli anni a venire, e i tentativi che verranno fatti per prevalere causeranno uno stato di emergenza permanente.” (120).  In un’intervista con i redattori di “Junge Freiheit” (“Libertà giovane”), la pubblicazione di punta dei Nazional-rivoluzionari, è stato chiesto a Gruhl se i problemi di protezione dell’ambiente e della vita possano essere risolti in una democrazia. “Probabilmente no”, ha risposto, “perché le democrazie seguono lo Zeitgeist e attualmente in tutti i paesi del mondo lo Zeitgeist è alzare ulteriormente il tenore di vita. I partiti che mettono in guardia rispetto a questo problema e promuovono la rinuncia al consumo sembrano avere poche probabilità di successo.”

Gruhl, invece, richiede “uno Stato forte”, forte sia internazionalmente che nazionalmente – se possibile, anche uno Stato “con poteri dittatoriali.” (121). Nell’autunno del 1991, il Ministro dell’Ambiente della Bassa Sassonia sconcertò molti osservatori assegnando ad Herbert Gruhl un onorificenza statale altamente prestigiosa. “Con il suo best-seller internazionale ‘Un pianeta saccheggiato” – ha dichiarato il Ministro Monika Greifahn – Gruhl avrebbe “posto le idee della protezione dell’ambiente e della cura al centro della consapevolezza politica del pubblico.” (122).

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Un ecologia sociale della liberta’

 

Una combinazione di nazionalismo, autoritarismo e desiderio di guide carismatiche che viene legittimata da un “ecologia” mistica e biologista e’ potenzialmente una catastrofe sociale. Cosi’ come il movimento volkisch venne alla fine assorbito dal movimento nazista, allo stesso modo i nuovi movimenti sociali attratti da questi concetti devono essere consapecoli del loro potenziale per la catastrofe politica e sociale qualora vengano incanalati in una direzione politicamente pericolosa derivata dal misticismo. Un amore per il mondo naturale e l’alienazione dalla società moderna di per sè sono idee innocenti e legittime, e non fu affatto a causa di una necessità storica che vennero trasformate in una giustificazione per lo sterminio di massa. Tantomeno l'”ecologia” si limita a un’interpretazione in chiave di giungla razziale da darwinismo sociale, o politicizzata secondo direzioni tribali, regionali e nazionaliste. L'”ecologia” non e’ neppure un concetto mistico inerentemente antirazionale. Per finire, la crisi ecologica difficilmente può essere negata: è di per sé molto reale e sta rapidamente peggiorando. In realtà, la politicizzazione dell’ecologia non è solo desiderabile, quanto necessaria.

Nonostante questo articolo sia focalizzato sulla destra “ecologista” nella Repubblica Federale, il fascismo “ecologista” non e’ diffuso soltanto in questo paese. In Inghilterra, una corrente del National Front ha come slogan: “La preservazione razziale e’ Verde!” Negli Stati Uniti, il noto razzista Tom Metzger (http://www.resist.com) sostiene:

Ho notato che e’ aumentato il numero di giovani nel movimento razziale bianco che si interessa anche di ecologia, protezione degli animali e cose del genere, e mi sembra che man mano che diveniamo consapevoli della nostra condizione precaria, essendo gli uomini e le donne bianchi soltanto il dieci per cento della popolazione mondiale, cominciamo a simpatizzare, abbiamo maggior empatia, per i lupi ed altri animali.” (123)

La sua collega Monique Wolfing concorda: “Beh, certo. Si trovano nella nostra medesima posizione. Perche’ dovremmo desiderare qualcosa creato da noi stessi e contemporaneamente vedere distrutta la natura? Lavoriamo fianco a fianco con la natura e, mentre cerchiamo di salvare la nostra razza, dovremmo salvare la natura“. (124)

Il noto “ecologista profondo” statunitense Bill Devall, che non e’ certamente un fascista, ha inserito tra le sue opinioni degli argomenti contro l’immigrazione. Apparentemente sollevato dal fatto che “in Europa occidentale ed in Nord America la popolazione sta cominciando a stabilizzarsi“, ha notato che esiste però un pericolo: “l’immigrazione.” Devall critica coloro che vorrebbero “giustificare un’immigrazione su vasta scala dall’America latina e dall’Africa verso l’Europa occidentale e l’America settentrionale come colpevoli di un “umanismo mal riposto“. (125)

man is but a worm

Ciò che chiaramente e’ cruciale e’ la maniera in cui vengono concepite le politiche ecologiste. Se lo slogan dei Verdi “noi non siamo ne’ di destra ne’ di sinistra, siamo davanti” ha mai avuto un senso, l’emergere di una “destra ecologista” rende definitivamente obsoleto questo slogan. La necessità di una sinistra ecologista e’ urgente, specialmente di una che sia saldamente fondata su di una chiara serie di opinioni anticapitaliste, democratiche e antigerarchiche. Deve essere radicata nell’internazionalismo della sinistra e nella critica genuinamente egalitaria dell’oppressione sociale che fu parte dell’Illuminismo, in particolare della sua discendenza di rivoluzionari libertari. Ma una politica ecologicamente orientata deve affrontare anche i fenomeni biologici, dal momento che la loro interpretazione può essere sfruttata per finalità inquietanti.

Quando “rispetto della natura” arriva a significare “reverenza“, può trasformare le politiche ecologiste in una religione che gli “Adolf verdi” possono efficacemente usare per scopi autoritari. Quando, a sua volta, la “Natura” diviene una metafora che legittima la “morale genetica”, le glorie della “purezza razziale“, l'”amore per l’Heimat”,  “donne uguale natura“, o la “consapevolezza pleistocenetica” della sociobiologia, sono gettate le basi per la reazione. Il fascismo “ecologista” e’ un tentativo, cinico ma potenzialmente efficace politicamente, di collegare misticamente, attraverso un frasario ecologista, una sincera preoccupazione per i problemi ambientali attuali, gli elementi veramente migliori dell’Illuminismo, alle paure di antica memoria del “diverso” o del “nuovo”. Le mistificazioni autoritarie non sono un destino inevitabile del movimento ambientalista contemporaneo, come dimostra l’ecologia sociale. Ma potrebbero diventare il suo destino, se faranno strada gli eco-mistici, gli eco-primitivisti, i misantropi e gli antirazionalisti.

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NOTE

98. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen’ und RassistInnen gegen EG und Kolonialismus? Anmerkungen zur ODP und anderen ‘BundnispartnerInnen’ in der Kampagne ’92”, “OkoLinX: Zeitschrift der okologischen Linken 6“ (luglio-agosto.-settembre 1992), pp. 11 e 19

99. Daniel Gasman, “The Scientific Origins of National Socialism: Social Darwinism in Ernst Haeckel and the German Monist League” (New York: American Elsevier; London: Macdonald & Co., 1971), pp. xxii-xxiii.

100. Adolf Hitler, “Mein Kampf“, trad. Ralph Mannheim (Boston: Houghton Mifflin, 1943), pp. 288, 400.

101. Gasman, “Scientific Origins”, p. xxiii.

102. Per una critica di Gruhl, vedi: Anti-EG-Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen’“; Antifa-Gruppe Freiburg und Volksfront gegen Reaktion, “Faschismus und Krieg“, eds., “Beitrag zur Kritik des Ökologismus“ e “Beitrag zur Ideologie und Programmatik der ÖDP“ (Cologne: GNN-Verlag, 1989); e Ditfurth, “Feuer“, pp. 151-69.

103. Herbert Gruhl, “Ein Planet wird geplündert “(ristampa Frankfurt/Main, 1987; originale, 1975).

104. Charlene Spretnak e Fritjof Capra, “Green Politics” (New York: E. P. Dutton, 1984), p. 15.

105. Ditfurth, “Feuer“, p. 152.

106. Vedi, ad es.i quotidiani del 7 novembre 1991.

107. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 30.

108. Herbert Gruhl, “Das irdische Gleichgewicht“ (Munich, 1985), p. 127; Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p . 27; e Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen‘”, p. 10.

109. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 35.

110. Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 68.

111. Citato in Ditfurth, “Feuer”, p. 159.

112. Gruhl, “Ein Planet“, p. 322f.

113. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 114f.

114. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen‘” p. 11.

115. Herbert Gruhl, “Die Menschheit ist am Ende”, Der Spiegel 13 (1992), pp. 57-58.

116. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen,'” p. 11.

117. Citato in Anti-EG Gruppe Koln, “Mit ‘LebensschützerInnen,'” p. 10.

118. Gruhl, “Ein Planet“, p. 110.

119. Herbert Gruhl, “Himmelfahrt ins Nichts“ (Munich: Verlag Langen Müller, 1992), p. 242. Vedi la critica di Thomas Ebermann, “Massakriert den Armen!” Konkret (giugno 1991), pp. 36-37

120. Citato in Antifa-Gruppe Freiburg, “Beitrag“, p. 113.

121. Citato in Reimar Paul, “EK III in Grün-Braun”, Konkret [Hamburg] (dicembre 1991), pp. 35-36.

122. Citato in Paul, “EK III”, pp. 35-36.

123. Tom Metzger, citato in Elinor Langer, “The American Neo-Nazi Movement Today”, Nation (16-23 luglio 1990), pp. 82-107 at. 86.

124. Citato in Langer, “American Neo-Nazi Movement”, p. 86.

125. Bill Devall, “Simple in Means, Rich in Ends: Practicing Deep Ecology” (Layton, UT: Gibbs Smith, 1988), p. 189.

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