Peter Staudenmeier, Ecologia fascista – 4. Conclusioni: dall'”ordine naturale” alla barbarie

ECOLOGIA FASCISTA:

“L’ALA VERDE” DEL PARTITO NAZISTA

E I SUOI ANTECEDENTI STORICI

 

di Peter Staudenmeier

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione: http://www.veneto.antrocom.org)

Ecologia fascista, Parte 1: -1- Le radici della mistica di Sangue e Suolo

Ecologia fascista Parte 2: -2- Dal-movimento-Wandervogel-alla-Repubblica-di-Weimar/

Ecologia fascista Parte 3: -3-la-politica-ecologica-nazista/

tod 1Adolf Hitler mit Fritz Todt

Dall’”ordine naturale” alla barbarie

 

5. L’applicazione del programma ecofascista

 

Si fa rilevare di frequente che i momenti agrario e romantico nell’ideologia e nella politica nazista erano in costante tensione, se non in pura e semplice contraddizione, con la spinta tecnocratico-industrialista della rapida modernizzazione del Terzo Reich. Quello che non si nota spesso è che anche queste tendenze modernizzatrici avevano una significativa componente ecologica. I due uomini principalmente responsabili dell’appoggio all’impegno ambientalista in piena industrializzazione intensiva furono il Reichminister Fritz Todt e il suo aiuto, il pianificatore e ingegnere ad alto livello Alwin Seifert.

Todt era “uno dei nazisti più influenti” (45), direttamente responsabile delle questioni di politica industriale e tecnologica. Alla sua morte, nel 1942, egli era a capo di tre ministeri a livello di gabinetto oltre all’enorme e quasi ufficiale Organizzazione Todt, e aveva “riunito nelle sue mani i più importanti compiti tecnici del Reich” (46). Secondo il suo successore, Albert Speer, Todt “amava la natura” ed “ebbe ripetutamente gravi liti con Bormann, protestando contro la spoliazione del paesaggio che questi faceva intorno a Obersalzberg” (47). Un’altra fonte semplicemente lo chiama “un ecologista” (48). Questa reputazione è basata soprattutto sugli sforzi di Todt per rendere la costruzione delle autostrade – una delle maggiori imprese di costruzione intraprese in questo secolo – il più possibile ambientalmente sensibile.

Il grande storico dell’ingegneria tedesca Karl-Heinz Ludwig descrive questo impegno cosi:

Todt richiedeva che l’intero lavoro  tecnologico fosse in armonia con la natura e il paesaggio, soddisfacendo perciò sia i moderni principi d’ingegneria sia i principi “organologici” della sua epoca insieme alle loro radici nell’ideologia völkish”(49).

Gli aspetti ecologici di questo approccio alla costruzione andavano ben al di là dell’enfasi sull’armonioso adattamento al paesaggio circostante per ragioni estetiche; Todt stabili anche rigidi criteri per il rispetto degli acquitrini, delle foreste e delle aree ecologicamente sensibili. Ma proprio come Arndt, Riehl e Darré, queste preoccupazioni ambientaliste erano legate inseparabilmente a una visione nazionalista-volkisch. Todt stesso espresse questo rapporto in modo succinto:

La realizzazione di semplici propositi di trasporto non è lo scopo finale della costruzione dell’autostrada tedesca. L’autostrada tedesca deve essere l’espressione del paesaggio circostante e l’espressione dell’essenza germanica” (50).

 

curva 478

Il principale consigliere e collaboratore sulle questioni ambientali era il suo luogotenente Alwin Seifert, che Todt una volta si dice chiamò “un ecologista fanatico” (51). Seifert aveva il titolo ufficiale di Difensore del Paesaggio del Reich, ma il suo soprannome dentro il partito era Signor Madre Terra. L’appellativo era meritato; Seifert sognava di una “totale conversione dalla tecnologia alla natura” (52) e spesso diventava lirico sulle meraviglie della natura tedesca e la tragedia dell’incuria umana. Fin dal 1934 scrisse a Hess richiedendo attenzione per la questione dell’acqua e invocando “metodi di lavoro che siano più in armonia con la natura” (53).

Alwin Seifert4Nell’espletare i suoi doveri ufficiali Seifert sottolineava l’importanza delle aree incolte e si opponeva strenuamente alla monocultura, al drenaggio degli acquitrini e all’agricoltura con i fertilizzanti chimici. Criticava Darré come troppo moderato e “auspicava una rivoluzione agricola verso un metodo più contadino, naturale, semplice, indipendente dal capitale” (54).Con la politica tecnologica del Terzo Reich affidata a figure come queste, anche la massiccia industrializzazione nazista acquistò una sfumatura distintamente verde. La preminenza della natura nel background filosofico del partito servì ad assicurare che le iniziative più radicali trovassero spesso un orecchio amico negli uffici più alti dello stato nazista. A metà degli anni Trenta Todt e Seifert spinsero vigorosamente per una Legge del Reich per la Protezione della Madre Terra onnicomprensiva “allo scopo di arginare la continua perdita di questa insostituibile base di tutta la vita” (55). Seifert riferisce che tutti i ministeri erano pronti a cooperare tranne uno; solo il ministro dell’economia si oppose al progetto di legge a causa del suo impatto sulle miniere.

 

Ma anche i semi fallimenti come questi sarebbero stati impensabili senza l’appoggio del Cancelliere del Reich Rudolf Hess, che forni all’ala “verde” dell’NSDAP un ancoraggio sicuro proprio in cima alla gerarchia del partito. Sarebbe difficile sopravvalutare il potere e la centralità di Hess nella complessa macchina governativa del regime nazista. Egli si unì al partito nel 1929 come tessera n. 16 e per due decenni fu il fedele vice personale di Hitler. E’ stato descritto come “il confidente più vicino a Hitler” (56) e lo stesso Fuhrer si riferiva a Hess come al suo “più intimo consigliere” (57). Hess non era solo il più alto leader del partito e secondo in linea di successione (dopo Goring) a Hitler; oltre a ciò, tutta la legislazione e ogni decreto doveva passare per il suo ufficio prima di diventare legge. Inveterato amante della natura e devoto Steineriano, Hess insisteva su una dieta strettamente biodinamica – neppure i rigorosi standard vegetariani di Hitler erano abbastanza per lui – e accettava solo medicine omeopatiche. Fu Hess che presentò Darré a Hitler, assicurando cosi all’ala “verde” la sua prima base di potere. Era un fautore anche più tenace di Darré dell’agricoltura biologica e spinse quest’ultimo a intraprendere passi più che dimostrativi in appoggio al lebensgesetzliche Landbauweise (58). Il suo ufficio era anche direttamente responsabile per la pianificazione dell’uso della terra nel Reich, impiegando un certo numero di specialisti che condividevano l’approccio ecologico di Seifert (59).

RAB4yr3Con l’appoggio entusiasta di Hess, l’ala “verde” fu in grado di ottenere i suoi più notevoli successi. Fin dal marzo 1933 venne approvata una vasta serie di leggi ambientaliste applicate a livello nazionale, regionale e locale. Queste misure, che includevano programmi di riforestazione, progetti di legge per la protezione di specie animali e vegetali e decreti conservazionisti che bloccavano lo sviluppo industriale, senza dubbio “si classificavano tra le più progressiste del mondo a quel tempo” (60). Ordinanze di pianificazione vennero progettate per la protezione dell’habitat selvatico e allo stesso tempo richiedevano rispetto per la sacra foresta tedesca. Lo stato nazista creò anche la prima riserva naturale d’Europa.

Insieme agli sforzi di Darré per la ri-agrarizzazione e l’appoggio all’agricoltura biologica, e ai tentativi di Todt e Seifert di istituzionalizzare una programmazione dell’uso della terra e della politica industriale sensibile all’ambiente , il maggior risultato degli ecologisti nazisti fu il Reichnaturschutzgesetz del 1935. Questa “legge di protezione della natura” completamente senza precedenti stabiliva le linee guida per la salvaguardia della flora, la fauna e i “monumenti naturali” in tutto il Reich; restringeva anche l’accesso commerciale ai rimanenti tratti di terre incolte. Inoltre, l’ordinanza completa

richiedeva a tutti i funzionari nazionali, statali e locali di consultarsi con le autorità Naturschutz in tempo prima di intraprendere qualsiasi misura che producesse alterazioni fondamentali nella campagna” (61).

 

Anche se l’efficacia della legislazione era discutibile, gli ambientalisti tedeschi tradizionali furono sopraffatti dalla gioia alla sua approvazione. Walter Schoenichen la dichiarò “la definitiva soddisfazione del desiderio ardente völkisch-romantico” (62) e Hans Klose, il successore di Schoenichen come capo dell’Agenzia del Reich per la Protezione della Natura, descrisse la politica ambientalista nazista come “il punto più alto della protezione della natura” in Germania. Forse il più grande successo di queste misure fu di facilitare il “riallineamento del Naturschutz tedesco” e l’integrazione della corrente principale ambientalista nell’impresa nazista (63).

mythos reichsautobahn

Anche se i risultati dell’ala “verde” furono sorprendenti, tuttavia non dovrebbero essere esagerati. Le iniziative ecologiche erano poco universalmente popolari dentro il partito. Goebbels, Bormann e Heydrich, per esempio, vi si opposero implacabilmente e consideravano Darré, Hess e il loro seguaci sognatori inaffidabili, eccentrici o semplicemente rischi per la sicurezza. Quest’ultimo sospetto sembrò essere confermato dalla famosa fuga di Hess in Inghilterra nel 1941; dopo quel momento, la tendenza ambientalista fu per la maggior parte soppressa. Todt restò ucciso in un incidente aereo nel febbraio 1942 e poco dopo Darré fu spogliato di tutti i suoi incarichi. Nei tre anni finali della conflagrazione nazista l’ala “verde” non giocò alcun ruolo attivo. Il loro lavoro, comunque, ha da allora lasciato una macchia indelebile.

6. L’ecologia fascista in contesto

 

Per rendere questa deprimente e sconfortante analisi più appetibile, vi è la tentazione di tirare proprio la conclusione sbagliata – cioè, che anche la politica più ripugnante talvolta produce risultati lodevoli. Ma la vera lezione è proprio l’opposto: anche la più meritevole delle cause può essere pervertita e strumentalizzata al servizio della barbarie criminale. Questa ala “verde” della NSDAP non era un gruppo di innocenti, idealisti confusi e manipolati o riformatori dall’interno; erano coscienti promotori ed esecutori di un vile programma dedicato alla violenza razzista inumana, alla repressione politica di massa e al dominio militare mondiale. Il loro coinvolgimento ecologico, lungi dal compensare questi impegni fondamentali, li approfondivano e li radicalizzavano. Alla fine, la loro configurazione di politica ambientalista fu direttamente e sostanzialmente responsabile dell’omicidio organizzato di massa.

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Nessun aspetto del progetto nazista può essere capito in modo appropriato senza esaminare le sue implicazioni nell’olocausto. Anche qui gli argomenti ecologici giocarono un ruolo malefico cruciale. Non solo l’ala “verde” mise a nuovo il sanguigno antisemitismo dell’ecologia reazionaria tradizionale, ma catalizzò un nuovo scoppio di luride fantasie razziste di inviolabilità organica e vendetta politica. La confluenza del dogma anti-umanista con la feticizzazione della “purezza” naturale forni non semplicemente una ragione ma un incentivo al crimine più terribile del Terzo Reich. Il suo fascino insidioso liberò energie assassine prima rinchiuse. Infine, la sostituzione di qualsiasi analisi sociale della distruzione ambientale a favore di un’ecologia mistica servì da componente integrale nella preparazione della soluzione finale:

«Spiegare la distruzione della campagna e il danno ambientale, senza mettere in dubbio il legame del popolo tedesco con la natura, si può fare solo non analizzando il danno ambientale in un contesto sociale e rifiutandosi di capirlo come espressione di interessi sociali in conflitto. Se questo fosse stato fatto, avrebbe portato alla critica del nazismo stesso dato che non era immune da tali forze. Una soluzione era associare tali problemi ambientali alla distruttiva influenza di altre razze. Il nazismo poteva allora essere visto come sforzo per eliminare altre razze, per permettere alla comprensione e al sentimento per la natura innati del popolo tedesco di affermarsi, assicurando così una vita armoniosa vicina alla natura per il futuro» (64).

 

Questa è la vera eredità dell’ecofascismo al potere: “genocidio divenuto necessità sotto il mantello della protezione ambientale” (65).

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 ***

L’esperienza dell’ala “verde” del fascismo tedesco è un’ammonizione che ci deve far riflettere e che ci ricorda la volatilità politica dell’ecologia. Non indica certamente una qualsiasi inevitabile connessione tra temi ecologici e politica di estrema destra; oltre alla tradizione reazionaria che abbiamo esaminato qui, esiste sempre un’eredità egualmente vitale di ecologia libertaria di sinistra, in Germania come altrove (66). Ma certi schemi possono essere distinti:

Mentre le preoccupazioni per i problemi posti dalla crescente padronanza da parte dell’umanità della natura sono state condivise da un numero sempre maggiore di gruppi di persone abbraccianti una pletora di ideologie, la risposta più coerente “pro-ordine naturale” trovò corpo politico nella destra radicale” (67).

 

Haltern-Nazis1935

Questo è il filo comune che unisce manifestazioni di ambientalismo semplicemente conservatrici o anche supposte apolitiche con la varietà dichiaratamente fascista.

La storia, di sicuro, smentisce la vacua pretesa che “quelli che vogliono riformare la società secondo natura non sono di destra né di sinistra, ma dalla mente ecologica” (68). I temi ambientalisti possono essere mobilitati sia da destra che da sinistra, in effetti essi richiedono un esplicito contesto sociale se devono avere una qualche valenza politica. L’“Ecologia” da sola non prescrive una politica, deve essere interpretata, mediata attraverso qualche teoria della società allo scopo di acquistare significato politico. Non riuscire a badare a questa interrelazione mediata tra il sociale e l’ecologico è il segno dell’ecologia reazionaria.

Come si è detto, questo fallimento più comunemente prende la forma di un richiamo a “riformare la società secondo natura”, cioè, formulare qualche versione dell’ordine “naturale” o “legge naturale” e sottoporre i bisogni e le azioni umane ad essa. Di conseguenza, i processi sociali che vi soggiacciono e le strutture che costituiscono e formano le relazioni della gente con l’ambiente restano prive di esame. Tale ignoranza ostinata, a sua volta, oscura i modi in cui tutte le concezioni della natura sono esse stesse prodotte socialmente e lascia le strutture di potere indiscusse, mentre contemporaneamente fornisce loro uno status apparentemente “ordinato per natura”. Cosi la sostituzione dell’eco-misticismo alla lucida ricerca socio-ecologica ha ripercussioni politiche catastrofiche, mentre la complessità della dialettica società-natura collassa in una Unicità purificata. Un “ordine naturale” caricato ideologicamente non lascia spazio al compromesso; le sue pretese sono assolute.

 

Per tutte queste ragioni, lo slogan avanzato da molti verdi contemporanei “Non siamo né di destra né di sinistra, ma di fronte“, è storicamente ingenuo e politicamente fatale. Il necessario progetto di creare una politica ecologicamente emancipatoria richiede un’acuta coscienza e una comprensione dell’eredità dell’ecofascismo classico e la sua continuità concettuale con l’attuale discorso ambientalista. Un orientamento “ecologico” da solo, al di fuori di una struttura critica sociale, è pericolosamente instabile. La storia dell’ecologia fascista mostra che nelle giuste condizioni un tale orientamento può velocemente portare alla barbarie.    

hitler & dog

FINE

NOTE

45. Franz Neumann, Behemoth. The Structure and Practice of National Socialism 1933-1944, New York, 1944, p. 378.

46. Albert Speer, Inside the Third Reich, New York, 1970, p. 263.

47. ibid., p. 261.

48. Bramwell, Ecology in the 20th Century, p. 197.

49. Karl-Heinz Ludwig, Technik und Ingenieure im Dritten Reich, Dusseldorf, 1974, p. 337.

50. Citato in Rolf Peter Sieferle, Fortschrittsfeinde? Opposition gegen Technik und Industrie von der Romantik bis zur Gegenwart, Munchen, 1984, p. 220. Todt era un nazista convinto tanto quanto lo era Darré o Hess; sull’estensione (e miseria) della sua fedeltà alle politiche anti-Semitiche, vedi Alan Beyerchen, Scientists Under Hitler, New Haven, 1977, pagine 66-68 e 289.

51. Bramwell, Blood and Soil, p. 173.

52. Alwin Seifert, Im Zeitalter des Lebendigen, Dresden, 1941, p. 13. Il titolo del libro è grottescamente inadatto considerando la data di pubblicazione; significa ‘Nell’età del vivente’.

53. Alwin Seifert, Ein Leben fur die Landschaft, Dusseldorf, 1962, p. 100.

54. Bramwell, Ecology in the 20th Century, p. 198. Bramwell cita le carte di Darré come fonte della

citazione interna.

55. Seifert, Ein Leben fur die Landschaft, p. 90.

56. William Shirer, Berlin Diary, New York, 1941, p. 19. Shirer chiama Hess anche ‘protegé’ di Hitler (588) e ‘il solo uomo al mondo di cui lui si fidasse completamente’, e sostanzia pure il rango di Darré e Todt (590).

57. Citato in Manvell e Fraenkel, Hess, p. 80.In una ulteriore notevole conferma dell’alto rango della fazione ‘verde’, Hitler una volta dichiarò che Todt e Hess erano ‘I soli esseri umani tra tutti quelli che mi stanno intorno a cui sono veramente e intimamente affezionato’. (Hess, p. 132).

58. vedi Haushofer, Ideengeschichte der Agrarwirtschaft, p. 270, e Bramwell, Ecology in the 20th Century, p. 201.

59. ibid., pp. 197-200. La maggior parte del lavoro di Todt passava anche attraverso l’ufficio di Hess.

60. Raymond Dominick, “The Nazis and the Nature Conservationists”, The Historian vol. XLIX no. 4 (August 1987), p. 534.

61. ibid., p. 536.

62. Hermand, Grune Utopien in Deutschland, p. 114.

63. Dominick, “The Nazis and the Nature Conservationists”, p. 529.

64. Groning and Wolschke-Bulmahn, “Politics, planning and the protection of nature“, p. 137.

65. ibid., p. 138.

66. Linse’s Ökopax und Anarchie, tra gli altri, offre una dettagliata analisi della storia dell’eco-anarchismo in Germania.

67. Pois, National Socialism and the Religion of Nature, p. 27.

68. Bramwell, Ecology in the 20th Century, p. 48.

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