Peter Staudenmeier, Ecologia fascista – 3. La politica ecologica nazista: Walther Darré e la dottrina Blut und Boden (Sangue e suolo)

ECOLOGIA FASCISTA:

“L’ALA VERDE” DEL PARTITO NAZISTA

E I SUOI ANTECEDENTI STORICI

 

di Peter Staudenmeier

Published by: AK Press – The Anarchist Library

http://www.spunk.org/texts/places/germany/sp001630/ecofasc.html

(Traduzione: http://www.veneto.antrocom.org)

Ecologia fascista, Parte 1: -1- Le radici della mistica di Sangue e Suolo

Ecologia fascista Parte 2: -2- Dal-movimento-Wandervogel-alla-Repubblica-di-Weimar/

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(Dopo aver introdotto sinteticamente gli antecedenti storici dell’ecologia fascista, l’autore passa ad analizzare la politica ecologica del regime nazista, rappresentata in primo luogo dal Ministro dell’Agricoltura Richard Walther Darré e dalla sua ideologia di Sangue e Suolo (Blut und Boden), espressa in un suo libro del 1930, Neuadel aus Blut und Boden (La nuova nobiltà di Sangue e Suolo). La politica ecologica di Darré contribuì potentemente all’affermazione del regime nazista, e il suo Ministero fu il quarto fra i tanti ministeri per importanza economica e budget. Risulta perciò deviante e aberrante il tentativo revisionista, alimentato in particolare dai libri di Anna Bramwell, di separare l'”ala verde” del regime nazista dai suoi esiti funesti, e di presentarlo, così “ripulito” e “vergine”,  “né destra né sinistra”, come immacolato precursore dell’ambientalismo contemporaneo. Un’operazione che non a caso piace tanto all’estrema destra come ai movimenti confusionisti)

???????????????Ragazze berlinesi del BDM, 1939

3. La natura nell’ideologia nazionalsocialista

 

Le idee ecologiste reazionarie di cui abbiamo tracciato un profilo esercitarono un’influenza profonda e durevole su molte delle figure centrali della NSDAP. La cultura di Weimar, dopotutto, ne era letteralmente inondata, ma il nazismo diede loro un’inflessione particolare. La “religione della natura” nazionalsocialista, come l’ha descritta uno storico, era una mistura volatile di misticismo primitivo teutonico, ecologia pseudo-scientifica, anti-umanesimo irrazionalista e mitologia della salvezza razziale attraverso un ritorno alla terra. I suoi temi predominanti erano “l’ordine naturale”, l’olismo organicista e la denigrazione dell’umanità:

“In tutti i loro scritti, non solo quelli di Hitler, ma anche della maggior parte degli ideologi nazisti, si può distinguere un fondamentale disprezzo dell’umano di fronte alla natura e, come corollario logico, un attacco contro gli sforzi umani di dominare la natura” (25).

Citando un educatore nazista, la stessa fonte continua: “le visioni antropocentriche in generale dovevano essere respinte. Sarebbero valide solo “se si presumesse che la natura è stata creata per l’uomo. Noi respingiamo decisamente questo atteggiamento. Secondo la nostra concezione della natura, l’uomo è un legame nella catena vivente della natura solo come qualsiasi altro organismo” (26).

Tali argomenti sono moneta corrente in un modo che fa rabbrividire nel discorso ecologico contemporaneo: la chiave per l’armonia socio-ecologica è accertare “le leggi eterne dei processi di natura” (Hitler) e organizzare la società in corrispondenza ad essi. Al Fuhrer piaceva in modo particolare sottolineare la “impotenza dell’umanità di fronte alla legge eterna della natura” (27). Echeggiando Haeckel e i Monisti, “Mein Kampf” annuncia:

Quando il popolo tenta di ribellarsi contro la ferrea logica della natura, entra in conflitto con gli stessi principi a cui deve l’esistenza come esseri umani. Le loro azioni contro natura devono condurre alla loro caduta” (28).

 

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Le implicazioni autoritarie di questo punto di vista sull’umanità e la natura diventano anche più chiare nel contesto dell’enfasi nazista sull’olismo e l’organicismo. Nel 1934 il direttore dell’Agenzia per la Protezione della Natura del Reich, Walter Schoenichen, stabilì i seguenti obiettivi per i programmi di biologia:

Molto presto, il giovane deve sviluppare una comprensione dell’importanza civica “dell’organismo”, cioè il coordinamento di tutte le parti e degli organi per il beneficio dell’unico e superiore compito della vita” (29).

Questo (ora familiare) adattamento non mediato di concetti biologici a fenomeni sociali serviva a giustificare non solo l’ordine sociale totalitario del Terzo Reich ma anche le politiche espansioniste del Lebensraum (il piano di conquista dello “spazio vitale” in Europa orientale da parte dei popoli tedeschi). Forniva anche il legame tra purezza ambientale e purezza razziale:

Due temi centrali della biologia vengono (secondo i nazisti) dalla prospettiva olistica: la protezione della natura e l’eugenetica. Se uno guarda la natura come a un tutto unificato, gli studenti automaticamente svilupperanno un senso per l’ecologia e la conservazione ambientale. Allo stesso tempo, l’idea di protezione della natura dirigerà l’attenzione alla razza umana moderna urbanizzata e “supercivilizzata”» (30).

n224 - Spatenwacht - 1930 

In molte varietà della visione del mondo nazionalsocialista temi ecologici furono legati al tradizionale romanticismo agrario e all’ostilità per la civiltà urbana, il tutto intorno all’idea del radicamento nella natura. Questa costellazione concettuale, specialmente la ricerca di una connessione perduta con la natura, fu più pronunciata che mai tra gli elementi neo-pagani della leadership nazista, soprattutto Heinrich Himmler, Alfred Rosenberg e Walther Darré. Rosenberg scrisse nel suo colossale “Il mito del XX secolo”:

Oggi vediamo il continuo flusso dalla campagna alla città, mortale per il Popolo (Volk). Le città si gonfiano sempre più, indebolendo il Popolo e distruggendo i fili che uniscono l’umanità alla natura; attraggono avventurieri e profittatori di ogni colore, favorendo perciò il caos razziale”(31).

 

Tali meditazioni, si deve sottolineare, non erano semplice retorica; riflettevano fermamente opinioni salde e, in realtà, pratiche proprio in cima alla gerarchia nazista che oggi sono associate convenzionalmente con l’atteggiamento ecologico. Hitler e Himmler erano entrambi rigidi vegetariani e amanti degli animali, attratti dal misticismo della natura e dalle cure omeopatiche e strenui oppositori della vivisezione e della crudeltà verso gli animali. Himmler fondò persino fattorie organiche sperimentali per coltivare erbe a scopo medicinale per le SS. E Hitler, a volte, poteva sembrare un vero utopista verde, quando discuteva autorevolmente e in dettaglio varie risorse energetiche rinnovabili (compreso l’uso ambientalisticamente appropriato dell’energia idroelettrica e la produzione di gas naturale dai fanghi) come alternative al carbone,  proclamando “l’acqua, i venti e le maree”  come  strada energetica del futuro (32).

P35

Anche in piena guerra, i leader nazisti mantennero il loro impegno verso gli ideali ecologici che erano, per loro, un elemento essenziale del ringiovanimento razziale. Nel dicembre 1942 Himmler emanò un decreto “Sul trattamento della terra nei Territori orientali” che si riferiva alle porzioni di Polonia recentemente annesse. Diceva in particolare:

Il contadino del nostro ceppo razziale si è sempre sforzato con cura di aumentare i poteri naturali del suolo, delle piante e degli animali e di conservare l’equilibrio della natura. Per lui, il rispetto della creazione divina è la misura di tutta la cultura. Se, perciò, i nuovi Lebensräume (spazi vitali) devono diventare una patria per i nostri coloni, la sistemazione pianificata del paesaggio per mantenerlo vicino alla natura è un pre-requisito fondamentale. E’ una della basi per fortificare il Volk tedesco” (33).

 

Questo brano ricapitola quasi tutti i luoghi comuni compresi dall’ideologia ecofascista classica: Lebensraum, Heimat, la mistica agraria, la salute del Volk, la vicinanza e il rispetto per la natura (esplicitamente costituito come lo standard su cui deve essere giudicata la società), la conservazione del precario equilibrio della natura e i poteri terreni del suolo e delle sue creature. Tali motivi non erano affatto idiosincrasie personali da parte di Hitler, Himmler o Rosenberg; persino Goring – che era, insieme a Goebbels, il membro del cerchio interno nazista più refrattario alle idee ecologiste – appariva a volte un ecologista impegnato (34). Queste simpatie non erano affatto ristrette agli strati superiori del partito. Uno studio sui registri dei membri di parecchie organizzazioni ufficiali Naturschutz (Protezione della natura) dell’epoca di Weimar rivelarono che nel 1939, un intero 60% di questi conservazionisti si erano uniti alla NSDAP (a paragone con circa il 10% degli adulti e il 25% degli insegnanti e degli avvocati) (35). Chiaramente le affinità tra ambientalismo e nazionalsocialismo erano profonde.

stichtagfebruardreizehn108_v-TeaserAufmacherBDM, Bund Deutscher Mädel

A livello di ideologia, quindi, i temi ecologisti giocarono un ruolo vitale nel fascismo tedesco. Sarebbe un grave errore, comunque, trattare questi elementi come semplice propaganda, abilmente portata avanti per mascherare il vero carattere del nazismo come mostro tecnocratico-industrialista. La storia definitiva dell’anti-urbanesimo e del romanticismo agrario lo proclama apertamente:

 

Nulla potrebbe essere più sbagliato che supporre che la maggior parte dei principali ideologi nazisti avessero cinicamente finto un romanticismo agrario e un’ostilità verso la cultura urbana, senza una convinzione intima e per semplici scopi elettorali e propagandistici, allo scopo di ingannare il pubblico […]. In realtà, la maggioranza dei principali ideologi nazisti erano senza dubbio più o meno propensi al romanticismo agrario e l’anti-urbanesimo e convinti della necessità di un relativo ritorno all’agricoltura” (36).

Comunque resta la questione: fino a che punto i nazisti effettivamente applicarono politiche ambientaliste durante i dodici anni del Terzo Reich? Vi sono forti prove che la tendenza “ecologica” nel partito, anche se oggi è largamente ignorata, ebbe considerevole successo per la maggior parte del regno del partito. Questa “ala verde” della NSDAP era rappresentata soprattutto da Walther Darré, Fritz Todt, Alwin Seifert e Rudolf Hess, le quattro figure che principalmente modellarono l’ecologia fascista nella pratica.

preservazione-razzialeRichard Walther Darré, meeting di Goslar, 13 dicembre 1937

4. Sangue e Suolo come dottrina ufficiale

“L’unità di sangue e suolo deve essere restaurata”, proclamava Richard Walther Darré nel 1930. Questa frase famigerata denotava una connessione quasi mistica tra “sangue” (la razza del Volk) e “suolo” (la terra e l’ambiente naturale) specifici ai popoli germanici e assente, per esempio, tra i celti e gli slavi. Per gli entusiasti del Blut und Boden (Sangue e Suolo), gli ebrei erano della gente particolarmente sradicata e vagabonda, incapace di qualsiasi vera relazione con la terra. Il sangue tedesco, in altre parole, dava vita a una pretesa esclusiva al sacro suolo tedesco. Mentre il termine “sangue e suolo” aveva circolato nei circolo völkisch almeno fin dall’epoca gugliemina, fu Darré che per primo lo divulgò come slogan e poi lo sacralizzò come principio guida del pensiero nazista. Riandando con il pensiero a Arndt e Riehl (v. pt.1), egli sognava una completa ruralizzazione della Germania e dell’Europa, radicata su un contadiname proprietario revitalizzato, allo scopo di assicurare salute razziale e sostenibilità ecologica.

Blut_und_Boden.svg

Darré era uno dei principali “teorici della razza” del partito e fu anche fondamentale nel galvanizzare l’appoggio contadino ai nazisti durante il periodo critico dei primi anni Trenta. Dal 1933 al 1942 egli tenne il posto di Leader dei Contadini del Reich e Ministro dell’Agricoltura. Questo non era un feudo minore; il ministero dell’agricoltura aveva il quarto budget in ordine di grandezza tra tutta la miriade di ministeri nazisti,  fin dentro il periodo  della guerra (38). Da questa posizione Darré fu in grado di prestare un appoggio vitale alle varie iniziative orientate ecologicamente. Giocò un ruolo essenziale nell’unificare le nebulose tendenze proto-ambientaliste nel nazionalsocialismo:

Fu Darré che diede ai mal definiti sentimenti anti-civiltà, antiliberali, anti modernisti e anti-urbani dell’élite nazista un fondamento nella mistica agraria. E sembra che Darré avesse un’influenza immensa sull’ideologia del nazionalsocialismo, come se fosse in grado di articolare in modo significativamente più chiaro di prima il sistema di valori di una società agraria contenuto nell’ideologia nazista e – soprattutto – legittimare questo modello agrario e dare alla politica nazista uno scopo che era chiaramente orientato verso una ri-agriarizzazione di grande portata” (39).

 

Questo scopo non era solo squisitamente consono con l’espansione imperialista in nome del Lebensraum (spazio vitale), era in effetti una delle sue prime giustificazioni, anzi motivazioni. In un linguaggio pieno delle metafore biologizzanti dell’organicismo, Darré dichiarava: “Il concetto di Sangue e Suolo ci dà il diritto morale di riprenderci tanta terra nell’Est quanta è necessaria per stabilire un’armonia tra il corpo del nostro Volk e lo spazio geopolitico” (40).

manif blut und boden

Oltre a fornire il camuffamento verde alla colonizzazione dell’Europa orientale, Darré lavorò all’istituzione di principi sensibili ecologicamente come vera base della politica agricola del Terzo Reich. Anche nelle sue fasi più produttivistiche, questi precetti restarono emblematici della dottrina nazista. Quando la “Battaglia per la Produzione” (uno schema per incentivare la produttività nel settore agricolo) fu proclamata al secondo Congresso dei Contadini del Reich nel 1934, proprio il primo punto del programma diceva “Tieni il suolo sano!”  Ma la più importante innovazione di Darré fu l’introduzione su larga scala di metodi di agricoltura biologica, significativamente etichettati “lebensgesetzliche Landbauweise,”  o “agricoltura secondo le leggi della vita”. Il termine mette ancora una volta in rilievo l’ideologia dell’ordine naturale che sta alla base di molto pensiero ecologico reazionario. La spinta per queste misure senza precedenti venne dall’antroposofia di Rudolf Steiner e le sue tecniche di coltivazione biodinamica.

 

La campagna per istituzionalizzare l’agricoltura biologica comprese decine di migliaia di piccole proprietà e di grandi possedimenti in tutta la Germania. Incontrò considerevole resistenza da parte di altri membri della gerarchia nazista, soprattutto Backe e Goring. Ma Darré, con l’aiuto di Hess e altri, fu in grado di sostenere questa politica fino alle sue dimissioni forzate nel 1942 (un evento che aveva poco a che fare con le sue inclinazioni ambientaliste). E questi sforzi in nessun modo rappresentarono semplicemente le predilezioni personali di Darré; come indica la storia convenzionale della Germania agricola, Hitler e Himmler “avevano assoluta simpatia per queste idee” (42).

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Ancora, fu soprattutto l’influenza di Darré nell’apparato nazista che fornì, in pratica, un livello di sostegno governativo a sistemi di coltivazione ecologicamente solidi e a una programmazione dell’uso della terra ineguagliati da nessuno stato né prima né dopo. Per queste ragioni Darré è stato talvolta considerato un precursore del movimento verde contemporaneo. La sua biografa, infatti, una volta fece riferimento a lui come a “padre dei verdi” (43). Il suo libro “Sangue e Suolo”, senza dubbio la miglior fonte singola su Darré in inglese o in tedesco, sminuisce in modo notevole gli elementi virulentemente fascisti del suo pensiero, ritraendolo invece come un radicale agrario fuorviato. Questo grave errore di giudizio indica la spinta potentemente disorientante di una “aura” ecologica. Gli scritti pubblicati da Darré,  che datano ai primi anni venti, da soli sono sufficienti per condannarlo come razzista rabbioso e ideologo sciovinista particolarmente prono a un antisemitismo odioso e volgare (parlava degli ebrei, in modo rivelatore, come di “erbacce”). La sua permanenza decennale come leale servitore e, soprattutto, architetto dello stato nazista dimostra la sua dedizione alla disgraziata causa hitleriana. Un autore afferma persino che fu Darré che convinse Hitler e Himmler della necessità di sterminare gli ebrei e gli slavi (44). Gli aspetti ecologici del suo pensiero non possono, a conti fatti, essere separati dall’intera cornice nazista. Ben lontano dall’incorporare le sfaccettature “redentrici” del nazionalsocialismo, Darré rappresenta lo spettro funesto dell’ecofascismo al potere.

3-4 (segue)

4 reichaustellung munchen

25. Robert Pois, National Socialism and the Religion of Nature, London, 1985, p. 40.

26. ibid., pp. 42-43. La citazione interna è presa da George Mosse, Nazi Culture, New York, 1965, p. 87.

27. Hitler, in Henry Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier 1941-1942, Stuttgart, 1963, p. 151.

28. Adolf Hitler, Mein Kampf, Munchen, 1935, p. 314.

29. Citato in Gert Groning e Joachim Wolschke-Bulmahn, “Politics, planning and the protection of nature: political abuse of early ecological ideas in Germany, 1933-1945″, Planning Perspectives 2 (1987), p. 129.

30. Anne Baumer, NS-Biologie, Stuttgart, 1990, p. 198.

31. Alfred Rosenberg, Der Mythus des 20. Jahrhunderts, Munchen, 1938, p. 550. Rosenberg fu, almeno nei primi anni, il principale ideologo del movimento nazista.

32. Picker, Hitlers Tischgespräche, pp. 139-140.

33.Citato in Heinz Haushofer, Ideengeschichte der Agrarwirtschaft und Agrarpolitik im deutschen

Sprachgebiet, Band II, Munchen, 1958, p. 266.

34. See Dominick, The Environmental Movement in Germany, p. 107.

35. ibid., p. 113.

36. Bergmann, Agrarromantik und Großstadtfeindschaft, p. 334. Ernst Nolte pone un’argomentazione simile in Three Faces of Fascism, New York, 1966, pp. 407-408. Vedi anche Norbert Frei, National Socialist Rule in Germany, Oxford, 1993, p. 56: “Il cambio di direzione verso il ‘suolo’ non era stata una tattica elettorale. Fu uno degli elementi ideologici basilari del nazionalsocialismo. . . “

37. R. Walther Darré, Um Blut und Boden: Reden und Aufsätze, Munchen, 1939, p. 28. La citazione è tratta da un discorso del 1930 intitolato ‘Sangue e suolo come fondamenti di vita della razza nordica’.

38. Bramwell, Ecology in the 20th Century, p. 203. Vedi anche Frei, National Socialist Rule in Germany, p. 57, che sottolinea come il controllo totale di Darré sulla politica agricola costituisse una posizione di dominio unica all’interno del sistema nazista.

39. Bergmann, Agrarromantik und Großstadtfeindschaft, p. 312.

40. ibid., p. 308.

41. Vedi Haushofer, Ideengeschichte der Agrarwirtschaft, pp. 269-271, e Bramwell, Ecology in the 20th  Century, pp. 200-206, per l’influenza formativa delle idee steineriane su Darré.

42. Haushofer, Ideengeschichte der Agrarwirtschaft, p. 271.

43. Anna Bramwell, “Darré. Was This Man ‘Father of the Greens’?” History Today, September 1984, vol.34, pp. 7-13. Questo ripugnante articolo fa parte di una lunga serie di distorsioni che hanno lo scopo di dipingere Darré come un eroe anti Hitler – uno sforzo tanto inutile quanto spregevole.

44. Roger Manvell e Heinrich Fraenkel, Hess: A Biography, London, 1971, p. 34.

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3 thoughts on “Peter Staudenmeier, Ecologia fascista – 3. La politica ecologica nazista: Walther Darré e la dottrina Blut und Boden (Sangue e suolo)

  1. Pingback: Peter Staudenmeier, Ecologia fascista – 4. Conclusioni: dall’”ordine naturale” alla barbarie | Deadwarhols

  2. Un opera fondamentale ! , dovrebbe far parte di ogni programma scolastico . Risolleverebbe le sorti di queste giovani generazioni ormai terribilmente debosciate e al limite della condizione subumana .

    • grazie dell’attenzione! indubbiamente è un’ottima ricostruzione, e non sarebbe male proporla in ambito scolastico o altro ambito educativo o, ad esempio, presidii del libro, conferenze etc., chissà

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