Sergio Sarri – Uomo e macchine

Lo sforzo è crudeltà, l’esistenza attraverso lo sforzo è crudeltà (Antonin Artaud)

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(Nel vano tentativo di rimettere ordine alla mia biblioteca, riscopro un vecchio catalogo della Galleria Vinciana di Milano, con testi del prof. Enrico Crispolti, dedicato al pittore e fumettista  Sergio Sarri, nome forse poco noto al grande pubblico, ma di grande interesse iconografico. Qui ho riprodotto alcuni suoi acrilici dal catalogo della Vinciana, che ci mostrano almeno in parte il suo stile degli anni Settanta, la sua indagine sui miti della Performance e dell’Efficienza, della Palestra e del Design: la Macchina progressivamente assorbe, interiorizza e regola le funzioni del Corpo, creando nuove ibridazioni mutanti. Lucidamente Sarri anticipa le tendenze performative e neo-ritualistiche che, a partire dagli anni ’80, diverranno esplicite anche in Italia. Il consumismo ancora “caldo”  e “ingenuo”, Pop, degli anni ‘60, si trasforma nell’efficientismo tecnocratico e freddo dei decenni dell’edonismo reaganiano prima, e del Virtuale poi).

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“Da diversi anni nella pittura di Sarri si definisce una delle più radicali mozioni di rovesciamento del vecchio ma glorioso mito della positività della macchina. Il mito che alimentò l’immaginazione futurista e poi l’iconologia purista. Non più arte meccanica come analogismo formale alla razionalità e purezza della macchina…Né tantomeno il precedente fideismo macchinistico futurista (fra Marinetti e Balla sopra tutti). Bensì una presenza iconografica della macchina, una sua citazione, in una certa ambiguità fra mito meccanico e costo umano e sociale dello stesso.” (Enrico Crispolti)

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“Per Sarri l’accento è posto infatti decisamente sul costo umano e psicologico del dominio meccanico, quasi in una sorta di emozione di ecologia umana…il discorso cioè verte sulle conseguenze psicologiche umane del condizionamento meccanico. In particolare, i dipinti più recenti di Sarri sono caratterizzati da una impaginazione rigorosa non solo entro schemi (schermi e pannelli) ortogonali, ma soprattutto secondo una totale piattezza o frontalità entro le quali il livellamento dei ruoli e valori fra uomo (immagine umana) e macchine è assoluto, nella loro netta e imprescindibile differenziazione iconografica…Ma la macchina in questo lucidissimo contesto prevale nettamente. All’uomo e alla donna non resta che un circoscritto e controllatissimo margine d’apparizione sullo schermo della macchina.

Il rapporto non è di guida della macchina da parte dell’uomo, bensì di una sorta di emarginata sopravvivenza del’uomo entro la macchina, essendo egli oggetto dell’attività della macchina, e non il contrario. Immagini critiche, ma non di ribellione, giacchè tendono ad una sorta di constatazione allucinata. L’uomo ridotto a dati, a fornitore di dati, non può insorgere che contro se medesimo, contro il proprio masochistico essersi affidato alla macchina. “ (E.C.)

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“La crudele metamorfosi di Sarri trasforma i venerati, invidiati, emulati eroi dell’Efficienza in maschere grottesche e repellenti. E non a caso dico maschere, dal momento che i primitivi usavano ritualmente per designare la notturna divinità malvagia, il Demone o Orco, “

“Questi demistificati eroi dell’Efficienza, sono appunto i protagonisti del nostro orizzonte quotidiano dominato dall’ossessione del consumismo e delle sue tecniche, verso la quale Sarri esprime la propria rivolta, densa di umori immaginativi, e non meramente contrappositivi e unilateralmente polemica” (E.C.)

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BIOGRAFIA

http://sergiosarri.com/HOME.html

Sergio Sarri è nato a Torino nel 1938. L’inizio della sua attività artistica risale ai primi anni sessanta, allorché durante un lungo periodo di viaggi europei e negli USA, mette a fuoco la sua ricerca tematica centrale, il rapporto uomo-macchina, che ha i suoi precedenti in Léger, nei precisionists nord americani e in Richard Lindner. Nel 1968 si dedica anche al cinema di ricerca sperimentale con i film dal titolo “Up-up and away”, “Le storie di Varazze”, “Le avventure di Nessuno” e “Vostock”, dove rinuncia in alcuni casi, provocatoriamente, al sonoro. Nel 1974 riceve una borsa di studio e soggiorno dal Museo d’Arte Moderna di Amsterdam e nel 1975-76 lavora alla Citè des Arts di Parigi. Con lo pseudonimo di SeSar, negli anni ’90 affianca alla pittura (da sempre per altro contaminata dal cinema e dai comics) una produzione specificamente fumettistica che viene pubblicata su diverse riviste internazionali. Dal 1979 vive e lavora a Milano e sul Lago Maggiore. Negli anni 1996/2002 ha compiuto lunghi viaggi negli USA, in America Latina, Africa del nord e India. Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private.

Nel giugno 2010 espone all’Università Bocconi di Milano in una personale dal titolo Sarri/SeSar. Tra pittura e comics, mostra che verrà presentata, arricchita, anche alla Galleria Art&Comix di Torino in Ottobre. A settembre aveva, precedentemente allestito una personale a Roma, alla Galleria Cà D’oro presentando il catalogo ragionato delle sue opere. Nell’estate del 2010 partecipa alla apertura della nuova Galleria Puntodue a Calice Ligure, dove esporrà anche nella mostra Futurismo e ’68, arte in movimento. Nel 2011 esporrà alla “Casa di Dante di Pescara“ una serie di opere ispirate all’Inferno di Dante e, dopo la mostra personale i simulacri all’Oratorio dei Disciplinanti di Finalborgo, a Flaneur, hommage a Charles Baudelaire presso il Fort du Bruissin-Centre d’art contemporain, in occasione della biennale di Lione.

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