Walter Benjamin, il Capitalismo e la Rivoluzione d’Ottobre (Giorgio Agamben)

benjaminibizafinalselz e p.gauguin

Jean Selz (a sinistra), Paul Gauguin (nipote del pittore), Walter Benjamin, e il pescatore Tomás Varó (con il cappello) veleggiano nella baia di San Antonio (Ibiza) nel maggio 1933

Giorgio Agamben

Benjamin e il capitalismo

(tratto da Lo Straniero, maggio 2013)

(a proposito di due libri di Walter Benjamin appena pubblicati, Capitalismo come religione (Melangolo ed.) e Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato, Neri Pozza, a cura di Giorgio Agamben)

“Una società la cui religione è il credito, che crede soltanto nel credito, è condannata a vivere a credito. Robert Kurz ha illustrato la  trasformazione del capitalismo ottocentesco, ancora fondato sulla solvenza e sulla diffidenza rispetto al credito, nel capitalismo finanziario contemporaneo. “Per il capitale privato ottocentesco, con i suoi proprietari personali e con i relativi clan familiari, valevano ancora i principi della rispettabilità e della solvenza, alla luce dei quali il sempre maggior ricorso al credito appariva quasi come osceno, come l’inizio della fine. La letteratura d’appendice dell’epoca è piena di storie in cui grandi casate vanno in rovina a causa della loro dipendenza dal credito: in alcuni passi dei Buddenbrook, Thomas Mann ne ha fatto addirittura un tema da premio Nobel. Il capitale produttivo di interessi era naturalmente fin dall’inizio indispensabile per il sistema che si stava formando, ma non aveva ancora una parte decisiva nella riproduzione capitalistica complessiva. Gli affari del capitale ‘fittizio’ erano considerati tipici di un ambiente di imbroglioni e di gente disonesta, al margine del capitalismo vero e proprio… Ancora Henry Ford ha rifiutato per parecchio tempo il ricorso al credito bancario, ostinandosi a voler finanziare i suoi investimenti solo con il proprio capitale” (R.Kurz, La fine della politica e l’apoteosi del denaro, Roma 1997, p.76-77; Die Himmelfahrt des geldes, in “Krisis”, 16,17, 1995).
Nel corso del XX secolo, questa concezione patriarcale si è completamente dissolta e il capitale aziendale fa oggi  ricorso in misura crescente al capitale monetario, preso in prestito dal sistema bancario. Ciò significa che le aziende, per poter continuare a produrre, devono per così dire ipotecare anticipamente quantità sempre maggiori del lavoro e della produzione futura. Il capitale produttore di merci si alimenta fittiziamente del proprio futuro. La religione capitalista, coerentemente alle tesi di Benjamin, vive di un continuo indebitamento, che non può né deve essere estinto. Ma non sono soltanto le aziende a vivere, in questo senso, sola fide, a credito (o a debito). Anche gli individui e le famiglie, che vi ricorrono in maniera crescente, sono altrettanto religiosamente impegnati  in questo continuo e generalizzato atto di fede sul futuro. E la Banca è il sommo sacerdote che amministra ai fedeli l’unico sacramento della religione capitalista: il credito-debito.”

http://lostraniero.net/G.Agamben- Benjamin e il capitalismo/archivio-2013/152-maggio-2013-n-155/html

http://neripozza.it/W.Benjamin – C.Baudelaire, un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato=novita

https://georgiamada.wordpress.com/2012/12/16/intervista-giorgio-agamben/

http://ilsole24ore.com/2013-03-10/capitalismo-mistico di benjamin-H

http://minimaetmoralia.it/wp/walter-benjamin-capitalismo-come-religione/

benjamintulliopericolis

Intervista di Antonio Gnoli a Giorgio Agamben, su laRepubblica 12 dicembre 2012

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8 thoughts on “Walter Benjamin, il Capitalismo e la Rivoluzione d’Ottobre (Giorgio Agamben)

  1. Battuto sul tempo! Stavo giusto pensando di dedicare la prossima pubblicazione su Walter Benjamin ed “il capitalismo come religione”, quando mi imbatto nel tuo articolo… Quando si dice comunanza di vedute..:)

  2. non ho avuto…tempo di elaborare meglio il post, purtroppo è un periodo che non dovrei neppure starci sul webbe, però penso che un mio contributino a far circolare un po’ di idee è sempre meglio che niente; ti invito caldamente comunque a pubblicare ugualmente il tuo post che, ne sono certo, approfondirà meglio l’argomento, ce n’è bisogno,
    a risentirci

  3. Grazie come sempre della fiducia…
    Ho avuto modo di tradurre il frammento originale di W.Benjamin, scritto nel 1921: il Frammento 74, contenuto nella raccolta di Rolf Tiedemann (Gesammelte Schriften, vol. VI).
    Ma nel reperire il testo originale (che ho trovato in lingua spagnola) ho notato altre ottime disamine a contorno delle tue sempre notevoli pubblicazioni.
    Pertanto, mi permetto di allegarti i link, immaginando possano essere di tuo interesse:

    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-03-10/capitalismo-mistico-benjamin-082346.shtml?uuid=AbBB0ccH

    http://www.minimaetmoralia.it/wp/walter-benjamin-capitalismo-come-religione/

    In virtù di ciò, non credo potrei aggiungere di meglio..:)

  4. sì, esatto! anch’io ne so assai poco, a parte qualche lettura del vecchio sito di Krisis, quindi, approfittando della citazione fattane da Agamben, quale miglior occasione per saperne di più? comunque nei prossimi giorni cercherò di postare qualcosa in merito, a partire dalle introduzioni di Anselm Jappe, ma non so quanto saranno meritevoli di attenzione le mie, ehm, diciamo, “osservazioni”…

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