Pino Tripodi – 77, The Freak Army

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77: The Freak Army

Tratto da Pino Tripodi, SettesetteUna rivoluzione. La vita, milieu edizioni, 2012

 

“Il settantasette poteva essere l’inizio di un mondo che non è mai esistito. Ma finché quel mondo esiste nei miei sogni continuo a pensarlo. E continuo a pensarlo come la più straordinaria e incompiuta delle rivoluzioni contemporanee.”

 

Un romanzo a più voci sulla rivoluzione del ’77, soprattutto una molteplicità di racconti con cui interloquire, riflettendo anche sull’attualità e mettendosi continuamente in discussione. Perchè il pensiero creativo non va in ferie.

 

http://www.milieuedizioni.it/?portfolios=settesette

Disponibile (anche in ebook) su:

http://www.ndanet.it/settesette.html

Pino Tripodi, nato a Vibo Valentia nel 1957, sempre in bilico tra politica, cultura e arte, ha curato diversi libri per DeriveApprodi tra cui successi come Io sono un black bloc, Terra e libertà/critical wine, Io servo dello Stato. Collabora con diverse testate tra cui DeriveApprodi, Alfabeta, il manifesto. Tra i suoi romanzi Vivere malgrado la vita (DeriveApprodi).

 

la violenza sulle cose

contro la violenza delle cose

“Certo che farsi raccontare la lotta armata da un fricchettone come me è bizzarro. Cerco di capire come un fricchettone da strapazzo sia diventato un militante combattente tutto d’un pezzo. Certe cose è difficile spiegarle. Posso raccontarti ciò ch’è successo. C’è più verità nel racconto che nella teoria o nella storia. Ho capito. Nella storia ci sono le maschere. Nel racconto ci sono i soggetti. Nella storia piovono teorie. Nei racconti scorre la vita. Ho capito ma smettila di dannarmi l’anima con le tue frasi a effetto. Abbiamo litigato già due anni fa su questo argomento. Il movimento non ha storia. Me ne infischio della storia. Il movimento è finito. Meglio un movimento finito che una storia senza fine. È una querelle infinita alla quale la lotta armata per lo meno ha dato una risposta. Chi non si pone domande serie ha sempre risposte facili. Può darsi. La lotta armata è stata una risposta facile. Rozza. Ma tu che continui a domandarti tutto quando ti deciderai a rispondere. Ancora oggi ti chiedo. Dammi un’alternativa. Dammi un’alternativa e attacco la lotta armata a un chiodo. Ma non puoi convincermi ad attaccare la rivoluzione a un chiodo….”

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“Un romanzo corale che ripercorre la stagione del movimento del settantasette, ultima grande utopia rivoluzionaria italiana, senza mai cedere a tentazioni reducistiche, prima che la polvere della storia la seppellisca per sempre in verità precotte. Spinoza e le P38, Pitagora e la lotta armata, i dadaisti e le femministe, i Grundrisse e gli espropri: storie e ricordi che si intrecciano in un mosaico sperimentale ricco e multiforme.
Il Settantasette è stato oggetto di diverse pubblicazioni di taglio storico e politico; qui ritrova vita,
con le sue grandi passioni, finalmente in un contesto anche filosofico e letterario. Le pratiche, i sogni, gli slogan riprendono vivacità attraverso una scrittura che è colta e barricadera, profetica e assoluta come la rivoluzione, come la vita, e al tempo stesso visionaria, proprio come il suo autore.
“Nessun’altra rivoluzione busserà alle porte prima che alle ragioni del Settantasette sia lasciato il campo aperto della possibilità.”
Scritto in più di vent’anni, rimasto inedito per quindici, ma letto nel frattempo come manoscritto da generazioni e movimenti differenti, questo romanzo che ripercorre le vite di alcuni militanti dell’autonomia diffusa nel ‘77, ha attraversato i movimenti mantenendo intatta la sua carica visionaria e barricadera, e accumulando chiavi di lettura differenti: storiche, politiche, letterarie. Ecco la personale chiave di lettura dell’autore.

Il romanzo tratta del settantasette ma parla ai movimenti del presente e del futuro; non intende in alcun modo consolare i reduci, ma interloquire con i giovani di ogni oggi. I suoi protagonisti non sono inquadrati nelle organizzazioni degli anni settanta, ma espressione dei movimenti. A parte la struttura narrativa – sperimentale, tesa a inibire ogni gerarchia nell’uso della lingua, ad affermare il comunismo delle parole per mezzo della loro musica – i temi non sono impolverati dal dimenticatoio della storia ma immersi nel fuoco del presente. Per esempio quelli riguardanti la politica, l’austerità, il lavoro, il corpo.”

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