Cécile Kyenge, Ministra dell’Integrazione

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http://www.la7.it/zeta/pvideo-stream?id=702097

La risposta più forte la devono dare gli altri e vedere come reagisce la società civile e come reagiscono le istituzioni. Devo ringraziare le tante persone che lo hanno fatto. Non è importante una mia risposta, ma le risposte che può dare un paese per vedere fino a che punto siamo pronti. La società sta reagendo e sta facendo capire che non esiste solo quell’Italia e non esiste solo chi urla più forte
Ministro dell’integrazione Cecile Kyenge.

La libertà di espressione non c’entra: in alcuni siti si pratica un sistematico incitamento all’odio razziale, che resta un reato anche se espresso via web. E molto gravi sono anche le parole usate da qualche esponente politico, che vanno ben oltre il legittimo dissenso sulle iniziative che Cècile Kyenge intende promuovere […] Ritengo inaccettabile che queste bassezze possano, anche grazie alla compiacenza di una parte dell’informazione, entrare nel circuito della discussione politica senza suscitare l’esecrazione che meritano. Ci tengo peraltro a ricordare che la riforma della legge sulla cittadinanza è cara non solo alla neoministra. Con molti di noi, da tempo e in prima fila, la sollecita il Presidente della Repubblica Napolitano. Buon lavoro, Cècile
Laura Boldrini presidente della Camera ( QUI).

A scanso di equivoci, non è certamente il Governo che avrei fatto io ^_^ !  Comunque lo chiamano Governo di Salute Nazionale, e per questo ci hanno messo la Biancofiore! Poi non sappiamo neanche quanto durerà…Ad ogni modo è innegabile che alcune nomine come quelle di Josefa Idem,  di Cécile Kyenge, di Maria Chiara Carrozza,  siano sicuramente apprezzabili e in antitesi a tendenze antieuropeiste, autarchiche o regressive, presenti in questo stesso Governo, ma anche nella cosiddetta ”opposizione” (ammesso che nel caso del m5s si possa parlare di “opposizione”, piuttosto che di imbecillità assoluta). Quel che poi di concreto queste Ministre riusciranno a combinare dipende anche, purtroppo, da tanti, troppi, fattori che rendono precaria l’attività di questo Governo. In ogni caso il segnale, secondo me,  è apprezzabile e non va sottovalutato o ignorato.

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Dunque: nell’intervista di Laura Boldrini a Concita De Gregorio (clicca qui) non si è deprecata alcuna “anarchia del web”, e non si è promossa alcuna campagna per leggi speciali che riportino all’ordine l’anarchia. Allora, si è trattato di una tempesta in un bicchier d’acqua? Al contrario: era la disputa fra difensori della libertà della rete e fautori di una sua regolamentazione (come se non ce ne fosse) a offuscare la questione essenziale. Cioè la denuncia pubblica, da parte di una donna promossa da poco a ricoprire una carica molto alta, della quantità e della qualità di canaglie che popolano la nostra comunità. Il repertorio di insulti, minacce, fantasie di violenze che la pagina di Repubblica sciorinava è una notizia importante sulla nostra salute mentale e sulla nostra maturità civile.

Avrebbe potuto tacerne, la presidente della Camera, e avrebbe tolto agli italiani un criterio attraverso cui valutare a che punto è “la crisi”, non meno importante dei dati economici o finanziari di cui si segue febbrilmente l’andamento. Non avrebbero potuto parlarne altri, il presidente della Repubblica o del Senato o della Consulta o di (quasi) tutto il resto, perché a codeste autorità, anche le più degne e rispettabili, non vengono indirizzate migliaia di messaggi per annunciare sodomizzazioni di banda, orge extracomunitarie e stupri seguiti da sgozzamenti e così via. Le pari opportunità, quando si dia loro attuazione, hanno anche questo di prezioso, che nel giro di una mezzora ci mostrano come stiamo – malissimo, grazie – noi cittadini italiani di sesso maschile.

È un automatismo, come conferma la storia simultanea del ministro Cécile Kyenge, donna, nera e fiera. La violenza delle reazioni è in proporzione alla frustrazione che segnala. Nel nostro caso, la rabbia contro donne che prendono posti importanti è esasperata dal rapporto di ambedue – la bianca e la nera – con l’immigrazione: nella cui fobia, come in ogni razzismo, l’insicurezza sessuale ha un peso decisivo. La paura di uomini spodestati dal loro seggiolone di potenti e di maschi. Rivalità di maschi che del resto non cancella per intero la somiglianza, sicché le violenze, fino agli stupri e agli assassinii, covano sotto la pellicola delle nostre maniere emancipate come sotto la scorza arcaica dei nuovi arrivi. (Adesso siamo alle facce vetrioleggiate, esecutori passanti, committenti locali). Ma gli uni e gli altri, i modernissimi traditi da un raptus inspiegabile e i nuovi arrivati fedeli al retaggio patriarcale, appartengono a un linguaggio comune illeso da modernità e traslochi: un linguaggio che pressoché non conosce altro modo per schernire, insultare, sfidare e battere se non quello della allusione e della sopraffazione sessuale.” (Adriano Sofri, “La denuncia e lo scandalo”, laRepubblica 4 maggio 2013)

 

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