Camille Flammarion – La fine del mondo

Copia di les annales

IL FUTURO DI IERI

Camille Flammarion

La cometa del 2478

Oltre che scrittore di “astronomia popolare”, Camille Flammarion (1842-1925) fu anche autore di romanzi e racconti di fantascienza ottocentesca, conosciuti allora come “scientific romances” (rivisitati oggi dal genere Steampunk) fra i quali Romanzo siderale (1888), Racconti dell’infinito (1890), e La fine del mondo (1894). Da quest’ultimo è stata ricavata una sintesi intitolata “La cometa del 2478”, pubblicata in appendice a Urania nr. 288 (1962) con il titolo “La cometa del 2478”, e illustrazioni di Albert Robida, alcune delle quali qui riprodotte. Indovinate dove va a finire la cometa?

sur lautre face du monde

Le festose aeronavi, gli aeroplani, gli uccelli meccanici, gli elicotteri elettrici e a vapore,tutto, a poco a poco, si andava fermando. Gli aeroporti in cima alle torri e ai palazzi erano vuoti e silenziosi. Assiepata nel vastissimo spiazzo davanti alla nuova sede dell’Istituto, l’intera popolazione di Parigi attendeva sbigottita il risultato di un calcolo astronomico.

Da circa un mese tutte le operazioni commerciali erano paralizzate: l’agitazione aveva raggiunto il culmine e da quindici giorni il Comitato degli Amministratori (che sostituiva la Camera e il Senato di una volta) aveva sospeso le sedute. Anche la Borsa era chiusa da otto giorni a Parigi come a Londra, a New York, a Chicago, a Melobourne, a Liberty, a Pechino.

Circa tre mesi prima del giorno in cui ci troviamo, il Direttore dell’Osservatorio del Monte Gaorisankar aveva trasmesso telefonicamente ai principali Osservatori del mondo, e in particolare a quello di Parigi, un messaggio così concepito:

Una cometa telescopica è stata scoperta stanotte a 21h 16m 12s di ascensione retta e 49” 53’ 45’’ di inclinazione boreale. Movimento diurno debolissimo. La cometa è verdastra”.

Poi, mentre gli astronomi discutevano sull’orbita della nuova cometa, l’Osservatorio dell’Himalaya aveva inviato un altro fonogramma:

La cometa sta diventando visibile a occhio nudo…SI DIRIGE VERSO LA TERRA”.

Nello stesso tempo, un fonogramma trasmesso da Monte Hamilton, in California, aveva allarmato chimici e fisici:

Le osservazioni spettroscopiche stabiliscono che la cometa è una massa molto densa, composta di vari gas, fra i quali predomina l’OSSIDO DI CARBONIO”.

L’ossido di carbonio! Tutti sapevano che bastava respirarne una minima quantità per morire rapidamente.

Poi un nuovo messaggio telefonico dall’Osservatorio di Gaorisankar aveva confermato e aggravata la notizia di Monte Hamilton. Quest’ultimo messaggio diceva:

La Terra sarà completamente sommersa dalla testa della cometa, che è già trenta volte più larga dell’intero diametro del globo e che di giorno in giorno assume proporzioni maggiori”.

In seguito, durante i tre mesi di cui stiamo riassumendo la storia, la cometa era emersa dalle profondità telescopiche divenendo visibile a occhio nudo: era ormai in prossimità della Terra e ogni notte si librava gigantesca davanti all’esercito delle stelle. Ogni notte diventava più grande. Era il Terrore stesso sospesao sul capo degli uomini, una tremenda spada che avanzava lentamente, grado per grado, inesorabilmente. Un ultimo tentativo era stato fato, non per deviarla dal suo cammino – idea suggerita dalla categoria degli utopisti, fiduciosi a oltranza, i quali avevano addirittura immaginato che si potesse provocare un fortissimo vento elettrico per mezzo di batterie collocate sul lato del globo che la cometa avrebbe dovuto colpire – ma per esaminare ulteriormente il grave problema sotto tutti i suoi aspetti, e poter forse rincuorare gli animi e infondere speranza, scoprendo qualche errore nelle conclusioni, qualche lacuna nei calcoli o nei rilievi: forse l’urto non sarebbe stato così tragico come avevano pronosticato i pessimisti. Un ampio dibattito con un contraddittorio doveva aver luogo quel lunedì all’Istituto, quattro giorni prima della collisione. Questa era infatti prevista per il venerdì 13 luglio.

-Science_fiction_franske_institut

Mai, a memoria d’uomo, l’immenso emiciclo costruito alla fine del XX secolo era stato così gremito di folla. Non sarebbe stato possibile farci entrare ancora una sola persona. L’anfiteatro, le gallerie, le tribune, i palchi, i corridoi, le scale, i vani delle porte, tutto, fino ai gradini della presidenza, era zeppo di uditori, in piedi o seduti. C’era il Presidente degli Stati Uniti d’Europa, che era anche il Direttore della Repubblica Francese; c’erano il Direttore della Repubblica Italiana e quello della Repubblica Spagnola, l’Ambasciatore generale delle Indie, gli Ambasciatori delle Repubbliche britannica, tedesca, ungherese e moscovita, il Re del Congo, il Presidente del Comitato degli amministratori, tutti i ministri, il Prefetto della Borsa internazionale, l’Arcivescovo di Parigi, la Direttrice generale della Telefonoscopia, il Presidente del Consiglio delle aeronavi e delle linee di comunicazione elettriche, il Direttore dell’Ufficio internazionale della Previsione del tempo, i più illustri astronomi, chimici, fisici e medici di tutta la Francia, un gran numero di Amministratori degli Affari di Stato (quelli che un tempo erano chiamati deputati e senatori), parecchi scrittori e artisti celebri: in una parola, un raro complesso di rappresentanti della scienza, della politica, del commercio, dell’industria, della letteratura, di ogni ramo dell’attività umana.

La Presidenza dell’Istituto di Francia era al completo: presidente, vice presidente, segretari, oratori iscritti; ma nessuno era più bardato come una volta, con la giubba verde pappagallo, il gibus e lo spadino : vestivano tutti semplicemente in abito civile. Quanto alle decorazioni, se quelle europee erano state abolite già da due secoli, per i rappresentanti dell’Africa centrale erano molto sfarzose.

Le scimmie addomesticate, che da oltre mezzo secolo sostituivano la servitù divenuta introvabile, rimanevano davanti alle porte più per abitudine che per controllare gli inviti, giacchè molto prima dell’ora fissata l’invasione era stata incontenibile.

Il Presidente si accingeva ad aprire la seduta, quando una giovane impiegata dell’amministrazione centrale dei telefoni, accompagnata da una scimmia domestica, arrivò come un fulmine davanti a lui per consegnargli personalmente una grande busta internazionale squadrata. Era un dispaccio inviato dall’Osservatorio di Gaorisankar e conteneva queste sole parole: “Abitanti Marte inviano messaggio fotofonico. Ci prepariamo ritrasmetterlo”.

La_Fin_du_monde-18

“Signori” disse allora il Presidente, dopo aver dato lettura del messaggio, “propongo che la seduta sia sospesa per dar modo all’Amministrazione delle comunicazioni elettriche di metterci in diretto rapporto telefonoscopico con l’osservatorio”.

Un quarto d’ora più tardi, un grande schermo telefonoscopico era stato sospeso era stato sospeso al centro della cupola dell’Istituto e, proveniente dall’alto, una voce diceva: “Gli astronomi della città equatoriale di Marte informano gli abitanti della Terra che la cometa arriverà direttamente su di loro con una velocità pari a circa il doppio della velocità orbitale di Marte. Movimento trasformato in calore e calore in elettricità. Tempesta magnetica intensa. Allontanarsi dall’Italia”.

Poi la luce si spense e la sala si trovò immersa nell’oscurità, a eccezione di un grande quadro luminoso sul soffitto. La voce aggiunse quattro parole: “Ecco il messaggio marziano”, e immediatamente apparvero sulla lastra del tele fonoscopio i seguenti segni:

flammarion1

 

 

Poiché non era possibile esaminare il messaggio sul soffitto, se non stando in una posizione estremamente faticosa, il Presidente suonò il campanello e subito arrivò un usciere, il quale, con l’aiuto di un apparecchio di proiezione e di uno specchio, trasportò quei geroglifici sullo schermo situato dietro l’alto banco della Presidenza. In tal modo, tutti poterono vedere il messaggio celeste e decifrarlo comodamente.

Questa decifrazione non presentava del resto molta difficoltà, come il lettore potrà constatare osservando la nostra fedele riproduzione del messaggio. La freccia accanto alla cometa indica il movimento di quest’ultima verso un corpo celeste che, visto da Marte, si presenta a fasi, ma ha dei raggi come una stella: è la Terra, ed è naturale che gli abitanti di Marte la rappresentino sotto questo aspetto, giacchè i loro occhi, abituati a un ambiente meno luminoso del nostro, sono un po’ più sensibili e distinguono le fasi della Terra, tanto più che l’atmosfera di Marte è rarefatta e trasparente (per noi, invece, le fasi di Venere sono al limite della visibilità). Si osserva quindi il globo di Marte, visto dalla parte del Mare della Clessidra, il più caratteristico della geografia marziana, e la linea che lo attraversa indica che la velocità della cometa è pari a poco meno del doppio della velocità orbitale di Marte. Le fiamme significano la trasformazione del movimento in calore; l’aurora boreale e i lampi che la seguono, la trasformazione in elettricità e in forza magnetica. Infine, ecco la forma a stivale dell’Italia, visibile d’altronde da Marte con l’indicazione del punto minacciato, secondo i loro calcoli, dal più pericoloso elemento del nucleo della cometa; mentre le quattro frecce irradiantisi verso i quattro punti cardinali sembrano consigliare di allontanarsi dal punto minacciato.

Il Presidente suonò il campanello.

“Signori” incominciò, “è evidente che gli abitanti di Marte sono più avanti di noi nelle scienze, cosa del resto comprensibile, poiché essi sono più antichi di noi e su Marte il progresso ha potuto svilupparsi attraverso innumerevoli secoli. Constatiamo, in effetti, che i loro calcoli concordano coi nostri per quanto riguarda la collisione; ma essi sono più precisi, poiché segnalano il punto della Terra che sarà colpito più violentemente. Il consiglio di allontanarsi dall’Italia dovrà dunque essere seguito e io vado subito telefonare al Papa, che in questo stesso momento riunisce tutti i vescovi della cristianità. La cometa sta ormai per scontrarsi con la Terra, e nessuno per ora è in grado di prevedere ciò che avverrà. Ma si può sperare che la perturbazione sarà parziale, e non provocherà la fine del mondo. Probabilmente l’ossido di carbonio non raggiungerà gli strati respirabili della nostra atmosfera. Ma si svilupperà un enorme calore…”.

La_Fin_du_monde-34

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...