Il vento dal nulla – James G. Ballard

Copia di IL VENTO DAL NULLA 2

Da ieri sera spira un vento fortissimo, venuto dal nulla. Che sia l’inizio del Grande Crash, di cui parla Mike Davis in un suo articolo di novembre?  (qui)

Il vento dal nulla

by J.G.Ballard (The wind from nowhere)

Tutti gli appartamenti erano stati abbandonati e lungo la scala s’ingolfava il vento che mutava continuamente direzione. Nuvole di polvere venivano spostate su e giù dai gradini. Maitland raggiunse il sesto piano e si fermò a guardare nell’ascensore. Nella cabina era stata collocata una poltrona di pelle con due cuscini e una coperta. Ma non c’era nessuno.

Maitland salì gli altri tre piani e raggiunse il suo appartamento. L’atrio era immerso nell’oscurità. Nel soggiorno il vento soffiava con violenza sollevando nel mulinello pezzi di giornali e riviste. Afferrandosi alle pareti raggiunse la porta del soggiorno. Le porte-finestre erano state strappate via dai cardini e gli stipiti metallici vibravano sotto le raffiche che investivano l’edificio. Il balcone non esisteva più, e tutti i mobili della stanza erano stati risucchiati dal vortice sul tetto dell’Ambasciata sottostante.

Per un attimo gli parve di essere nella sala macchine di una gigantesca porta-aerei e di osservare da sopra il ponte di lancio il mare in burrasca. Stava guardando verso la parte ovest della città. Le case senza tetto sembravano onde gigantesche oscurate da una schiuma fatta di polvere.

– Bel panorama, vero Donald? – disse una voce calma alle sue spalle. Si voltò. Susan era ferma accanto alla porta.

–  Susan! Che cosa fai qui? – Si avvicinò alla moglie – Prendi ciò che ti è rimasto e scendi nella stazione della sotterranea. Tutti si sono rifugiati là sotto.

Susan scosse la testa e gli passò accanto per entrare nel soggiorno. Una raffica di vento la investì e le incollò sulla faccia i capelli sporchi di polvere. Indossava ancora l’abito da coctail che portava quando Maitland  l’aveva vista l’ultima volta. La gonna era stracciata e una spallina le pendeva sul davanti lasciando una spalla interamente scoperta.

Un colpo di vento la spinse verso di lui e Maitland fu costretto ad afferrarla tra le braccia.

–  Susan, per amor del cielo, a che gioco stai giocando? Non è il momento di divertirsi questo.

La donna gli si strinse contro e sorrise..

–  Ma io non gioco, Donald, credimi. Mi piace guardare il vento. Tutta Londra sta crollando. Fra poco il vento spazzerà via tutti. Tu, Peter, tutti quanti.

Aveva un aspetto stanco. Si domandò se avesse mangiato. Forse il portiere le aveva ceduto un po’ di viveri in cambio di qualche bottiglia di whisky, e ciò le aveva permesso di tirare avanti. Le passò un braccio attorno alle spalle.

– Vieni con me, Susan. Anche questa casa crollerà fra qualche ora. E’ bene che tu non stia qui. L’unico posto sicuro è la sotterranea.

La donna si liberò dalla sua stretta, rivelando una forza insospettata.

– Non per me, Donald – disse, tornando nel soggiorno. – Tu vai, se vuoi andare. Io rimango qui.

Quando Maitland fece un passo avanti per afferrarla, lei si ritrasse rapidamente verso la finestra, e si fermò a pochi metri dall’inferno che soffiava all’esterno. Vedendo che Maitland esitava, Susan lo fissò per un attimo con compassione, poi si volse a guardare le case della città.

–  Ho avuto paura per troppo tempo, Donald. Di papà, di te, di me stessa. Ora mi è passata completamente. Vai a scavarti un rifugio sotto terra, se vuoi…

Aveva gli occhi fissi fuori della finestra, e Maitland ne approfittò per balzare avanti e afferrarla per un braccio. Serrando i denti e contorcendosi come una molla Susan cercò di liberarsi. Lottarono per alcuni istanti in silenzio, e alla fine la donna sfuggì alla stretta.

–  Susan!

Lei lo guardò per alucni istanti con occhi furiosi, poi fece alcuni passi indietro, fino a portarsi nel vano della finestra. Improvvisamente venne afferrata da un vortice di vento, e prima che Maitland potesse muoversi Susan fu spinta contro lo stipite della finestra e poi trascinata nell’aria. Maitland la vide per un attimo volare in mezzo alla polvere verso il tetto sottostante dell’Ambasciata, e poi rotolare come un pupazzo disarticolato sui tetti delle case accanto. A pochi metri da lui il vento si accaniva sullo stipite e cominciava a strappare pezzi di mattone.

(tratto da James Graham Ballard, Il vento dal nulla, Urania, 1962; immagine di Karel Thole, traduzione di Mario Galli)

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2 thoughts on “Il vento dal nulla – James G. Ballard

  1. ti ringrazio, in effetti per due giorni di seguito c’è stato un ventaccio incredibile, e l’altro ieri mi sono svegliato con questo titolo di Ballard in testa, di cui posseggo una vecchia copia Urania comprata ad una bancarella romana, con una piccola sorpresa in appendice, che pubblicherò più tardi o domani; poi ho anche altri Urania di Ballard, “Deserto d’acqua”, “La civiltà del vento”, Terra bruciata”, lo stesso “Condominium”, cui dedicherò eventualmente un post ciao

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