Defezione dalla “massa” (Elias Canetti)

La massa in quanto tale ha il bisogno di attrarre altri in se, ha la determinazione appassionata di raggiungere “tutti”. Al contempo essa riconosce come una costrizione tutto ciò che si oppone alla sua crescita e ben presto matura un senso di persecuzione. Tale persecuzione ha una duplice forma. L’aggressione esterna alla massa, come per esempio la critica da parte degli organi di stampa ufficiali, non può che renderla più forte, la compatta sulle proprie posizioni; l’aggressione dall’interno, ossia la defezione, la perdita degli utenti invece è veramente pericolosa. Coloro che si staccano e abbandonano sono percepiti come traditori, il loro gesto individuale come un ricatto, un’ azione immorale. La massa è sempre una «fortezza assediata» su due fronti, dentro e fuori le mura.

Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi (trad.Furio Jesi)

officine ouragan

Dedico questo breve post a due donne divenute “famose”  loro malgrado in quanto vittime  di una inaudita violenza verbale e morale da parte di due squallidi capipopolo, e dei loro servi zelanti. Mi riferisco a Federica Salsi,  consigliera comunale di Bologna ex M5S, espulsa per decreto del grottesco conducator genovese, e minacciata di morte dai suoi vigliacchi accoliti; e Angela Bruno, “imbarazzata” dal porco di Arcore con delle battute di uno squallore assoluto. A loro modo, senza volerlo, senza neppure averne cognizione, avevano “defezionato” dalla massa dei servi. La muta dei cani latranti non poteva perdonare loro questo gesto, che proprio perchè involontario, metteva in discussione la loro fortezza. Sono questi gesti, neppure voluti o cercati, che aprono uno spiraglio laddove il Potere fascista, comunque mascherato, si ritiene forte e compatto.

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Foto di scena di “Massa e potere”, officineouragan, r. Claudio Collovà, 2010

“Fra le vene più salienti nella vita della massa c’è qualcosa che chiameremmo forte senso di persecuzione: una particolare e irosa suscettibilità, eccitabilità, nei confronti di nemici designati come tali una volta per tutte….Per spiegare questo senso di inimicizia e di persecuzione si deve nuovamente partire dal fatto di fondo, che la massa – una volta costituita – vuole crescere in fretta…Fin quando la massa sente di crescere – ad esempio in circostanze rivoluzionarie,che partono da masse piccole ma ad alta tensione -, essa riconosce una costrizione in tutto ciò che si oppone alla sua crescita. La massa può essere dispersa con la violenza dalla polizia, ma ciò ha effetto puramente temporaneo – una mano che si caccia in uno sciame di zanzare. Essa però può anche subire una aggressione dall’interno…dei deboli se ne staccano, altri, che stavano per unirvisi, fanno dietro-front a metà strada.

L’aggressione esterna alla massa può solo renderla più forte. Coloro che sono stati fisicamente dispersi tendono tanto più fortemente a riunirsi. L’aggressione dall’interno, invece, è veramente pericolosa …L’aggressione dall’interno si appella a voglie individuali. Essa è considerata dalla massa un ricatto, un’azione “immorale”, poiché contrasta con la sua convinzione di fondo chiara e pulita. Chiunque appartiene a tale massa porta in sé un piccolo traditore, che vuole mangiare, bere, amare e starsene tranquillo. Fin quando adempie a queste funzioni tra parentesi e non ne fa troppo chiasso non glielo si impedisce. Ma da quando il suo comportamento diviene troppo palese, si comincia ad odiarlo e a temerlo. Si sa che egli ha subito le tentazioni del nemico.”

(Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, pag. 27-28)

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9 thoughts on “Defezione dalla “massa” (Elias Canetti)

  1. “Coloro che si staccano e abbandonano sono percepiti come traditori, il loro gesto individuale come un ricatto, un’ azione immorale. La massa è sempre una «fortezza assediata» su due fronti, dentro e fuori le mura.”

    In tal senso, si potrebbe dire che la “massa” mantiene, per sua stessa natura endogena, un potenziale intrinsecamente “fascista” secondo le caratteristiche tipiche dell’ur-fascismo:

    “Nessuna forma di sincretismo può accettare la critica. Lo spirito critico opera distinzioni e distinguere è un segno di modernità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l’ Ur-Fascismo il disaccordo è tradimento. Il disaccordo è inoltre un segno di diversità. L’ Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi.”

  2. oggi stesso pare ci sia l’ennesima replica a proposito dell’” infiltrata” Viola Tesi, rea di aver proposto una petizione su un eventuale accordo PD-M5S, e quindi accusata “di essere una pericolosa transfuga del Partito pirata. Si tratterebbe quindi di una cospirazione contro il movimento…”

    “Forse questa Viola Tesi che all’improvviso spunta fuori dal nulla, con una petizione pro fiducia (pro Pd) in rete, guarda caso su un sito che nulla ha a che fare con il Movimento Cinque Stelle, raccogliendo magicamente decine di migliaia di firme, non è esattamente espressione della base del Movimento. Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa almeno militava convintamente nella base del Partito Pirata? Lo stesso partito pirata che deve vedersela con quel Marco Marsili che proprio durante le scorse elezioni, sbugiardato da Anonymous o chi per essi, cospirava contro il Movimento Cinque Stelle cercando di distruggerlo?” (dal sito byoblu)

    Cioè, non si accetta un confronto di idee, al proprio interno, sulla validità o meno della petizione , ma si accusa immediatamente la Tesi e i “pirati” di tradimento e cospirazione, ur-fascismo appunto: “Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi.”. La paranoia al potere…

    • Se il ‘berlusconismo’ ha rappresentato una regressione antropologica degli italiani, il ‘grillismo’ sembra contenere i prodromi di una trasformazione psicotica collettiva…
      Nella sua opera più famosa, “Fuga dalla Libertà”, Eric Fromm elaborò nell’ambito dei processi di socializzazione tre principali “meccanismi di fuga”:

      1. l’Autoritarismo; ovvero “la tendenza a rinunciare all’indipendenza del proprio essere individuale, e a fondersi con qualcuno o qualcosa al di fuori di se stessi per acquisire la forza che manca al proprio essere. Ovvero a cercare nuovi ‘legami secondari’ in sostituzione dei legami primari perduti”.

      2. la Distruttività; ovvero “l’incapacità di sopportate l’impotenza e l’isolamento. Posso sfuggire al sentimento della mia impotenza rispetto al mondo esterno distruggendolo (…) La distruzione del mondo è l’ultimo e quasi disperato tentativo di salvarsi dal venirne schiacciato”.

      3. il Conformismo da automi; con esso l’individuo è “pronto a sottomettersi a nuove autorità, che gli offrono sicurezza e liberazione dal dubbio”.

      E’ superfluo ricordare che i tre meccanismi di fuga sono alla base della successiva elaborazione della “psicologia del nazismo”, per spiegare l’involuzione totalitaria in seno alla società tedesca….

      Ho l’impressione che non ci si renda ben conto della pericolosità intrinseca al fenomeno del grillismo, tuttora in fieri… Movimenti populisti, con un persistente substrato fascistoide e vocazione plebiscitaria, sono sempre esistiti anche in epoca repubblicana. Ma sono anche stati un fenomeno circoscritto, di certo lontano dalle dimensioni numeriche del grillismo e prive della sua pervasività fideistica e della sua mistica settaria.
      Nel suo déjà vu non si fa mancare proprio nulla.

  3. Credo che molti “sinistri”, a risentire la dolce parola “moVimento”, gli sia venuto come un brivido, una nostalgia dei bei vecchi tempi andati, quando erano “ciofani”, o molto semplicemente sono tornati a riscoprire esattamente ciò che già erano, cioè dei piccoli borghesi reazionari; è sufficiente leggere l’endorsement odierno del m5s (ma in realtà già pre-esistente) da parte degli industrialotti del “mitico NordEst” e oltre (Del Vecchio di LuxOttica, Biasion di Bifrangi, Andrea Bolla di Confindustria, Franco Moscetti di Amplifon, Giovanni Consorti ex Unipol, etc.), delle PMI, coldiretti, artigiani etc di Veneto o Marche, per rendersi conto di come stiano effettivamente le cose; ma temo che a “sinistra”, e non da ora certamente, molti ormai non sanno più cosa significhi “analisi di classe”, e dietro molti proclami di “rifondazione” ci sia stato soltanto pentitismo e rassegnazione; mentre nel frattempo la “rivoluzione” internettiana di Casaleggio li stava seppellendo definitivamente

    http://www.corriere.it/politica/13_marzo_01/benedizione-del-vecchio_83f8c1b2-823f-11e2-b4b6-da1dd6a709fc.shtml

    http://www.huffingtonpost.it/2013/03/01/sadam-lo-zuccherificio_n_2790319.html?utm_hp_ref=italy

  4. Fin dai tempi del Concilio di Trento, l’Italia è sempre stata terra di restaurazioni. Da noi, le contro-rivoluzioni si fanno ancor prima delle rivoluzioni, in risposta preventiva.
    In merito alla realtà odierna, non bisogna essere Pasolini per constatare una lapalissiana verità: “popolo di analfabeti; borghesia più ignorante d’Europa”, coi suoi nuovi ‘agrari’ e ‘industriali’ che, proprio come i loro nonni nel 1921, hanno fatto la loro precisa scelta di campo schierandosi con la (contro)rivoluzione fascista a 5 stelle.

    “…molti ormai non sanno più cosa significhi analisi di classe…”

    Come Qualcuno ha scritto, la ‘sinistra’ senza la consapevolezza che la società è divisa in classi diventa “parola cialtrona” (e peggio), senza più alcuna utilità né orizzonte sociale.
    In compenso, rimane il “popolo”: concetto astratto e sostanzialmente incolore; un contenitore vuoto da riempire con tutte le accezioni possibili (e di comodo), per una massa deresponsabilizzata e anonima che rimette ad altri la propria coscienza.
    Da sempre, ogni “popolo” (volk) vuole il suo “capo” (führer).

  5. In effetti il m5s è l’espressione di una “controrivoluzione preventiva” che WuMing ha definito anche come forza di stabilizzazione (o ri-stabilizzazione) del sistema, o di gestione dell’austerità, che però deve passare attraverso un periodo di destabilizzazione del governo. O come tu affermi nell’ultimo post, “Quanto mai sensibile agli “avanzi di nuovo”, è un sistema che si rigenera ogni volta intatto per auto-assoluzione, tramite commiserazione”.

    Questa intima contraddizione spiega le oscillazioni, i confusionismi, il mettere il cappello su tutto, “né destra né sinistra”, etc. e quindi anche il ricordo di analoghi “rivoluzionarismi” poi sfociati nel fascismo e nel nazismo, alla luce anche delle dinamiche della “massa”, della psicologia delle folle, delle “odissee del rancore” o della “fuga della libertà”. Non il fascismo storico, cioè il regime mussoliniano consolidato, ma l’ur-fascismo, ma il “fascismo eterno” o generale di cui Eco ha elencato alcune caratteristiche fondamentali.

    L’urfascismo non è quello nostalgico di CasaPound o Forza Nuova, le cui tattiche “diversive” conosciamo benissimo, e che non hanno mai sfondato, proprio perché facilmente riconoscibili, nonostante patetici travestimenti , travestitismi e arrampicate sugli specchi (ma già lì c’è sempre stata abbondanza di discorsi “né…né”, né destra né sinistra, o altri meme da Repubblica Sociale It). Non mi sorprendono poi gli endorsement di banche d’affari e confindustrie varie, che non sono affatto dell’ultimora, come l’HP della Annunziata cerca di propalare. Senz’alcun bisogno di dietrologie, era già tutto scritto nella carriera e nelle elaborazioni del Casaleggio pensiero. A volte sembra davvero che abbia studiato e ripreso le parole d’ordine del m5s dal programma di San Sepolcro o dalla crisi della Repubblica di Weimar. Così come non mi sorprendono neppure certe adesioni improvvisate del tipo “stiamo a vedere” (Bifo, Lanfranco Caminiti, etc.). Occorre anche spiegare, tuttavia, come ciò sia stato possibile, negli ultimi dieci anni, a partire dalle macerie del movimento no global, cosa non ha funzionato o cosa è stato strumentalizzato, in forma caricaturale, e trasformato nel suo opposto…

  6. “..cosa non ha funzionato o cosa è stato strumentalizzato, in forma caricaturale, e trasformato nel suo opposto?”

    Forse, una possibile risposta risiede in una scomoda prospettiva:
    Pensiero debole supportato da un Personaggio forte, fino alla sostituzione del primo col secondo per surrogazione.
    Tant’è che la Persona, il leader (il capo politico) viene anteposto all’Idea, tramite i meccanismi celebrativi propri di ogni culto carismatico.
    La componente idealistica viene posta in secondo piano e col tempo sfuma fino a scomparire… Rimane solo il Capo che, per antonomasia, “ha sempre ragione”.

    Oggi noi non parliamo del sedicente M5S, dei suoi progetti e ideali.
    Referente ed interlocutore unico è “Beppe Grillo” (col suo mentore Casaleggio).

    Non esistono sezioni, gruppi militanti attivi sul territorio, associazioni… con una loro storia e identità distinta.
    Esistono gli “Amici di Beppe Grillo”.

    Non esiste una rete antagonista di controinformazione, né un network complementare e indipendente dai media mainstream.
    Esiste (in forma esclusiva e soprattutto elusiva) il “Blog di Beppe Grillo”.

    Beppe Grillo che, come giustamente sottolineato dai Wu-Ming, in questi ultimi anni ha messo il suo faccione barbuto in campo giallo, alla stregua di un logo proprietario, su ogni battaglia civile con un minimo di rilevanza mediatica, fino al parossismo…
    A tal punto da far credere che se non era per Lui, non ci sarebbero mai stati i referenda contro il nucleare o per l’acqua pubblica. E’ passato totalmente in secondo piano l’evidenza che questo eccezionale venditore di se stesso, NON abbia mai partecipato alla raccolta delle firme, all’organizzazione dei comitati promotori, né alla promozione dei referendum popolari, salvo poi arrogarsi i meriti esclusivi della vittoria alla stregua di unico autore ed artefice.
    Personalmente, trovo sconcertante ‘a sinistra’ l’attendismo benevolo di certi presunti puristi dell’antagonismo militante (e professionalizzato), nell’attesa che “Beppe” porti acqua al mulino ‘rivoluzionario’, e dimostrando tutta la cecità di chi non riesce a riconoscere invece una forma di totalitarismo reazionario. Ciò la dice lunga su certo fascismo degli anti-fascisti, sempre per fare il verso a Pasolini.

  7. aggiungerei che fra il 2005 e il 2006 c’è stata l’invasione “massiccia” dei principali social network, Facebook, YouTube, Twitter, My Space etc. e la chiusura contemporanea di Indymedia (che subì anche un processo per vilipendio), in breve c’è stata la colonizzazione mainstream, anche molto rapida, del web e la marginazlizzazione della comunicazione antagonista, i meetup e CG/BC si sono comportati allo stesso modo dei cristiani che apponevano la croce sui templi pagani, prima facendo “piazza pulita” non del parlamento ma dell’antagonismo, compito direi mirabilmente eseguito, con grande giubilo anche dei vecchi media mainstream, che non vedevano l’ora di una rivincita, basti vedere l’endorsement entusiasta di alcune delle principali testate italiane; bisognerebbe ripartire da qui, e secondo me le intelligenze e le capacità ci sono, senza scaricare tutto il peso su Giap, Carmilla e pochi altri

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