The Great Complotto – Pordenone e Taranto

The Great Complotto

L’antologia definitiva della straordinaria scena punk di Pordenone

Cd+Libro+Extra video+Pdf della fanzine Musique Mecanique

http://www.shake.it/

Alla fine degli anni Settanta alcuni musicisti di Pordenone decidono di seguire l’ondata punk che si sta propagando per tutta la Gran Bretagna, recandosi a Londra, dove si esibiscono in un celebre concerto pirata. A suonare sono gli HitlerSS e i Tampax sotto il ponte di Aklam a Portobello Road. Siamo nel 1979. Un’esibizione che passa alla storia sotto il nome di “Cartoon Concert” – perché suonato con strumenti fatti di cartone – ma che al contempo importa in Italia alcune delle pratiche più estreme della scena punk. Un evento talmente provocatorio, da poter essere paragonato alla Spaghetti Performance degli Skiantos al Bologna Rock del 1979.

Lì, nel contesto urbano di una cittadina borghese, immobile e ammuffita, nasce in modo del tutto anomalo The Great Complotto: una nuova ondata che pensava se stessa come la controparte creativa allo standard della normalità.

Tra i gruppi protagonisti del cd audio e del video qui presentati troviamo: HitlerSS/Tampax, Mess, Fhedolts, Sexy Angels, Andy Warhol Banana Technicolor, Mind Invaders, 00101100110011, Musique Mecanique, W.K.W., Little Chemist, Waalt Diisneey Prod.

Fino a qualche mese fa possedevo una copia di quest’album, che poi ho rivenduto su Discogs. Il grafico certo non si è sprecato, ma in compenso la copertina spiega proprio tutto! L’LP nacque da una collaborazione fra il Great Complotto di Pordenone e Macchinario Retrò di Taranto, però secondo me il confronto fra le due realtà musicali non regge proprio, né per i gruppi né per la qualità della proposta, due scene troppo differenti. Quella di Pordenone aveva una marcia in più, un’energia e uno spessore critico-culturale  che alla mesta scena dark wave tarantina  mancava del tutto. Sembra quasi un paradosso: una piccola cittadina di poco più di 50000 abitanti produceva una delle migliori scene di quel periodo, con una ventina di gruppi attivi, più un contorno di grafici, artisti, fanzinari, neoisti e lutherblissett, da scena metropolitana, mentre una città industriale come Taranto, che pure in quel momento era al suo apice come economia e popolazione (240mila abitanti, che nei programmi dovevano diventare 320mila), non produceva una scena altrettanto vitale. Credo che ci sia una ragione di fondo: mentre Pordenone catalizzava l’energia grezza dei giovani punk in un territorio che si stava profondamente evolvendo in termini industriali e tecnologici, il NordEst, a Taranto i gruppi sembravano come distaccati dalla realtà industriale. Quest’ultimo aspetto non aveva nulla a che fare con le buone intenzioni di Macchinario Retrò, della rivista Urlo, o di Vittorio Amodio che ne era il promotore. In generale, le industrie a Taranto non hanno mai prodotto una cultura, o sottocultura o controcultura industriale, la città ne è rimasta culturalmente separata, quasi aliena e in ultimo ostile, e ostile o indifferente alla sua stessa classe operaia . Forse non è un caso che la maggior parte degli scrittori , intellettuali, artisti nati a Taranto sono quasi tutti “fuggiaschi”, chi a Roma, chi a Milano, chi in Brianza, e chi a Bologna, come se scappassero da una misera cittadina di provincia per inseguire il sogno della cultura metropolitana altrove. Questa fuga è una costante, non motivata dal solito piagnisteo sul Sud, ma dall’estrazione sociale piccolo-medio borghese dei fuggiaschi, e dal loro complesso di inferiorità rispetto a una presunta “cultura alta” o metropolitana, immancabilmente “altrove”. I ragazzi “naoniani”, al contrario, passarono certamente da Londra a “sciacquare i panni nel Tamigi”, ma per portare a casa un’attitudine provocatoria e creativa geniale, assai più prolifica e promettente.

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