NAZI UFO, fra realtà, propaganda e leggenda

Nel dicembre 1944 il New York Times riportò la notizia dell’avvistamento di strani oggetti sferici volanti nei cieli della Germania, a forma di palle di Natale. Quasi certamente la famosa “arma segreta” dei nazisti, i dischi volanti, con a bordo tante belle armi atomiche di nuova concezione, stavano per festeggiare a modo loro il Natale sulle metropoli americane. Altri dischi sfrecciavano intanto a velocità altissima sotto i ponti di Londra.

Non si trattava soltanto di fantasie. I nazisti erano effettivamente temuti, perché si sapeva che stavano sviluppando nuove e potenti “armi segrete”, a partire dallo sviluppo dei devastanti missili V1 e V2 (V sta “Vergeltung”, Rappresaglia) che pochi mesi prima avevano terrorizzato Londra. Il “disco volante” sarebbe stato il V7, che viaggiava a 2000 km orari, ma la guerra terminò prima che venisse completata la fase di sperimentazione. La serie delle V venne successivamente ripresa da Stati Uniti e Unione Sovietica per realizzare i missili intercontinentali e i missili Cruise, oltre a dare impulso ai viaggi spaziali.

Non inferiore agli sviluppi tecnologici dell’industria bellica nazista fu la macchina propagandistica diretta dal ministro Joseph Goebbels che soprattutto in quel momento critico e decisivo della guerra, aveva il compito di rinsaldare la fiducia del popolo tedesco nella “vittoria finale”, e terrorizzare i nemici. Il disco volante V7, ancor prima che divenisse reale, servì dunque a esaltare le fantasie di “supremazia aerea”, e venne mitizzato come l’”arma segreta” per eccellenza.

L’articolo di Giuseppe Belluzzo su “Il Giornale d’Italia”, 24 marzo 1950

Alla sua progettazione lavorarono contemporaneamente due squadre, una guidata dal tedesco Richard Miethe, ingegnere aeronautico, e dall’italiano Giuseppe Belluzzo, specialista in turbine nonchè Ministro del Governo Mussolini, a Dresda e Bratislava; l’altra da Otto Habermohl e Rudolf Schriever nelle fabbriche Skoda a Praga. La progettazione prese le mosse dal modello di velivolo discoidale a decollo verticale già presentato a Goring da Andreas Epp e Ernst Udet, leggendario asso dell’aviazione tedesca. Vi fu anche un volo inaugurale che, al di là dell’incerto risultato, venne esaltato come sviluppo di nuove straordinarie armi. La guerra però finì prima del loro eventuale impiego, i documenti pare che andarono distrutti o persi, ma restò il mito dei dischi volanti.

L’alone di incertezza su cosa avrebbero potuto essere effettivamente, ma non furono, fece dilagare le ipotesi più fantasiose. Secondo lo storico dell’aviazione Peter Pletschacher, si trattò soltanto di “guerra psicologica”, in quanto le velocità dichiarate, di 2000 km/h, erano impossibili con le tecnologie di allora. Si diffuse la leggenda che Hitler e altri nazisti si fossero rifugiati in Antartide, coi dischi volanti, e da lì meditavano il ritorno. Mentre Belluzzo fece dichiarazioni assai prudenti sulla realizzabilità dei dischi volanti, fu  Rudolph Schriever ad alimentare la leggenda, dichiarando negli anni ’50 allo Spiegel che

“I dischi volanti non sono un gioco da ragazzi. Hanno un grandissimo significato per lo sviluppo della tecnica di volo.”

Nel 1947 Robert A.Heinlein scrisse un romanzo per ragazzi, “Razzo G.2” (“Rocket Ship Galileo”), in cui tre adolescenti americani vanno sulla Luna e lì scoprono una base nazista, con le loro astronavi e altre meraviglie tecnologiche.  Sempre in quegli anni fra la fine della guerra e il 1947, molti piloti americani riferirono di numerosi avvistamenti di oggetti volanti non identificati, UFO,  e USO (sottomarini non identificati). Fino alla bufala del presunto UFO schiantatosi a Roswell, Nuovo Messico, che in pratica diede  il via a un nuovo strano pellegrinaggio, rilanciato dai media (la radio).

Nel 1967 Louis Pauwels e Jacques Bergier affermarono che la Società del Vril, in consorzio con la Società Thule e il Partito Nazista, stava sviluppando dei prototipi di dischi volanti da trasformare in navi spaziali per mettersi in contatto con una razza aliena. Finita la guerra, si rifugiarono in Antartide. Inutile dire che il mezzo di propulsione, che consentiva velocità di 40.000 km/h, venne chiamato appunto “Vril”.  Ugualmente collocati fra Antardide e la Luna le successive fantasie di Vladimir Terziski. Ernst Zundel, Miguel Serrano. Finiti come “arma segreta”, i dischi volanti entrarono definitivamente nel mito,  alimentando un sottogenere narrativo esoterico-fantascientifico che ha preso vita propria.

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