Storia di violenza . Donne e nomadi

Storia di violenza

Uno dei “pregi” di Internet è il suo essere un enorme archivio che, attraverso pochi link,  riporta alla memoria fatti, eventi, cronache che risalgono a molti anni fa, ricostruendo a volte collegamenti imprevisti. Il Corriere della Sera sta pubblicando un’inchiesta a puntate intitolata “Storie di violenza”, quella del 27 luglio scorso è dedicata a donne benestanti, colte, del ceto medio-alto, che non denunciano le violenze subite dal proprio marito o partner, pur di mantenere una facciata di “rispettabilità” (l’intero articolo può esser letto qui: http://27esimaora.corriere.it/articolo/linchiesta-storie-di-violenza-8-benestanti-colte-con-buon-lavoro-e-la-paura-di-denunciare/).

L’articolo riporta alcuni esempi tipici, come questo:

Lei dirigente d’alto livello. Lui professore universitario, intellettuale colto e raffinato. Genitori di una bimba di nove anni. Anche felici, per un po’. Poi iniziano le esplosioni di rabbia. Ogni giorno più forti. «La violenza non sono solo le botte, è anche quel senso di terrore che lui ha costruito negli anni. Fino a rendermi prigioniera. E a trasformarmi in un’altra. Fragile, insicura, indifesa», racconta Maria Teresa, nome di fantasia, stato di prostrazione terribilmente autentico.”

Il benessere non protegge dalle peggiori umiliazioni, in quanto si ha molto più da perdere in termini di rispettabilità, credibilità, immagine pubblica. Si tende a minimizzare.

L’articolo termina con  il caso di Ileana Zacchetti, nome vero, 52 anni, Assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità del Comune di Opera, periferia sud di Milano: “Mi picchiava, poi mi mandava i fiori”.  Ancora una volta, lui è un professionista affermato. Lei, già divorziata 13 anni fa e con due figlie grandi, 2 anni fa cede al corteggiamento del professionista, ai mazzi di rose, al sogno di un nuovo amore. Ileana è una donna forte, che convive con una forma di displasia bilaterale, che la costringe ad usare una stampella. Ma ha affrontato questa sofferenza con grande forza, che trasmette agli altri. A Opera l’assessora è molto conosciuta e stimata. Adesso però il sogno d’amore si trasforma in una nuova, atroce, sofferenza: «Già diverse volte lui aveva avuto nei miei confronti comportamenti violenti: spintoni, urla, offese. Anche solo un sorriso a chi si avvicinava per chiedermi un aiuto, un intervento a favore di una famiglia in difficoltà, poteva bastare perché si scatenasse l’inferno. Avrei dovuto ribellarmi subito; invece ho inghiottito lacrime e umiliazione. Poi, però, arrivavano di nuovo fiori, scuse, abbracci. E io tornavo a sperare». Fino a quel tremendo pomeriggio dell’anno scorso:

«Eravamo a casa sua, avevamo litigato per l’ennesima volta — continua Ileana -. Questa volta gli presi il viso tra le mani e gli dissi: «Adesso basta, tra noi è finita». Pugni, schiaffi. Sono caduta a terra. Mi ha rimesso in piedi tirandomi su per i capelli. Ancora schiaffoni. Nelle sue mani ero un burattino rotto. Poi mi ha presa per il collo. Ha aperto la porta e mi ha gettata fuori, verso la balaustra del pianerottolo. Per fortuna porto il cellulare sempre in tasca. Sono scesa come ho potuto. In quel momento non ragionavo più, tutto era confuso: i ricordi si mischiavano al dolore e all’umiliazione. A chi rivolgermi? Le mie figlie no, non volevo farmi vedere da loro in quelle condizioni, anche se più tardi, alla prova dei fatti, non le ho potute difendere dal dolore immenso che provavo. Arrivata a casa ho chiuso la porta dietro di me. E mi sono buttata per terra, travolta dalla disperata consapevolezza di quanto avevo subito».

Ileana, dopo qualche esitazione, decide di denunciare l’uomo, il processo si terrà a ottobre. Come personaggio pubblico, vuol dare l’esempio. Come assessora, s’impegna a dotare il territorio di servizi per le donne maltrattate, dal pronto soccorso alle associazioni.

Per stupida curiosità digito “Ileana Zacchetti” su Google, per saperne qualcosa in più. E con mia grande sorpresa leggo quanto segue (tratto da http://www.magzine.it/content/nomadi-milano, 5 aprile 2009):

Nomadi a Milano


“La convivenza tra i rom e i cittadini milanesi è da sempre difficoltosa. Per tentare di regolamentarla in passato è stata tentata la via del “patto di legalità”, che però non ha risolto il problema, sollevando anzi un’ondata di polemiche. I residenti nei quartieri di Triboniano e Opera protestavano tramite la loro portavoce, Ileana Zacchetti, affiancati dall’europarlamentare leghista Mario Borghezio. D’altro canto, don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della Carità, e Maurizio Pagani, vicepresidente dell’Opera Nomadi di Milano, temevano una ghettizzazione dei rom, mentre Francesca Corso, assessore provinciale alla Protezione civile, difendeva il patto di legalità. “

Ileana Zacchetti e Ettore Fusco a una manifestazione contro i Rom, 2007

Per un attimo resto basito, non riesco quasi a credere a quanto leggo. Cerco di saperne di più su questa storia e il quadro che ne vien fuori è ancora più tremendo. La storia inizia il 14 dicembre 2006 quando la Polizia, con l’ausilio di ruspe, fa sgomberare in via Ripamonti, periferia sud di Milano, un centinaio di Rom, fra cui circa 30 bambini, abbattendo le loro baracche. L’azione è stata così improvvisa da aver colto di sorpresa le stesse istituzioni, Provincia, Comune, Prefetto, che avrebbero dovuto coordinare gli interventi secondo un piano. Nella settimana successiva, viene preso un accordo con il comune di Opera, poco più a sud, per l’allestimento di un campo temporaneo. Ma alcune centinaia di residenti, spalleggiati dai leghisti e da esponenti di estrema destra, inscenano una vera e propria rivolta contro il progetto. Il giorno 21 dicembre, in occasione del Consiglio comunale, alcune centinaia di manifestanti si dirigono verso l’area in cui si sta attrezzando il campo, vi entrano dentro data la scarsa sorveglianza, e bruciano tutte le tende allestite dalla Protezione civile  e altro materiale. Un centinaio fra agenti di Polizia e Carabinieri accorrono a Opera, alcuni manifestanti vengono denunciati. Seguono poi mesi e anni durissimi di scontro, in cui da una parte le Istituzioni tentano di trovare una soluzione, dall’altra i rivoltosi continuano a manifestare e a presidiare l’area, fra ripetute violenze, insulti e minacce.

Ileana Zacchetti è fin da subito una delle protagoniste più accese della rivolta anti-Rom, tanto da essere  nominata  portavoce dei manifestanti, e convocata in Prefettura per le “trattative”. Nel 2008 viene eletta in una lista di centro-destra comprendente PDL, Lega Nord, Alleanza Nazionale, UDC,  che soppianta la precedente amministrazione di centro-sinistra grazie al tema della Sicurezza, e con una campagna elettorale supportata dalla presenza di molti “pezzi grossi” dei suddetti partiti. Sindaco di Opera diventa il leghista Ettore Fusco, Ileana Zacchetti viene nominata assessore alle Politiche sociali. La strategia leghista di cavalcare la xenofobia e il razzismo premia elettoralmente, mentre perdono tutti coloro che tentano, spesso in affanno, di mediare, di responsabilizzare, di organizzare diritti.

Ileana Zacchetti passa comunque per un’assessora seria e impegnata. Nel 2009 la vediamo addirittura accompagnare il Presidente della Repubblica Socialista del Vietnam Nguyen Minh Triet in una visita all’Azienda agricola Cerri, nel Parco Sud, azienda che ha interessi anche in quel lontano Paese dell’Estremo Oriente. Nel 2010 si dedica ad affrontare un’emergenza sfratti allo Sporting Mirasole, lei che nel 2006 urlava “Non c’è posto per loro” contro i Rom. Il 24 novembre 2011 organizza un incontro sulle “violenze di genere” (http://www.mi-lorenteggio.com/news/15216 ). Cosa avrà pensato – lei che si riteneva così forte quando era fra i protagonisti di un pogrom, che ha coltivato e rappresentato per mesi e per anni l’odio razziale più terribile contro i “fuori casta”, i capri espiatori, che ha umiliato, spaventato, terrorizzato 34 bambini oltre gli adulti –  nel momento in cui diventava essa stessa vittima della rabbia, delle umiliazioni più cocenti, del clima di terrore instaurato da questo professionista “affermato e dai modi garbati e gentili”?

Ileana Zacchetti con il Presidente della Repubblica Socialista del Vietnam, Nguyen Minh Triet, 2009

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