SteamPunk Magazine nr.8

“After all, what our world is and can be, are more about human imagination than, well… anything else. And isn’t that a lot of what steampunk has to say? Imagine! Play! Create! Push past the artificial boundary of time to ask the real questions: what does it mean to be human? What are we going to do with all this technology? How can we create the future we want and need?”

—James H. Carrott,Cultural Historian, 2011

“The past? It’s about 75 feet deep, depending on the season.”

Henry Hoke, in Mark Thompson, Henry Hoke’s Guide to the Misguided (2007)

 

 

Ho sempre avuto problemi a mettere insieme passato e futuro, a trovare un punto d’equilibrio fra mitologie e tendenze, e lo Steampunk mi è sembrato per alcuni anni un ottimo modo per mettere sulla stessa barca capra e cavoli. Ma dato il suo aspetto prevalentemente fashionista e vintage, la componente critica e riflessiva, controculturale dello Steampunk, legata peraltro alle autoproduzioni, al do-it-yourself e all’hacktivism, è rimasta più in ombra rispetto al glamour dei nostalgici. Ma non ci può essere Steampunk senza una costante coscienza critica delle tendenze tecnologiche in atto. Faccio quindi parte di quella ultra-minoranza che insiste sulla derivazione dello Steampunk dal Cyberpunk, sia pure distaccandosene, dando al termine –punk il giusto rilievo, al contrario della maggioranza di coloro che lo considerano un maledetto inconveniente, pur continuando ad usarlo, per (infime) ragioni di moda.

Sono peraltro più o meno le stesse parole di presentazione del nr.8 di Steampunk Magazine da parte della sua storica promotrice, Margaret Killjoy, rimandando al manifesto inserito nel primo numero, “What Then, is Steampunk?”. Numero 8, che esce dopo un paio d’anni di silenzio, grazie anche alla promozione di Combustion Books, editrice autogestita di New York. Ma il magazine resta comunque una pubblicazione do-it-yourself e gratuita, per la versione scaricabile. Con un interessante sommario, che include anche, fra l’altro, un’intervista a una delle poche, ma importanti, realtà steampunk italiane (non modaiole), Reginazabo e il collettivo di Collana di Ruggine, con un racconto di Pinche, Licheni (tradotto in inglese, ovviamente; l’intervista è disponibile nella traduzione italiana sul sito Collanadiruggine).

In effetti la parte dedicata alla fiction, sulle 112 pagine totali, è notevole, con soggetti che vanno dalla Guerra civile americana agli emigrati che hanno costruito la metropolitana di New York, dall’Est Europa a città fantastiche governate da macchine. Vi è poi una sezione dedicata alle interviste (oltre Reginazabo, anche Unwoman aka Erica Mulkey, e le attiviste Emma Goldman e Voltairine DeCleyre, con le loro idee sull’anacro-anarco-femminismo), un’altra dedicata al do-it-yourself  (dal laudano agli aeromobili più leggeri dell’aria). Senza dimenticare gli editoriali e i mini saggi: Occupy & Steampunk (Nevermind the Morlocks: Here’s Occupy Wall Street), Why Steampunk Still Matters, Riot Grrls 19th-Century Style, Toussaint Louverture, etc. Un numero fra protesta sociale, controcultura, sottoculture di strada, pirati dell’aria e immaginazione a go-go. Un ritorno gradito dopo un’inevitabile pausa di riflessione ( I got into steampunk with naive assumptions. I thought it would be all tea and regicide, all the time, but it wasn’t. Sometimes—and haven’t we all felt this way?—steampunk was just some gears hot-glued onto the boring mainstream culture I’d long ago rejected…)…

Liberamente scaricabile qui:

http://www.steampunkmagazine.com/2012/02/steampunk-magazine-8/

http://www.combustionbooks.org/product/steampunk-magazine-8/

L’intervista in italiano:

http://collanediruggine.noblogs.org/

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