Femen- le attiviste a seno nudo

Sasha, Inna e Oksana a Kiev, 16 febbraio 2012

TESTO ORIGINALE: http://www.lemonde.fr/europe/article/2012/02/22/femen-les-activistes-aux-seins-nus

(Le forme di protesta e arte attivista basate (anche) sulla nudità non sono nuove, specie dagli anni ’60 in poi. In anni più recenti, nel 2002 il gruppo di donne chiamate Baring Witness (Testimone Nudo) che manifestavano nude contro la guerra di Bush, ha dato il via a decine di azioni simili in tutto il mondo. In Ucraina il gruppo Femen dal 2008 in poi ha usato intelligentemente questa tattica da teatro-guerriglia per porre all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la drammatica realtà del turismo sessuale e della società patriarcale e autoritaria ucraina. Non a caso la fondatrice, Anna Hutsol, economista, ha anche un background teatrale. Mi sembra importante quindi cercare di comprendere quanto sta accadendo, oltre le scontate reazioni superficiali di chi si ferma soltanto ai titoli di copertina. In tal senso sicuramente uno dei migliori articoli di approfondimento apparsi recentemente è di Franco Ricciardiello su Carmilla, Femen: l’etica sarà l’estetica dell’avvenire. Spero di riuscire a tradurre nei prossimi giorni un’intervista a Anna Hutsol. E infine, per materiale originario, http://femen.info/category/languages/it/ o http://femen.livejournal.com/. L’articolo che segue, tratto da Le Monde, è stato tradotto su Giornalettismo, con un po’ di svarioni dovuti alla fretta)

 

 

 

Sasha Chevtchenko esibisce i suoi seni come se fossero delle pistole. Slanciata, fiera e certa della sua bellezza, questa ragazza bionda dagli occhi color petrolio, laureata in economia, guida una nuova rivoluzione, armata solo di seni nudi. La donna è da ormai quattro anni una delle muse più mediatiche del gruppo Femen, movimento di attiviste basato a Kiev, in Ucraina, celebre per le sue performances provocatorie. Le sue esponenti, armate di tacchi alti e vestiti corti,  denunciano la prostituzione, il declino della democrazia, le ingerenze dello scomodo vicino russo e le turpitudini dei grandi del mondo come Silvio Berlusconi o Dominique Strauss-Kahn. Il loro unico obiettivo è quello di risvegliare i loro concittadini schiacciati dalle tradizioni patriarcali.

A partire dal 2008, Femen ha fatto di tutto pur di far parlare di sé. Le ragazze, sotto vari travestimenti, hanno manifestato a Parigi, Davos, Minsk, Mosca e Kiev, città nella quale avvengono la maggior parte delle manifestazioni. I membri della Femen si trovano a Kiev o al Cafe Cupido, il loro quartiere generale, o nella bottega di Oksana Chatchko, un negozio pieno di vestigia delle manifestazioni passate. Sul pavimento, macchiato di vernice, ecco pezzi di cartone dipinti e guantoni da boxe. Oksana viene da Khmelnitsky, un paese a 300 kilometri da Kiev, e dipinge icone da quando aveva otto anni. “Sono sempre stata una ragazza devota -ha detto Oksana- volevo dedicare la mia vita a Dio. I miei genitori però si rifiutavano di farmi entrare in convento. Crescendo poi ho cominciato a studiare filosofia, ho studiato Marx e Engels, fino a quando ho incontrato Anna Hutsol”.

Anna, 27 anni, viene spesso presentata come la mente di Femen. E’ la testa pensante del movimento, fin dalla sua fondazione. La ragazza, estremamente riservata al contrario delle sue colleghe, è l’ispiratrice e la teorica di tutto il movimento. E’ grazie a lei se, a inizio 2000, le ragazze dell’Università di Khmelnitski hanno creato un’associazione esclusivamente femminile. “Si trattava di un’idea strana -ricorda Oksana- organizzavamo dei giochi di cultura generale, dei gruppi di lettura, delle conferenze”. Il gruppo si chiamava “Etica Nuova”, ha continuato a vivere nonostante l’abbandono delle fondatrici. Allora è toccato ad Anna prendere in mano i destini del gruppo. Le altre l’hanno seguita.

Anna Hutsol

 

 

 

L’inizio fu a dir poco difficile. Sasha, quadro in un’azienda di telefonia, fu costretta a lasciare il lavoro dopo che i suoi capi videro le foto pubblicate sui giornali in cui lei era impegnata a manifestare. Da quel momento Sasha vive con due ragazze in una piccola casa nella zona nord di Kiev. Riescono a pagare l’affitto, 90 euro, grazie ai fondi raccolti da Femen. “Viviamo a pane e latte -ha detto Sasha- è una cosa stimolante. Se riusciamo a sopravvivere e ad auto-finanziarci, vuol dire che stiamo andando avanti bene”.

Questo stile gioioso ha sedotto Inna Chevtchenko, 21 anni, studentessa di giornalismo in una delle facoltà più prestigiose di Kiev. La ragazza lavorava nell’ufficio stampa del municipio quando incontrò per la prima volta Femen: “Prima di conoscere Anna Hutsol ero un’altra persona. Avevo un buon lavoro, una bella casa. Il giorno dopo avevo perso tutto, ma mi sentivo libera”. Una libertà che è ormai un lavoro a tempo pieno. Ogni giorno, alle 10, si dà il via alla riunione al Café Cupidon per fare il punto sullo stato del movimento. Un lavoro. Si vive per Femen.

La scelta di protestare a seno nudo non è caduta dal cielo, ma nacque nel 2005 a seguito della decisione del governo di ritirare certi tipi di visto d’entrata in Ucraina. Questa decisione aveva agevolato il turismo sessuale, e per questo motivo le ragazze cominciarono a protestare atteggiandosi a prostitute. “Andavamo in giro con delle magliette e dei palloncini rossi. Durante una manifestazione contro i tagli dell’acqua calda negli studentati, il top di una di noi si ruppe lasciandola a petto nudo. tutto cominciò così”, ricorda Anna. Arrivò quindi il momento di confrontarsi tra le ragazze. Alcune di loro non erano entusiaste di mostrare i seni in pubblico, mentre altre erano convinte di poter sfruttare il potere mediatico che questo gesto avrebbe scatenato. “Non è la nudità a fare la differenza, ma il fatto che delle donne si mettono in mostra in una società maschilista”, assicura Oksana. “Siamo come le suffragettes americane, manifestando ci riappropriamo del nostro corpo”, afferma Anna.

Per finanziarsi, Femen conta sulle donazioni attraverso il loro sito internet. Hanno anche lanciato una boutique on-line che procura, ogni mese, tra i 3 e i 4 mila euro. Questi soldi servono per pagare le multe ricevute dopo ogni arresto e per mantenere le quattro attiviste principali. “Cerchiamo di essere indipendenti, senza appoggiarci ad alcun partito politico”, assicura Anna. Per ricordarsi da dove viene, Sasha si è fatta tatuare sotto il seno sinistro dei versi del poeta ucraino Taras Chevtchenko: “mie tenere, mie giovani colombe, per chi vivete a questo mondo?”, ed è la stessa Sasha a riassumere il tutto con una frase: “Il mio corpo è un’arma, un’arma potente”.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...