Decoder (Klaus Maeck, 1984)

1984, l’anno del Grande fratello orwelliano, qui in versione muzak, quella musica così carina e stupida che si ascolta in sottofondo nei supermercati, centri commerciali fast-food o altri luoghi pubblici simili, il cui unico scopo è quello…lassativo-sedativo, per produrre una popolazione di docili consumatori. Ma il protagonista del film, F.M.Einheit “Mufti” (percussionista degli Einsturzende Neubauten), decide di combattere questo “controllo mentale” con rumori industriali che si sostituiscono alle cassette di muzak (le care vecchie cassette degli anni ’80!), suoni molto più terribili che incitano alla rivolta in tutta la Germania, ispirando numerosi proseliti di “cassette terrorists”!
Basato sugli scritti di Williams Burroughs in La rivoluzione elettronica (1970), diretto da Jurgen Muschalek e sceneggiato da Klaus Maeck, il film coglie lo spirito battagliero e anti-corporations dell’underground industrial-punk-cyberpunk a metà degli anni ’80. Quel che il film idealmente combatte, è quel che in maniera enormemente massificata le società occidentali sono davvero diventate nell’ultimo ventennio.
Nel film ci sono ovviamente citazioni diffuse dell’Industrial Music anni ’80, dalla colonna sonora (lo stesso F.M.Einheit con Dave Ball dei Soft Cell, Genesis P-Orridge e Alexander Hacke), ai cameo di Burroughs, P-Orridge , Brion Gysin e la sua Dreamachine devota a un “culto industriale”, fino al logo del Survival Research Laboratories sul muro dello studio del protagonista.

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