Matrix in Loop

by Sbancor, maggio 2003, Carmillaonline

chiediamo pietà al Dio Spread e ai suoi spietati demoni,  Bonds e BTP, e che il PIL ce la mandi buona! Nel nome di Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch Ratings, Amen.

Il sistema capitalista mondiale assomiglia a Matrix. C’è, nascosta da qualche parte una matrice che genera un mondo rovesciato, dove, appunto “i rapporti fra gli uomini divengono rapporti fra cose”. Una volta fatta funzionare la matrice è impossibile tornare indietro. O meglio indietro si può andare con funzioni storico-mantiche, ma anche in questo caso non riusciremo mai a ricostruire la “realtà”. Questa è andata irrimediabilmente perduta nel primo passaggio della equazione matriciale. Potremo reiventare delle storie. Quasi nulla sappiamo della guerra di Troia, molto conosciamo invece dell’Iliade.

(…)

Matrix intanto continuava a funzionare. Le equazioni divenivano sempre più complicate. Gli addetti alla matrice (gli economisti) ormai non ne capivano più il significato. Balbettavano come dei mantra dei pezzi di teoria: “libero mercato… privatizzazioni… lotta all’inflazione… contenimento della spesa pubblica improduttiva… flessibilità… ottimismo… congiuntura pessimismo… superindice… aggregata spesa pubblica aggregata …invariata domanda invariata,,,bad loans, soft loans, bonds, equity highyeld bonds, junk bonds… derivatives… emerging markets… asimmetrie informative… moral hazard… deregulation… innovazione tecnologica, di prodotto di processo, deflazione recessione reflazione …” La figura era penosa. Molti se ne accorgevano, ma nessuno poteva contraddire il pensiero unico, perché era l’unico pensiero… Ma non si poteva più staccare la spina senza annullare il mondo, questo mondo, perché altri mondi non ne esistevano più. Il bello è che la matrice, Matrix, continuava a produrre ricchezza. Delle nazioni crescevano a ritmi impressionanti. In molti paesi si erano sconfitte le malattie, allungata la vita, risolto il problema della fame. Un quarto o meno del mondo aveva il problema dell’obesità. I tre quarti avevano ancora il problema della fame. Ma non si poteva dare la colpa a Matrix.

Ora fra le centinaia di milioni di equazioni che svolgendosi simultaneamente e ricalcolandosi all’ ennesima potenza, ve ne era una particolarmente rischiosa.

Il nome in codice era “warfare”. Essa descriveva l’impatto che la spesa pubblica militare avrebbe avuto sotto diverse condizioni come moltiplicatore del PIL.

La teoria del “moltiplicatore” era di un inglese depravato del XIX secolo, con amicizie discutibili, appassionato alle signorine un po’ troppo virili di Bloomsbury. Uno speculatore di Borsa spesso fortunato che aveva sempre confuso i conti di tutti, ed i suoi personali, con quell’abilità truffaldina che costituisce l’intima essenza del genio. Aveva convinto il Mondo che l’economia era ripartita dopo la Grande Depressione grazie alle sue Teorie, tralasciando come insignificante la II° guerra mondiale e l’impatto di distruzione.creatrice che aveva avuto.

Cosa fosse il PIL pochissimi invece erano in grado di capirlo. Del PIL dell’Indonesia, ad esempio faceva parte il petrolio estratto e i soldi spesi per ripristinare il danno dell’estrazione del petrolio. Nei modelli semplificati definiti di “partita doppia” inventati da un monaco italiano (Pacioli) secoli prima che fosse apparso Matrix, le due cifre andavano sottratte, come anche al più obnubilato senso comune sembrerebbe logico fare. Invece no, chi officiava il rito del PIL le sommava. Poi misurava incrementi e decrementi anno su anno e il risultato, spesso assolutamente casuale di queste operazioni misurava la ricchezza delle nazioni e quello che esse avrebbero dovuto fare per rispettare il “pensiero unico” amministrato dai sacerdoti dell’IMF (International Monetary Fund) che era stata un’idea sempre dello stesso Lord Keynes.

Insomma “warfare” diceva che per 1 dollaro (che cosa fosse un dollaro era anche questa questione aperta dopo il 1973 a Bretton Woods) investito in armi il PIL sarebbe cresciuto circa di 2,5 dollari.

“Warfare” aveva funzionato già diverse volte. In Corea, nel Vietnam, in Iraq, in Kossovo. Warfare funzionava anche se la guerra non si faceva. “Lo scudo stellare” l’aveva dimostrato ai tempi in cui un attore di terzordine aveva occupata la carica più alta dell’Impero. Non si capiva perché non avrebbe dovuto funzionare anche questa volta. La I° guerra islamica nacque così. C’era una sottile strategia perfezionata negli ultimi anni. Il nemico veniva selezionato con cura. Preferibilmente un agente ex stipendiato dall’Impero. Noriega, Saddam, Milosevic, Osama Bin Laden. Nomi improbabili su cui un’accurata indagine sui patrimoni e sulle relazioni personali avrebbe messo in luce liasons inquietanti. Gruppi di “geopolitici”, funzione sacerdotale che prendeva sempre più importanza nell’Impero, disegnavano prima strategie e mappe su cui orientare la guerra. Mass mediologi e giornalisti (funzione assai screditata anche nel Basso Impero) si incaricavano di creare i nemici. Terroristi. L’esercito assomigliava sempre più alla polizia. E la Polizia all’esercito.

(…)

http://www.carmillaonline.com/archives/2003/05/000266.html#000266

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