In Italia leggi razziali, come nel 1938? (Domenico Stimolo)

http://www.labottegadelbarbieri.org/in-italia-leggi-razziali-come-nel-1938/

  • «sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane»
  • «programmazione di 500.000 espulsioni di migranti irregolari»
  • «chiusura di tutti i campi nomadi irregolari».

Così si legge nel programma politico dell’alleanza di Governo Lega-5Stelle:

  • Punto 18. POLITICHE PER LA FAMIGLIA E NATALITÀ

«È necessario rifinanziare gli Enti Locali dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane...».

Sembra proprio la vendetta a freddo sulla proposta di legge “Ius soli”Riforma dei diritti di cittadinanza che, purtroppo – vilmente, senza rispetto per i tantissimi cittadini che avevano firmato la proposta, dopo svariati anni di immersione nel “cantiere legislativo” – fu definitivamente abbandonata dalla precedente maggioranza governativa, senza discussione e voto.

Il progetto, chiaramente discriminatorio, è volutamente finalizzato a creare gabbie ai bambini che non hanno la cittadinanza italiana. Si vogliono strutturalmente emarginare e penalizzare le tante famiglie di cittadini non italiani che sono presenti in Italia. La gran maggioranza di queste, inserite nel tessuto sociale, lavorano e pagano regolarmente tasse e contributi vari, compreso le strutture locali che gestiscono gli asili. L’intento è particolarmente odioso in quanto rivolto contro i bambini.

In questa maniera si diverge sostanzialmente dall’articolo 3 della nostra Costituzione «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

  • Punto 23, CAMPI NOMADI

«Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte.

Ad oggi circa 40 mila Rom vivono nei campi nomadi e il 60 per cento sono minori.

Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale. In ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi Rom in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea».

Chiudere, per fare cosa? A questa elementare domanda nel testo Lega-5Stelle non c’è nessun accenno di risposta. Poiché non sono previste sistemazioni alternative, la qual cosa dovrebbe essere elementarmente scontata (le normative europee prevedono adeguate sistemazioni abitative), si può facilmente immaginare che l’applicazione di questa “scrittura” porti o alla dispersione nel territorio, con tutte le conseguenze negative del caso a partire dai diretti interessati, o alle espulsioni di massa dall’Italia.

Dato il sentimento che regge il testo è semplice supporre che l’azione possa mirare alle espulsioni di massa. Queste però sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Trattato di Nizza il 7 dicembre 2000)  e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (firmato a Roma il 4 novembre 1950). Infatti, i cittadini dell’Unione europea sono liberi di circolare e soggiornare. I Rom (chiamati erroneamente nomadi) sono di fatto cittadini europei, compresi quelli – a maggior ragione – che di fatto sono italiani in virtù delle normative vigenti. L’allontanamento o l’espulsione può essere assunta solo nei riguardi di singole persone.

Retorica, propaganda, decisionismo autoritario? Aspettiamo ansiosi le ulteriori notizie del corso d’opera.

  • Punto 13 IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP AL BUSINESS

«Occorre prevedere, contestualmente, l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani.

Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria.

Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie».

La parola magica utilizzata nel testo è “rimpatrio”, cioè tornare in patria. A leggere sui vari dizionari in auge in Italia, alla parola Patria si associa un territorio abitato da un popolo che “sente” come valore fondamentale l’appartenenza, per nascita, lingua, storia, tradizioni, cultura e coesione. Come ben noto i dizionari non hanno l’obbligo di rivedere in maniera strutturale i significati delle parole in proporzione alla scala del tempo. Se banalmente si dovessero prendere in considerazione i giganteschi processi di emigrazione – per guerre, fame, voglia di cambiamento, di libertà, di libera circolazione degli umani come già codificato per le merci – che hanno caratterizzato la storia di tutti i continenti della nostra Gaia Terra negli ultimi 150 anni, con centinaia di milioni di persone che si sono spostate dal suolo natio, il concetto di Patria muterebbe radicalmente. La Patria è dove si vive! Dove si costruisce il percorso di vita, si generano i figli, si intrecciano relazioni sociali, si contribuisce alla crescita comune e all’evoluzione civile e democratica. Integrandosi, quindi, per lingua, cultura, storia, mantenendo anche le proprie tradizioni in una veste modificata, nel rispetto delle leggi vigenti. A maggior ragione, se si viene comandati ad andare in guerra, pur essendo “diversi”, come avvenuto con grandi proporzioni di coinvolgimento di popolazioni nell’emisfero occidentale nel corso degli ultimi due eventi mondiali. Restando solo negli ultimi 500 anni di storia, se guardiamo solamente al “nuovo continente”, le Americhe del sud e del nord, che per il volere delle potenze colonialiste, dopo lo sterminio dei popoli indigeni, sono state ampiamente “ripopolate” da decine di milioni di umani, uomini, dome e bambini, in condizioni di schiavitù, dopo essere stati rapiti dai luoghi nativi in Africa.

Un filone di pensiero – libertario e di sinistra, forte e partecipativo, democratico nella maniera più complessiva dopo l’avvenuta sconfitta del nazifascismo – ha provveduto a rimodulare in maniera sostanziale il significato del termine Patria. Nel corso degli ultimi due secoli grandi movimenti popolari, sociali e politici, con molti uomini e donne che dedicarono la vita, si sono mossi per ridefinire operativamente il concetto di Patria. In Europa, in particolar modo, sulla bilancia della storia e nella formazioni delle coscienze (sottoposta sempre alle pressioni delle mutazioni) pesano in maniera gigantesca i cento e più milioni di morti e mutilati sacrificati “sull’altare” della prima e seconda guerra mondiale. L’immane catastrofe fu determinata dall’esaltazione del concetto di Patria, dalla presunta superiorità rispetto al confinante, quindi della “razza”, gli “eletti” che dovevano asservire con la forza gli “inferiori”. In testa i manovratori, avvelenatori delle coscienze popolari, per fare prevalere gli interessi economici e finanziari da essi rappresentati.

La Patria fu identificata con la realizzazione operativa del nazionalismo. Il male supremo che ha avvelenato l’Europa, giusto per restare nel nostro contesto geografico. Verbo trainante del pensiero politico e ideologico delle destre. Ora il morbo nefasto è di nuovo riemerso dal fondo della palude melmose. Alligna in molti Paesi. L’Italia né diventato esempio.

Irregolari” sono definiti gli Esseri Umani che approdati in Italia (o in Europa), spesso provenienti da situazioni drammatiche caratterizzate da guerre, lancinante miseria, devastazioni ambientali, contesti liberticidi, hanno perso per vicissitudini varie – essenzialmente di natura gestionale -, nella stragrandissima maggioranza, il riconoscimento della Protezione Umanitaria o del Diritto di Asilo/Permesso di Soggiorno. I moderni “Lor Signori” li hanno quantificati in 500.000 persone. Per molti è bastato perdere il lavoro regolamentare (come successo a molte persone di cittadinanza italiana) per cadere, loro e le famiglie, nell’inferno della “irregolarità”.

Quindi, stante il programma di governo Lega-5Stelle, sono tutti da espellere. Sono sparsi in tutti i Comuni della penisola. Come si fa ad individuarli selettivamente, a metterli assieme, pronti per il “rimpatrio”? In quanto tempo, con quali metodi? Vogliono adottare rastrellamenti di massa?

Ma i Paesi nativi sono pronti a riceverli? Le persone coinvolte – extracomunitarie – appartengono ad alcune decine di nazionalità. Gli accordi che ad ora sono stati stipulati, nel corso di tanti anni, si possono contare sulle dita di una mano.

In attesa delle definizione di questi ipotetici accordi che, dato il contesto generale dei rapporti internazionali non verranno, dove vorranno tenerli? Vorrebbero realizzare «sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione». Sarebbero luoghi di detenzione veri e propri, di lunga durata, in attesa di una soluzione che mai verrà!

Si prefigura una situazione di gravissimo allarme democratico, umanitario, di coesione con le norme costituzionali.

Stante i propositi di questi Lor Signori, riguardo le tre “voci” evidenziate: espulsioni irregolari, chiusura campi Rom, non accesso alla gratuità degli asili nidi, complessivamente sarebbero oltre 700.000 gli Esseri Umani coinvolti e fortemente discriminati.

Quando nel 1938 da parte del regima fascista furono varate le leggi razziali avendo come epicentro i cittadini di religione ebraica gli “interessati” residenti in Italia superavano di poco le 47.000 unità. Quelle leggi riguardavano anche le persone di altre provenienze, i cosiddetti “negri”, che essenzialmente vivevano nelle cosiddette colonie italiane in Africa.

Siamo ancora di fronte a un progetto: a data odierna (19 maggio) non si è ancora costituito un Governo che dovrebbe rendere operativo le “inventive” di merito. Anche se ormai pare che i “giochi” siano fatti. Serve un grande scatto di orgoglio civile e democratico, per uscire dal grande sterile torpore che da dopo le elezioni del 4 marzo contraddistingue i cittadini che hanno a cuore le regole costituzionali, i principi umanitari, i dettami internazionali di solidarietà, di uguaglianza, di antirazzismo fra gli Esseri Umani.

Questi propositi Lega-5stelle devono essere respinti con grande convincimento e fermezza operativa. Le organizzazioni sociali e religiose, partiti, sindacati, l’associazionismo civile, che hanno a cuore le fondamenta democratiche del nostro Paese, devono con grande urgenza uscire dalla palude del silenzio, ponendosi alla testa di un grande fronte popolare (è questo il giusto termine) forte, motivato, coinvolgente e pacifico, che abbia l’inderogabile obiettivo di mantenere i requisiti universali che caratterizzano uno Stato democratico e i princìpi sostanziali di convivenza, di solidarietà e di rispetto nei riguardi dei cittadini di tutte le provenienze. Per sconfiggere i vecchi e i nuovi fascismi sempre più ringalluzziti che mirano alla formazione di una cosiddetta “terza repubblica”, mirata a cancellare la memoria storica del nostro Paese costituita dal nerbo portante della Resistenza contro tutte le forme di oppressioni.

 

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Silvia Milani, Universal Robots, Delos Digital, nov.2016

dagli albori delle prime civiltà all’epoca del GPS, gli androidi hanno sempre avuto un ruolo all’interno delle più diverse tradizioni culturali e hanno compiuto un emozionante cammino evolutivo con l’uomo.Docili feticci imbambolati o crudeli macchine di sterminio? Dotte entità fluttuanti o cataloghi antiquari del corpo umano?

“Quelli di Čapek non erano più i tempi dei meccanismi a orologeria, delle bambole perturbanti, dei servitori magici e delle anatre da salotto: mentre l’autore concepiva i suoi robot, l’umanità scivolava sulle rapide del progresso, trasportata dai sistemi automatici industriali, dall’elettricità, dall’aviazione, dalla radio e dal telefono. Funzionalità, efficienza, semplificazione e soprattutto velocità, plasmavano e, per alcuni, assoggettavano lo spirito di una nuova civiltà.”

In una recente conversazione un mio amico nerd mi ha illustrato la sua curiosa idea di voler realizzare un’immagine 3D della sua “ragazza perfetta”, una combinazione virtuale di alcune caratteristiche a lui gradite di una ragazza vera di cui si è invaghito con le possibilità offerte da programmi di animazione o DAZ. Senza escludere una versione robotica o tramite stampante 3D, come quelle offerte da realdoll.com. Non so cosa ne verrà fuori, forse mi nasconderà tutto o quasi, ma non senza continuare a parlarmene enfaticamente.

Mi sono ricordato che Silvia Milani accenna a realdol.com nel suo saggio intitolato Universal Robots – La civiltà delle macchine, subito dopo aver parlato della mitica androide (o meglio, ginoide) Hadaly (dal romanzo Eva Futura di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, 1886) e del manichino Cynthia dei Magazzini Saks, divenuta poi, oltre che regina dei salotti newyorkesi,  anche conduttrice di una rubrica giornalistica e di un programma radiofonico e, nel 1938, attrice nel film Artists and models abroad.

Il termine androide, creatura artificiale dalle sembianze umane,  divenne popolare proprio con il romanzo di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, che racconta la storia della ginoide  Hadaly, progettata e costruita da Thomas Alva Edison (!) “allo scopo di dar vita a una nuova Eva, o meglio, a una seconda progenie di creature in grado di riscattare l’Eva decaduta e restituire così nuove speranze “scientifiche” all’umanità”. Il confronto uomo/androide  ci riporta non solo a Olimpia, la bambola meccanica dell’Uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann (1815), ma anche, inevitabilmente, alle più recenti ginoidi, (la Rachael di Blade Runner) fino alle partners ideali che oggi si possono acquistare sul sito realdoll.com, “scegliendo in un catalogo molto ricco il volto, il corpo, il tono dell’incarnato, la lunghezza delle unghie, il colore dei capelli, degli occhi, la carnosità della bocca, la conformazione dei genitali e altri dettagli anatomici personalizzati”. Create come oggetto sessuale,

finiscono spesso per ornare e accompagnare l’intera quotidianità del proprietario. Sembra infatti che proprio nel momento in cui l’immaginario si realizza iperrealisticamente nel corpo della bambola, esso perda la sua carica dirompente, diventando un feticcio imbambolato della routine.”.

Su bambole perturbanti, Eve future, automi e robot dall’antichità ad oggi ci eravamo già confrontati a inizio decennio sui nostri rispettivi blogs di allora, Dead Channel Surfing (il mio) e alleedelisleadam (il suo). Fra il 2008 e il 2010 avevo pubblicato una serie di post dedicati alla robotica e all’automatizzazione in generale, con le sue vaste implicazioni di tipo sociale, economico, storico, psicologico, etico, nell’ambito più generale dell’immaginario fantascientifico, in particolare quello cyberpunk e steampunk. Fra vecchi e nuovi films (The Day The Earth Stood Still, Die Puppe, The Mechanical Man, etc.), cortometraggi, articoli sugli automata di P. Jaquet-Droz  o sui robot nell’Era Vittoriana, strani oggetti steampunk, comics ed eventi, figuravano appunto anche alcuni contributi di Silvia Milani, studiosa attentissima del fenomeno, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo. Fra questi ricordo un paio di post su R.U.R (Rossum’s Universal Robots) di Karel Čapek (1921)., uno su futuro e letteratura e un quarto su Il robot nell’uomo.

Già in questi post era evidente l’interesse dell’autrice per i continui rimandi  storici e culturali. Così i robots di Čapek vengono confrontati con la leggenda del Golem, l’Introduzione alla cibernetica di Norbert Wiener, le riflessioni di Jean Baudrillard sui simulacri e sul virtuale. col Progetto Genoma Umano di Craig Venter, ma anche con la Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo (1860), in cui lo scrittore parla della Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066- 2140). Senza dimenticare gli automi di Jacquet-Droz, il taoismo o i pensieri di Blaise Pascal.

 

In questo suo saggio intitolato giustamente Universal Robots, l’autrice si muove agilmente fra automata e androidi, robot e replicanti, fra passato e futuro, fra immaginario e realtà, riassumendone i passaggi fondamentali con un brioso stile narrativo che sollecita la curiosità del lettore ad andare avanti e a approfondire ulteriormente l’argomento, anche dal punto di vista filosofico.

 

L’Introduzione in questo senso è già fatale, perchè ci conduce con mano sapiente dai primi automata di Alessandria d’Egitto (IV e III sec a.C.) agli orologiai del Sei-Settecento, dall’oca di Vaucanson agli studi sul corpo e sull’anatomia (Vesalio, Susini) fino a Galvani, Volta, lo steam man ottocentesco e, dulcis in fundo, le visioni futuristiche di Ippolito Nievo, del sociologo Mario Morasso (La nuova arma: la macchina, 1905), e “naturalmente” di Filippo Tommaso Marinetti con  il suo “universo meccanico di locomotive, aeroplani e automobili, destinato ad accrescersi al ritmo delle industrie e dei cantieri”.

Alcuni decenni dopo, nel 1950,  il teorico della cibernetica Norbert Wiener pubblicò la sua Introduzione alla cibernetica sottotitolata  L’uso umano degli esseri umani. Il passaggio dal futuristico Regno della Divina Luce Elettrica (Marinetti) ai rischi concreti dell’abitudine all’automatismo mette naturalmente i brividi. Di mezzo ci sono evidentemente due guerre mondiali. All’ottimismo fino ad allora rivolto ad automi e civiltà delle macchine subentrano le prime riflessioni critiche, e dal perturbante analizzato da Freud si passa ai replicanti di Blade Runner, il film diretto da Ridley Scott (1982) ispirato al racconto di Philip Dick “Il cacciatore di androidi”. Nel frattempo l’ingegnere cibernetico giapponese Masahiro Mori aveva pubblicato i risultati delle sue analisi sperimentali sulla percezione umana di robot e androidi, in uno studio intitolato La valle perturbante (in inglese The Uncanny Valley, 1970).

Il capitolo  su “La macchina umana: dall’omuncolo al robot”  ci introduce all’odierna tematica della robo-etica,  ovvero delle “implicazioni morali di un possibile uso criminoso delle macchine intelligenti” (robot, droni, armi “autonome”). Lo spunto iniziale è la Storia filosofica dei secoli futuri fino all’anno 2222 di Ippolito Nievo. Gli omuncoli, “detti anche uomini di seconda mano, o esseri ausiliari”, costituiscono il precedente ottocentesco dei robot di R.U.R.  Secondo Nievo verranno costruiti a Liverpool nel 2060 da due costruttori di macchine per cucire. Il famulus (“servitore”) sarà un calzolaio, un automa che riproduce non soltanto i movimenti meccanici del corpo, ma anche la capacità di sentire “la differenza e il valore degli ostacoli in cui si abbattono”, ottimizzato per essere il più possibile produttivo. I due soci finiscono per litigare, e l’uno fa uccidere l’altro da un altro omuncolo creato allo scopo. Come si regoleranno i giudici su questo delitto? Il mandante dell’omicidio verrà condannato a morte. Ma cosa fare dell’artificial man che è di fatto l’assassino, seppure “sprovvisto della capacità di comprendere”? La giuria di Nievo non ha dubbi, e fa decapitare anche lui “come reo di materiale omicidio premeditato e consumato”.

Ma come comportarsi nel caso in cui un drone, oggi, ad esempio un drone fattorino di Amazon,  dovesse commettere un crimine? E nei confronti delle armi cosiddette autonome  (Lethal Autonomous Weapon Systems)?  Il dibattito sulla robo-etica investe anche l’ONU, che dovrebbe stilare una lista dei dispositivi da bandire o limitare in caso di conflitti. Sono preferibili droni che vanno in guerra senza controllo umano, o droni pilotati  in remoto?

Queste e altre questioni che investono diverse discipline (informatica, sociologia, diritto, teologia etc.) riguardano inoltre non soltanto gli eventi bellici ma sempre più “diversi ambiti delle relazioni sociali, della politica tra Stati, dell’ambiente, dell’economia e della giustizia, sempre più vicini all’uomo”, a causa dell’impatto di congegni “sempre più invasivi e sostitutivi”. Quali saranno le ricadute “sociali” delle sperimentazioni belliche?

Questo sempre più è stato anticipato, ci ricorda l’autrice, in film come Crash o Tetsuo, che ricordano l’elettricità sessuale di Marinetti:

“In queste rappresentazioni i protagonisti rispondono unicamente al richiamo d’una corrente vitale che comunica con il mondo gelido delle forze e dei meccanismi; quel mondo che Gregory Bateson (1903-1980) ha definito, con un prestito da Jung e lo gnosticismo, il Pleroma.”

A questo livello non è facile stabilire le differenze fra androidi ed esseri umani (immaginari e reali). Bisognerebbe affidarsi, secondo Pascal, ai sentimenti, che però sono falsificabili. Al contrario, l’amore fra Primus ed Elena, i robot amanti di RUR, potrebbe essere considerato autentico. Di conseguenza “la geografia ufficiale, in un prossimo futuro, avrà il dovere di segnalare l’esistenza di una sempre più estesa Valle perturbante tra il mondo del Pleroma e quello della Creatura”.

 

 

Nella Terza e conclusiva parte del saggio, la Milani rivisita dunque alcuni dei fondamenti, sia classici che meno noti, di questa “geografia ufficiale”, alcuni dei quali abbiamo avuto modo di conoscere in precedenza: i robot di Čapek, naturalmente, l’estetica della velocità futurista, Mario Morasso e il suo wattman (La nuova arma: la macchina, 1905) e le teorie cibernetiche di Norbert Wiener e Masahiro Mori. Lasciamo qui al lettore la curiosità e la responsabilità di approfondire per proprio conto questa nuova geografia del futuro, non senza un messaggio di speranza e di amore   🙂

 

 

A questo punto Alquist ha la prova certa che i due robot si amano. Spalanca la porta del laboratorio, ordina loro di uscire e di stare insieme per sempre. Si siede poi alla scrivania, fa cadere tutti i libri che ha di fronte e raccoglie da terra una Bibbia:

E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse e disse loro: Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo…

Quando l’uomo si allontana dalla scena e il sipario sta per calare, in cima al cumulo di volumi sul pavimento troviamo aperto il libro di Mario Morasso. Tra quelle righe che vibrano e sbuffano il gas di un motore a scoppio, leggiamo:

E non ci sembrerà più impossibile che in un avvenire lontanissimo sia sparsa per il mondo una specie vivente, nuovissima e chimerica, una folla strana di individui metallici, di automi invulnerabili, mostruosi e docili, genitura vera dell’uomo e forse sua erede e continuatrice sul nostro pianeta assiderato. (Mario Morasso, op.cit.)

 

Amen.

Silvia Milani, laureata in Lettere con una tesi sulla genesi del robot nell’immaginario del Futurismo, insegna lettere e si occupa da freelance di editing, scrittura creativa e editoria. Ha curato numerosi contenuti per la sezione “letteratura italiana” di Oilproject, sito di e-learning. Vive e lavora a Pesaro

 

Fari nella nebbia (regia di G.Franciolini, 1942, con Mariella Lotti, Fosco Giachetti e Luisa Ferida)

 

Con la sua bellezza altera e aristocratica, Mariella Lotti interpretava spesso ruoli di principessa e nobildonna. Tuttavia una delle sue migliori interpretazioni fu quella in Fari nella nebbia (regia di Gianni Franciolini, 1942), nei panni di Anna, una commessa, moglie di un camionista, che dopo una brutta lite si separa, per riappacificarsi alla fine. Soggettone drammatico, belle riprese, bella fotografia. Nel film è affiancata da Fosco Giachetti (Cesare, il marito) e da Luisa Ferida (Piera), che qui non è in compagnia del solito Osvaldo Valenti (come erroneamente viene riportato su You Tube).

La curiosità di vedere questo film del 1942 mi è venuta dalla…curiosità di Piero Trellini su ilPost di sapere che fine avesse fatto questa famosa attrice italiana degli anni Quaranta, e su come vengano citati, spesso malamente, i dati su Internet. Ed è veramente valsa la pena sia leggere l’articolo che vedere il film.

http://www.ilpost.it/pierotrellini/2018/01/22/la-donna-mori-due-volte/

 

“Accingendomi a ricostruire le sue tracce non potevo prevedere che mi sarei trovato dentro una storia sconosciuta…”

 

I Cavalieri del Nulla (Martino Branca)

(molto tempo fa, fra la Sapienza e la stazione Termini, capitava di trovare affissi strani volantini firmati “Cavalieri del Nulla”, di cui nessuno finora era riuscito a svelare il mistero; ci ha pensato ora Martino Branca, ex “Uccello” a Valle Giulia,  a indicarci almeno le basi culturali di questo stranissimo Ordine, quanto mai attuale)

 

I Cavalieri Del Nulla. L’Ordine e la Regola

by Martino Branca, 3 novembre 2016

 

L’Ordine dei Cavalieri Del Nulla è una Regola, non una struttura. Prende forma definita e concreta a periodi, con geometria variabile. Si incarna, assumendo la veste e la consistenza di un esercito multiforme, ogni volta che l’accenno di un movimento o addirittura un segno di vita in un punto qualsiasi dello suo spazio geografico segnalino l’urgenza di un intervento repressivo. Tuttavia di norma l’Ordine è dormiente, vive in sonno allo stato potenziale, disaggregato nelle sue componenti: le Confraternite del Nulla. Queste viceversa hanno carattere stabile, continuità e organizzazione; all’interno si articolano in diete, comitati, organi fiduciari, funzioni condottiere. Per evidenziare la durata e la quadratura culturale del proprio impegno esse assumono quasi sempre nomi riferiti all’universo scientifico: l’astronomia (“Cinque Stelle”), la botanica (“Sinistra Radicale”), la ginecologia (“Travaglio”) eccetera.

Le Confraternite non sono uguali né equipollenti. Pur nell’osservanza rigorosa della Regola, esse si differenziano per l’indole, la taglia e soprattutto quanto ai modi dell’operare, che sono tipici di ciascuna: l’inquisizione (“Travaglio”), l’ostruzione (“Cinque Stelle”), il deragliamento (per i radicalisti c’è sempre, di lato, qualche altra priorità), il rinvio ad una palingenesi cosmica futura (tutti).

Unità operativa di ogni Confraternita, e attraverso questa dell’Ordine, sono i Cavalieri Del Nulla, insieme opliti ed eroi, materia e simbolo.

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L’orizzonte dell’Ordine Del Nulla è la quiete assoluta, l’assenza di quantità di moto. L’Ordine esiste in funzione dell’esistente. Il suo imperativo è la preservazione dell’immobilità dell’essere, perciò esso combatte ogni possibile divenire del contesto di cui è parte. Tocca ai suoi organi costitutivi, le Confraternite, il compito di segnalare accenni anche minimi di cambiamenti, embrioni di processi evolutivi, focolai di movimento. Non appena percepita una vibrazione, una Confraternita si attiva e sollecita le altre a fare squadra, a destare l’Ordine dalla sonnolenza, per incarnare tutte insieme attivamente – s’intende pro tempore –  il verbo della Regola.

All’interno di ogni Confraternita i Cavalieri riproducono il dispositivo che governa la relazione tra l’Ordine e il mondo. Essi sono votati a preservare la Confraternita dal divenire, a mantenerla per sempre uguale a sé stessa. Accade raramente che un Cavaliere, violando la Regola, colto da una inopinata pulsione vitale tenti di modificare lo statuto o lo stile della sua Confraternita, ovvero che, assurto per combinazione a responsabilità di governo, dispieghi un progetto ambizioso, diverso dal Nulla. In quei casi un Campione o una Cerchia cavalleresca si ergono,  disarcionano il traditore, lo espellono o lo inviano in un paese lontano.

Come alle Confraternite anche ai Cavalieri è imposto il vincolo dell’eterna uguaglianza a sé stessi. Ad esempio, se all’atto dell’Ordinamento e dell’assunzione del Voto di fedeltà un Cavaliere indossa i baffetti, quello sarà il suo vessillo fino al termine dei suoi giorni.

Cavaliere del Nulla dispiega la sua opera su tre livelli – la nazione, la Confraternita, la persona – ma con metodi differenti. Nella dimensione più ampia egli non ostacola la formazione di governi esterni all’Ordine, altrimenti non vi sarebbe stabilità né stasi. Simula ostilità e assalti ma osserva attentamente i governanti: purchè non causino alcun tipo di cambiamento egli nel suo cuore li ama e li rispetta, e senza apparire spende la sua indole generosa per aiutarli a superare le loro crisi.

Diverso è il portamento del Cavaliere all’interno della sua Confraternita di pertinenza. Qui egli è inflessibile nell’impedire che la Confraternita dia vita o prenda parte all’amministrazione della nazione o di un segmento di essa. Qualora per un capriccio del popolo o per una sfortunata combinazione astrale la sua Confraternita sia indotta a governare, il Cavaliere del Nulla attacca quella compagine esecutiva fino a provocarne la caduta e procede contro i responsabili affinché siano sfiduciati per sempre. Se si è distinto nella battaglia gli vengono tributate ovazioni, poi viene dimenticato. Non è escluso tuttavia, benché accada raramente, che un Cavaliere dall’intelligenza spregiudicata partecipi, per astuzia tattica, ad un’attività di governo. In quel caso egli trasgredisce in apparenza, allo scopo di procurarsi un’occasione più alta di diniego. Ad esempio, la mattina partecipa all’attività del consiglio dei ministri, il pomeriggio scende nell’Arengo e da lì marcia in massa contro il proprio Ministero. Per questa via il Cavaliere, reprimendo nel medesimo tempo la Confraternita e sé stesso,  raggiunge la condizione del Sublime.

La storia procede, in un modo o nell’altro. Il Cavaliere Del Nulla è ben conscio di non poterne fermare il corso. Tuttavia resta tranquillo perché sa che la logica è dalla sua parte. Egli non perde mai di vista la Regola e difende con tutta le sue capacità lo stato di cose esistente. È il Campione del Presente e il nemico implacabile del Futuro e del Passato: si impegna con pari energia tanto per bloccare qualunque moto di avanzamento quanto per impedire ogni tentativo di ripristino. Quando le circostanze avverse o la preponderante forza del nemico producono, nonostante i suoi sforzi, una innovazione qualsiasi Il Cavaliere De Nulla non si scoraggia. Egli sa attendere che il cambiamento si affermi e si consolidi, e perciò stesso termini di prefigurare Futuro e diventi attualità. A quel punto il Cavaliere lo riconosce come Presente e si dispone a difenderlo, anzi  diventa il suo Campione. E così via.

In forza del medesimo logos, Il Cavaliere Del Nulla si oppone sempre alla riparazione di guasti prodotti da attività pubbliche pregresse, perché le ritiene ormai legittimate dal tempo trascorso. In generale egli non cade mai in contraddizione perché è attento alle circostanze. Lo spirito della Regola gli consente, anzi gli impone, di colpire duramente iniziative e intenzioni oggi pericolose per la quiete, incluse quelle che in passato aveva sostenuto quando un diverso contesto le rendeva innocue.

Il Cavaliere agisce sempre in funzione del Principio Superiore del Nulla e non indulge alle categorie della morale comune, quali il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, l’utile e il dannoso.

IL Cavaliere Del Nulla combatte strenuamente contro la vita, ispirato dalla Regola dell’Ordine. In generale egli agisce come oplita dell’alleanza delle Confraternite, nel rispetto delle disposizioni statutarie che sono parte inevitabile delle condizioni al contorno. Ma è all’interno della sua Confraternita che egli da il meglio di sé, dimostrando di saper coniugare il rigore con la licenza, la creatività con la norma.

Egli non dimentica mai la scala dei valori autentici, che pone il Nulla al disopra di tutto, perciò non si lascia influenzare da ricatti ideologici. Dentro la Confraternita accetta il gioco democratico, ma con riserva, solo  finchè questo gli garantisce spazio nella maggioranza degli adepti. Ma non appena si accorge di trovarsi ai margini della partita egli ripudia la democrazia, riconosce la maggioranza come forza nemica della Regola e la combatte. Se la battaglia volge a suo sfavore il Cavaliere è colto da un sospetto crescente. Ha motivo di credere che la sua Confraternita sia in contrasto con l’Ordine, perciò la abbandona senza rimpianti. E con i compagni ed i seguaci ne fonda immediatamente una nuova, più piccola ma più aderente alla Regola.

Non sempre l’atto rifondativo risolve la contraddizione. Può darsi che nella nuova Confraternita il Cavaliere si ritrovi nello stato di minoranza che lo aveva indotto a lasciare quella originaria. Egli non si avvilisce per questo. Sa dalla logica che lo spazio politico è divisibile all’infinito, e provvede ad una ulteriore scissione. Sicché avviene che esistano Confraternite talmente numerose che solo la rete di interconnessione globale può governarle, accanto ad altre piccolissime, consistenti in una sola persona (“Travaglio”, “Civati”).

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Così come combatte e si ingegna per mantenere il Tempo in un eterno Presente, allo stesso modo il Cavaliere Del Nulla difende la forma dello Spazio da ogni tentativo di alterazione. E poiché l’Architettura è l’insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre in vista delle necessità umane, essa è il principe dei suoi nemici. Esperto di comunicazione e arte retorica, il Cavaliere non la nomina mai, ma vi allude con disprezzo, usando i nomi dei materiali ordinari da costruzione: “Il Mattone”, “Il Cemento”. L’astuzia gli consiglia di evitare, nella sineddoche, parole altrettanto pertinenti (Pietra, Acciaio, Vetro, Titanio) ma pericolosamente suggestive per la semplice psicologia del popolo. Egli sa di essere il custode dell’inerzia delle sue città e dei suoi contadi, perché lui solo è indifferente agli esempi inquietanti forniti dal resto del mondo: sviluppi impetuosi di reti, innumerevoli e monumentali opere pubbliche, torri spericolate.

Con analoga, simmetrica lucidità il Cavaliere Del Nulla si oppone all’anastilosi dei monumenti caduti. Egli è conscio del pericolo insito nel ripristino: la restituzione della forma architettonica perduta. Conservando ai ruderi la condizione attuale, mantenendoli a terra, muti e inerti, garantisce la funzione di preziosa testimonianza degli eventi banali che li hanno ridotti al silenzio: i cataclismi, i terremoti, le guerre.

 

https://ytali.com/2016/11/03/i-cavalieri-del-nulla-lordine-e-la-regola/

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

Gallipoli

 

Iperturismo cafonal & Effetto Beaubourg

 

L’estate del 2017 verrà ricordata non solo come una delle più calde degli ultimi decenni, ma anche come quella dell’emergenza di frizioni connesse all’invadenza del turismo di massa, agevolato dalle tariffe low cost di viaggi, affitti e prenotazioni on line. Mi vengono in mente Gallipoli (LE), Dubrovnik (dov’è stato introdotto il numero chiuso), Barcellona (con la protesta degli abitanti), ma anche spiagge, porti, per esempio in Sardegna, senza dimenticare la Fontana di Trevi a Roma o le navi da crociera a Venezia. Ai già notevoli problemi di affluenza, traffico, controllo, sicurezza, sanità pubblica (che poco interessano naturalmente alle compagnie aeree e agli affittuari) si aggiunga il fatto che le località oggetto di questo iperturismo di massa diventano anche obiettivo privilegiato dei terroristi. Ma anche senza terroristi, occorre aggiungere ormai la problematicità di gestione di movide e manifestazioni di massa in genere: non dimentichiamo quello che è successo a Torino in piazza Statuto , dove si è sfiorata la strage per panico derivante da motivi probabilmente molto futili, per un fenomeno collettivo di autosuggestione. Peraltro le stesse considerazioni erano già state fatte in occasione dell’attentato al Bataclan di Parigini: Libération infatti intitolava un suo articolo “Génération Bataclan : la jeunesse qui trinque –  En s’attaquant aux lieux festifs de Paris et Saint-Denis, les terroristes ont ciblé le mode de vie hédoniste et urbain d’une génération déjà marquée par «Charlie». ». 

Tralascio qui quel che le singole amministrazioni faranno o non faranno per arginare il problema, e ricondurre le mandrie a più miti consigli. Forse introducendo il numero chiuso da una parte, le mandrie si trasferiranno da un’altra, dove gli affittuari saranno ben contenti di ehm, fornire loro un recinto o una movida ancora più stracciona. Forse qualcuno farà ricorso al TAR o all’ONU o al Papa per violazione del principio umanitario sacrosanto di pascolare, pisciare, scacazzare e scopare ovunque, non lo so. Jean Baudrillard ci aveva visto giusto già nel 1977, quando scrisse un suo saggio sul Beaubourg, visto come anticipazione  degli attuali fenomeni degenerativi (consiglio di leggerlo per intero, ovviamente, e senza pregiudizi moralistici) :

 

L’EFFETTO BEAUBOURG

Jean Baudrillard, 1977

 

Animazione. Rianimazione.

Implosione irreversibile in profondità.

L’unico contenuto di Beaubourg è la massa stessa, che l’edificio tratta come un convertitore, come una camera oscura o in termini di input/output…Non è mai stato così chiaro che il contenuto – qui la cultura, altrove l’informazione o la merce – è solo il supporto fantasma di quanto viene compiuto dal medium stesso, la cui funzione è sempre quella di indurre una massa, di produrre un flusso umano e mentale omogeneo.

Ipermercato della cultura,  già il modello di qualsiasi forma futura di socializzazione controllata: ritotalizzazione in uno spazio-tempo omogeneo di tutte le funzioni disperse del corpo e della vita sociale (lavoro, tempo libero, media, cultura), ritrascrizione di tutti i flussi contraddittori in termini di circuiti integrati…

Qui si elabora la massa critica, oltre la quale la merce diviene ipermerce e la cultura ipercultura…una specie di universo segnaletico totale, o di circuito integrato, transito incessante di scelte, letture, referenti, marchi, decodifiche…

Dovunque nel “mondo civile” la costruzione di stocks di oggetti ha comportato il processo complementare degli stocks di uomini: la coda, l’attesa, l’imbottigliamento, la concentrazione, il campo di concentramento. Questa è la “produzione di massa”, non nel senso di una produzione massiccia o ad uso delle masse, ma la produzione della massa. La massa come prodotto finale di ogni socialità, che pone fine di colpo alla socialità; giacchè questa massa, di cui ci si vuol far credere che è il sociale, è al contrario il luogo dell’implosione del sociale.

Ma se gli stocks di oggetti implicano lo stoccaggio degli uomini, la violenza latente nello stock di oggetti implica la violenza inversa degli uomini. Qualunque stock è violento, e c’è una violenza specifica anche in qualòunque massa umana, poichè implode – violenza propria alla sua gravitazione, al suo addensarsi intorno al suo punto (foyer) d’inerzia…

Massa critica, massa implosiva…la massa calamitata dalla struttura diventa una variabile disrtuttiva della struttura stessa…Fate piegare Beaubourg” Nuova parola d’ordine rivoluzionaria: inutile incendiarlo, inutile contestarlo, andateci! E’ il modo migliore per distruggerlo. Il successo di Beaubourg non è più un mistero: le persone ci vanno per questo, si riversano su questo edificio, la cui fragilità respira già la catastrofe, con il solo scopo di farlo piegare…mirano espressamente, senza saperlo, a questo annientamento. L’irruzione è il solo atto che la massa possa compiere in quanto tale – massa proiettile che ribatte con il suo peso, cioè con il suo aspetto più stupido, più spoglio di senso, meno culturale, alla sfida di culturalità lanciata da Beaubourg…Alla dissuasione mentale la massa risponde con una dissuasione fisica diretta. E’ la sua propria sfida, la sua astuzia…ipersimulazione distruttiva.

La gente ha voglia di prendere tutto, di azzannare tutto, di abbuffarsi di tutto, di manipolare tutto. Vedere, decifrare, imparare non la emoziona. La sola emozione “massiccia” (di massa) è quella della manipolazione. “

 

 

 

 

 

 

Groove Armada friends, e nerds sfigati

“Tre ragazze, in vacanza in un’assolata località marina, la sera vanno in discoteca vestite del minimo sindacale. Una di loro, la più carina, protagonista del video, rimorchia un ragazzo, balla con lui, pomicia su un divanetto, poi se ne torna in albergo con le amiche senza curarsi minimamente, la stronza, di quel povero cristo che ha sedotto e abbandonato. Ha avuto un’ulteriore, pleonastica, dimostrazione della sua avvenenza e questo le basta; non pensa che il maschietto a cui ha permesso di carezzarle il pancino, quella sera dovrà ingaggiare una lunga e faticosa serpesmachìa per molcire e ricondurre alla ragione una specifica parte del suo corpo. Asservita ai dettami della moda e alle usanze del suo tempo, la femmina della specie ha messo in mostra le sue piume, ma al momento di “finalizzare il gioco”, come direbbe un commentatore sportivo, ha applicato la strategia della femmina ritrosa e, novella Cenerentola, ha lasciato in Nasso il suo principe azzurro, senza nemmeno il buon gusto di lasciargli una scarpina d’argento come souvenir.”
http://blog.canaro.net/2012/01/04/penetrazione/

 

a proposito di femmine ritrose e femmine sfacciate (Richard Dawkins, Il gene egoista), e di nerds sfigati

consiglio ovviamente di leggere l’intero articolo, un po’ lunghetto, sul blog di Canaro.net

Il neofascismo repubblichino di sinistra – FattoQuotidiano, laRepubblica, HP e altri disastri

Convergenze parallele

  • 17 maggio 2017

http://www.wittgenstein.it/2017/05/17/convergenze-parallele/

 

“Roma Fascista”, periodico il cui caporedattore era Eugenio Scalfari

Sul Foglio di ieri il direttore Claudio Cerasa ha scritto una cosa lunga in risposta a un articolo di Eugenio Scalfari: un po’ per difendere la rilevanza del suo quotidiano, diminuita da Scalfari, un po’ per controaccusare Scalfari di una cosa molto fondata: di essere stati – lui e un grosso pezzo di persone cosiddette di sinistra (“la sinistra scalfariana”, dice Cerasa) che si sono fatte rappresentare e guidare negli anni passati da Repubblica – in sostanza “i cattivi maestri” del grillismo, predicando e praticando per anni uno sventato giustizialismo demagogico e missionario che ha coltivato il consenso successivo per gli slogan del M5S.

È inutile girarci attorno ed è inutile cercare perifrasi. La sinistra alla Scalfari – quella cioè che considera come moralmente inferiore tutto ciò che non fa parte del pensiero progressista – non è solo una sinistra che ha incatenato il pensiero progressista rendendolo irrilevante per una vita, ma è anche una sinistra che ha disseminato in giro per l’Italia un concime che oggi ha prodotto i suoi frutti e che in un certo modo costituisce il terreno che ingrossa i fusti del populismo italiano. Scalfari oggi stenterà a crederci, ma il grillismo è un derivato limpido e chiaro della sinistra scalfariana. Di una sinistra, per capirci, che ha scelto per una vita di trasformare la questione morale nella sua stella polare. Di una sinistra, per intenderci, che ha scelto per una vita di delegare ai magistrati il compito di moralizzare un paese. Di una sinistra, per continuare, che ha scelto di far diventare la parola moralismo e la parola giustizialismo facce della stessa medaglia e che, per una vita, si è specializzata in una serie di attività culturali, che queste sì hanno avuto una rappresentanza culturale di assoluto rilievo, che si sono contraddistinte per avere una serie di caratteristiche chiare. La tendenza a utilizzare la magistratura per conseguire obiettivi politici. La tendenza a risolvere per via giudiziaria la complessità dei problemi della politica. La tendenza ad attribuire un aprioristico favore ai magistrati dell’accusa. La tendenza a far proprie tutte le battaglie combattute dalla magistratura. La tendenza a considerare i magistrati figure sempre più mitizzate, come giustizieri senza macchia e senza paura, custodi dei valori etici di una società civile, idealizzata e contrapposta a una politica corrotta. La tendenza ad alimentare la corsa a chi era il più puro tra i più puri. La tendenza, come disse Enrico Berlinguer nella famosa intervista concessa a Eugenio Scalfari il 28 luglio del 1981, a issare sul galeone della sinistra la bandiera della questione morale, “diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”.
L’educazione siberiana scalfariana ha avuto involontariamente il “merito” di asfaltare la stessa strada che oggi stanno percorrendo i grandi (e veri) demagoghi italiani ed è una strada dove per viaggiare veloci si utilizzano gli stessi mezzi spicci consigliati per una vita dalla sinistra scalfariana: la presunzione di innocenza è un optional; il moralismo è il giusto surrogato del riformismo; le battaglie politiche è legittimo combatterle anche per via giudiziaria; la gogna è uno strumento accettabile per far fuori un avversario politico; e inevitabilmente il rispetto della pubblica morale diventa il criterio principale con cui valutare i soggetti della politica. Un tempo, l’approccio scalfariano, poi ereditato da Ezio Mauro, oggi rinnegato da Mario Calabresi, coincideva con l’Italia anti berlusconiana dei Palasharp. Quell’Italia però non ha prodotto un’alternativa al centrodestra (a meno che non si consideri il movimento 5 stelle o Articolo 1 una grande alternativa di governo) ma paradossalmente ha prodotto un’Italia che non aveva altra alternativa se non quella di scaricare l’agenda Scalfari – il moralismo come strumento di lotta politica – per provare a rimettere insieme i cocci di una sinistra grillizzata prima ancora
dell’arrivo in politica di Beppe Grillo.

 

L’analisi è accurata e condivisibile, e chiarissima la sintesi finale: “una sinistra grillizzata – da Repubblica (e da derive del PD) – prima ancora dell’arrivo in politica di Beppe Grillo”, è l’aggiornamento di quello che andiamo dicendo da tantissimi anni sulla “sinistra che è uguale alla destra“. Il M5S ha radunato – depoliticizzandole – le attrazioni fasciste di destra e quelle di sinistra (è un paese fascista culturalmente, dice Michele Serra oggi).
Quello che avrei aggiunto all’analisi di Cerasa è la sua dimostrazione matematica più palese: ovvero che ciò di cui “la sinistra scalfariana” è stato un più educato incubatore – il fascismo “di sinistra” del Fatto Quotidiano – e Repubblica un imbarazzato tentativo di imitazione quando ha capito che ne sarebbe stata usurpata, ha oggi naturalmente trovato il suo nuovo nido nel M5S, assai più confortevole di quello della sinistra, che qualche resistenza a quegli eccessi antidemocratici ogni tanto continua a manifestarli. Il Palasharp è diventato vaffanculo leggendo il Fatto, prima che Repubblica. E se è vero che indubbiamente hanno vinto loro – la predicazione giustizialista della “sinistra scalfariana” è diventata la cultura di mezzo paese, il M5S quasi il primo partito, il Fatto il suo cantore (leggete con quale rivendicazione antidemocratica viene democraticamente ospitato a Torino) – è anche vero che il sequestro di quei temi da parte di Grillo ha permesso a una più benintenzionata parte del PD di liberarsene (su Repubblica forse è presto per dirlo) e di essere oggi per questo – al contrario di quel che si racconta – più di sinistra di ieri, sui diritti, sul garantismo, sul progresso civile, su un’idea di comunità condivisa invece che divisa. Ma perché questo sviluppo abbia un futuro bisogna non darlo mai per ottenuto, che le inclinazioni alla demagogia violenta e capricciosa non mancano per niente – lo chiamano già “grillorenzismo” o simili –  tra i seguaci dell’attuale segreteria del PD, né i “populismi” vili in certe scelte della maggioranza (non parliamo poi di quanto fattoquotidianismo permanga a Repubblica).

 

p.s. del giorno dopo. C’è un intervento di Michele Serra, esatto e sacrosanto, ma che non attenua di una virgola la contestazione di cui si parla, e anzi rischia di suonare come un “non accetto lezioni”, o “avete cominciato voi”.

Bruce Sterling, Panico morale e caccia alle streghe nell’era di Internet

Un tempo si chiamava caccia alle streghe, ricerca del capro espiatorio, pogrom, maccartismo, etc. Nell’epoca dei mass-media e di Internet si chiama moral panic, panico morale, secondo la definizione datane dal sociologo Stanley Cohen nel suo libro Folk Devils and Moral PanicsThe Creation of the Mods and the Rockers, 1972

La differenza attuale consiste nel fatto che gli episodi di moral panic costituiscono per molte parti politiche, in particolare quelle cosiddette “populiste” (Trump, Putin, Farage, Le Pen, MSS etc.) una strategia politica quotidiana, che sostituisce completamente i programmi politici e le strategie tradizionali (come si vede appunto nel caso della Casaleggio-MSS Associati)

“Alle volte la politica di tutti i giorni viene interrotta con violenza da un evento perverso e odioso, talmente inaccettabile da mettere in crisi l’intero sistema. A quel punto la corruzione palese, il cinismo e la corrosione degli ideali divengono improvvisamente intollerabili. Come l’infedeltà all’interno di un matrimonio, si tratta di una trasgressione così volgare ed esasperante, un affronto così grave da non poter essere risolto con la ragione o con la burocrazia. Anni di indefesso servizio pubblico e di stabilità tecnocratica non possono porvi rimedio. Intimidazioni, recriminazioni, tintinnio di sciabole, singhiozzi istrionici e un collettivo torcere di mani sono all’ordine del giorno: è il panico morale.

Il panico morale non comporta una riforma politica. Lo si capisce dai risultati politici che ne conseguono: non ve ne sono, non cambia nulla di ciò che conta veramente. Generalmente durante l’episodio di panico un gruppo o una persona vengono usati come capro espiatorio e puniti severamente. Tuttavia, quando il panico finalmente si riassorbe, nessuno si sente più felice, più sicuro, più rassicurato o più a suo agio. Il governo che ha sofferto il panico non diventa più giusto o più efficiente, non si pone rimedio a nessuna ingiustizia; niente funziona meglio o diventa più logico, e nessuna delle crisi incalzanti viene risolta, regolata o chiarita. C’è stata solamente una breve orgia catartica pubblica con strappo di capelli…

 

Il panico morale è il leitmotiv politico doc dell’era dell’informazione.

Se il mondo dell’era dei network è perseguitato da episodi di panico morale c’è una buona ragione: non esiste nient’altro che scuota l’indifferenza generale.

Provocare un episodio di panico morale è una tattica che promette bene. Un tecnocrate che ha esaurito le proprie risorse preme il bottone del panico. E’ meglio accendere un fuoco diversivo e magari dare avvio a qualche utile e precipitosa fuga di massa che dichiararsi completamente irrilevanti rispetto al corso degli eventi.

Quel che passa per regolamentazione e politica di Internet è solo sensazionalismo, battage pubblicitario, disastri, scandali, sussulti improvvisi e un lontano, soffocato, martellamento.”

(Bruce Sterling, Tomorrow Now, Mondadori, 2004, p.138)

 

BIZZARRO POPOLO GLI ITALIANI….

BIZZARRO POPOLO GLI ITALIANI….

(New York Times e stelle schizoidi)

by Ipazia

 

http://movimentocaproni.altervista.org/blog/bizzarro-popolo-gli-italiani/

 

Certi fenomeni della situazione politica italiana sono come i quadri. Bisogna guardarli da lontano per vedere meglio l’insieme perchè a vederli troppo da vicino si rischia di farsi sfuggire particolari importanti.
Forse è per questo che la stampa estera nota, e con molta chiarezza evidenzia, che il Re Beppe Grillo è nudo, come il famoso bambino della fiaba. Cioè quello che tutti qui in Italia vedono ma in pochi osano dire per paura di ritorsioni o per essere dalla parte della ggente.
Nel giro di pochi giorni è accaduto che R.S.F. ha detto a chiare lettere che in Italia l’informazione è condizionata e intimidita dal Movimentocinquestelle e tutto il suo purtroppo ormai enorme seguito.
Il N.Y.T. ha scritto che il Movimento di Beppegrillo continua a fare propaganda antivaccini, cosa che è sotto gli occhi di tutti da sempre.
Ciò che stupisce non è ciò che all’estero viene affermato ma la reazione degli adepti e del loro Guru che con incredibile faccia di bronzo dichiara di non essere mai stato contro i vaccini.
Basta digitare sul motore di ricerca ‘Beppe Grillo e vaccini’ per trovare decine di filmati e articoli che dimostrano il contrario. Ma come tutti i cialtroni il pluripregiudicato grida al complotto contro di lui, addirittura sarebbe un complotto internazionale e tutti i suoi seguaci si uniscono a lui nel coro di proteste. Hanno paura….stiamo vincendo…. Ho letto qualche commento secondo il quale si sarebbe addirittura scomodata la CIA perchè le elezioni si avvicinano e vogliono mettere in cattiva luce Beppe. La cosa che sarebbe comica se non fosse triste è che scorrendo i commenti si evince un forte spirito antivaccinista e allo stesso tempo gli adepti negano che il Movimentocinquestelle sia antivaccinista.
E’ difficile sostenere sia una cosa che il suo contrario, ma è quello che succede quando un Movimento cerca di raccattare consensi ovunque e comunque, quando si è ‘Nè a destra, nè a sinistra ma avanti’ quando si sfrutta il malcontento per il proprio tornaconto, quando si parla alla pancia della gente.
E quindi si è antieuro ma anche no, antivaccinisti ma anche no, capo di un movimento politico che annulla le votazioni, da e toglie il simbolo ma anche no, anche solo portavoce.
Quindi si nega che gli articoli del Sacro Blog siano stati visti e approvati dal Capo quando si rischia una querela: io non c’ero e se c’ero dormivo.
Nel Belpaese, invece, quello che ha dato i natali a Benito Mussolini e alla sua follia perchè in tanti, troppi, erano accecati dal suo populismo e non ne percepivano l’enorme pericolosità, i nuovi fascisti vengono coccolati e assecondati dalla stragrande maggioranza dei giornalisti, in parte per paura di ritorsioni, in parte per assecondare quella che pare essere la ‘volontà popolare’.
Non si spiega in altro modo il fatto che un giornalista si faccia umiliare da un pagliaccio lasciandosi dire ‘Se vuoi l’intervista dammi prima il numero di telefono di tua mamma che voglio parlare di te con lei’ senza reagire.
Non si spiega che il pagliaccio possa dire ‘Guardate, questi sono giornalisti, ricordatevi le loro facce’ senza che gli stessi reagiscano quantomeno alzandosi e mandandolo dove lui è abituato a mandare chiunque non la pensi come lui.
Ricordo le lettere senza risposta di Paolo Flores D’Arcais che ritenevo un giornalista intelligente, umiliato dall’esaltato di Genova.
Questo clima di accettazione dell’assurdo, questo assecondare la follia e le contraddizioni di uno psicopatico solo perchè piace alla gente, da parte di buona parte della stampa ma anche da parte di molti politici privi dei necessari attributi, mi fa pensare allo stesso clima che immagino ci fosse in Italia nel periodo che precedette la nascita del fascismo.
Quando tutti coloro che ora fingono di non vedere ciò che è evidentissimo, e cioè che questo è un teatro dell’assurdo nel quale un pazzoide può affermare qualunque sciocchezza e poi negare di averla detta, allora sarà troppo tardi. Allora tutti negheranno di essere mai stati grillini, com’è successo con Mussolini, com’è successo con Berlusconi.
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“Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti.
Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani.
Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.”
– Winston Churchill –

 

 

Bomberismo (neologismo)

Se con il grillismo pensavamo di aver toccato il fondo, prepariamoci a scavare ancora di più!

Bomberismo

http://www.treccani.it/vocabolario/bomberismo_%28Neologismi%29/

bomberismo s. m. (iron.) Atteggiamento sessista e xenofobo, basato su una visione semplificata, acritica e rozza della realtà, che prende a modello i comportamenti di alcuni noti personaggi del mondo dello sport e trova sfogo nei siti di relazione sociale in Rete.

Il bomberismo è una corrente religiosa che mette insieme la dottrina stoica di Seneca, l’estasi mistica del Buddhismo e l’ubriachezza molesta di Paul Gascoigne. Nata in una serata mistica “da Mimmo” a cui erano presenti Bobo Vieri, Davide Moscardelli, Dario Hubner e Ighli Vannucchi, essa si diffuse rapidamente in tutto il mondo principalmente grazie all’ignoranza del genere umano. I canali divulgativi usati più spesso dai profeti del bomberismo sono i social network: Facebook, Twitter e Instagram, a testimonianza di come il bomberismo sia una religione al passo coi tempi, a differenza del Cristianesimo o del Partito Democratico (Nonciclopedia).

La definizione di “bomberismo” in realtà non esiste (se non, in qualche modo, su Nonciclopedia) ma serve a dare un’etichetta e a fissare un certo fenomeno online che in queste ultimi mesi continua a crescere enormemente, principalmente su pagine e gruppi Facebook. Ossia: l’esaltazione di comportamenti sostanzialmente sessisti, xenofobi, ammantati da livelli incerti di ironia e animati dall’esaltazione della vita “ignorante”, della “provincia”, del “bomber vero” e del concetto travisato di “degrado.” (Vincenzo Marino, Vice.com, 9 marzo 2017; Internet)

Cominciamo a prendere confidenza con il termine “bomberismo”, movimento approfondito da Vincenzo Marino, che non è una corrente di avanguardia, ma piuttosto l’emergere della rozzezza machista da baretto dello sport di paese, che sta diventando una forma di fascino dell’ignorante che dilaga nei social network. Il bomber inteso come super eroe del calcio è il nume ispiratore di un’opinione diffusa e condivisa, che ha la sua filosofia basilare fondata su pochi elementi chiave che sono l’alimento di numerosissimi profili su Facebook, ma soprattutto gruppi chiusi “a tema” accomunati dal disprezzo per ogni pensiero minimamente elaborato, definito con disprezzo “intellettuale”, la misoginia rozza e violenta espressa con ostentazione attraverso la propria presunta ipersessualità predatoria, l’odio accecante per ogni categoria che il pensiero “politicamente corretto” indebitamente salvaguarderebbe, come rom, omosessuali, stranieri, “gente di sinistra”, giornalisti prezzolati ecc. (Gianluca Nicoletti, Stampa.it, 13 marzo 2017, Costume).
Derivato dal s. m. bomber (‘calciatore che segna molti gol, cannoniere’) con l’aggiunta del suffisso -ismo.